Agrigento, vi ricordate di Danilo? Quattro mesi dopo le promesse di Sodano lo abbiamo ritrovato in via Atenea. «Il sindaco si è eclissato, dormo ancora per strada». Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Politica.
Cosa sta succedendo

Dal video del 23 giugno al soggiorno all’Hotel dei Pini, dalla casa di accoglienza della parrocchia di San Michele al ritorno in strada. Report Sicilia aveva già raccontato tutto ad agosto. Adesso parla direttamente Danilo. «Il lavoro promesso? Nulla. Se oggi riesco a mangiare lo devo all’assessore Lala. Non voglio dire altro per paura di perdere quel poco che mi danno». E a chi continua ad attaccare il nostro giornale rivolgiamo un invito. Aiutate il sindaco Sodano ad aiutare Danilo.
AGRIGENTO. Vi ricordate di Danilo?
Quel ragazzo senza fissa dimora che il 23 giugno scorso era diventato protagonista di un video pubblicato dal sindaco Michele Sodano, insieme all’assessore ai Servizi Sociali Roberta Lala?
Quel video nel quale il primo cittadino, appena insediato, annunciava con evidente soddisfazione che finalmente Danilo avrebbe avuto un tetto sopra la testa, qualcosa da mangiare e soprattutto un percorso di inserimento sociale capace di restituirgli dignità, stabilità e una prospettiva per il futuro?
Ebbene, noi Danilo lo abbiamo incontrato.
Era la sera del 13 ottobre e si trovava in via Atenea, nel cuore di Agrigento.
Questa volta non c’erano il sindaco e l’assessore, non c’erano annunci istituzionali e neppure telecamere accese per celebrare l’intervento dell’amministrazione.
C’eravamo noi di Report Sicilia.
E abbiamo fatto a Danilo alcune domande molto semplici.
Le risposte raccontano una realtà ben diversa da quella che i cittadini avevano sperato di vedere dopo il video del 23 giugno.
Danilo ci ha raccontato di dormire ancora per strada, di non avere ottenuto il lavoro che sostiene gli fosse stato promesso e di non volere parlare troppo per paura di perdere anche quel poco aiuto che continua a ricevere.
Quasi quattro mesi dopo quel video, dunque, la domanda è inevitabile.
Sindaco Sodano, secondo lei Danilo è stato recuperato?
Il 23 giugno il sindaco annunciava un percorso per restituire dignità a Danilo
Per comprendere la vicenda bisogna tornare al 23 giugno 2026.
Erano trascorsi appena dodici giorni dall’insediamento del nuovo sindaco.
Michele Sodano, insieme all’assessore Roberta Lala, aveva deciso di raccontare pubblicamente l’intervento realizzato in favore di Danilo, un uomo che viveva ad Agrigento senza una sistemazione abitativa.
La sua condizione era stata portata all’attenzione della città attraverso un appello sui social.
Nel video il sindaco ringraziava pubblicamente l’assessore Lala per essersi immediatamente attivata e annunciava una sistemazione temporanea per venti giorni.
Ma il messaggio non si fermava alla soluzione emergenziale.
Sodano parlava di un percorso che avrebbe dovuto consentire a Danilo di uscire dalla precarietà.
Rivolgendosi direttamente a lui pronunciava parole che abbiamo già ricordato nei nostri precedenti articoli.
«Stasera avrai un letto, avrai il cibo e speriamo in un percorso per il futuro di inserimento».
Un intervento presentato come il primo passo verso una condizione di maggiore autonomia.
Il sindaco sottolineava anche che quella vicenda rappresentava la conferma della volontà della sua amministrazione di stare vicina alle persone con maggiori difficoltà.
Insomma, non si trattava soltanto di trovare un letto per qualche notte.
Almeno questo era il messaggio consegnato alla città.
E proprio perché quella storia era stata resa pubblica dall’amministrazione, oggi riteniamo doveroso raccontare che cosa sia accaduto successivamente.
Dall’Hotel dei Pini alla casa di accoglienza della parrocchia di San Michele
Durante il nostro incontro in via Atenea abbiamo chiesto direttamente a Danilo dove abitasse.
La risposta è stata immediata.
«Ho abitato per circa venti giorni all’Hotel dei Pini, poi mi hanno segregato a San… e poi sono tornato in strada».
