Cassazione conferma 16 anni e 8 mesi per il pastore Scurtu nel duplice omicidio di Deliella. Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Attualità.
Cosa sta succedendo
La vicenda giudiziaria legata al duplice omicidio dei fratelli La Monaca si chiude con una sentenza definitiva. La Corte di Cassazione ha infatti respinto il ricorso della difesa, confermando la condanna a 16 anni e 8 mesi di reclusione nei confronti del pastore romeno Florin Scurtu, ritenuto responsabile dell’uccisione di Calogero e Filippo La Monaca, rispettivamente di 76 e 74 anni.
I due fratelli, originari di Canicattì, furono assassinati nell’estate del 2020 nelle campagne di Deliella. Dopo il delitto, i loro corpi vennero dati alle fiamme insieme alla Land Rover sulla quale viaggiavano, in un tentativo di cancellare le tracce del crimine.
Nel corso del procedimento giudiziario, Scurtu era stato condannato a 25 anni in primo grado. La Corte d’Appello aveva successivamente ridotto la pena a 16 anni e 8 mesi, decisione ora divenuta irrevocabile con il pronunciamento della Suprema Corte.
Restano tuttavia ancora senza risposta alcuni interrogativi che hanno accompagnato l’intera inchiesta. Il movente del duplice omicidio non è mai stato definitivamente chiarito: tra le ipotesi investigative vi era quella di una violenta lite legata a questioni di pascolo, ma non è stata accertata in modo definitivo. Inoltre, rimane ignota l’identità della persona che avrebbe lasciato un’impronta sulla caviglia di una delle vittime.
Determinanti per le indagini furono le tracce di sangue e il DNA riconducibili all’imputato. In una prima fase Scurtu aveva ammesso le proprie responsabilità, salvo poi ritrattare la confessione e dichiararsi estraneo ai fatti.
L’allarme fu lanciato dalle sorelle dei due anziani, che si preoccuparono dopo aver udito un’esplosione provenire dalla zona della fattoria. Le donne si sono costituite parte civile nel processo, mentre la difesa dell’imputato ha continuato a sostenere la sua estraneità ai fatti fino all’ultimo grado di giudizio.
Con la decisione della Cassazione si conclude così il percorso processuale di uno dei più gravi fatti di sangue avvenuti nell’entroterra agrigentino negli ultimi anni, anche se diversi aspetti della vicenda continuano a rimanere avvolti nel mistero.
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Fonte: Sicilia24h
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