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Agrigento – Sicilia, la Commissione antimafia accende i riflettori sulla Sas: Incarichi duplicati, contenziosi e una transazione da 640 mila euro

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Agrigento – Sicilia, la Commissione antimafia accende i riflettori sulla Sas: Incarichi duplicati, contenziosi e una transazione da 640 mila euro. Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Sport.

Cosa sta succedendo

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La relazione approvata all’unanimità ricostruisce la gestione della più grande partecipata regionale tra il 2023 e il 2026. Nel mirino affidamenti esterni, spese legali, assunzioni delle categorie protette e carenze nei controlli. L’ex presidente Mauro Pantò respinge la lettura “scandalistica”: «Decisioni collegiali e stabilizzazioni attese da decenni»

Incarichi esterni che, secondo la Commissione regionale antimafia, avrebbero potuto essere affidati al personale interno, consulenze apparentemente sovrapposte, centinaia di migliaia di euro spesi per la difesa in giudizio, procedure di assunzione contestate e una transazione da 640 mila euro con un dipendente.

È un quadro pesante quello contenuto nella relazione sulla Sas, la Servizi ausiliari Sicilia, approvata all’unanimità dalla Commissione antimafia dell’Assemblea regionale siciliana e trasmessa non soltanto al governo regionale, ma anche all’Anac, alla Corte dei conti e alla Procura.

Al centro degli approfondimenti c’è soprattutto la gestione della società tra gennaio 2023 e marzo 2026, periodo coincidente con la presidenza di Mauro Pantò. La Commissione, guidata da Antonello Cracolici, parla di un sistema di controlli insufficiente e di una partecipata che, per dimensioni e funzioni, avrebbe richiesto ben altri livelli di vigilanza.

La Sas rappresenta, infatti, una delle realtà più imponenti dell’universo regionale: un fatturato di circa 120 milioni di euro, quasi quattromila dipendenti e appena tre dirigenti. Una struttura che opera in settori delicati come sanità, assistenza, servizi amministrativi, patrimonio culturale e ambientale e che, negli anni, è stata utilizzata anche per assorbire lavoratori provenienti da società regionali liquidate o da processi di riorganizzazione.

L’inchiesta partita dalle assunzioni

L’approfondimento della Commissione antimafia sarebbe nato dopo una richiesta di chiarimenti dell’assessorato regionale all’Economia sull’assunzione di 27 operatori appartenenti alle categorie protette, selezionati attraverso una cooperativa e assunti con contratti da 36 ore settimanali.

Da quel primo caso sarebbe emerso un sistema più ampio di criticità: selezioni poco pubblicizzate, ricorso a tutor non previsti, affidamenti esterni e procedure che, secondo la relazione, avrebbero determinato un aumento dei costi e degli adempimenti burocratici.

La Commissione ha dedicato alla vicenda nove sedute e numerose audizioni, arrivando alla conclusione che gli organi di controllo della società non avrebbero operato in maniera adeguatamente coordinata.

Oltre un milione e mezzo per incarichi e spese legali

Uno dei capitoli più rilevanti riguarda gli affidamenti esterni.

Tra il 2023 e il 2025 la Sas avrebbe speso 657.589 euro per lavori e servizi. A questa somma si aggiungono 907.455 euro destinati, tra il 2021 e il 2025, a 218 incarichi di rappresentanza e difesa in giudizio.

Complessivamente si supera il milione e mezzo di euro.

La relazione richiama diversi incarichi legali e consulenziali, con importi compresi tra poco più di cinquemila e 38 mila euro, che avrebbero potuto essere svolti dal personale già in servizio.

Tra le spese contestate figurano anche contratti per la formazione obbligatoria e per attività formative non obbligatorie. Nel 2024, inoltre, sarebbe stato prorogato per altri dodici mesi un servizio legale che, secondo la Commissione ispettiva regionale, avrebbe potuto essere garantito utilizzando le professionalità interne.

Il documento segnala anche incarichi affidati a professionisti diversi ma ritenuti sostanzialmente sovrapposti, con compensi rispettivamente di 9.246 e 10.416 euro.

Sotto osservazione pure una consulenza da 75 mila euro, assegnata a una società per attività che, secondo la ricostruzione della Commissione, sarebbero coincise con quelle già affidate ad altri professionisti.

Nel 2025 sarebbe stato inoltre conferito un incarico da 42 mila euro per il supporto giuridico e legale, nonostante la presenza di uffici e dipendenti ai quali, sempre secondo la Commissione, avrebbero potuto essere attribuite quelle funzioni.

Altri rilievi riguardano un incarico da circa 12 mila euro per la gestione delle retribuzioni e un contratto da 134.520 euro per la gestione delle paghe e delle risorse umane, nonostante nell’organigramma della società risulti presente un apposito ufficio paghe e contributi.

Il contenzioso e la transazione da 640 mila euro

Particolarmente delicato è il capitolo dedicato al contenzioso con il personale.

La Sas sarebbe stata coinvolta in 15 procedimenti per il riconoscimento di mansioni superiori e in altri 84 giudizi relativi a presunti demansionamenti rispetto alle qualifiche riconosciute dagli enti di provenienza.

