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Agrigento – Pillole di storia di GAETANO AUGELLO, LA GRANDE CANICATTÌ: STABILIMENTO INDUSTRIALE TRINACRIA

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Agrigento – Pillole di storia di GAETANO AUGELLO, LA GRANDE CANICATTÌ: STABILIMENTO INDUSTRIALE TRINACRIA. Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Attualità.

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         Tra fine Ottocento e i primi del Novecento, Canicattì vide il sorgere di importanti attività industriali ed artigianali. Fu il periodo di maggiore splendore nella storia economica della città.
         Nel 1897, su un’area di circa quattromila metri quadrati, nell’attuale quartiere del Redentore all’estrema periferia del paese – sulla rotabile per Delia che il Comune aveva realizzato nel 1879 – l’avvocato Cesare Gangitano e il cavaliere Filippo Caramazza crearono – con macchinari francesi, tedeschi e italiani – lo stabilimento Trinacria.
         Comprendeva un grande frantoio con i migliori e moderni macchinari per l’estrazione dell’olio, tre molini a palmenti per l’alta macinazione dei grani che operavano per conto terzi ed una fabbrica del ghiaccio cristallino.
         Gli impianti, azionati da macchine a vapore, furono ben presto dotati di luce elettrica.
         Questa ed altre importanti iniziative – in particolare la creazione dello stabilimento dei Laterizi e la fondazione della Banca Agricola Cooperativa (poi Banca Popolare Siciliana) – valsero a Cesare Gangitano, nel 1912, la nomina a cavaliere del lavoro, una delle prime in Sicilia.
         Lo stabilimento Trinacria, uno dei più moderni in Europa per le attrezzature ed i macchinari utilizzati, era un insieme di opifici e rappresentò per molti decenni il principale centro propulsore dell’economia cittadina. Era “mosso da una macchina a vapore, che azionava il molino a cilindri perfezionati, la buratteria, l’olieria (con l’estrazione dell’olio da ardere dalle sanze col sistema dell’alta pressione) e la fabbrica di ghiaccio cristallino” (Alfonso e Giovanni Tropia, “Canicattì”, in “Dizionario dei Comuni siciliani”, Palermo, 1908).
         Alle varie fasi – pulitura del grano, macinazione, separazione e pulitura delle farine – si provvedeva con macchinari all’avanguardia e, tra essi, delle bilance automatiche. Un’officina meccanica altamente specializzata provvedeva alle eventuali riparazioni delle varie macchine.
         Il molino a cilindri era impiantato secondo i più moderni sistemi con macchinario e apparecchi forniti dalla ditta Rodolfo Buhler di Uzwil che aveva una filiale a Milano.
         La pulitura del grano avveniva a mezzo di Eureka, separatori, svecciatori, spietratori e di un apparecchio magnetico.
         La macinazione dei grani duri avveniva gradualmente per mezzo di cilindri doppi, in sei rotture diverse.
         La separazione e pulitura delle farine, infine, veniva fatta a mezzo di undici buratti ordinari ed uno centrifugo, sei stimolatrici ed una marsigliese pulitrice di semolini.
         Vi erano altresì delle bilance automatiche per la pesatura del grano.
         L’olieria comprendeva un completo macchinario per l’estrazione dell’olio dalle olive fornito dalla ditta De Blasio di Bari. Era composto di due frantoi a due mole ciascuno, sei presse idrauliche col pistone di nove pollici che vanno alla pressione massima di 150 atmosfere ed una pressa idraulica a doppia forata per l’estrazione dell’olio dalle sanse col pistone di 14 pollici di diametro che va alla pressione massima di 250 atmosfere.
         La pressione idraulica è data da una pompa a quattro colpi, di bronzo. La portata del macchinario è della macinazione di 80 salme di olive ogni 24 ore.
         La fabbrica del ghiaccio sostituì l’uso delle “nivere”, introdotto a Canicattì intorno al 1765. Era per quei tempi un segno di benessere, data la complessità ed il costo della fornitura. La neve veniva prelevata a Cammarata dai “nivatori”, con grossi carri, e conservata in fosse profonde – la più importante in località Sant’Eduardo – per essere poi utilizzata in estate – miscelata con sale – dai caffettieri per raffreddare i pozzetti ove erano conservati gelati e granite e per mantenere fresche le bibite.
