Agrigento, riemergono affreschi romani: il mistero del grande peristilio. Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Sport.
Cosa sta succedendo

Valle dei Templi, il restauro dei mosaici del Bouleuterion diventa cantiere aperto
Dal 28 settembre il Parco archeologico e paesaggistico ha aperto al pubblico il cantiere dei pavimenti musivi del Bouleuterion. È inserito nel normale circuito di visita dell’area archeologica e del Museo: i visitatori vedono le maestranze al lavoro. Ogni lunedì e giovedì, dalle 10 alle 12, la restauratrice Marilanda Rizzo Pinna, coordinatrice delle attività, illustra tecniche e stato di conservazione dei pavimenti. «Il nostro obiettivo è superare il concetto tradizionale dell’area archeologica come zona off limits», spiega il direttore Roberto Sciarratta, che parla di «un laboratorio vivo, dinamico e aperto al confronto». La formula ha precedenti: già nel 2022 il Parco aprì ai visitatori il restauro dei mosaici della Casa della Gazzella, nel Quartiere ellenistico-romano.
Bouleuterion ed Ekklesiasterion: i luoghi della politica ad Akragas
Il Bouleuterion era la sala della boulé, il consiglio cittadino. Secondo il Parco fu costruito tra la fine del IV e l’inizio del III secolo a.C.: una cavea semicircolare con sei file di sedili, racchiusa in un edificio rettangolare. In età imperiale perse la funzione politica e divenne un odeon, per musica e canto, abbellito con marmi policromi e mosaici. Da qui la definizione di edificio di epoca ellenistico-romana. Il Parco non precisa a quale fase risalgano i pavimenti in restauro. Scavato negli anni Ottanta, non è una scoperta recente. Sullo stesso colle, a sud del Museo «Pietro Griffo», c’è l’Ekklesiasterion, la cavea dell’assemblea dei cittadini, riportata alla luce da Ernesto De Miro nei primi anni Sessanta. Risale al IV-III secolo a.C. e poteva contenere circa tremila persone.
Gianfranco Adornato e gli scavi della Normale sul Poggio San Nicola
Dal 7 settembre al 9 ottobre, la Scuola Normale Superiore di Pisa conduce la terza campagna-scuola sugli edifici del Poggio, con la responsabilità scientifica di Gianfranco Adornato, docente di Archeologia classica. La Normale lavora ad Agrigento dal 2020 e la campagna rientra in una scuola stagionale della rete europea EELISA, con studenti di atenei come Madrid, Istanbul, Parigi, Erlangen e Budapest. Poco a sud dell’Ekklesiasterion sono emersi resti di affreschi, stucchi ed elementi architettonici del I secolo a.C., appartenenti a un edificio costruito quando la Sicilia era ormai pienamente nell’orbita di Roma. Secondo la nota dell’ateneo, una zona della struttura «molto probabilmente» era quella di un grande peristilio, il porticato colonnato attorno a un cortile.
Pittura parietale romana: cosa raccontano gli intonaci dipinti
Tra i reperti ci sono numerosi frammenti di intonaci policromi del Secondo e del Terzo Stile. Il Secondo finge sulle pareti architetture in prospettiva e lastre di marmo; il Terzo è più sottile e ornamentale. Erano le mode con cui le famiglie agiate, dalla tarda Repubblica all’età di Augusto, mostravano il proprio rango. Ad Agrigento non sono una novità: le domus del Quartiere ellenistico-romano ne hanno restituite, ricomposte nel 2019 nella mostra «I colori di Agrigentum». Va letto accanto a un altro dato: nel 2024 un saggio a sud-ovest dell’Ekklesiasterion aveva collocato la grande domus con peristilio non prima della seconda metà del I secolo a.C., e non nel II-III secolo d.C. come pensava De Miro. Che si tratti dello stesso edificio, è ancora da valutare. Resta aperta la domanda decisiva: dimora privata di dimensioni imponenti o terrazza porticata pubblica, legata al tempio romano, ora che l’Ekklesiasterion non aveva più funzioni pubbliche? Gli archeologi hanno indagato anche l’abside di una piccola basilica paleocristiana, finora letta come esedra: l’area fu frequentata a lungo. Il colle continua a parlare.
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Fonte: Report Sicilia
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