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Agrigento – Teatro Pirandello, il bilancio 2025 che il nuovo Cda si ritrova in mano

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Agrigento – Teatro Pirandello, il bilancio 2025 che il nuovo Cda si ritrova in mano. Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Politica.

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il nuovo cda della fondazione teatro pirandello

Il bilancio 2025 della Fondazione Teatro Luigi Pirandello – Valle dei Templi è un documento formalmente in ordine, il revisore unico esprime giudizio senza rilievi, la perdita viene coperta e la pratica si chiude. Solo che i numeri raccontano un anno in cui l’ente ha perso quasi due terzi del proprio patrimonio.

I conti sono stati approvati dal Consiglio di amministrazione il 27 giugno 2026. Il 21 agosto quello stesso Consiglio si è dimesso in blocco, a tre mesi dalla scadenza naturale, lamentando l’assenza di riscontro da parte del Comune. Ieri, nel foyer del teatro, il sindaco Michele Sodano ha presentato i quattro nuovi componenti. Vale la pena chiedersi che cosa, esattamente, si ritrovino in mano.

Un anno da Capitale, con i ricavi propri in caduta

Il valore della produzione scende da 1.773.183 a 1.383.283 euro: meno 22 per cento, sotto perfino il livello del 2023. Il paradosso è che accade nell’anno di Agrigento Capitale italiana della cultura. A crollare non sono i contributi pubblici — quelli risalgono da 488.035 a 676.764 euro, più 38,7 per cento — ma i ricavi delle vendite e delle prestazioni, passati da 1.149.131 a 640.590 euro. Mezzo milione evaporato, meno 44,3 per cento. Nell’anno della vetrina nazionale, la Fondazione ha venduto quasi la metà di quanto vendeva l’anno prima e la dipendenza dal denaro pubblico è tornata al 48,9 per cento del totale.

I costi, però, non seguono. Arretrano solo del 17,6 per cento, a 1.440.010 euro. Da lì il risultato operativo negativo per 56.727 euro e, dopo oneri finanziari e imposte, la perdita netta: 74.955 euro. Nei due esercizi precedenti c’erano stati utili, modesti ma utili.

Il personale che sparisce dal bilancio

C’è una voce che merita di essere letta due volte. I costi per servizi ammontano a 1.407.856 euro: praticamente l’intero valore della produzione, circa il 98 per cento dei costi. Il costo del personale, invece, è di 645 euro. Seicentoquarantacinque. Nel 2024 erano 201.311. La media dipendenti dichiarata è zero.

Il verbale del Consiglio del 27 ottobre 2025 documenta però l’impiego di tre dipendenti comunali e di collaborazioni esterne, dalla contabilità ai tecnici di scena. L’inferenza più probabile è che il lavoro non sia scomparso: sia migrato dalla voce «personale» alla voce «servizi». Che è legittimo, ma produce un effetto preciso — un aggregato monolitico, opaco e rigidissimo, dentro cui non è possibile distinguere la produzione artistica dai costi di struttura. E che, essendo rigido, non si comprime quando i ricavi cadono. È il «morbo dei costi» che Baumol e Bowen descrissero nel 1966, in versione agrigentina.

Patrimonio dimezzato, fornitori in attesa

Il patrimonio netto scende da 132.894 a 57.939 euro: meno 56,4 per cento, appena il 6,2 per cento dell’attivo. I debiti ammontano a 720.612 euro, dei quali 541.900 verso fornitori — tre quarti del totale, privi di garanzie reali. Il rapporto fra debiti e patrimonio netto sale a circa 12,4. Lo Statuto vieta al Comune il ripiano delle perdite: la copertura è avvenuta con la riserva straordinaria, cioè con l’ultimo cuscinetto disponibile.

La liquidità, curiosamente, migliora: da 27.775 a 168.879 euro. Ma nello stesso esercizio i crediti calano di 571.319 euro e compare un debito bancario di 80.364 euro prima inesistente. Senza rendiconto finanziario — non obbligatorio nella forma abbreviata — l’origine di quella cassa resta non ricostruibile. Cassa piena significa gestione sana?

I costi emersi ad agosto

Il 3 giugno 2026 il revisore firma un giudizio senza rilievi. La Nota integrativa dichiara l’assenza di passività fuori bilancio. Il 18 agosto 2026, però, la relazione sul preventivo rivisto documenta l’emersione di costi omessi nei precedenti esercizi, coperti nel nuovo previsionale. Tre giorni dopo, il Cda si dimette.

Gli atti pubblici non consentono di stabilire a quale esercizio quei costi competano. Ma la domanda che il nuovo Consiglio dovrà porsi è una sola, e non è retorica: quanto vale davvero la perdita del 2025.

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Fonte: Report Sicilia

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