         Era, ovviamente, proibito il consumo diretto della neve ma non tutti si adeguavano e la utilizzavano per preparare sorbetti alla frutta e gelati artigianali. La neve era messa in vendita al prezzo stabilito dai Giurati e cioè dagli amministratori comunali (Giacinto Gangitano, “Città di Canicattì – Lo sviluppo economico e sociale” – (Parte II- Dal 1700 al 1820), opera inedita).
         Quella di Sant’Eduardo era la “nivera” più importante ed era stata donata al Comune dall’arcidiacono Desiderio Sammarco La Torre. Il prelato morì il 28 luglio 1793, lasciando ai poveri una rendita annua.
         Esistevano tante altre “nivere” di varie dimensioni: quella dei frati di Santo Spirito all’interno della “sirba”, quella che il sacerdote beneficiale don Girolamo Safonteteneva nella sua casa, quella della baronessa donna Caterina Adamo “a medietà” con Matteo Di Piazza e Diego Scaglione, quella di don Gaetano Barba, quella di Santo Cupani al Poggio di Lucio, quella di San Domenico e quella di San Francesco. Le “nivere” cessarono ufficialmente la propria attività nel 1828 ma, nel 1840, erano ancora operative quelle di Giuseppe Cimino e Stefano Cupani.
         La fabbrica del ghiaccio cristallino del Trinacria fu una delle prime in Sicilia, ove si pensi che a Girgenti, capoluogo della provincia, ne fu realizzata una analoga solo nel 1910.
         Era dotata di alcuni strumenti per condensare e purificare il vapore necessario per la produzione del ghiaccio, di un compressore, di un grande refrigerante per l’acqua e di un condensatore con sistema “a ammoniaca” fornito dalla “Compagnie Francaise des moteurs a gaz et des constructions mécaniques” di Parigi (Bontembelli & Trevisani, “Stabilimento industriale Trinacria-Molino a cilindri-Olieria a vapore-Fabbrica di Ghiaccio cristallino-Canicattì”, in “Rivista industriale, commerciale e agricola della Sicilia”, Milano, Società Tipografica Editrice Popolare, 1903).
         Lo stabilimento era fornito di officine per la lavorazione del ferro, per piccole fusioni di bronzo, di torni e di rigatrice per la rigatura dei cilindri.          
         La qualità del ghiaccio era ottima appunto perché fabbricato con acqua distillata. Il macchinario, nelle 24 ore, poteva produrre circa 60 quintali di ghiaccio.
         Tutti i macchinari del Trinacria erano messi in movimento da un motore a vapore verticale compound a 2   cilindri ad alta e bassa pressione della forza di 60 cavalli. Il vapore era fornito da due caldaie Cornovaglia costruite una dalla ditta Corsi e l’altra dalla fonderia Oretea, entrambe di Palermo. Tutti i prodotti, di qualità assolutamente superiore venivano in gran parte smerciati nelle province di Girgenti, Caltanissetta, Palermo e Siracusa.
         I fabbricati erano ampi, bene arieggiati e tenuti con la massima pulizia. Lo stabilimento era vicinissimo alla città e prossimo alla stazione ferroviaria.
         L’amministrazione dell’azienda era tenuta direttamente dai proprietari cav. Gangitano e cav. Caramazza.
         Il Trinacria subì nel tempo numerose trasformazioni per essere adeguato ai nuovi processi di lavorazione. In fondo all’edificio furono installati nuovi impianti per la pigiatura meccanica dell’uva, che costituivano la naturale premessa per la realizzazione di una cantina sociale. A tale scopo furono destinati, nelle vicinanze dell’opificio, circa ventimila metri quadri di terreno ma il progetto della cantina non andò in porto.
         Il complesso per la molitura delle olive e l’estrazione dell’olio fu trasformato nel primo dopoguerra: al posto delle antiche mole giranti entro enormi tazze di acciaio furono installati nuovi, semplici ma completi macchinari che, in breve tempo, eseguivano le operazioni di lavaggio e completa pulitura delle olive, molitura, pressione della pasta e separazione dell’olio. Il Trinacria arrivò ad occupare fino a cinquanta operai, sia stabili che avventizi.
         Nei primi anni Settanta del Novecento il complesso industriale, da tempo ormai inutilizzato, è stato demolito eal suo posto oggi sorgono anonime palazzine ed un supermercato. GAETANO AUGELLO

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