Rifiuti Agrigento, dopo il sequestro cosa accade alla gara da 69 milioni? RisAm prima, Iseda-SEA-Traina subito dietro. Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Sport.
Cosa sta succedendo

Dopo l’inchiesta di Nocera Inferiore e l’amministrazione giudiziaria si apre il capitolo dell’appalto agrigentino. Il portale regionale riportava la “proposta di aggiudicazione”. La misura giudiziaria non determina automaticamente l’esclusione, ma la stazione appaltante dovrà verificare requisiti, poteri di rappresentanza e condizioni per arrivare alla stipula. Se RisAm uscisse dalla procedura, toccherebbe alla posizione successiva in graduatoria, previa verifica dei requisiti
AGRIGENTO – Nel precedente articolo Report Sicilia ha raccontato il fatto giudiziario: il sequestro disposto dal Gip di Nocera Inferiore nell’ambito dell’inchiesta che interessa società operanti anche nel settore dei servizi ambientali, il coinvolgimento del sistema societario Tekra-RisAm e l’affidamento della gestione dei beni e delle quote interessate dal provvedimento a un amministratore giudiziario.
Adesso bisogna aprire un secondo capitolo.
Ed è quello che riguarda direttamente Agrigento.
Perché RisAm S.r.l. non è una società qualsiasi rispetto alla città: è l’impresa risultata prima nella maxi gara per il nuovo servizio di spazzamento, raccolta e trasporto dei rifiuti urbani del capoluogo.
Una procedura da oltre 69 milioni di euro.
E proprio mentre quell’affidamento si avvicinava alla sua fase conclusiva è intervenuto un fatto nuovo: il provvedimento dell’autorità giudiziaria campana.
La domanda, dunque, diventa inevitabile:
cosa succede adesso alla gara di Agrigento?
RisAm prima, l’ATI agrigentina seconda
Ripartiamo dalla graduatoria.
RisAm ha ottenuto circa 90 punti, presentando un ribasso economico del 13 per cento, superando gli altri concorrenti. La commissione aveva già esaminato le giustificazioni relative all’offerta e la stampa locale, il 10 settembre, aveva parlato di assegnazione definitiva dell’appalto. Ragusa
Dietro RisAm si è classificato il raggruppamento composto da Iseda, SEA Servizi Ecologici Ambientali e Traina.
Tre imprese legate al territorio agrigentino e già protagoniste, con diverse configurazioni, della gestione del servizio negli anni precedenti.
Soltanto l’11 settembre Report Sicilia raccontava quello che appariva come un cambio epocale: dopo decenni di gestione riconducibile alle aziende locali, l’arrivo della nuova società. Report Sicilia.it
Oggi lo scenario merita necessariamente una nuova lettura.
Report Sicilia lo aveva scritto prima del sequestro: “cosa bolle in pentola?”
C’è anche una coincidenza temporale che non può passare inosservata.
Già il 25 settembre, prima di conoscere tutti i dettagli della vicenda giudiziaria campana, Report Sicilia aveva pubblicato un articolo dal titolo:
“Appalto rifiuti, cosa bolle in pentola? Indiscrezioni su una possibile esclusione di RisAm: se confermata, la partita potrebbe riaprirsi”.
Avevamo raccolto indiscrezioni secondo le quali sulla posizione della società prima classificata sarebbero stati in corso approfondimenti.
E avevamo evidenziato soprattutto un particolare: nonostante alcune cronache parlassero già di aggiudicazione definitiva, sulla piattaforma regionale la procedura risultava ancora alla fase della “Proposta di aggiudicazione”. Report Sicilia.it
Allora avevamo scritto con prudenza che non esisteva alcun provvedimento ufficiale di esclusione.
Lo ribadiamo oggi.
Ma nel frattempo è intervenuto il sequestro.
E quello che ieri era soltanto un interrogativo assume inevitabilmente un significato diverso.
Il sequestro cambia automaticamente il risultato della gara?
No.
Questo è il primo punto che deve essere chiarito per evitare conclusioni giuridicamente affrettate.
