L’allarme del Procuratore De Lucia: “Ad Agrigento non ci sono più pentiti e si usano i Kalashnikov”. Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Sport.
Cosa sta succedendo

“Oggi la struttura di vertice non esiste, ma c’è una capacità di colloquiare con i mandamenti sul territorio ed è estremamente pericolosa. Il dialogo tra mandamenti è intenso e coinvolge non solo Palermo, ma anche il territorio di Agrigento. Cosa nostra dal punto di vista orizzontale continua a funzionare e lo fa in maniera estremamente organizzata per mettere a frutto i suoi affari secondo una strategia ben definita: pensano di tornare forti con i meccanismi tradizionali, cioè attraverso il loro esercito e quindi attraverso i denari che servono a finanziarlo e che provengono in primis dal traffico di stupefacenti”. Cos’ il Procuratore capo di Palermo Maurizio de Lucia in audizione davanti alla Commissione nazionale antimafia. “Quest’ultimo avviene in maniera non episodica ma organizzata, attraverso un dialogo che riguarda sia altre organizzazioni criminali come la ‘ndrangheta e la mafia libanese sia chi dall’altra parte dell’Atlantico organizza l’esportazione degli stupefacenti: Cosa nostra è stata leader di questi traffici dagli anni ’50 ai primi anni ’90, poi si è ‘distratta’ nell’attacco allo Stato rappresentato dalle stragi e questo ha fatto sì che sia subentrata la ‘Ndrangheta; tuttavia la domanda di stupefacenti in Italia è molto sostenuta e il mercato in Sicilia lo gestisce Cosa nostra, con un ‘brand’ riconosciuto dai grandi cartelli sudamericani che hanno grande facilità nel riprendere il dialogo con l’organizzazione mafiosa”, aggiunge.
“NON CI SONO PIÙ COLLABORATORI DI GIUSTIZIA”
“Ad Agrigento, da molto tempo, non registriamo collaboratori di giustizia. E quando mancano i collaboratori di giustizia manca la capacità di aggiornarsi sull’evoluzione dell’organizzazione mafiosa e vuol dire che la stessa organizzazione mafiosa sta serrando i ranghi e quindi l’evocazione a collaborare diminuisce”. E’ il monito del procuratore di Palermo Maurizio De Lucia, in audizione davanti alla Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno delle mafie e sulle altre associazioni criminali.
SINERGIA TRA COSA NOSTRA AGRIGENTINA E PALERMITANA
“Dal traffico degli stupefacenti, nel 2025 abbiamo portato a termine delle investigazioni condotte da diverse forze di polizia che ha consentito di accertare l’esistenza di più organizzazioni criminali dedite al traffico di sostanze stupefacenti e in particolare dalla Calabria e da Roma. Il dato di assoluta novità è la sinergia che abbiamo accertato tra Cosa Nostra Agrigentina e quella palermitana. Era dai tempi forse di Provenzano che non abbiamo verificato l’esistenza di questo legame sinergico tra le organizzazioni agrigentine e palermitane che ci sta portando quindi a ritenere nuovamente confermata e ribadita il carattere profondamente unitario di cosa Nostra”. Così il Procuratore aggiunto di Palermo Carlo Marzella in audizione davanti alla Commissione nazionale antimafia. “Anche ad Agrigento abbiamo accertato la disponibilità di ingenti somme di denaro In un solo procedimento siamo riusciti a individuare circa 500.000 euro utilizzati per acquisti di auto e orologi di russo”, dice.
CELLULARI IN CARCERE, IL CASO JAMES BURGIO
“Anche ad Agrigento abbiamo accertato la frequente disponibilità di smartphone e apparecchi cellulari da parte di detenuti che si trovavano in regime di alta sicurezza. Voglio citare due casi che sono sicuramente emblematici, ma non gli unici. Perché per esempio, a un soggetto che è imputato di associazione finalizzata al narcotraffico e molto legato al capo storico di Cosa Nostra Agrigentina, che si chiama James Burgio, abbiamo addirittura sequestrato ben sette volte cellulari. A lui in uso quattro volte presso la casa di reclusione Palermo Ucciardone tra il 2019 e il 2020 una volta presso la casa circondariale di Ragusa nel luglio del 2023 e infine due volte presso la casa di reclusione di Augusta”. E’ la denuncia del Procuratore aggiunto di Palermo Carlo Marzella audito dalla Commissione nazionale antimafia.
“AD AGRIGENTO USO ORDINARIO DI ARMI DA GUERRA E KALASHNIKOV”
“E’ piuttosto inquietante osservare come abbiamo tracce dell’uso di K47 e abbiamo rinvenuto anche ordigni esplosivi ad alto potenziale, come ci dicono i carabinieri che li hanno rinvenuti. Tutti provenienti dall’area del Salento, ma ragionevolmente di importazione dall’area balcanica, perché sono ancora prodotti della guerra nella ex Jugoslavia, della fine degli anni 90. I collaboratori di giustizia però ci dicono di interessi verso armamenti molto più sofisticati che si stanno cercando di reperire sui nuovi mercati, quali ovviamente il conflitto russo ucraino che genera armi di nuova tecnologia. Anche Ccosa Nostra è interessata e in particolare noi abbiamo segnale del tentativo di acquisto di droni lanciamine che sono strumenti estremamente sofisticati rispetto ai quali noi non siamo in questo momento preparati a difenderci”. E’ l’allarme lanciato dal Procuratore capo di Palermo, Maurizio de Lucia in audizione davanti alla Commissione nazionale antimafia. “Noi sappiamo qual è l’uso che queste organizzazioni vogliono fare, però un altro dei segnali della vitalità di Cosa Nostra sta nel tentativo di ricostruire un arsenale di particolare qualità, cioè non più armi ordinarie che, peraltro, noi reperiamo giornalmente nel territorio del distretto di Palermo, ma armi da guerra e materiale esplosivo di elevata qualità”, dice il magistrato. “Ecco tutto questo noi lo individuiamo tanto nel territorio del circondario di Palermo, quanto in altri territori, perché noi ci rendiamo conto naturalmente che quando spara un Kalashnikov a Palermo l’attenzione mediatica sale di molto e devo dire purtroppo anche il ricordo di episodi del passato che ritornano alla mente, ma in realtà noi abbiamo altre parti del territorio del nostro distretto, dove l’uso del Kalashnikov è ordinario potremmo dire e questo viene in particolare nel territorio di Agrigento. Ad Agrigento da quando io sono arrivato a Palermo, e ormai sono quattro anni, l’uso di armi da guerra in particolare del Kalashnikov è abituale per intimidire i commercianti, quindi noi repertiamo una grande quantità di di bossoli di questo tipo di armi”.
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Fonte: Grandangolo Agrigento
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