Carcere “Di Lorenzo” in crisi: sindacati Sappe e Sinappe chiedono aiuto. Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Cronaca.
Cosa sta succedendo

“Denunciamo le gravissime condizioni di criticità e di insicurezza oggi piu’ che mai esistenti all’interno della casa circondariale di Agrigento”. Lo fanno da anni, il Sappe e il Sinappe, i sindacati di categoria coordinati dai segretari Calogero Navarra e Nicolò Lauricella e oggi tornano alla carica, con un nuovi, inquietanti argomenti. “Nonostante le reiterate segnalazioni fin qui formulate non sono stati adottati interventi concreti , efficaci e risolutivi da parte dell’Amministrazione Penitenziaria Regionale . Nel corso dei vari incontri istituzionali, – scrivono i due sindacalisti della polizia penitenziaria – tali problematiche sono state superficialmente ricondotte a presunti conflitti interni all’istituto e, in particolare agli organi di comando. Tuttavia, a distanza di oltre due anni, nonché dopo l’avvicendamento di ben tre Comandanti di Reparto, appare evidente come la situazione sia ulteriormente degenerata, dimostrando inequivocabilmente che le reali criticità risiedono in una gestione complessiva inefficace e priva di adeguate strategie operative. Giova ricordare a Noi stessi gli eventi critici che il personale di polizia penitenziaria ha dovuto affrontare ben 1584 nel solo anno 2025 con una media superiore a quattro episodi al giorno, riguardanti violenze, minacce, resistenze, oltraggi, danneggiamenti, atti autolesionistici, proteste e numerose aggressioni ai danni del personale di Polizia Penitenziaria, spesso costretto a ricorrere alle cure mediche. La gravità della situazione trova ulteriore conferma nei fatti accaduti in data 30 aprile 2026, allorquando alcuni detenuti hanno dato vita ad una violenta rivolta devastando integralmente il reparto transito – recentemente ristrutturato – e aggredendo due appartenenti al Corpo di Polizia Penitenziaria, i quali hanno riportato lesioni tali da rendere necessario il ricorso alle cure presso il nosocomio di Agrigento. Solo grazie al senso del dovere, alla professionalità e al tempestivo intervento del personale in servizio è stato possibile contenere e sedare i gravissimi disordini, evitando conseguenze ben più drammatiche per l’ordine e la sicurezza interna dell’istituto. Con la nota citata in premessa si ravvisava e si ravvisa, altresì, una evidente violazione degli obblighi posti a tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori previsti dal D.Lgs. 81/2008 e dall’art. 2087 del Codice Civile, atteso che il personale di polizia penitenziaria viene sistematicamente costretto a permanere in servizio ben oltre le ordinarie dodici ore lavorative, in condizioni operative sempre più gravose ed incompatibili con i minimi standard di sicurezza”
Enormi difficoltà nello stilare i turni
Continuano Navarra e Lauricella: “È ormai evidente come determinate scelte organizzative e gestionali abbiano progressivamente compromesso quanto, con enormi sacrifici, era stato costruito negli anni in termini di equilibrio operativo, sicurezza interna e tenuta dell’istituto. In data 28.05.2026 a seguito incontro fra OO.SS e la parte pubblica ( direttore e comandante ) ( verbale che si allega ) si apprendeva che, alla casa circondariale di Agrigento non si è piu’ in grado di poter programmare il servizio, né tantomeno le ferie estive per gli appartenenti il Corpo della Polizia Penitenziaria ivi in servizio se non con turnazioni programmate di 12 ore e oltre … La rappresentazione da parte della Direzioni sui numeri a disposizione veniva qui appresso illustrato pianta organica del reparto prevista n.197 unità Pol.Pen. La forza alla data del 28.05.2026 è così pianificata: n.2 Dirigenti (1 U e 1 D ) n.13 Ispettori ( 14 U 1 D ) N.17 Sovrintendenti N.149 Agenti /assistenti ( 102 U 47 donne ) Totale n.131uomini + 50 donne totale 181. Il personale adibito al S.A..T. risulta pari a 83 unità di cui 46 assenti a vario titolo, 9 unito a disposizione CMO 3 attesa di decreto per richiesta aspettativa, 23 unità assenti per malattia a lungo termine, 8 unità riformate, 2 in aspettativa, 1 cumulo sindacale, 83 unità PP maschili risultanti dal gusweb, 46 unità assenti a vario titolo. In realtà per quanto ci viene riferito allo stato vi sono solo 20 unità presenti operative (non ci è dato sapere fino a quando resisteranno ????) Nell’incontro sopra citato SAPPe e SINAPPe e altra O.S oltre a essere solidali al personale di polizia penitenziaria per l’attuale stato il malessere diventato oramai cronico, che allo stato di cose andrà a peggiorare, si presumendo, da qui a seguire che gli appartenenti al Corpo in servizio rimasti pare n.23 alla data del 28.05.2026 oggi ridotti a sole 20 unità saranno intrattenuti per 24 ore per mancanza di cambio …. INAUDITO”.
