Agrigento – Presunta tangente al Consorzio di Bonifica, archiviati Cuffaro, Pace, Vetro e Tomasino. Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Politica.
Cosa sta succedendo
Il gip ha accolto la richiesta della Procura di Palermo: non emersi elementi sufficienti per sostenere l’accusa. Già respinte in precedenza le richieste cautelari
Si chiude con l’archiviazione una delle vicende investigative scaturite dalla più ampia inchiesta che ha coinvolto l’ex presidente della Regione siciliana Totò Cuffaro. Al centro di questo filone c’era una presunta vicenda di corruzione legata agli appalti del Consorzio di Bonifica, nella quale erano finiti sotto indagine, oltre a Cuffaro, anche il deputato regionale e sindaco di Ribera Carmelo Pace, l’imprenditore favarese Alessandro Vetro e il direttore del Consorzio Giovanni Tomasino.
Il gip Stefania Brambille, accogliendo la richiesta avanzata dalla Procura di Palermo, ha disposto l’archiviazione delle posizioni dei quattro indagati.
La decisione arriva dopo una precedente fase cautelare nella quale la richiesta della Procura di applicare gli arresti domiciliari era stata respinta. Anche il Tribunale del Riesame aveva successivamente confermato quella decisione, ritenendo non sufficientemente dimostrata la sussistenza dei presupposti necessari per sostenere le ipotesi di corruzione e, in alternativa, di mediazione illecita.
La ricostruzione dell’accusa: L’ipotesi investigativa iniziale ruotava attorno alla consegna di 25 mila euro che, secondo la ricostruzione degli inquirenti, Vetro avrebbe consegnato a Cuffaro durante un incontro nell’abitazione dell’ex governatore.
Secondo l’impostazione accusatoria, il denaro sarebbe stato destinato a favorire un interessamento nei confronti di Tomasino, in relazione a future procedure di gara del Consorzio di Bonifica. Nella vicenda sarebbe stato coinvolto anche Pace, indicato dagli investigatori come figura di collegamento.

Una ricostruzione che, però, non ha trovato conferma sufficiente sul piano degli elementi necessari per sostenere un’accusa in sede cautelare. Il gip aveva infatti evidenziato diversi punti critici: innanzitutto non risultava dimostrata la partecipazione dell’imprenditore, attraverso le proprie società, a specifici bandi del Consorzio. Inoltre, secondo il giudice, non emergeva con sufficiente chiarezza l’esistenza di un vero e proprio accordo corruttivo.
Gli elementi raccolti avrebbero potuto essere compatibili, al massimo, con una diversa ipotesi di mediazione illecita. Dubbi erano stati inoltre sollevati sul contenuto e sulla trascrizione di alcune intercettazioni considerate fondamentali dall’accusa.
Le intercettazioni e il passaggio dei 25 mila euro:la Procura aveva puntato soprattutto su alcune conversazioni captate il 24 aprile 2024 nell’abitazione di Cuffaro e sui successivi contatti tra lo stesso ex governatore, Pace e Tomasino.
Per gli investigatori, il contenuto delle conversazioni, unito alla consegna del denaro, avrebbe potuto essere letto come parte di un più ampio accordo finalizzato a ottenere interventi favorevoli nell’ambito delle procedure amministrative di interesse dell’imprenditore.
La Procura aveva quindi impugnato le decisioni relative alle posizioni di Tomasino, Pace e Vetro, estendendo i motivi di impugnazione anche ai contestati capi riguardanti Cuffaro.
Il Tribunale del Riesame, tuttavia, ha respinto gli appelli, condividendo sostanzialmente la valutazione del gip.
Nessuna gravità indiziaria sufficiente: nella richiesta di archiviazione, la Procura prende atto dell’esito delle precedenti valutazioni giudiziarie e sottolinea come non siano stati raggiunti i presupposti minimi di gravità indiziaria necessari per sostenere l’impianto accusatorio.
Secondo la valutazione dei giudici, le conversazioni intercettate presentavano certamente un interesse investigativo, ma non consentivano di dimostrare con il necessario grado di certezza l’esistenza di un accordo corruttivo tra l’imprenditore e il pubblico ufficiale.
In particolare, non sarebbe stata dimostrata né l’effettiva destinazione del denaro al dirigente del Consorzio né l’esistenza di un accordo bilaterale tra quest’ultimo e Vetro.
Gli elementi raccolti avrebbero potuto dunque suggerire l’interessamento di Cuffaro quale possibile mediatore, facendo leva sulle proprie conoscenze e relazioni, ma non erano sufficienti a trasformare tale ricostruzione in una contestazione di corruzione sostenibile sul piano giudiziario.
Alla luce delle decisioni del gip e del Riesame e considerata anche la decorrenza dei termini massimi delle indagini, la Procura ha quindi ritenuto di non poter arrivare a una prognosi di condanna nel merito.
Per Cuffaro, Pace, Vetro e Tomasino la vicenda si conclude pertanto con l’archiviazione.
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Fonte: Sicilia24h
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