Agrigento, Sodano perde credibilità anche tra i suoi elettori. Sui social esplode la delusione e controcorrente rischia di perdere la propria identità. Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Politica.
Cosa sta succedendo

Quattro mesi dopo le elezioni, una cittadina che aveva votato Michele Sodano denuncia pubblicamente le promesse non mantenute. Un’altra donna rilancia lo sfogo e nasce una discussione che racconta il crescente malcontento. Intanto gli accordi politici, gli incarichi al Teatro Pirandello, il presepe natalizio e la relazione di inizio mandato sollevano interrogativi sulla reale discontinuità rispetto all’amministrazione Miccichè.
La delusione arriva da chi aveva votato sodano
Il problema politico più serio per un sindaco non nasce quando a criticarlo sono i suoi avversari. Nasce quando cominciano a farlo coloro che lo hanno votato, sostenuto e considerato l’uomo del cambiamento.
È quello che sta accadendo ad Agrigento, dove a poco più di quattro mesi dalle elezioni amministrative iniziano a emergere sui social testimonianze di cittadini delusi dall’operato del sindaco Michele Sodano.
Una discussione pubblicata nel gruppo Facebook Agrigento Punto e a Capo rappresenta uno spaccato significativo del clima che si respira in città.
Protagonista è Rosalba Taglialavoro, una cittadina che dichiara apertamente di avere votato Sodano nella speranza di assistere a una svolta amministrativa.
Le sue parole non lasciano spazio a interpretazioni.
«L’ho votato speranzosa che avrebbe dato una sferzata di aria pulita, ma sono passati mesi e nessun cambiamento ha sfiorato la vita già difficile di questa città».
E ancora.
«Le sue promesse hanno ingannato tutti coloro che inneggiavano al cambiamento. I suoi video non aiutano, basta con le parole ci vuole concretezza».
Parole pesanti, soprattutto perché pronunciate da chi aveva riposto fiducia nel nuovo sindaco.
Non è la solita opposizione politica. Non è una critica proveniente da chi aveva sostenuto altri candidati. È la delusione dichiarata di un’elettrice che aveva creduto nel progetto Sodano.
E questo dovrebbe fare riflettere non soltanto il primo cittadino, ma anche i partiti e i movimenti che lo sostengono.
Sui social nasce la schermaglia inversa e chi critica prova a ridimensionare
La vicenda diventa ancora più interessante quando Sara Aldi riprende pubblicamente lo sfogo della cittadina e lo utilizza per sviluppare una riflessione politica sul risultato elettorale e sull’amministrazione comunale.
Aldi contesta l’atteggiamento degli agrigentini, accusati di avere accettato troppe promesse e di avere affidato la città a una nuova classe politica senza sufficiente esperienza amministrativa.
Nel suo intervento sostiene anche che una parte del consenso raccolto da Sodano sarebbe stata determinata più dalla volontà di non votare un altro candidato che da una reale convinzione sul progetto politico proposto.
Una valutazione personale, certamente, ma che introduce un interrogativo importante sulla natura del consenso ottenuto alle elezioni.
A quel punto interviene nuovamente Rosalba Taglialavoro.
La cittadina precisa di continuare a nutrire stima nei confronti del sindaco e di non condividere l’utilizzo del proprio sfogo per alimentare una polemica politica.
«Non desidero che si usi il mio sfogo per fare politica».
Ed ecco la schermaglia inversa.
Prima la critica pubblica al sindaco, poi la condivisione da parte di un’altra cittadina e infine il tentativo di ridimensionare la portata politica delle proprie parole.
Una dinamica che racconta quanto sia difficile, per alcuni elettori, prendere atto della distanza tra le aspettative iniziali e la realtà amministrativa.
Naturalmente la precisazione di Taglialavoro merita rispetto. La cittadina ha tutto il diritto di esprimere delusione senza essere identificata con uno schieramento politico.
Ma rimane un fatto.
Le parole pubblicate erano rivolte direttamente al sindaco e riguardavano il mancato cambiamento della città.
E una critica all’operato di un’amministrazione comunale, anche quando nasce da uno sfogo personale, ha inevitabilmente una rilevanza pubblica.
La risposta di sara aldi e il richiamo ai problemi irrisolti
Sara Aldi non arretra e torna sul merito della questione.
Richiama le promesse non mantenute, la mancanza di concretezza, la pulizia della città e la situazione dell’acqua a Maddalusa.
Soprattutto contesta la continua attribuzione delle responsabilità alle amministrazioni precedenti.
Sono trascorsi quattro mesi dall’insediamento e, secondo Aldi, si continua a parlare delle colpe degli altri senza mostrare risultati sufficienti.
Il riferimento a Maddalusa è particolarmente significativo.
