Agrigento – PEF Tari, il verbale del 30 luglio racconta cosa accadde prima del “caso” del 31: Dubbi, numeri, 400 mila euro, domande al sindaco e poi il numero legale che cade. Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Sport.
Cosa sta succedendo

AGRIGENTO – Dopo avere ricostruito, attraverso gli atti finalmente pubblicati, cosa accadde il 31 luglio, quando la proposta relativa al PEF Tari non riuscì a superare il voto per la mancanza del numero legale, Report Sicilia torna indietro di ventiquattro ore.
Perché per capire davvero il 31 bisogna leggere quello che accadde il 30 luglio 2026 CC_62_2026
Ed è una lettura particolarmente interessante.
La deliberazione consiliare n. 62 contiene infatti il resoconto stenotipico di una lunga discussione nella quale consiglieri e dirigenti affrontano numeri, coperture, incremento della TARI, recupero dell’evasione, crediti inesigibili e conseguenze finanziarie del PEF.
Ma c’è un passaggio in più che oggi diventa politicamente pesantissimo: alcune domande vengono rivolte direttamente al sindaco Michele Sodano.
E dal verbale non risulta una sua risposta nel merito.
Anzi, la sensazione che restituisce la lettura del resoconto è quella di un sindaco che, davanti alle domande politiche, si sottrae al confronto e lascia che a rispondere sia il dirigente tecnico.
Poi accade quello che sappiamo: il numero legale cade.
Il 30 luglio si parte con 21 consiglieri presenti
La seduta comincia con 21 presenti e 3 assenti.
Successivamente viene approvato il prelievo dei punti 27 e 28, relativi al PEF e alla determinazione delle tariffe TARI.
Quando si entra nel vivo della discussione, il dirigente Giovanni Mantione illustra un documento estremamente tecnico, ricostruendo il quadro ARERA e il PEF 2026-2029.
Il punto economico centrale è chiaro: per il 2026 il totale delle entrate tariffarie del PEF è indicato in 17.898.068 euro, mentre per il 2027 sale a 18.220.232 euro. Nei documenti tecnici compare inoltre per il 2026 un coefficiente di potenziamento del servizio dell’1,61%.
Ed è proprio sui numeri che comincia il confronto politico.
Carta: «Questi numeri sono difficili da comprendere»
Uno degli interventi più interessanti è quello del consigliere Giampiero Carta.
Carta non nasconde le difficoltà di lettura del documento. Dice sostanzialmente che, nonostante l’esperienza maturata nella precedente consiliatura, mettere insieme tutti quei numeri è complicato.
E pone al dirigente una questione molto concreta: cerca di capire quale sia il rapporto con l’anno precedente e quale sia, in sostanza, il peso dell’operazione.
Nel confronto emerge anche il tema dei circa 4 milioni di euro relativi all’anno precedente.
Carta insiste poi su un punto politicamente rilevante: se l’incremento deve essere richiesto ai cittadini, bisogna comprenderne fino in fondo le ragioni e soprattutto capire cosa accadrà negli anni successivi.
Non è quindi una discussione nella quale tutti sembrano considerare il PEF una semplice formalità.
Al contrario.
Ci sono dubbi.
E vengono messi a verbale.
Mantione chiarisce: l’aumento medio sulle utenze domestiche è dell’1,56%
Nel corso del dibattito arriva uno dei chiarimenti più importanti dell’intera seduta.
Il dirigente Mantione spiega che, per le utenze domestiche, l’incremento medio è dell’1,56%.
E precisa anche che non si può parlare di un valore identico per ogni famiglia, perché la tariffa varia sulla base della superficie dell’immobile e del numero dei componenti.
Questo dato è importante perché riporta la discussione alla sua natura concreta.
Non si stava discutendo genericamente del futuro finanziario della città.
Si stava discutendo anche di quanto avrebbero pagato i cittadini con la TARI.
Ciulla mette Sodano davanti alla domanda politica: «Avete i numeri oppure no?»
Poi arriva l’intervento di Costantino Ciulla.
Ed è qui che il verbale cambia tono.
Ciulla non si limita ai tecnicismi. Dopo avere contestato i tempi stretti e la mole della documentazione da esaminare, si rivolge direttamente al sindaco e pone una domanda politica chiarissima:
l’amministrazione ha i numeri per approvare il piano tariffario?
Non è una domanda secondaria.
È, di fatto, la domanda che anticipa tutto ciò che accadrà nelle ore successive.
Ciulla chiede al sindaco se abbia realmente una maggioranza in grado di portare a casa il provvedimento e chiede espressamente una risposta politica.
Ma quella risposta, nel verbale, non si vede.
A rispondere saranno i tecnici.
Sodano, invece, sulle domande politiche, non risulta prendere la parola per chiarire se quei numeri li avesse oppure no.
Ed è questo che oggi pesa enormemente.
E Sodano, davanti alle domande, di fatto si sfila
La sequenza è significativa.
Ciulla formula le domande.
