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ControCorrente ad Agrigento: presentata la squadra di giovani senza esperienza

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i candidati di controcorrente con Ismaele La vardera e Michele Sodano

Un comitato elettorale “nobile” per una città ferita

La cornice scelta da Michele Sodano per inaugurare la campagna elettorale di Controcorrente non è casuale: sabato 4 aprile, alle 18:30, il candidato sindaco ha aperto la sede del proprio comitato in Viale della Vittoria 125, accompagnato dal leader del movimento Ismaele La Vardera.

L’evento, presentato come punto nevralgico della campagna e occasione per illustrare le linee programmatiche, ha attirato simpatizzanti e curiosi, arrivati anche da  vicini centri  del capoluogo, acanto a cui si registra una scarsa partecipazione di dirigenti locali e attivisti dei partiti del cosiddetto campo largo, che pure sostengono la candidatura di Michele Soddano. Si è presentata negli ultimi minuti del comizio l’onorevole del Movimento Cinque Stelle, Ida Carmina, ma nessun dirigente o onorevole degli altri partiti del campo largo. E’ nota la spaccatura nel circolo agrigentino del Pd e nel gruppo terrioriale del Movimento Cinque stelle intorno alla decisione di sostenere la candidatura a sindaco di Michele Sodano. Tutti  inoltre  hanno appreso che il programma di Controcorrente non è ancora pronto e verrà presentato solo nei prossimi giorni, per cui gli interventi sono stati caratterizzati più da slogan che da ragionamenti e proposte per la città.

La scelta di un locale “nobile” nel viale più esclusivo del capoluogo appare subito come una distanza siderale dalla quotidianità dei quartieri dove i problemi sono acqua potabile, strade dissestate e servizi che non funzionano: un segnale di “comfort zone” più che di immersione nei guai reali.

Chi sono i volti di Controcorrente

Da settimane Sodano ripete che la sua lista sarà composta da professionisti giovani e preparati. Nella conferenza stampa del 25 febbraio, la prima squadra di governo è stata annunciata: Giovanni Crosta, avvocato esperto di anticorruzione e trasparenza, indicato come vicesindaco; Elvira Mangione, professionista dell’hospitality per la delega a Turismo e Ospitalità; Dario Cipolla, architetto software con esperienza internazionale ed ex Google alla guida dell’Innovazione; Giusy Medico, esperta di europrogettazione per la Progettazione europea. Ogni assessore, spiegano, sarà assistito da un gruppo di tecnici per elaborare e attuare le linee programmatiche.

L’impostazione è chiara: supplire alla mancanza di esperienza amministrativa con curriculum brillanti e competenze tecniche. Niente da eccepire sulla preparazione individuale,  ma la politica locale non è un master universitario: richiede conoscenza del territorio, abitudine ad affrontare emergenze quotidiane e capacità di mediare tra interessi contrapposti. Questi profili, per quanto qualificati, non hanno mai gestito un Comune, né sembrano conoscere le secche burocratiche che paralizzano Agrigento.

Giovani che hanno girato il mondo e cittadini part-time

Lo stesso Michele Sodano è il primo esempio di “professionista migrante”. La sua biografia ufficiale ricorda che si è laureato in Economia aziendale alla Bocconi di Milano nel 2012, ha completato un master alla Copenhagen Business School nel 2015 e ha lavorato come Finance Assistant per le Nazioni Unite a Copenaghen prima di diventare Project Manager di Wunderman, agenzia del gruppo WPP. Solo nel 2018 è tornato sulla scena agrigentina come deputato del Movimento 5 Stelle. Questo percorso internazionale è un pregio personale, ma dimostra anche che il candidato sindaco ha trascorso gran parte dell’ultima decade lontano dalla sua città.

Analogo discorso vale per  quasi tutti i candidati di ControCorrente che si sono presentati al comizio organizzato in occasione della inaugurazione della sede di ControCorrente.   Il profilo diffuso  dai candidati che corrono per un seggio in  consiglio comunale  evidenzia la loro esperienza nazionale e internazionale, ma  anche qui, si tratta di competenze di alto livello maturate altrove. Nessuno vieta ai giovani di andare a fare esperienza fuori, ma quando ci si propone di amministrare una città capoluogo, l’abitudine a vivere e capire i problemi quotidiani dovrebbe essere pre-requisito. Invece siamo davanti a una squadra di “cittadini part-time” che conosce Agrigento più da turista che da residente di lunga data.