I residenti delle zone non servite continuano a confrontarsi con difficoltà nell’approvvigionamento idrico, mentre gli accordi istituzionali e le iniziative annunciate non hanno ancora prodotto una soluzione strutturale per tutti.
Eppure proprio la questione dell’acqua avrebbe dovuto rappresentare una delle priorità assolute della nuova amministrazione.
La domanda che emerge dalla discussione è semplice.
Quanto tempo deve trascorrere prima che un sindaco smetta di raccontare ciò che hanno sbagliato i predecessori e cominci a rispondere di ciò che sta facendo personalmente?
I social sono una piazza enorme e il consenso comincia a essere messo alla prova
Qualcuno potrebbe liquidare tutto come una semplice discussione Facebook.
Sarebbe un errore.
I social rappresentano ormai una piazza enorme nella quale i cittadini discutono, denunciano problemi, esprimono giudizi e confrontano le promesse elettorali con la realtà quotidiana.
Naturalmente un singolo episodio non consente di affermare che la maggioranza degli elettori abbia abbandonato Sodano.
Ma è altrettanto evidente che una critica proveniente da chi dichiara di averlo votato assume un significato diverso rispetto alle contestazioni degli oppositori.
La fiducia non si conserva attraverso i video, le fotografie, le inaugurazioni o la presenza continua sui social.
Si conserva dimostrando capacità amministrativa.
Ed è proprio su questo terreno che il sindaco e la sua maggioranza sono chiamati a dare risposte.
Controcorrente, dal cambiamento promesso agli accordi della politica tradizionale
Ma il vero problema non riguarda soltanto Michele Sodano.
Riguarda Controcorrente e la credibilità complessiva del progetto politico che ha contribuito alla sua elezione.
Durante la campagna elettorale si parlava di rinnovamento, discontinuità, trasparenza e superamento delle vecchie logiche amministrative.
Oggi, invece, cominciano a emergere scelte che sembrano riproporre dinamiche politiche già conosciute.
Accordi, incarichi, equilibri tra gruppi, rapporti con associazioni e gestione delle strutture pubbliche.
Tutte questioni che meritano verifiche puntuali e spiegazioni trasparenti.
La domanda che poniamo a Controcorrente è molto semplice.
Dove sarebbe finita quella diversità politica che avrebbe dovuto distinguere il movimento dalle forze tradizionali?
Perché se il risultato del cambiamento consiste soltanto nel sostituire i protagonisti, mantenendo metodi e logiche precedenti, allora il progetto rischia di perdere la propria ragione d’essere.
Dal presepe di Montaperto agli incarichi al teatro Pirandello
Prendiamo alcuni esempi concreti.
Il Presepe vivente di Montaperto, giunto alla quattordicesima edizione, è oggetto di un’ordinanza dirigenziale che disciplina la viabilità e richiama il patrocinio del Comune.
Report Sicilia ha già sollevato una questione precisa.
Quali sono gli eventuali costi per l’amministrazione? Quali rapporti economici e organizzativi intercorrono tra Comune e soggetti promotori? Esistono ulteriori atti di sostegno pubblico?
Non contestiamo la manifestazione religiosa o culturale.
Chiediamo trasparenza sugli atti, sulle risorse e sulle decisioni amministrative.
Poi c’è la Fondazione Teatro Pirandello.
Una vicenda sulla quale abbiamo già acceso i riflettori per la situazione economica, gli incarichi, la governance e le scelte relative alla gestione culturale.
Anche qui la politica dovrebbe spiegare quali criteri vengano adottati per le nomine e quale discontinuità sia stata introdotta rispetto al passato.
Perché un’amministrazione che si presenta come nuova dovrebbe essere la prima a rendere pubbliche le motivazioni delle proprie scelte.
Altrimenti il rischio è quello di assistere alla solita gestione degli equilibri politici, con una differenza puramente anagrafica tra chi amministrava prima e chi amministra oggi.
La relazione di inizio mandato e il bilancio dell’amministrazione Miccichè
C’è poi una questione ancora più delicata.
La relazione di inizio mandato e il rapporto tra la nuova amministrazione e la situazione finanziaria ereditata dal governo Miccichè.
Durante la campagna elettorale il precedente governo cittadino è stato duramente criticato, anche per la gestione economica e amministrativa.
Oggi la nuova maggioranza si trova a operare sulla base della stessa situazione contabile che aveva contestato politicamente.
La relazione di inizio mandato, prevista dalla normativa nazionale, serve a verificare le condizioni finanziarie e patrimoniali dell’ente all’avvio della nuova amministrazione.
Non equivale automaticamente a un’approvazione politica del bilancio precedente.
Ma proprio per questo è necessario capire quali criticità siano state accertate, quali valutazioni siano state confermate e quali decisioni il sindaco intenda assumere per modificare il quadro ereditato.
