Agrigento, protesi peniene al San Giovanni di Dio. Report Sicilia aveva sollevato il caso già il 12 agosto 2025, oggi cinque medici indagati. Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Cronaca.
Cosa sta succedendo

Oltre un anno fa la nostra testata aveva acceso i riflettori sugli interventi chirurgici e sulle autorizzazioni dell’équipe esterna. Oggi la Procura indaga su presunti interventi a carico della sanità pubblica in assenza dei requisiti. Sequestrate 112 cartelle cliniche. Le responsabilità restano tutte da accertare.
AGRIGENTO, 13 ottobre 2026. Era il 12 agosto 2025 quando Report Sicilia pubblicava un articolo dal titolo «Agrigento, il caso Ruoppolo Antonini, interventi di protesi peniene e il nodo delle autorizzazioni».
Oggi, a distanza di quattordici mesi, la vicenda torna prepotentemente alla ribalta della cronaca giudiziaria. Cinque medici dell’ospedale San Giovanni di Dio di Agrigento risultano indagati nell’ambito di un’inchiesta della Procura che ipotizza, a vario titolo, i reati di associazione a delinquere, peculato e falso commesso da pubblico ufficiale.
Al centro degli accertamenti ci sono interventi per l’impianto di protesi peniene che, secondo l’ipotesi investigativa, sarebbero stati effettuati a carico del Servizio sanitario nazionale anche in assenza dei requisiti previsti.
Report Sicilia aveva già posto pubblicamente interrogativi su quella particolare attività chirurgica e sulle procedure autorizzative.
Non avevamo formulato accuse penali, né attribuito responsabilità a qualcuno. Avevamo fatto ciò che un giornale deve fare, porre domande precise, individuare aspetti meritevoli di chiarimento e chiedere trasparenza.
Oggi quelle domande assumono una rilevanza ancora maggiore, pur riguardando aspetti che non coincidono necessariamente con le contestazioni della Procura.
Il 12 agosto 2025 avevamo individuato il nodo delle autorizzazioni
Nel nostro articolo avevamo ricostruito la presenza del professor Gabriele Antonini, specialista di chirurgia andrologica, all’interno dell’ospedale San Giovanni di Dio, insieme al primario di Urologia Michele Ruoppolo.
Avevamo richiamato immagini e dichiarazioni contenute in un video pubblicato su un portale specializzato, nel quale i due professionisti comparivano all’interno della struttura ospedaliera dopo una sessione di interventi.
La nostra attenzione si era concentrata su un punto molto preciso.
Non avevamo contestato al primario Ruoppolo la possibilità di programmare e autorizzare l’attività chirurgica del proprio reparto, prerogativa connessa al suo ruolo.
Avevamo invece chiesto se la presenza e l’attività dell’équipe esterna guidata dal professor Antonini fossero state formalmente autorizzate dalla Direzione Strategica dell’ASP di Agrigento.
Era questa la questione amministrativa sulla quale chiedevamo chiarezza.
Perché un conto è l’organizzazione dell’attività chirurgica ordinaria di un reparto, altra cosa è la presenza di professionisti esterni e l’eventuale necessità di specifiche autorizzazioni aziendali.
Avevamo anche evidenziato che lo stesso professor Antonini avrebbe potuto essere del tutto estraneo a eventuali irregolarità organizzative, qualora ne fossero state accertate.
Una distinzione fondamentale che manteniamo anche oggi.
Oggi la Procura indaga su cinque medici
Le notizie diffuse il 13 ottobre 2026 raccontano di un’inchiesta coordinata dal pubblico ministero Alessia Battaglia.
Cinque medici risultano iscritti nel registro degli indagati. Gli accertamenti interessano due reparti dell’ospedale agrigentino e riguardano le modalità con le quali sarebbero stati effettuati e posti a carico della sanità pubblica numerosi interventi di impianto di protesi peniene.
Secondo quanto riportato dalla stampa, gli investigatori ipotizzano che alcuni pazienti abbiano beneficiato della copertura economica del Servizio sanitario nazionale pur non possedendo i requisiti necessari.
Le protesi peniene, infatti, non sono ordinariamente garantite a carico della sanità pubblica in tutte le situazioni cliniche. La copertura può dipendere da specifiche condizioni e indicazioni mediche.
Il costo di un dispositivo può superare gli ottomila euro, ai quali possono aggiungersi le ulteriori spese legate all’intervento.
Qualora le ipotesi investigative trovassero conferma, si porrebbe dunque anche un problema di utilizzo delle risorse pubbliche.
Ma è necessario ribadire che siamo ancora nella fase delle indagini preliminari. Nessuna responsabilità penale può considerarsi accertata.
Le 112 cartelle cliniche sequestrate dai Nas
Un elemento particolarmente significativo riguarda l’attività svolta dai carabinieri del Nas di Palermo.
Nel luglio 2025, dunque prima della pubblicazione del nostro articolo del 12 agosto, i militari avevano effettuato accertamenti nell’ospedale agrigentino, sequestrando 112 cartelle cliniche relative a interventi eseguiti tra il 2018 e il 2024.