Il riferimento di Danilo è alla casa di accoglienza della parrocchia di San Michele, della quale Report Sicilia si era già occupata negli articoli pubblicati nel mese di agosto.
Il termine utilizzato da Danilo per descrivere quella successiva sistemazione è particolarmente pesante.
Lo riportiamo come parte della sua testimonianza, senza attribuirgli il valore di un fatto accertato.
E soprattutto senza trasformarlo in un’accusa nei confronti della parrocchia o di chi ha garantito l’ospitalità.
Perché proprio Report Sicilia, già ad agosto, aveva raccolto informazioni sulle difficoltà emerse durante la permanenza di Danilo nella struttura.
Secondo quanto ci era stato riferito, l’assessore Roberta Lala aveva chiesto alla struttura parrocchiale di accoglierlo temporaneamente.
La disponibilità era stata accordata.
Ma durante il soggiorno sarebbero emersi problemi di convivenza con gli altri ospiti e difficoltà nel rispetto delle regole della casa.
Ci erano stati riferiti episodi di agitazione, rumori durante le ore notturne e comportamenti che avrebbero reso problematica la prosecuzione dell’ospitalità.
Circostanze che avevamo riportato con le dovute cautele, tutelando integralmente l’identità delle nostre fonti e senza trasformare le segnalazioni ricevute in una condanna nei confronti di Danilo.
Avevamo però posto una domanda che oggi appare ancora più attuale.
Doveva forse essere una struttura parrocchiale a farsi carico, a proprie spese e per un tempo indefinito, di una persona che l’amministrazione aveva annunciato di voler accompagnare in un percorso di recupero sociale?
La risposta, per noi, è evidente.
Una struttura di accoglienza può intervenire nell’emergenza.
Può offrire temporaneamente un tetto.
Può mettere a disposizione le proprie risorse e la generosità di chi vi opera.
Ma non può essere chiamata a sostituire indefinitamente i servizi istituzionali competenti.
E soprattutto non può essere trasformata nella responsabile del mancato raggiungimento di un obiettivo annunciato pubblicamente da altri.
Chi ha aperto una porta ha fatto la propria parte. Chi aveva annunciato un percorso di reinserimento deve invece spiegare quale risultato abbia prodotto.
Già il 29 giugno i Volontari di Strada avevano lanciato l’allarme
La vicenda di Danilo non è una notizia che scopriamo oggi.
Report Sicilia l’ha seguita anche quando le telecamere del Comune si sono spente.
Già il 29 giugno, appena sei giorni dopo il video del sindaco, Anna Marino, presidente dei Volontari di Strada di Agrigento, aveva espresso pubblicamente la propria preoccupazione.
In un appello spiegava che Danilo rischiava di ritrovarsi nuovamente senza una sistemazione una volta terminata l’ospitalità temporanea.
I volontari chiedevano aiuto alla città e sollecitavano una soluzione che consentisse di evitare il ritorno in strada.
Era il primo segnale che il percorso annunciato dall’amministrazione avrebbe richiesto molto più di un intervento emergenziale.
Poi arrivò agosto.
Il 16 agosto Report Sicilia tornò a chiedere pubblicamente che fine avesse fatto Danilo.
Il 20 agosto pubblicammo nuovi elementi sulla permanenza nella struttura parrocchiale e sulle difficoltà che avevano accompagnato quell’esperienza.
Nello stesso giorno Anna Marino annunciò pubblicamente che Danilo sarebbe tornato in strada.
E noi pubblicammo un articolo nel quale ponevamo una domanda precisa al sindaco.
Dov’è il percorso annunciato dal Comune?
Non si trattava di una polemica improvvisata.
Era una vicenda che seguivamo da settimane, cercando di comprendere quale risultato avesse prodotto l’intervento presentato alla città il 23 giugno.
Il 21 agosto Report Sicilia aveva già denunciato le contraddizioni del sistema di assistenza
Il giorno successivo, il 21 agosto, un approfondimento pubblicato su Report Sicilia affrontava nuovamente il caso Danilo.
L’articolo metteva a confronto la vicenda del senzatetto con quella delle rette reclamate da una comunità alloggio di Porto Empedocle per l’assistenza a una cittadina agrigentina.
Due situazioni differenti che sollevavano interrogativi sulla capacità del sistema comunale di garantire continuità agli interventi sociali.