Il vicepresidente Vullo prende atto dei quesiti.
E poi invita il dirigente Mantione a fornire riscontro sulle questioni tecniche.
Mantione risponde sulle percentuali, sulle tariffe, sui valori medi e sui meccanismi del PEF.
Ma la domanda politica rivolta al sindaco — “avete i numeri?” — resta lì.
Senza una risposta di Sodano nel resoconto.
È questo il punto che oggi non può essere ignorato.
Perché proprio il giorno dopo Sodano dirà pubblicamente che un accordo politico esisteva.
Allora la domanda diventa ancora più forte:
se il 30 luglio Ciulla ti chiede se hai i numeri e tu non rispondi, quando li avresti trovati? E soprattutto con chi?
Spataro entra nel cuore politico della vicenda: i 400 mila euro
Poi interviene Pasquale Spataro.
Ed è probabilmente uno dei passaggi più importanti dell’intera discussione.
Spataro affronta apertamente il tema della differenza economica e parla di una cifra di circa 400 mila euro.
Ma non si limita a questo.
Mette sul tavolo il problema dei crediti non riscossi e della capacità del Comune di recuperare l’evasione.
Nel suo intervento emerge un dato politico fondamentale: prima di caricare ulteriormente la fiscalità sui cittadini, bisogna chiedersi quanto il Comune riesca realmente a riscuotere e quanto invece continui ad accumulare somme non incassate.
Ed è qui che il dibattito diventa molto più interessante della successiva rappresentazione politica del semplice “aumento necessario”.
Il vero problema sollevato in aula: perché paga sempre chi già paga?
Il ragionamento attraversa diversi interventi.
Se il Comune continua ad avere un’importante evasione TARI, la soluzione può essere semplicemente aumentare il gettito richiesto a chi è già censito e paga?
Oppure bisognerebbe prima andare a cercare chi non paga?
Nel PEF troviamo numeri enormi legati proprio alla gestione dei crediti: per il 2026 gli accantonamenti ammontano complessivamente a circa 3,763 milioni, quasi interamente riferiti ai crediti.
Non è un dettaglio.
È una delle chiavi di lettura della discussione del 30 luglio.
Spataro parla anche degli ASACOM, ma attenzione a come ne parla
Durante la discussione Spataro cita anche gli ASACOM.
Ma il riferimento avviene all’interno di un ragionamento politico sulle spese, sulle risorse disponibili e sulle difficoltà finanziarie complessive del Comune.
Questo va distinto da un’altra cosa, che abbiamo già documentato nell’articolo precedente:
nel PEF non troviamo una specifica posta destinata agli ASACOM.
Questa distinzione è fondamentale.
Che durante il dibattito politico un consigliere dica che le minori entrate potrebbero incidere sulla capacità complessiva del Comune di finanziare servizi è una cosa.
Dire che dentro quella proposta PEF ci fossero 400 mila euro destinati agli ASACOM o ad altri servizi essenziali sarebbe tutt’altra cosa.
E, allo stato degli atti che abbiamo letto, quella destinazione specifica non emerge.
Svettini: «Bisogna leggere la documentazione»
Interviene anche Alessandro Svettini, che richiama i consiglieri alla necessità di leggere approfonditamente gli atti.
È un passaggio che oggi suona quasi profetico.
Perché è esattamente quello che Report Sicilia sta facendo adesso.
Leggere le carte.
Svettini sottolinea la complessità della documentazione e richiama il tema dell’efficienza del servizio e degli obiettivi previsti.
E proprio gli allegati tecnici ci consegnano un altro elemento interessante: il costo unitario effettivo riportato nel PEF è superiore al benchmark di riferimento. Per il 2026, ad esempio, il documento indica 68,01 centesimi/kg contro un benchmark di 51,90.
Quindi parlare di efficienza non è affatto secondario.
Ciulla chiede anche: cosa succede se il PEF non viene approvato?
Ciulla non si limita alla domanda sui numeri della maggioranza.
Chiede anche quali sarebbero state concretamente le conseguenze finanziarie di una mancata approvazione.
Fa riferimento a un possibile aggravio sulle casse comunali nell’ordine di 500, 600 o 700 mila euro, chiedendo come il Comune avrebbe dovuto affrontarlo.
Richiama poi il dato della riscossione e pone un’altra questione politica pesantissima:
se il Comune incassa molto meno di quanto dovrebbe, quanto è stato fatto per recuperare l’evasione?
E ancora: perché continuare a chiedere di più a chi già paga?
Domande alle quali Mantione prova a rispondere sul piano tecnico.
Ma resta separato il piano politico.
Ciulla chiede anche delle agevolazioni e delle priorità dell’amministrazione
Il consigliere allarga poi il ragionamento alle agevolazioni sociali sulla TARI e chiede quale sia l’intenzione dell’amministrazione.
Quali somme sono previste?
Quali categorie si vogliono tutelare?
Quali priorità politiche vengono realmente inserite nel bilancio?
