Controcorrente guida il campo largo ad Agrigento, Pd in secondo piano. Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Sport.
Cosa sta succedendo

Sotto la cifra plebiscitaria del ballottaggio si nasconde una verità più scomoda: le sigle storiche si sciolgono, un movimento nato ieri detta legge, e c’è chi siederà in giunta con uno scarso raccolto di voti popolari.
C’è una fotografia che, in questi giorni, viene mostrata come un trofeo: Michele Sodano sul sagrato di Palazzo dei Giganti, il 72,31 per cento appuntato al petto come una medaglia, e per la prima volta nella storia della città dei Templi un sindaco di area progressista. Una rottura autentica, va detto subito, in una città che per decenni è stata feudo della Democrazia Cristiana e poi pascolo dei suoi eredi. Ma il cronista che frequenta queste aule ha imparato una cosa: i numeri grossi servono a coprire i numeri piccoli, ed è nei piccoli che si legge la verità. Conviene allora leggere le note a piè di pagina, perché è lì che la festa rivela la sua natura.
La prima nota riguarda chi non c’era. Quel plebiscito è stato pronunciato da meno della metà della città: al secondo turno ha votato poco più del quaranta per cento degli aventi diritto, quasi venti punti in meno rispetto a due settimane prima. Sodano trionfa, ma trionfa in una sala mezza vuota. È un mandato larghissimo nella percentuale e sottilissimo nella sostanza, conquistato mentre la parte più consistente del corpo elettorale girava le spalle a tutti, vincitori e vinti senza distinzione. Una vittoria a metà delle urne non è una colpa del vincitore, ma è il primo segnale di una città che ha smesso di credere alla politica come strumento, e che ha delegato per stanchezza più che per convinzione.
La seconda nota è aritmetica e spietata. I seggi del Consiglio non si assegnano sul ballottaggio, ma sui rapporti di forza del primo turno, e quei rapporti raccontano un’altra partita. Il centrodestra, pur avendo perso la corsa a sindaco, conserva la maggioranza schiacciante dell’aula: diciannove scranni su ventiquattro. Sodano cinge la fascia e si ritrova a governare un Consiglio che non controlla, anzi che gli è ostile per numero. La sua sarà un’amministrazione di trincea, costretta a contrattare ogni delibera. Il 72 per cento, insomma, è la facciata barocca dietro la quale si nasconde una minoranza strutturale. È bene che gli agrigentini lo sappiano fin da oggi, prima che la prima seduta consiliare lo ricordi brutalmente al neosindaco.
E qui arriva la terza nota, la più istruttiva. Sodano ha vinto, ma soprattutto il centrodestra si è suicidato. Diviso fino all’ultimo in due candidature, incapace di fare sintesi, ha lasciato per strada quel quattordici per cento che si era stretto attorno a un terzo nome e che ha poi rifiutato ogni apparentamento. È stato lo stesso vincitore del campo a riconoscere, con insolita franchezza, che la destra ha pagato il prezzo delle proprie fratture. Più che una conquista, è stato un regalo: il perdente si è battuto da solo, e ha perso contro sé stesso. Diffidare sempre dei trionfi che nascono dagli errori altrui: durano quanto dura la confusione del rivale.
Veniamo allora al cuore della questione, là dove il paradosso si fa quasi comico. Il Partito Democratico — quello vero, quello che ad Agrigento esiste da sempre, il partito dei mille congressi e delle infinite correnti — esce da questa tornata con due soli consiglieri comunali. Due. Controcorrente, la formazione di Ismaele La Vardera che ad Agrigento sei mesi fa non esisteva nemmeno come struttura, ne porta in aula tre. Il nuovo che scavalca l’antico; il movimento improvvisato che umilia la macchina di partito. La sinistra storica della città si ritrova ridotta a comparsa, bandiera tenuta in mano da altri, scialuppa agganciata a una nave che ha un altro nome dipinto sulla fiancata.
Ma il capolavoro del paradosso lo firma il Movimento Cinque Stelle. I pentastellati ad Agrigento non hanno presentato una propria lista, non hanno eletto un solo consigliere, eppure — in forza della vittoria del sindaco — un loro assessore siederà in giunta. Potere senza voti; rappresentanza senza scheda; un posto a tavola guadagnato al tavolo, non alle urne. La cooptazione che sostituisce la consultazione. È la forma più pura di quella politica di apparato che il Movimento, alle origini, prometteva di abbattere: oggi entra dalla porta di servizio in un esecutivo cui i cittadini non l’hanno chiamato.
Tutto questo ha un nome e un volto, e il nome è la personalizzazione. Sodano è un ex deputato Cinque Stelle diventato candidato Sindaco di Controcorrente; il consenso si è coagulato non attorno a un programma o a una storia collettiva, ma attorno a un uomo e a un leader abile nei codici della comunicazione, lo stesso che nello stesso giorno ha espugnato anche Bronte. I partiti diventano veicoli, marchi, maschere indossate per una stagione e poi deposte. E qui Agrigento, che ha donato al mondo Luigi Pirandello, dovrebbe riconoscere il copione meglio di chiunque: una, nessuna e centomila identità politiche, tutte autentiche e tutte provvisorie, recitate finché serve sul palcoscenico del consenso.
Resta, sullo sfondo, la Valle che osserva. Le colonne dei templi hanno visto passare cartaginesi e romani, normanni e borbonici, e hanno una pazienza che gli uomini non possiedono. A loro, e al coro silenzioso dei cittadini che non hanno votato, andrebbe dedicato l’avvertimento finale: un trono costruito sul suicidio dell’avversario e sugli scranni vuoti dell’astensione è un trono fragile. La novità è reale — un sindaco progressista nella roccaforte del centrodestra non è cosa da poco — ma la novità non è ancora governo. Questa città ha cambiato molte volte le proprie maschere; ciò che raramente ha cambiato è il copione. Il banco di prova non saranno le dirette e gli annunci, ma le risposte: i conti del bilancio, i rifiuti, l’acqua, la dignità di una capitale della cultura ridotta a periferia di sé stessa. Per ora c’è solo un applauso a sala mezza vuota. Domani, alla prima delibera, comincerà la commedia vera.
Leggi anche: Altre notizie su Sport
Fonte: Report Sicilia
News Agrigento continua a seguire la vicenda e fornirà aggiornamenti in tempo reale.