Una rivoluzione gentile che arriva tardi

Non possiamo non rilevare che accanto a Sodano c’è un gruppo di persone di varia estrazione culturale e politica piuttosto assenti in questi anni dalle battaglie condotte dalla società civile per ottenere condizioni di vita migliori ad Agrigento.  Questi volti si presentano come il “nuovo che avanza” quando per anni hanno osservato la devastazione della città lamentandosi sui social, ma partecipando piuttoso sporadicamente, ad essere generosi,  alle proteste per l’acqua, l’aeroporto, la distruzione della villa del sole, il fallimento di Agrigento Capitale, le strade sporche e pericolose, gli scandali. Oggi invocano una “rivoluzione gentile” e un nuovo corso politico, ma da dove viene questa improvvisa vocazione civica? Se per anni hanno scelto di lavorare altrove, tornare in campagna elettorale per presentare ricette salvifiche appare più un esercizio di marketing che un impegno radicato.

Tra curriculum e realtà: la distanza dal quotidiano

I sostenitori di Controcorrente replicano che la città ha bisogno di competenze e innovazione. Nessuno contesta il valore di digitalizzare i servizi o intercettare fondi europei. Tuttavia, la priorità di Agrigento è rimettere in moto l’ordinaria amministrazione: manutenzione delle strade, gestione dei rifiuti, accesso all’acqua, riqualificazione dei quartieri, contrasto al dissesto idrogeologico. Esperienze maturate in multinazionali e istituzioni internazionali non equivalgono a saper fare i conti con la burocrazia locale, con un bilancio comunale dissestato o con i limiti imposti dalla normativa italiana sugli enti locali. Anzi, potrebbero rappresentare un handicap: il rischio è restare prigionieri di un linguaggio tecnico che poco si addice alla quotidianità dei mercati rionali e dei cantieri interrotti.

Un altro elemento critico è l’età media dei candidati. La giovinezza è spesso portata come valore assoluto, sinonimo di dinamismo. Tuttavia l’assenza di esperienza amministrativa, unita alla scarsa permanenza in città, suscita perplessità. Agrigento è un capoluogo con debiti, contenziosi e un apparato burocratico complesso. Mettere a capo dell’esecutivo e del consiglio comunale una «classe dirigente in erba» potrebbe trasformare la speranza di rinnovamento in un pericoloso apprendistato sulla pelle dei cittadini. La politica non è una start-up e la città non può permettersi il lusso di corsi di formazione on the job.

Il rischio di una lista di «esterni»

Lo stesso candidato sindaco Michele Sodano, pur giovane e conoscitore di lingue straniere, secondo molti osservatori «non ha inciso particolarmente per il territorio che lo aveva eletto nei 5 Stelle». Questo giudizio richiama un problema politico più ampio: l’avvicendamento di figure che entrano in Parlamento grazie a un territorio e poi spariscono durante la loro attività parlamentare, quando invece c’è bisogno anche di loro per affrontare i problemi locali, non depone a favore di chi magari si occupa della vita nazionale ma non si intesta battaglie importanti a vantaggio dei propri concittadini.

Ora, come candidato sindaco, Sodano si ripropone alla sua città dopo anni di lontananza, sostenuto da un movimento che appare più interessato a costruire una rete regionale che a risolvere i guai locali. Ismaele La Vardera leader di ControCorrente, candidato come governatore della Sicilia alle prossime elezioni regionali, secondo molti attraverso questo tentativo di tipo elettorale vuole contare i voti che ha nella Città dei templi. Agrigento costituirebbe insomma, secondo alcuni, per La vardera un banco di prova in vista delle elezioni regionali. In una prima fase aveva pensao di non presentare una lista ad Agrigento, temendo probabibilmente di fallire la prova. Sembra che poi Michele Sodano sia riuscito a convincerlo, mettendo insieme la squadra che adesso si presenta al consiglio comunale.  Così ci prova con una squadra brillante, cosmopolita, ma poco radicata.

Il risultato potrebbe essere una lista di “esterni” che guardano Agrigento come un laboratorio dove applicare modelli importati da Milano, Copenhagen o Mountain View. Avere una prospettiva globale è utile, ma solo se si combina con la conoscenza del tessuto urbano, sociale ed economico di via Garibaldi, del Villaggio Mosè, delle periferie come Fontanelle o Villaseta. Finora, di questa capacità di ascolto e presenza quotidiana si sono viste soprattutto campagne social e conferenze nei salotti buoni. Le periferie attendono fatti.

Conclusione: la sfida di meritare fiducia

Agrigento necessita di un governo che affianchi competenza e radicamento. La lista Controcorrente offre la prima, ma appare carente della seconda. Gli agrigentini hanno già sperimentato amministrazioni inesperte e politiche improvvisate. Presentarsi con una squadra giovane che ha costruito la propria carriera lontano dalla città e con scarsa dimestichezza nella macchina comunale può essere una scommessa troppo rischiosa.

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Fonte: Report Sicilia

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