La sottoposizione di un’impresa a sequestro e la nomina di un amministratore giudiziario non producono, per il solo fatto di esistere, l’automatica esclusione da qualsiasi procedura di appalto pubblico.
La normativa contiene disposizioni specifiche proprio per le imprese sottoposte a determinate misure giudiziarie, anche allo scopo di consentire, nei casi previsti dalla legge, la prosecuzione dell’attività sotto controllo giudiziario.
Pertanto sarebbe sbagliato scrivere oggi:
“RisAm è stata sequestrata e quindi è automaticamente fuori dalla gara”.
Non lo sappiamo.
Per stabilirlo bisogna conoscere integralmente il provvedimento del Gip, il titolo giuridico della misura, il suo perimetro e le conseguenze che produce sull’organizzazione e sulla rappresentanza della società.
Ma la stazione appaltante adesso dovrà verificare
Il fatto che non esista un automatismo non significa affatto che nulla sia cambiato.
È esattamente il contrario.
Adesso la questione centrale diventa ciò che farà la stazione appaltante.
Dovrà essere verificato quali quote e quali beni siano effettivamente sottoposti a sequestro, quali poteri siano stati attribuiti all’amministratore giudiziario, chi possa rappresentare RisAm nei confronti della pubblica amministrazione e se permangano tutte le condizioni richieste dalla normativa per arrivare all’aggiudicazione e successivamente alla stipula del contratto.
C’è poi una questione ancora più delicata: occorre verificare se i fatti emersi successivamente alla presentazione dell’offerta abbiano una qualche incidenza sui requisiti richiesti dal Codice dei contratti.
Sono valutazioni che spettano alla stazione appaltante e non a un giornale.
Ma proprio perché parliamo di un contratto da decine di milioni di euro, devono essere fatte e devono risultare dagli atti.
Può l’amministratore giudiziario firmare il contratto da 69 milioni?
È probabilmente la domanda più interessante.
Anche qui non esiste una risposta semplicistica del tipo: “c’è l’amministratore giudiziario, quindi non si può firmare”.
L’amministratore giudiziario è chiamato proprio a gestire le attività comprese nel perimetro della misura, assicurandone, quando previsto, la continuità.
Ma bisognerà verificare quali siano esattamente i suoi poteri nel caso RisAm e se, per un’operazione delle dimensioni e della durata dell’appalto di Agrigento, siano necessari ulteriori passaggi o autorizzazioni dell’autorità giudiziaria.
Soprattutto bisognerà distinguere tra continuare contratti già esistenti e assumere gli obblighi derivanti da un nuovo contratto pubblico pluriennale da oltre 69 milioni di euro.
Ed è proprio su questo punto che gli atti assumono un’importanza decisiva.
C’è anche il precedente Siracusa
Quanto sta accadendo a Siracusa dimostra che il problema non è puramente teorico.
RisAm è subentrata a Tekra nell’esecuzione del servizio di igiene urbana siracusano dal 1° febbraio 2026, attraverso un contratto di affitto di ramo d’azienda stipulato il 22 dicembre 2025. SiracusaOggi.it
Secondo un approfondimento di SiracusaOggi, l’affitto del ramo d’azienda ha durata decennale, mentre una parte dei mezzi sarebbe rimasta di proprietà Tekra e sarebbe stata concessa a RisAm attraverso un distinto rapporto di noleggio. SiracusaOggi.it
Dopo le ultime vicende, a Siracusa sono già state avanzate richieste affinché il Comune verifichi le eventuali conseguenze sul servizio, sui lavoratori e sui rapporti tra Tekra e RisAm. Il Consiglio comunale dovrebbe affrontare la questione il 30 settembre. Siracusa News
Un comitato cittadino aveva inoltre chiesto verifiche sulla capacità economico-finanziaria di RisAm, sulla disponibilità dei mezzi e sul mantenimento dei requisiti relativi all’appalto. Siracusa Post
Agrigento, però, presenta una differenza fondamentale.
