La collaborazione a geometria alternata del Sindaco di Agrigento e quelle schizofrenie politiche del consiglio comunale. Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Politica.
Cosa sta succedendo

Tre episodi in poche settimane, un solo schema. Sul residuo della Fondazione Agrigento 2025 (500 mila euro attesi, benché alcuni osservatori riferiscano di 402 mila euro di economie contabili, non di liquidità giacente) il sindaco Michele Sodano offre all’opposizione di decidere insieme. Sulle commissioni consiliari i consiglieri dell’area che lo sostiene trattano con Fratelli d’Italia, Lega e Dc, lasciando fuori Forza Italia e Mpa. Sui 75 milioni chiesti alla Regione, 30 per le assunzioni e 45 per le strade, scrive prima a Schifani e interpella l’aula dopo. La collaborazione si invoca quando serve e si omette quando intralcia.
Il contesto spiega, non assolve.
Sodano è stato eletto anche grazie a un record di voto disgiunto, il 16 per cento, mentre la maggioranza numerica dell’aula è di centrodestra: sindaco dominante sulla carta, minoritario nei numeri. I sociologi contemporanei che si occupano di questioni di questo genere avvertono che l’eccessiva individualizzazione del potere ne mina efficacia e legittimazione; nelle scorse settimane il consiglio aveva bocciato l’aumento della Tari, rimproverandogli di non aver cercato alcun confronto. Il Sindaco Michele Sodano riguardo alla lettera a Schifani ha privilegiato la visibilità a scapito della capacità di governo: la lettera è stata illustrata in una diretta social il 30 settembre, prima che l’aula ne discutesse, cioè a scelta già compiuta e comunicata alla città.
Il sociologo Bauman ci insegna che la modernità liquida è il divorzio tra potere, capacità di fare, e politica, capacità di decidere che cosa fare.
Ad Agrigento la scissione è plastica: il potere di spesa risiede a Palermo, la politica dovrebbe risiedere in aula, e il sindaco oscilla fra i due senza radicarsi in nessuno. Le élite liquide dominano attraverso incertezza e insicurezza: chi non sa se sarà interpellato o scavalcato non può programmare. E se il potere si misura dalla rapidità con cui ci si sottrae alle responsabilità, una lettera già spedita rischia di fare della Regione l’unico imputato in caso di rifiuto. Il Sindaco Sodano potrà poi dire che se non riesce a dare soluzione ai problemi della città la colpa è dell’amministrazione regionale che non apre la borsa per la spesa e per gli investimenti.
Sul versante delle assemblee consiliari ad Agrigento abbiamo leader che agiscono scavalcando i propri partiti. Il vuoto lasciato dal declino dei partiti stessi fa solo danni. L’«intesa tecnica» sulle commissioni, sei votazioni identiche e quattordici voti dopo tre mesi di contatti secondo il consigliere Carta, fotografa quel vuoto: alleanze che rispondono non a un programma ma alla spartizione delle presidenze, e che gli esclusi, comprensibilmente, contestano.
C’è poi un’ironia istituzionale. La leale collaborazione, che la Corte costituzionale (sent. 251/2016) indica come principio guida tra Stato, Regioni ed enti locali, esige il coinvolgimento di questi ultimi nella forma dell’intesa. È ciò che Sodano chiede a Schifani, domandando un incontro prima dell’approvazione del disegno di legge, e che non pratica verso l’aula. Nulla di illegittimo: la richiesta è stata sottoscritta dall’intera Giunta. A essere in difetto è il metodo, come hanno sottolineato in aula i consiglieri comunali Giacalone e Vullo mentre i consiglieri comunali di Lega, Fratelli d’Italia e Democrazia cristiana non si sono espressi in questa circostanza sul metodo seguito dal Sindaco, che evidentemente non ha coinvolto a tempo debito, in questa occasione, neppure loro (almeno così sembrerebbe). Anche questo silenzio fa parte di ciò che sospettano molti in città circa una intesa tra la giunta e queste forze del centro-destra? ReportSicilia vigilerà.
Il consiglio, però, non può presentarsi come vittima.
L’articolo 42 del Tuel lo definisce organo di indirizzo e di controllo politico-amministrativo, non cassa di risonanza. L’osservazione di Giacalone, per cui il coinvolgimento doveva precedere la lettera, è giusta ma sterile se si ferma alla lamentela. Una maggioranza numerica che scioglie la Fondazione, boccia la Tari e poi si divide in guerra per le presidenze dimostra di saper dire no, non di saper dire a quali condizioni sì. Servirebbe un atto di indirizzo che subordini il sostegno a un piano assunzionale e a un cronoprogramma stradale. Altrimenti il rischio è protestare sul metodo e firmare nel merito.
Il problema è reale: 339 dipendenti, scesi da 800 secondo i dati del sindaco, sono un’emergenza. In discussione è la politica come metodo. O la collaborazione diventa regola, preventiva e uguale per tutti, o Agrigento resterà dentro ciò che Bauman temeva: un potere senza politica e una politica senza potere.
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Fonte: Report Sicilia
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