Nello stesso approfondimento ricordavamo anche l’incontro del 6 agosto tra il sindaco Sodano, l’assessore Lala e l’arcivescovo Alessandro Damiano presso la Fondazione Mondoaltro, finalizzato alla costruzione di una rete di sostegno alle persone più fragili.
E ricordavamo un altro elemento.
Nel programma elettorale del sindaco compariva un capitolo dedicato proprio al principio secondo cui nessuno avrebbe dovuto essere lasciato indietro.
I Volontari di Strada avevano inoltre presentato ai candidati alcune proposte concrete, tra le quali la realizzazione di un dormitorio comunale, un Banco Alimentare e un Emporio Civico.
Il 26 giugno l’assessore Lala aveva assunto impegni su queste tematiche durante un incontro a Palazzo dei Giganti.
Tutti elementi che avevamo già portato all’attenzione dei lettori.
E oggi, quasi quattro mesi dopo, siamo ancora qui a raccontare la storia di Danilo.
Non perché vogliamo ripetere una polemica.
Ma perché abbiamo incontrato direttamente il protagonista di quella vicenda.
E ciò che ci ha raccontato merita di essere conosciuto.
«Il lavoro promesso dal sindaco? Nulla, il sindaco si è eclissato»
Durante l’incontro in via Atenea abbiamo posto a Danilo anche una domanda relativa al lavoro.
Danilo ci ha infatti parlato di una prospettiva lavorativa che, secondo quanto sostiene, gli sarebbe stata promessa dal sindaco.
Gli abbiamo chiesto che fine avesse fatto.
La risposta è arrivata senza esitazioni.
«Nulla, il sindaco si è eclissato».
Parole pesanti.
Non pronunciate da un consigliere comunale di opposizione.
Non pronunciate da un avversario politico.
Ma dallo stesso uomo che il 23 giugno compariva accanto al primo cittadino nel video pubblicato sui social.
È opportuno precisare che nel filmato iniziale Sodano parlava di un percorso di inserimento e che l’esistenza di una specifica promessa lavorativa è quanto oggi ci riferisce Danilo.
Proprio per questo sarebbe utile conoscere la versione dell’amministrazione.
Era stata effettivamente prospettata un’opportunità di lavoro?
Era stato avviato qualche contatto?
Era stata individuata una possibilità concreta?
Oppure quella prospettiva non si è mai trasformata in un progetto?
Sono domande legittime.
Perché l’obiettivo di un intervento sociale non dovrebbe essere soltanto quello di garantire temporaneamente vitto e alloggio.
Dovrebbe essere, quando possibile, quello di costruire le condizioni per una reale autonomia.
«Se oggi riesco ad avere un pasto lo devo soltanto all’assessore Roberta Lala»
Ma c’è un passaggio della testimonianza di Danilo che vogliamo evidenziare con altrettanta chiarezza.
Perché raccontare i fatti significa anche riconoscere ciò che funziona.
Danilo non mette sullo stesso piano il sindaco e l’assessore ai Servizi Sociali.
Anzi, nei confronti di Roberta Lala esprime un riconoscimento preciso.
«Se oggi riesco ad avere un pasto lo devo solo all’assessore Lala. Per il resto dormo in strada».
Questa dichiarazione merita attenzione.
Danilo sostiene che l’assessore continui a garantirgli un aiuto concreto per mangiare.
Ed è giusto darne atto pubblicamente.
Se Roberta Lala continua a interessarsi della sua alimentazione, quell’intervento ha un valore e non intendiamo certamente negarlo.
Ma la stessa dichiarazione contiene anche l’altra faccia della vicenda.
Danilo continua a dormire per strada.
E allora bisogna distinguere tra l’aiuto quotidiano, certamente importante, e il risultato del percorso di recupero annunciato quasi quattro mesi fa.
Un pasto non è una casa. Un pasto non è un lavoro. Un pasto non è il superamento della precarietà.
È un sostegno essenziale, ma non può essere presentato come il completamento di un percorso di reinserimento sociale.
«Non voglio dire altro, non voglio perdere quel poco che mi danno»
È probabilmente questa la parte più amara del nostro incontro.
Quando abbiamo provato ad approfondire ulteriormente la vicenda, Danilo ha preferito interrompere il racconto.
E ci ha spiegato perché.