Ancora una volta, non siamo davanti a un dibattito nel quale il PEF viene presentato e approvato automaticamente.
Ci sono domande, richieste di chiarimento, dubbi.
E alcune di quelle domande vengono rivolte direttamente al sindaco.
Ma sulle domande politiche Sodano non entra nel merito
Ed eccoci al punto centrale.
Nel resoconto stenotipico, sulle questioni tecniche risponde Mantione.
Spiega le aliquote.
Spiega l’aumento medio.
Spiega i meccanismi tariffari.
Chiarisce alcuni aspetti contabili.
Ma quando si tratta della domanda politica:
“Sindaco, avete i numeri per approvare il PEF?”
Sodano non risulta fornire risposta nel verbale.
E quando si chiedono le scelte politiche, le priorità e le risorse che l’amministrazione intende mettere sui vari capitoli, non emerge un intervento del sindaco che affronti direttamente il confronto.
In altre parole:
sui numeri risponde il dirigente. Sulla politica, il sindaco si sfila.
Gramaglia chiede conto delle discordanze negli allegati
Anche Simone Gramaglia interviene sul piano tecnico.
Chiede al dirigente Mantione chiarimenti su quelle che ritiene possibili discordanze tra la proposta e gli allegati.
Mantione risponde spiegando, tra l’altro, il ruolo del Collegio dei revisori e precisando gli aspetti procedurali.
Anche questo passaggio è significativo.
Perché dimostra che il dibattito non era soltanto politico.
C’erano domande tecniche sulla costruzione stessa dell’atto.
Carta torna all’attacco: recupero dell’evasione, costi e servizi
Carta interviene nuovamente e allarga il ragionamento.
Parla dei costi del servizio, della necessità di analizzare meglio le singole componenti, della riscossione e della possibilità di intervenire sull’evasione.
Il tema diventa quasi inevitabile:
prima di aumentare il carico sui cittadini che pagano, quanto è stato fatto per recuperare ciò che il Comune non riesce a riscuotere?
Il documento tecnico del PEF, del resto, mostra che il ciclo dei rifiuti muove cifre enormi: raccolta e trasporto delle frazioni differenziate, trattamento, smaltimento, spazzamento, gestione delle tariffe, costi generali e accantonamenti compongono una struttura economica da decine di milioni nel quadriennio.
Poi arriva il momento decisivo: da 21 presenti si scende a 9
Ed eccoci al finale.
La seduta era cominciata con 21 consiglieri presenti.
Dopo ore di discussione si arriva alla votazione.
E al momento decisivo rimangono soltanto 9 presenti.
Il risultato registrato è:
6 favorevoli, 1 contrario, 2 astenuti.
Ma manca il numero legale.
La votazione non è valida.
La seduta viene chiusa.
Ed è questo il passaggio che prepara ciò che accadrà il giorno successivo.
Il 30 cade il numero legale. E il sindaco il giorno dopo parla di un accordo
Ed eccoci al collegamento con l’articolo precedente.
Perché il 31 luglio il sindaco Michele Sodano racconterà pubblicamente che c’era stato un accordo affinché il giorno successivo ci fossero i numeri necessari.
Quindi la sequenza temporale diventa fondamentale.
30 luglio: Ciulla chiede direttamente al sindaco se abbia i numeri. Sodano, nel verbale, non risponde.
30 luglio, poco dopo: la seduta finisce con nove presenti e il numero legale cade.
Tra il 30 e il 31: secondo quanto dichiarato dallo stesso sindaco, viene raggiunta un’intesa politica per consentire l’approvazione.
31 luglio: anche il secondo tentativo fallisce per mancanza del numero legale.
Ecco perché oggi le domande a Sodano diventano ancora più pesanti.
Sindaco, il 30 non rispondevi. Il 31 dicevi che l’accordo c’era. Con chi?
Il verbale del 30 luglio ci consegna oggi una fotografia impietosa.
Ciulla ti chiede:
«Hai i numeri?»
Il verbale non registra una tua risposta.
Poi la seduta cade.
Il giorno dopo dici pubblicamente che un accordo era stato raggiunto.
Allora, sindaco, adesso la domanda è inevitabile:
quando hai trovato quei numeri?
Con chi?
Chi ti aveva garantito la presenza in aula?
L’accordo riguardava soltanto il numero legale o anche il voto favorevole?
E soprattutto:
perché davanti alle domande in aula hai lasciato che rispondesse il dirigente tecnico invece di assumerti politicamente la risposta?
Perché Mantione può spiegare il PEF.
Può spiegare l’1,56%.
Può spiegare i costi e le tariffe.
Ma non può rispondere alla domanda:
“Sindaco, con chi ti sei accordato?”
Quella risposta può darla soltanto Michele Sodano.
Ed è proprio quella che ancora oggi manca.
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Fonte: Report Sicilia
News Agrigento continua a seguire la vicenda e fornirà aggiornamenti in tempo reale.