Secondo le ricostruzioni giornalistiche, l’attenzione era stata richiamata anche dall’elevato numero di pazienti provenienti da fuori Sicilia e dalla promozione delle attività chirurgiche attraverso i social network.
La stessa ASP di Agrigento avrebbe avviato verifiche, mentre anche l’Assessorato regionale alla Salute aveva disposto accertamenti ispettivi.
Oggi emerge che la Procura sta approfondendo la vicenda e che è stata richiesta una proroga delle indagini.
Quello che nel 2025 appariva già meritevole di chiarimenti amministrativi è dunque oggi parte di un contesto molto più ampio, sul quale sta lavorando l’autorità giudiziaria.
Resta comunque necessario distinguere il nostro precedente approfondimento sulle autorizzazioni dell’équipe esterna dall’attuale ipotesi di indebita copertura pubblica degli interventi.
Report Sicilia aveva posto domande precise quando la vicenda non era ancora al centro dell’attenzione generale
Non intendiamo attribuirci meriti che spettano agli investigatori o alla magistratura.
L’attività giudiziaria ha una propria autonomia e, come dimostrano gli accertamenti dei Nas del luglio 2025, era già in corso prima della nostra pubblicazione.
Ma una cosa possiamo rivendicarla.
Il 12 agosto 2025 Report Sicilia aveva già pubblicamente evidenziato le criticità da chiarire nella gestione degli interventi specialistici e nella presenza di personale esterno all’ospedale.
Non ci eravamo limitati a riportare la notizia di una collaborazione professionale. Avevamo approfondito il problema delle autorizzazioni e richiamato le possibili conseguenze amministrative qualora fossero emerse irregolarità.
Oggi altre testate raccontano gli sviluppi giudiziari della vicenda.
È giusto che lo facciano. È altrettanto giusto ricordare che Report Sicilia aveva già affrontato pubblicamente una parte importante di questa storia, ponendo interrogativi che meritavano risposte.
Il giornalismo non deve attendere necessariamente un avviso di garanzia per interrogarsi sulla regolarità delle procedure amministrative.
Deve saper leggere i fatti, esaminare i documenti e chiedere chiarimenti.
Il ruolo della Direzione Strategica e la necessità di fare piena luce
Nel nostro articolo del 2025 avevamo sottolineato anche l’importanza del ruolo assunto dal direttore generale dell’ASP di Agrigento, Giuseppe Capodieci, nel rafforzamento della legalità e della trasparenza amministrativa.
Le notizie odierne riferiscono che proprio l’Azienda sanitaria aveva avviato accertamenti sulle attività chirurgiche finite successivamente all’attenzione degli investigatori.
È un elemento importante.
La tutela dell’immagine del San Giovanni di Dio non passa attraverso il silenzio o la minimizzazione delle criticità, ma attraverso la capacità di individuare eventuali anomalie, verificarle e intervenire con gli strumenti previsti dalla legge.
Se saranno accertate responsabilità, dovranno essere adottate tutte le conseguenti misure amministrative e disciplinari, oltre a quelle eventualmente disposte dall’autorità giudiziaria.
Se invece emergerà la piena regolarità di determinate condotte, sarà altrettanto doveroso riconoscerlo e tutelare la reputazione dei professionisti coinvolti.
Per questo chiediamo che venga fatta piena luce anche sulla questione che avevamo sollevato nel 2025, relativa alle autorizzazioni necessarie per l’attività dell’équipe esterna.
Quattordici mesi dopo, quelle domande sono ancora attuali
La notizia dei cinque medici indagati rappresenta uno sviluppo giudiziario rilevante, ma non una sentenza.
Spetterà alla magistratura verificare le ipotesi di reato, accertare le eventuali responsabilità individuali e chiarire se vi sia stato un danno economico per la sanità pubblica.
A noi spetta un compito diverso.
Ricordare ciò che avevamo scritto, continuare a chiedere trasparenza e seguire gli sviluppi senza trasformare le ipotesi investigative in condanne anticipate.
Il 12 agosto 2025 Report Sicilia aveva acceso i riflettori su un caso che meritava attenzione. Il 13 ottobre 2026 la vicenda è al centro di un’inchiesta giudiziaria di grande rilievo.
Non sono la stessa cosa, ma la successione dei fatti dimostra quanto sia importante non sottovalutare gli interrogativi sollevati dal giornalismo d’inchiesta.
Perché il compito di un giornale non è arrivare quando tutti conoscono già la notizia.
È avere il coraggio di porre le domande quando ancora attendono una risposta.
Report Sicilia quelle domande le aveva poste oltre un anno fa. E continuerà a porle fino a quando ogni aspetto della vicenda non sarà chiarito.
Le persone sottoposte a indagine sono da considerarsi innocenti fino a un eventuale accertamento definitivo di responsabilità.
Agrigento, il caso Ruoppolo–Antonini: interventi di protesi peniene e il nodo delle autorizzazioni
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Fonte: Report Sicilia
News Agrigento continua a seguire la vicenda e fornirà aggiornamenti in tempo reale.