«Non voglio dire altro, non voglio perdere quel poco che mi danno. Forse più in là potrei dire la mia, ma allo stato attuale va bene così».
Ci siamo fermati.
Non abbiamo insistito.
Perché quelle parole, al di là di qualsiasi valutazione politica, raccontano la fragilità di una persona che teme di perdere anche il poco sostegno di cui dispone.
Sia chiaro.
Non abbiamo alcun elemento per sostenere che qualcuno abbia minacciato Danilo o gli abbia imposto il silenzio.
E non intendiamo insinuarlo.
Ma non possiamo neppure ignorare il significato di quanto ci ha dichiarato.
Un uomo che racconta di dormire per strada ci dice di non volere aggiungere altro per paura di perdere gli aiuti che riceve.
È questa la condizione di autonomia e dignità alla quale avrebbe dovuto condurre il percorso annunciato il 23 giugno?
Una domanda che non riguarda soltanto il sindaco.
Riguarda il modo in cui una pubblica amministrazione affronta situazioni di marginalità sociale.
Il sindaco aveva annunciato il percorso, oggi Danilo racconta di essere tornato al punto di partenza
Nessuno pretende che i problemi sociali si risolvano con una bacchetta magica.
Sappiamo perfettamente che assistere persone prive di una casa può essere difficile.
Possono emergere problemi di convivenza, difficoltà personali, rifiuti delle soluzioni proposte e ostacoli amministrativi.
Non tutto dipende necessariamente dal sindaco o dall’assessore.
Ma proprio per questo bisogna evitare di trasformare un primo intervento emergenziale in un successo politico prima ancora di conoscerne gli sviluppi.
Il 23 giugno Michele Sodano aveva scelto di raccontare pubblicamente l’inizio della storia.
Era stato lui a presentare Danilo alla città come protagonista di un intervento dell’amministrazione.
Era stato lui ad annunciare un percorso.
Oggi, dopo quasi quattro mesi, siamo noi a raccontarne gli sviluppi attraverso le parole dello stesso Danilo.
E la situazione che emerge non è quella di un uomo che ha raggiunto una stabilità abitativa e lavorativa.
È quella di un uomo che dice di dormire ancora per strada, di ricevere un pasto grazie all’assessore Lala e di non volere parlare troppo per timore di perdere quel poco sostegno che riceve.
Un consiglio a chi ci insulta e ci delegittima. Aiutate il sindaco Sodano ad aiutare Danilo
E a questo punto vogliamo rivolgere un invito anche a tutti coloro che, puntualmente, ci accusano, ci insultano e tentano di delegittimare Report Sicilia ogni volta che raccontiamo fatti poco graditi all’amministrazione comunale.
Se qualcuno di voi vuole davvero fare qualcosa di utile, chiami il sindaco Michele Sodano e si proponga di aiutarlo.
Avete letto bene.
Non vi stiamo chiedendo di aiutare Danilo.
Vi stiamo chiedendo di aiutare il sindaco ad aiutare Danilo.
Perché abbiamo l’impressione che il primo cittadino non abbia ancora compreso fino in fondo che essere sindaco non significa soltanto pubblicare video, ricevere applausi sui social e annunciare interventi davanti alle telecamere.
Significa soprattutto assumersi delle responsabilità.
E quando si fanno delle promesse pubbliche, specialmente a una persona che vive in condizioni di estrema fragilità, bisogna fare tutto il possibile per rispettarle.
Danilo non aveva chiesto di diventare protagonista di un video istituzionale.
È stata l’amministrazione a scegliere di raccontare pubblicamente il proprio intervento, annunciando un percorso che avrebbe dovuto consentirgli di uscire dalla precarietà.
Quasi quattro mesi dopo, lo abbiamo ritrovato in via Atenea.
Ancora senza una casa.
Senza il lavoro che sostiene gli fosse stato promesso.
E con la paura di raccontare troppo per non perdere neppure quel poco aiuto che continua a ricevere.
Allora, cari sostenitori del sindaco, invece di perdere tempo a insultare chi fa informazione, provate a ricordare a Michele Sodano che oggi è il sindaco di Agrigento e che le promesse fatte ai cittadini non possono essere archiviate insieme ai video pubblicati su Facebook.
Magari qualcuno di voi potrebbe offrirgli una mano per trovare una soluzione concreta.