“I generali impongono ai pochi rimasti di fare la guerra da soli”
E ancora: “Le OO.SS alquanto amareggiate per la situazione che si è venuta a creare alla casa circondariale di Agrigento unica in tutt’Italia chiedevano durante l’incontro l’avvio della procedura dei raffreddamenti dei conflitti e contestuale convocazione tavolo superiore. Riteniamo che oramai per il caso Agrigento l’amministrazione penitenziaria, sia regionale che centrale, debbano prendere le dovute necessarie iniziative risolutive tali da non indurre il personale di polizia penitenziaria assegnato con la mobilità a pentirsi della scelta della sede ( Agrigento ) addirittura inducendo in alcuni casi al rientro nella sede di provenienza, per chi poteva permanere in posizione di distacco. Vogliamo prendere spunto del caso di Agrigento per ampliare taluni ragionamenti che vanno aldila’ della carenza di organici e delle esigue unità assegnate per la regione Sicilia … Ci viene da dire “Armiamoci e partite” è una frase proverbiale della lingua italiana, utilizzata per sottolineare e stigmatizzare, in maniera icastica e aforistica, l’atteggiamento di chi si sottrae ai rischi di un’azione da lui stesso promossa o perorata, pur esortando gli altri a intraprenderla.” Purtroppo è quello che succede nelle carceri siciliane dove i generali impongono ai pochi uomini rimasti di fare la guerra, una guerra impari di cui si conosce già l’esito. Mentre le carceri siciliane sono diventate delle “sicure” piazze di spaccio e i droni svolazzano indisturbati sopra gli spazi aerei un tempo interdetti la motivazione di tutto cio’ impossibilità d controllo per mancanza figure fisiche . Facciamo un esempio per tutti, Agrigento. Nel turno di 8/16 vengono accorpati più posti di servizio. L’unico collega presente al sopra vitto si occupa anche della cucina detenuti, il piano terra è totalmente presidiato dalle poliziotte, il corridoio infermeria e totalmente privo di vigilanza, non esistono le sentinelle sul muro di cinta, il collega che vigila il reparto media sicurezza vigila contemporaneamente anche il reparto alta sicurezza, collega che certamente non potrà fruire della MOS perché non ha il cambio. Si chiude il casellario, il personale della MOF dirottato al reparto protetti, quello della matricola al reparto Sole , si preleva il collega dall’ufficio servizi, l’autista della direzione dirottato al terzo piano destro mentre il gestore spaccio al secondo piano sinistro e tutti gli upg disponibili alle sale delle multi video conferenze per le udienze. Nel frattempo l’UST impone al reparto, senza alcuna esitazione di fornire quattro (4) unità di PP al NTP provinciale, è un ordine e va eseguito . Questa è la storia di tutti i giorni.
Deve “scapparci” qualche tragedia ?
E ancora: “Poi suona l’allarme, un collega è stato aggredito al primo piano. Non arriva nessuno perché non c’è nessuno . A questo punto la domanda è , cosa pretendete ancora di più dalle donne e dagli uomini della Polizia penitenziaria di Agrigento ???? I POLIZIOTTI I PIU’ VOLENTEROSI CHE GARANTIVANO LA PRESENZA FISICA GIORNALIERA SE LI SONO SPREMUTI COME DEI LIMONI, A TAL PUNTO DA INDURLI A DICHIARARE FORFEIT E DEPOSITARE LE ARMI. A dir vero speravamo e contavamo tanto sull’amore proclamato alla casa circondariale di Agrigento da parte del Provveditore al momento del suo insediamento in quanto sede in cui da giovane vice direttore ha iniziato la carriera. Purtroppo però Agrigento è diventato un CASO nel senso NEGATIVO. Che non sia MAI se dovesse succedere l’irreparabile ognuno per la propria competenza dovranno assumersi le proprie responsabilità. Per i motivi sovraesposti, concludono Sappe e Sinappe, aspettando una convocazione da parte del Provveditore Regionale oltre a confermare lo stato di agitazione proclamato il 28 maggio scorso, preannunciano SIT-IN DI PROTESTA il 16 giugno nei siti che verranno indicati a breve”. Possibilmente, prima che ci “scappi” il morto.
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Fonte: Report Sicilia
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