Se la precedente gestione finanziaria era così negativa come veniva raccontato durante la campagna elettorale, quali iniziative concrete sono state adottate per correggerla?
Se invece i documenti contabili vengono oggi considerati attendibili e utilizzati senza sostanziali contestazioni, quali aspetti delle critiche politiche precedenti restano confermati?
Non si può contestare un sistema quando si cercano voti e poi limitarsi a gestirlo quando si conquista il potere.
Su questo punto anche Controcorrente dovrebbe fornire spiegazioni precise.
Perché la credibilità politica si misura soprattutto nella coerenza tra ciò che si sostiene prima delle elezioni e ciò che si fa dopo.
Cambiano i sindaci ma dirigenti e responsabili restano gli stessi
C’è un ulteriore elemento che rende ancora più evidente la necessità di verificare il cambiamento annunciato.
Gran parte della struttura amministrativa comunale è rimasta quella della precedente consiliatura.
Dirigenti, funzionari e responsabili dei servizi continuano a svolgere le medesime funzioni.
Il cambiamento politico, quindi, non può essere affidato soltanto alla sostituzione del sindaco e degli assessori.
Deve tradursi in nuovi indirizzi amministrativi, controlli, obiettivi misurabili e responsabilità.
Le strade dissestate, le caditoie, il rischio idrogeologico, le difficoltà dei servizi pubblici, la gestione dei rifiuti e le perdite idriche non possono essere affrontati esclusivamente attraverso dichiarazioni pubbliche.
Occorrono provvedimenti, programmazione, verifiche e risultati.
Altrimenti il governo Sodano rischia di trasformarsi in ciò che Report Sicilia ha già definito il governo Miccichè 2.0.
Una nuova amministrazione politica che finisce per convivere con le stesse criticità e gli stessi meccanismi che aveva promesso di superare.
Il sindaco dovrebbe ascoltare soprattutto chi lo ha votato
La vicenda social racconta anche un altro aspetto.
Una cittadina critica il sindaco, un’altra riprende quelle parole e la prima sente il bisogno di chiarire che continua a stimarlo.
È il segno di una distinzione che la politica dovrebbe comprendere.
Si può stimare una persona e giudicare negativamente il suo operato amministrativo.
Si può votare un candidato e successivamente riconoscere che le aspettative non sono state soddisfatte.
Si può chiedere conto delle promesse senza diventare automaticamente un avversario politico.
È proprio questa la libertà che dovrebbe caratterizzare il rapporto tra cittadini e istituzioni.
Un sindaco non viene eletto per ricevere applausi per cinque anni.
Viene eletto per amministrare e rispondere delle proprie decisioni.
E quando una cittadina che lo ha votato scrive pubblicamente che i suoi video non bastano e che servono fatti concreti, la risposta migliore non dovrebbe essere un altro video.
Dovrebbero essere i risultati.
Quattro mesi dopo la domanda è sempre la stessa
Michele Sodano e Controcorrente hanno costruito una parte importante del proprio consenso sulla promessa di cambiare Agrigento.
Oggi quella promessa viene messa alla prova.
Gli accordi politici, le scelte sugli incarichi, la gestione delle risorse pubbliche, il rapporto con la precedente amministrazione e la continuità della macchina comunale sono tutti elementi sui quali i cittadini hanno diritto di ottenere risposte.
Non pretendiamo che in quattro mesi vengano risolti problemi accumulati in decenni.
Pretendiamo però che siano visibili una direzione diversa, un metodo nuovo e una reale volontà di rompere con le pratiche contestate in campagna elettorale.
Perché il rischio politico per Sodano non è soltanto quello di perdere il consenso degli avversari, che probabilmente non ha mai avuto.
È quello di deludere progressivamente chi gli aveva consegnato la propria fiducia.
E per Controcorrente il rischio è persino maggiore.
Quello di perdere la propria identità politica, diventando parte integrante di un sistema che aveva promesso di cambiare.
Le parole di Rosalba Taglialavoro e la discussione nata dalla condivisione di Sara Aldi non dimostrano da sole una crisi generale del consenso, ma rappresentano un segnale che sarebbe sbagliato sottovalutare.
Perché quando chi ti ha votato comincia a chiederti dove sia finito il cambiamento, il problema non è chi condivide quello sfogo. Il problema è non avere ancora fornito risposte convincenti.
E forse è proprio questa la domanda che oggi dovrebbe preoccupare maggiormente il sindaco Michele Sodano.
Agrigento ha davvero cambiato amministrazione o ha semplicemente cambiato i volti di chi governa lo stesso sistema?
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Fonte: Report Sicilia
News Agrigento continua a seguire la vicenda e fornirà aggiornamenti in tempo reale.