Il caso più rilevante riguarda una transazione sottoscritta nel 2024 con un dipendente al quale sarebbero stati riconosciuti 75 mila euro lordi per la qualifica dirigenziale richiesta e ulteriori 640 mila euro per la rinuncia a ogni altra azione giudiziaria.

Di questi 640 mila euro, 320 mila sarebbero stati qualificati come retribuzione soggetta a tassazione e altri 320 mila come risarcimento per danno non patrimoniale, quindi esenti da imposte.

La Commissione ha sollevato dubbi proprio su quest’ultima voce, sostenendo che il danno non patrimoniale non sarebbe stato adeguatamente provato e che il lavoratore avrebbe ottenuto una somma superiore a quella inizialmente richiesta.

L’ex presidente Mauro Pantò ha invece difeso la decisione, ricordando che la società rischiava una possibile soccombenza quantificata in circa 1,8 milioni di euro e che l’accordo sarebbe stato sottoscritto dopo l’acquisizione di un autorevole parere legale.

Le assunzioni delle categorie protette

Altro punto centrale riguarda l’assunzione di 77 lavoratori appartenenti alle categorie protette.

La società avrebbe utilizzato due differenti procedure: una convenzione con il Centro per l’impiego per selezionare 50 persone e un’altra con il consorzio Sintesi per individuarne ulteriori 27. A questi ultimi sarebbero stati affiancati nove tutor, sebbene la convenzione originaria non ne prevedesse l’impiego.

Secondo la Commissione, la duplicazione delle procedure non sarebbe stata compatibile con i principi di trasparenza, buon andamento e sana gestione finanziaria.

Nel corso delle audizioni sarebbe inoltre emerso che il numero dei lavoratori assunti attraverso il consorzio Sintesi sarebbe stato successivamente raddoppiato mediante un’appendice alla convenzione.

Contestata anche la limitata pubblicità assicurata alle selezioni: l’avviso del Centro per l’impiego sarebbe rimasto pubblicato soltanto dal 7 al 17 ottobre 2024, mentre quelli del consorzio avrebbero avuto una durata ancora più breve e sarebbero caduti in periodi poco favorevoli alla più ampia partecipazione.

Pantò replica che l’assunzione delle categorie protette non costituiva una scelta discrezionale del Consiglio di amministrazione, ma l’adempimento di precisi obblighi di legge. La Sas, secondo l’ex presidente, avrebbe dovuto colmare un deficit di assunzioni accumulato negli anni dalle precedenti gestioni.

Pantò respinge le accuse: «Decisioni assunte collegialmente»

L’ex presidente della Sas contesta l’impostazione complessiva della relazione e sostiene che i risultati raggiunti dalla sua amministrazione non possano essere cancellati da una ricostruzione che definisce “scandalistica”.

Pantò sottolinea che il presidente non governava da solo la partecipata e che tutte le delibere del Consiglio di amministrazione furono approvate all’unanimità. Le decisioni, aggiunge, sarebbero state assunte collegialmente e sottoposte agli ulteriori controlli previsti.

L’ex presidente evidenzia inoltre che una parte significativa del contenzioso sarebbe stata ereditata dalle precedenti società e dai bacini occupazionali confluiti nella Sas. Contesta, infine, che tutte le spese legali sostenute tra il 2021 e il 2025 possano essere attribuite alla sua presidenza, iniziata soltanto nel 2023.

Il problema dei controlli sulle partecipate regionali

Oltre ai singoli episodi, dalla relazione emerge una questione di carattere generale: l’effettiva capacità della Regione siciliana di controllare le proprie società partecipate.

Nella Sas operano numerosi organismi di vigilanza: ufficio speciale, collegio sindacale, società di revisione, organismo di vigilanza, responsabile anticorruzione e trasparenza e ufficio del controllo interno. Strutture che, secondo la Commissione, non possono continuare ad agire come compartimenti separati, ma dovrebbero coordinarsi e condividere informazioni e competenze.

Particolarmente grave appare il caso del collegio sindacale della Sas, scaduto nel 2019 e rimasto in regime di proroga.

La Commissione ritiene che il modello di verifica sperimentato sulla Sas debba essere esteso alle altre grandi società della Regione. Nel mirino ci sono già la Seus, società che gestisce il servizio di emergenza-urgenza 118, e il Cefpas.

Sul Cefpas, interessato anche da un’indagine giudiziaria, la Commissione annuncia prudenza. Sulla Seus, invece, gli approfondimenti riguarderanno assunzioni, lavoratori interinali, contenziosi, transazioni e personale messo a disposizione delle aziende sanitarie.

La relazione sulla Sas, dunque, potrebbe rappresentare soltanto il primo capitolo di un’indagine molto più ampia sul sistema delle partecipate regionali. Un sistema che muove centinaia di milioni di euro, occupa migliaia di persone e che proprio per questo non può permettersi zone grigie, controlli soltanto formali o incarichi dei quali non siano chiaramente dimostrate necessità e convenienza.

Adesso toccherà al governo regionale spiegare quali iniziative intenda assumere. Perché, una volta messi nero su bianco rilievi tanto rilevanti e trasmessi gli atti alle autorità competenti, il silenzio non può più essere considerato una risposta.

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Fonte: Report Sicilia

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