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Caso politico in fermento: FdI si distacca, il Consiglio torna a votare il presidente

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Non è trascorsa neppure mezz’ora dall’elezione di Giovanni Civiltà alla presidenza del Consiglio comunale di Agrigento e il clima politico è già cambiato.

Dopo il voto che ha consegnato a Civiltà la seconda carica istituzionale della città con appena 10 preferenze su 24 consiglieri presenti, arrivano infatti le prime prese di posizione che confermano come, all’interno del centrodestra, la partita sia tutt’altro che chiusa.

A prendere pubblicamente le distanze dall’elezione sono i consiglieri di Fratelli d’Italia Pasquale Spataro e Costantino Ciulla, che intervengono criticando apertamente l’esito della votazione.

Una reazione che, di fatto, conferma quanto già emergeva dai numeri dell’Aula.

Il centrodestra dispone di diciannove consiglieri comunali, ma il proprio presidente viene eletto con appena dieci voti. Gli altri nove preferiscono sostenere candidature diverse oppure non convergere sul nome di Civiltà. Un dato politico che fotografa una coalizione ancora lontana dall’unità.

Ma c’è un altro aspetto che inevitabilmente entra nell’analisi politica.

Tra i corridoi di Palazzo dei Giganti si fa strada una lettura secondo la quale l’elezione di Giovanni Civiltà non sarebbe affatto dispiaciuta al sindaco Michele Sodano. Non esistono dichiarazioni ufficiali che lo confermino, ma è evidente che avere alla guida del Consiglio comunale una figura istituzionalmente esperta potrebbe rappresentare, almeno nella gestione dei lavori d’Aula, un elemento di maggiore stabilità rispetto ad altre possibili soluzioni.

Ed è proprio questa interpretazione che potrebbe spiegare il malumore manifestato da una parte del centrodestra immediatamente dopo il voto.

Come se non bastasse, sulla figura del neo presidente continua a gravare anche una vicenda giudiziaria ancora aperta.

Giovanni Civiltà è infatti imputato nel procedimento nato dall’inchiesta sui cosiddetti “esami fantasma”. Un processo che dovrà seguire il proprio corso e rispetto al quale, come impone la Costituzione, vale integralmente il principio della presunzione di innocenza fino a un’eventuale sentenza definitiva.

Sul piano istituzionale, tuttavia, una riflessione appare inevitabile.

Qualora, in futuro e all’esito del procedimento giudiziario, dovessero verificarsi i presupposti previsti dalla legge che comportano la perdita della carica, il Consiglio comunale sarebbe chiamato ad eleggere un nuovo presidente.

Uno scenario oggi soltanto ipotetico, ma che assume un peso politico particolare proprio alla luce delle profonde divisioni emerse nel centrodestra.

Se già oggi, alla prima vera prova politica della legislatura, la coalizione si presenta divisa e il dibattito esplode pochi minuti dopo l’elezione del presidente, è inevitabile chiedersi cosa potrebbe accadere qualora Palazzo dei Giganti fosse chiamato, nei prossimi anni, a ripetere quella votazione.

Il “Civiltà 2.0” nasce quindi in un contesto molto diverso rispetto al passato.

Non solo perché dovrà presiedere un Consiglio nel quale il sindaco Michele Sodano può contare su appena cinque consiglieri, mentre il centrodestra ne esprime diciannove, ma anche perché la sua elezione, anziché chiudere il confronto interno alla coalizione, sembra averne aperto uno nuovo.

Le dichiarazioni di Spataro e Ciulla rappresentano il primo segnale pubblico di una frattura che difficilmente potrà essere ignorata.

E se oggi Giovanni Civiltà è legittimamente il presidente del Consiglio comunale, la vera sfida politica potrebbe essere quella di dimostrare, giorno dopo giorno, di poter guidare un’Aula nella quale gli equilibri appaiono molto più fragili di quanto raccontino i numeri.

Perché il voto di oggi ha eletto un presidente, ma non ha certamente spento il dibattito politico che ruota attorno alla sua figura.

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Fonte: Report Sicilia

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