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Pasquale Di Lorenzo, “un giusto” che Agrigento torna a ricordare e citare come esempio

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Pasquale Di Lorenzo, “un giusto” che Agrigento torna a ricordare e citare come esempio. Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Cronaca.

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Il 13 ottobre 1992 due mafiosi lo uccisero senza pietà. Il 13 ottobre 2026 Agrigento, la Polizia penitenziaria e tutte le autorità civili e militari della provincia ricordano Pasquale Di Lorenzo, sovrintendente di Polizia Penitenziaria che prestava servizio nel carcere di Agrigento e, in assenza del comandante, svolgeva le funzioni di reggente. Un eroe della quotidianità, uno che che però indossava una divisa pesante, in un ambiente pesante, quando nel carcere di San Vito c’era vera gentaglia mafiosa, macchiatasi di omicidi e altri abomini.

Certo, c’erano pure i ladri di polli, ma quelli non ammazzavano nemmeno i polli. La mafia no, la mafia doveva togliere di mezzo un agente penitenziario in ogni carcere siciliano, ma si fermò a Di Lorenzo, visto che poco dopo lo Stato seppe rispondere. La figura di Di Lorenzo era stata ricordata per molti anni all’interno della casa circondariale di Petrusa, intitolatagli tra l’altro alcuni anni fa. Da qualche tempo però niente.

Quest’anno, grazie alla sinergica iniziativa della direttrice della struttura penitenziaria Anna Puci e al vescovo di Agrigento Alessandro Damiano si è deciso di dedicare una messa, un momento di preghiera e recupero della memoria, nella concattedrale di Villaseta. A presiedere la funzione, dinanzi al prefetto Caccamo, ai vertici delle forze dell’ordine, all’assessore comunale Miccichè e ad alcuni agenti della penitenziaria in pensione o fuori servizio, è stato proprio il vescovo Damiano, il quale ha parlato di Di Lorenzo come “tipica figura che nella storia si è soliti definire come giusto, uno dal quale trarre esempio nelle attività quotidiane”. E qui Damiano ha rivolto un pensiero alle troppe storie di corruzione che ammorbano i palazzi delle istituzioni, auspicando che l’esempio di Di Lorenzo, estremo, pagato con la vita, possa fungere da effetto emulativo verso il rispetto della legalità, per tutti coloro i quali hanno un ruolo istituzionale. 

Anni di piombo

Di Lorenzo era conosciuto come “persona dotata di forte carattere, non incline a compromessi e considerato dai detenuti un duro”, consapevole della delicatezza che il suo ruolo richiedeva in un istituto penitenziario con una forte presenza di detenuti per reati di mafia. Il 13 ottobre 1992 fu ucciso con quattro colpi d’arma da fuoco mentre si trovava in campagna, in contrada Durruelli di Porto Empedocle, dove possedeva un appezzamento di terra. Il collaboratore di giustizia Alfonso Falzone, autoaccusatosi del delitto, al processo celebrato nel 1999 presso la Corte d’Assise di Agrigento svelò il movente, fece i nomi dei mandanti e il nome del complice (Gerlandino Messina) che, insieme a lui, fu l’esecutore materiale del delitto. L’omicidio era maturato in un clima d’intimidazione e di ritorsione, Di Lorenzo fu identificato come obiettivo simbolo della vendetta mafiosa, che doveva prevedere l’uccisione di un poliziotto penitenziario per ogni carcere della Sicilia. Progetto che, fortunatamente, non fu attuato, perché le menti strategiche della mafia temettero che il piano avrebbe comportato un’attenzione troppo forte da parte delle forze dell’ordine. La vita del sovrintendente, però, era ormai tragicamente segnata. Oggi Agrigento lo ha ricordato, con una messa, col pensiero, con la gratitudine questi decenni trascorsi dall’uccisione non può essere spazzata via.

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Fonte: Report Sicilia

News Agrigento continua a seguire la vicenda e fornirà aggiornamenti in tempo reale.

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