Indagine su 13 persone per la frana di Niscemi, coinvolti ex governatori siciliani. Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Eventi.
Cosa sta succedendo
La Procura di Gela ha avviato un’inchiesta sulla frana che lo scorso 25 gennaio ha colpito Niscemi, in provincia di Caltanissetta, causando gravi danni e costringendo circa 1.500 residenti ad abbandonare le proprie abitazioni. Il fascicolo, coordinato dal procuratore capo Salvatore Vella, ipotizza i reati di disastro colposo e danneggiamento a seguito di evento franoso.

Al momento sono tredici le persone iscritte nel registro degli indagati, ma il numero potrebbe crescere nelle prossime settimane. Tra loro figurano anche i presidenti della Regione Siciliana che si sono succeduti dal 2010 a oggi: Raffaele Lombardo, Rosario Crocetta, Nello Musumeci e Renato Schifani, chiamati in causa per il loro ruolo di commissari delegati agli interventi di mitigazione del rischio.

Tra gli indagati per la frana di Niscemi ci sono i presidenti della Regione siciliana in carica dal 2010 al 2026 : Raffaele Lombardo, Rosario Crocetta, Nello Musumeci e Renato Schifani. Tra gli altri indagati ci sono anche i dirigenti regionali Maurizio Croce, Giacomo Gargano, Salvatore Lizio, Tumminello, Calogero Foti, Pietro Lo Monaco, Salvatore Cocina, nonchè l’amministratore della Comer costruzioni di Santa Venerina, Sebastiana Coniglio.

Il nodo principale dell’indagine riguarda proprio gli interventi mai completati. I lavori, finanziati con circa 12 milioni di euro, erano stati affidati nei primi anni Duemila ma il contratto venne successivamente risolto per inadempienza nel 2010. Da allora, secondo gli investigatori, le risorse sarebbero rimaste inutilizzate mentre il territorio continuava a essere esposto a un rischio noto da decenni.

Gli accertamenti della Procura si concentrano su tre fasi temporali. La prima, tra il 1997 e il 1999, segue la frana originaria e l’avvio delle procedure per progettare e appaltare gli interventi: per questo periodo, allo stato attuale, non emergono responsabilità. Più delicata la fase successiva, che riguarda la mancata realizzazione delle opere e l’assenza di manutenzione dei sistemi di monitoraggio predisposti per controllare il movimento del terreno.
Un ulteriore filone riguarda la gestione della cosiddetta “zona rossa”, già classificata come ad alto rischio: gli inquirenti vogliono verificare se siano stati omessi sgomberi, demolizioni o se siano state autorizzate costruzioni in aree dove non sarebbe stato consentito edificare.

Nei prossimi giorni inizieranno gli interrogatori dei primi indagati e sono attesi nuovi sequestri di documenti. L’obiettivo degli investigatori è chiarire se il disastro potesse essere evitato e se eventuali omissioni o ritardi abbiano contribuito ad aggravare una situazione di pericolo già nota da anni.
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Fonte: Sicilia24h
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