Agrigento – Teatro Pirandello, la proroga che rimanda le risposte. Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Eventi.
Cosa sta succedendo

Sulla locandina i colori sono quelli di sempre: il rosso del velluto, l’oro dei palchi, uno slogan rassicurante, «Conferma il tuo posto». Ma il messaggio vero sta in una parola a caratteri cubitali: «Proroga». La Fondazione Teatro Pirandello concede agli abbonati della scorsa stagione tempo fino al 18 ottobre per rinnovare l’abbonamento e confermare il posto per il 2026/2027, con il botteghino aperto sabato e domenica. Il motivo, a quanto risulta, è semplice: alla prima scadenza le conferme sono state molto inferiori alle attese e le rinunce alla prelazione numerose.
La locandina, però, non spiega nulla. Nessuna riga sulle ragioni, nessun dato, nessuna assunzione di responsabilità. Si allunga il termine e si spera in un risultato migliore. Una proroga può capitare a qualunque teatro. Non dovrebbe capitare, in un’istituzione che porta il nome di Luigi Pirandello e l’aggettivo «comunale», che la città scopra le difficoltà dalle loro conseguenze e mai dalle spiegazioni.
La domanda è elementare: perché gli abbonamenti diminuiscono da alcuni anni? La Fondazione ne ha esaminato le cause? Ha ascoltato il proprio pubblico? Ha confrontato prezzi, cartellone, orari e comunicazione con quanto accade in altre realtà? Se lo ha fatto, ne renda noti i risultati. Se non lo ha fatto, lo dica con franchezza.
Alla recente conferenza stampa per la nomina del nuovo direttore artistico, occasione ideale per affrontare il tema, di queste difficoltà non si è parlato. Il presidente ha confermato che il calo degli abbonamenti è significativo. Un’ammissione utile, ma a metà: senza numeri e senza analisi resta soltanto una frase. Attendiamo ancora che la Fondazione compia una riflessione seria sui dati e la condivida.
Peggio ancora sul bilancio. Chi scrive ha chiesto chiarimenti e non ha ricevuto risposte nel merito, solo l’assicurazione che i dettagli sarebbero stati forniti presto. «Presto» non è una data e, per un ente che amministra un patrimonio culturale cittadino, non è nemmeno una risposta. Secondo molti, la situazione finanziaria della Fondazione non sarebbe tale da dare serenità. Sono valutazioni, non dati certi, ed è proprio questo il punto: il modo più efficace per confermare o smentire le voci è pubblicare i documenti, cioè bilanci approvati, relazioni, composizione delle entrate, peso degli abbonamenti sul totale. Il silenzio, al contrario, le alimenta.
Il nuovo consiglio di amministrazione dichiara di voler rilanciare il teatro puntando sul territorio. Intenzione legittima, persino condivisibile, e c’è da sperare che basti. Ma uno slogan non è un piano. Quale territorio, con quali strumenti, con quali obiettivi misurabili, con quale budget? Un rilancio senza diagnosi è come una cura prescritta senza visita, e la diagnosi, finora, la Fondazione non l’ha mostrata.
Le richieste, del resto, sono concrete e non richiedono alcuno sforzo interpretativo. Quanti erano gli abbonati cinque anni fa e quanti sono oggi? Quante rinunce alla prelazione si sono registrate in questa campagna e quanti posti restano da riassegnare? Quanto pesano gli abbonamenti sugli incassi complessivi? Qual è l’ultimo bilancio approvato e dove si può consultare? Esistono rilevazioni sul gradimento del pubblico? Sono domande che ogni cittadino, e a maggior ragione ogni abbonato, ha il diritto di porre. Rispondere significa trattare la città da interlocutore adulto; tacere significa considerarla un semplice acquirente di biglietti.
Agli abbonati, che scelgono il teatro anche quando sarebbe più comodo restare a casa, si deve rispetto, e il rispetto passa dalla chiarezza. Il Teatro Pirandello appartiene alla comunità prima che a chi, pro tempore, lo amministra. La trasparenza non è una cortesia concessa alla stampa: è il dovere minimo di chi gestisce un bene comune. Finché non arriveranno numeri, bilanci e analisi, ogni locandina, per quanto elegante, resterà una facciata, e ogni proroga un modo garbato di rimandare le risposte. Si potrà dire che il nuovo consiglio di amministrazione si è insediato da poco tempo, ma è vero solo in parte: ad alcuni componenti l’incarico è stato rinnovato e sono quelli che la situazione la conoscono da tempo e le risposte sarebbero in grado di darle. La giustificazione può valere per alcuni ma non per l’intero consiglio.
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Fonte: Report Sicilia
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