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Agrigento – Ranucci non denunzia Lavitola, ma La Vardera vuol cacciare Crosta

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Agrigento – Ranucci non denunzia Lavitola, ma La Vardera vuol cacciare Crosta. Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Politica.

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Ci occupiamo solo adesso della vicenda che ha catapultato il vicesindaco di Agrigento al centro delle polemiche agrigentine.

Giovanni Crosta ha ereditato dai genitori, insieme alla sorella, una villa che odiernamente è oggetto di istanza di sanatoria edilizia prevista dalla legge 47/1985, come recepita in Sicilia con legge regionale 37/1985.

Come tante pratiche di condono, quella dei Crosta giace -insieme ad altre centinaia di pratiche- negli uffici comunali (come accade nella maggioranza dei Comuni siciliani) e non sappiamo se un giorno verrà esitata favorevolmente o verrà rigettata.

Perché quindi tanto clamore?

La notizia rilevante invece è quella che esce dalle labbra di Michele Sodano, sindaco di Agrigento:  “Apprendo soltanto dagli organi di stampa della richiesta di dimissioni avanzata da Ismaele La Vardera nei confronti del vicesindaco Giovanni Crosta. Fino a ieri sera avevo chiesto che la vicenda venisse esaminata approfonditamente nelle sedi competenti di Controcorrente, a partire dal Collegio dei Probiviri, prima di giungere a conclusioni che, senza un esame completo dei fatti, rischiano di essere affrettate”.

Ecco ci occupiamo della vicenda solo per questo: solo perché Ismaele La Vardera  -o comunque la segreteria regionale di “Controcorrente”-  ha chiesto le dimissioni del vicesindaco

Ma prima di entrare nel merito di questa richiesta, vogliamo qui riportare le due considerazioni svolte dal sindaco Michele Sodano.

“Chi eredita, insieme alla sorella, una casa costruita dal padre, sulla quale pende un’istanza di sanatoria presentata oltre quarant’anni fa dallo stesso genitore, oggi defunto, non può per questo essere considerato una persona di dubbia integrità morale”- dice il sindaco di Agrigento.

E po aggiunge: “Giovanni Crosta come amministratore. Crosta non è un amico da difendere. È, invece, uno dei migliori amministratori che Agrigento abbia avuto, un lavoratore instancabile, la cui azione in questi primi mesi ha già prodotto effetti tangibili, dal rafforzamento dei nuclei ambientali della Polizia Municipale all’avvio della regolamentazione dei mercati di Villaggio Peruzzo e di via Ugo La Malfa. Perdere un amministratore di questo valore rappresenterebbe una grave sconfitta per la nostra città e la vittoria di un soggetto che, prima da candidato a sindaco e poi attraverso una surreale testata giornalistica, ha fatto della diffusione di ricostruzioni false e distorte la propria modalità di azione”.

Ecco. Il sindaco difende il suo vicesindaco, ma lo fa perché è un bravo amministratore e perché non ci sono motivi -allo stato- per chiederne le dimissioni o per revocarlo dalla carica.

Invece, Ismaele la Vardera -o comunque la segreteria regionale di “Controcorrente”- ne chiede le dimissioni, dando l’impressione di essere diventato un tritacarne che accoglie tanti nuovi iscritti e simpatizzanti, non esitando però a scaricarli quando potrebbero incidere sull’immagine del prossimo candidato presidente della regione.

Purché si raggiunga lo scopo, sacrifichiamo chi è da sacrificare a prescindere se abbia ragione o torto: è questa la ratio?

Non si fa così. Ce lo insegna persino Sigfrido Ranucci che non ha denunciato l’amico che ha organizzato l’attentato a suo danno. E, nel caso Lavitola, la situazione è ben diversa: molto più grave di questa sterile polemica ad arte che riguarda il vicesindaco di Agrigento.

Perché Ismaele La Vardera e Controcorrente non pretendono che i Comuni esitino tutte le pratiche di sanatoria giacenti da decenni nei loro uffici? Magari proponendo aiuti o supporti ai Comuni medesimi, affinché possano convenzionarsi con società private di tecnici per smaltire l’arretrato storico che rischia di diventare arretrato permanente.

Ecco, in tal modo, sapremo di tanti fabbricati, in Sicilia, che dovranno essere sanati oppure demoliti, ove non riconosciuti sanabili. E tra i fabbricati, le cui pratiche di condono saranno esitate, ci sarà anche quello ereditato dal vicesindaco della città capoluogo, Giovanni Crosta. Il quale potrà -a quel punto-  godersi la sua villa, se riceverà la concessione edilizia in sanatoria, oppure dovrà demolirla, se non è sanabile.

Ma che c’entrano le dimissioni?

 

 

 

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Fonte: Sicilia On Press

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