Perché noi continueremo a fare il nostro mestiere, che è quello di raccontare i fatti, anche quando non piacciono a chi governa.
Il sindaco, invece, dovrebbe fare il proprio.
Ma evidentemente Michele Sodano è impegnato in altro.
E mentre lui è impegnato in altro, Danilo continua a raccontarci che dorme per strada.
Questa è la differenza tra la propaganda e la realtà.
E noi continueremo a raccontare la realtà, anche a costo di dispiacere a tutti quelli che preferirebbero non leggerla.
Sindaco Sodano, quando ha incontrato Danilo l’ultima volta?
A questo punto vorremmo rivolgere alcune domande direttamente al primo cittadino.
Quando ha incontrato Danilo per l’ultima volta?
Ha avuto modo di verificare personalmente come stesse procedendo il percorso annunciato nel video del 23 giugno?
Esiste oggi un progetto individuale di reinserimento?
Sono state individuate nuove soluzioni abitative dopo la conclusione dell’ospitalità nella struttura parrocchiale?
È mai stata realmente prospettata un’opportunità lavorativa?
E soprattutto, quali iniziative intende assumere l’amministrazione adesso che Danilo dichiara di essere tornato a dormire per strada?
Non chiediamo la pubblicazione di dati sanitari o di informazioni personali riservate.
Chiediamo conto dell’azione amministrativa e degli impegni pubblicamente assunti.
Perché se il 23 giugno era legittimo presentare alla città l’inizio di un intervento, oggi è altrettanto legittimo chiedere quale risultato sia stato raggiunto.
Noi continueremo a raccontare la notizia, non la propaganda
Report Sicilia non vuole gestire strutture di accoglienza.
Non vuole assegnare alloggi comunali.
Non vuole sostituirsi ai Servizi Sociali e neppure alle associazioni di volontariato.
Il nostro compito è raccontare i fatti.
Lo abbiamo fatto quando il sindaco annunciava l’intervento.
Lo abbiamo fatto quando i Volontari di Strada lanciavano l’allarme.
Lo abbiamo fatto quando abbiamo raccolto informazioni sulla permanenza nella casa di accoglienza della parrocchia di San Michele.
Lo abbiamo fatto quando Danilo è tornato senza una sistemazione.
E lo facciamo oggi, dopo averlo incontrato personalmente in via Atenea.
Non abbiamo interesse a nascondere l’aiuto che, secondo Danilo, l’assessore Lala continua a garantirgli.
Ma non abbiamo neppure intenzione di confondere quel sostegno con il risultato di un percorso che avrebbe dovuto portarlo fuori dalla precarietà.
Il 23 giugno il sindaco annunciava un futuro diverso per Danilo. Il 13 ottobre Danilo ci racconta di dormire ancora per strada.
In mezzo ci sono quasi quattro mesi, un soggiorno all’Hotel dei Pini, una successiva ospitalità presso la casa di accoglienza della parrocchia di San Michele, gli appelli dei volontari e gli articoli con i quali Report Sicilia ha continuato a chiedere spiegazioni.
E oggi c’è soprattutto una frase che non possiamo dimenticare.
«Non voglio dire altro, non voglio perdere quel poco che mi danno».
Sindaco Sodano, forse è proprio da queste parole che bisognerebbe ripartire.
Perché una persona realmente avviata verso l’autonomia non dovrebbe sentirsi costretta a scegliere tra raccontare la propria condizione e temere di perdere un pasto.
Noi non sappiamo quali ulteriori interventi siano stati eventualmente predisposti dal Comune e siamo pronti a darne conto quando saranno documentati.
Ma una cosa oggi la sappiamo.
Danilo, incontrato in via Atenea, ci ha raccontato che il percorso annunciato pubblicamente non gli ha ancora restituito una casa né un lavoro.
E allora torniamo alla domanda iniziale.
Vi ricordate di Danilo?
Noi sì.
Lo abbiamo ritrovato.
Sindaco Sodano, secondo lei Danilo è stato recuperato?
Perché le promesse si fanno davanti alle telecamere, ma i risultati si misurano nella vita reale.
E la vita reale, almeno secondo il racconto che abbiamo raccolto direttamente da Danilo, oggi è ancora quella della strada.
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Fonte: Report Sicilia
News Agrigento continua a seguire la vicenda e fornirà aggiornamenti in tempo reale.

