Al momento stai visualizzando Agrigento – Villa Romana di Durrueli, un secolo di scavi tra la ferrovia e il mare. Nuova campagna di scavi

Agrigento – Villa Romana di Durrueli, un secolo di scavi tra la ferrovia e il mare. Nuova campagna di scavi

  • Autore dell'articolo:
  • Categoria dell'articolo:Sport
  • Commenti dell'articolo:0 commenti

Agrigento – Villa Romana di Durrueli, un secolo di scavi tra la ferrovia e il mare. Nuova campagna di scavi. Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Sport.

Cosa sta succedendo

⏱️Tempo di lettura: 4 min

villa-romana-realmonte

Riprende a Realmonte la ricerca archeologica: dalla scoperta del 1907 all’impianto termale emerso nel 2025, la storia di un sito che continua a sorprendere

È ripartita lunedì 7 settembre, e proseguirà fino al 5 ottobre, la nuova campagna di scavi alla Villa Romana di contrada Durrueli, a Realmonte. Il Parco archeologico della Valle dei Templi, l’Università di Catania e il Consiglio nazionale delle ricerche tornano su un cantiere che sta riscrivendo quanto sapevamo di questa residenza affacciata sul mare, a pochi passi dalla Scala dei Turchi. Per comprendere il valore delle nuove indagini occorre ripercorrere una vicenda lunga più di un secolo, fatta di scoperte fortuite, lunghi silenzi e improvvise accelerazioni.

Una scoperta nata da un cantiere ferroviario

Tutto cominciò nel dicembre del 1907, quando gli operai impegnati nella costruzione della linea ferroviaria che da Porto Empedocle doveva raggiungere Siculiana si imbatterono in murature e pavimenti antichi, presso la foce del torrente Cottone, nella baia di Punta Grande. Sul posto accorse Antonino Salinas, allora direttore del Museo Nazionale di Palermo, che nel 1908 portò alla luce sei ambienti pavimentati a mosaico, con decorazioni geometriche e lastre marmoree in opus sectile, cioè intarsi di marmi colorati tagliati e accostati. Fu anche una piccola vittoria della tutela: il tracciato della ferrovia venne spostato più a nord per salvare i resti.

Poi calò il silenzio per circa settant’anni. Soltanto tra il 1979 e il 1983 la Soprintendenza di Agrigento e l’Università giapponese di Tsukuba, sotto la direzione di Masanori Aoyagi, avviarono indagini sistematiche che rivelarono il peristilio, cioè il cortile porticato, circondato da un ambulacro coperto, gli ambienti del settore meridionale, due complessi termali e un imponente muraglione di contenimento lungo la costa. Altri interventi, finanziati con fondi europei, seguirono nel 2004 e nel 2008.

Una villa maritima di età imperiale

Ciò che conosciamo oggi è una villa maritima, cioè una residenza di prestigio costruita in riva al mare, databile al I secolo d.C. Gli ambienti si dispongono attorno a una corte quadrangolare con cinque colonne di arenaria per lato, dipinte di rosso nella parte inferiore, come testimoniano i residui d’intonaco. Nel tablinum, la sala di rappresentanza del padrone di casa, nei cubicula e soprattutto nel triclinium, la sala da pranzo, sopravvivono pavimenti musivi di notevole qualità, mentre le terme, rivestite di marmi, conservano nell’apodyterium, lo spogliatoio, il mosaico con la figura di Scilla. L’impianto termale era articolato in due nuclei serviti da una grande cisterna centrale.

Chi era il proprietario? Alcuni monogrammi impressi su tegole hanno suggerito il nome di Publius Annius, esponente di una gens attestata ad Agrigento nei primi secoli dell’Impero e indicato come imprenditore dello zolfo. È un’ipotesi suggestiva, che legherebbe la villa all’economia mineraria del territorio, ma ancora aperta: l’identità del dominus figura tra gli obiettivi dichiarati delle nuove campagne.

Il nuovo ciclo di ricerche

Restaurata dal Parco e restituita alle visite tra il 2022 e il 2023, la villa è diventata nel 2024 il centro di un progetto pluriennale diretto da Daniele Malfitana, docente dell’Ateneo catanese, e da Maria Serena Rizzo, archeologa del Parco, con il concorso di due istituti del CNR. Dopo le prospezioni geofisiche e il primo scavo stratigrafico del giugno 2024, la campagna di settembre-ottobre 2025 ha prodotto il risultato più rilevante: a nord e a monte del nucleo già noto è emerso un ulteriore impianto termale, in cui si conservano, secondo il coordinatore degli scavi Alessio Toscano Raffa, «in maniera eccezionale tutti i sistemi di riscaldamento». Per Malfitana la storia della villa appare ormai «molto più complessa» di quella delineata dagli scavi degli anni Ottanta, «con fasi di riutilizzo fino in età tardo antica».

Da qui riparte la campagna in corso. Gli archeologi torneranno nell’Area 2 per definire l’estensione del complesso e le sue trasformazioni tardoantiche, mentre un nuovo saggio, cioè una trincea esplorativa, sarà aperto a sud, presso il muraglione costiero, per verificare se il luogo fosse frequentato prima della costruzione della villa. Allo scavo si affiancheranno analisi paleobotaniche, geomorfologiche e archeometriche su malte, intonaci e frammenti pittorici.

Domande ancora aperte

Restano interrogativi di grande interesse: quanto era vasta la proprietà, quale rapporto la legava ad Agrigentum e alle sue attività produttive, come e quando la residenza signorile si trasformò nella tarda antichità. Il cantiere aperto al pubblico, animato da giovani studiosi italiani e stranieri, offre intanto l’occasione di vedere la storia mentre viene ricostruita, strato dopo strato, sulla spiaggia di Durrueli.

Leggi anche: Altre notizie su Sport

Fonte: Report Sicilia

News Agrigento continua a seguire la vicenda e fornirà aggiornamenti in tempo reale.

Lascia un commento