A Siracusa il servizio è già in corso. Ad Agrigento si tratta di arrivare alla piena conclusione di una nuova procedura e alla stipula del relativo contratto.
E se RisAm venisse esclusa?
È qui che entra in gioco la seconda classificata.
Se dalle verifiche dovesse emergere una causa che impedisca a RisAm di arrivare all’aggiudicazione o alla stipula, la stazione appaltante dovrebbe adottare gli atti conseguenti secondo il Codice dei contratti e le regole della procedura.
A quel punto assumerebbe rilievo la posizione immediatamente successiva nella graduatoria.
Ed è quella dell’ATI composta da:
Iseda – SEA – Traina.
Questo, però, va spiegato bene.
Non esiste un passaggio automatico del contratto dalla prima alla seconda classificata.
L’eventuale esclusione di RisAm aprirebbe il percorso verso lo scorrimento della graduatoria, ma anche nei confronti dell’operatore successivo dovrebbero essere effettuate le verifiche previste dalla legge.
Soltanto dopo quei controlli potrebbe arrivare un’eventuale aggiudicazione.
La sostanza, comunque, è evidente: se RisAm dovesse uscire dalla procedura, l’ATI Iseda-SEA-Traina sarebbe il raggruppamento immediatamente interessato dalla nuova fase della gara.
Una domanda alla SRR: avete acquisito gli atti?
A questo punto Report Sicilia ritiene che siano necessarie risposte precise.
La stazione appaltante è stata formalmente informata del provvedimento adottato dal Tribunale di Nocera Inferiore?
Ha acquisito il decreto di sequestro?
Ha verificato se la misura riguardi direttamente RisAm e in quale misura?
Ha accertato chi eserciti oggi i poteri societari necessari?
Ha chiesto chiarimenti all’amministratore giudiziario?
È stata verificata la permanenza dei requisiti richiesti per l’aggiudicazione?
E soprattutto: esistono oggi tutte le condizioni necessarie affinché RisAm possa sottoscrivere un nuovo contratto pubblico pluriennale di queste dimensioni?
Non sono domande accusatorie.
Sono le domande che nascono naturalmente quando, tra la proposta di aggiudicazione e la firma di un maxi contratto pubblico, interviene un provvedimento giudiziario di questa portata.
Da “nuovo corso” a gara nuovamente in bilico?
L’11 settembre avevamo raccontato quello che appariva come l’inizio di un nuovo corso.
RisAm al primo posto, le aziende agrigentine seconde e la prospettiva di un cambio nella gestione del servizio dopo decenni. Report Sicilia.it
Il 25 settembre abbiamo raccontato le prime indiscrezioni su possibili problemi nella procedura. Report Sicilia.it
Poi è arrivata la notizia del sequestro.
Secondo la stampa campana, il provvedimento avrebbe interessato anche quote societarie riferite a RisAm e la conduzione dei beni e delle quote sottoposti alla misura sarebbe stata affidata a un amministratore giudiziario. Salerno Online
Sono tre momenti che, messi uno accanto all’altro, rendono evidente perché oggi non sia più possibile raccontare l’appalto di Agrigento come una partita semplicemente chiusa.
Adesso parlino gli atti
Report Sicilia non anticipa l’esito delle verifiche.
Non afferma che RisAm debba essere esclusa e non afferma che il contratto debba essere assegnato automaticamente all’ATI seconda classificata.
Ma dopo quanto accaduto sarebbe altrettanto sbagliato comportarsi come se nulla fosse successo.
Parliamo del servizio pubblico probabilmente più importante e costoso della città e di un affidamento che supera i 69 milioni di euro.
La trasparenza, quindi, non è facoltativa.
Occorre sapere se la stazione appaltante abbia acquisito gli atti dell’autorità giudiziaria e quali verifiche siano state avviate prima di assumere qualsiasi determinazione definitiva.
Perché la vera domanda, adesso, non è più soltanto chi ha ottenuto il punteggio più alto nella gara.
È un’altra:
dopo il sequestro e la nomina dell’amministratore giudiziario, RisAm possiede ancora tutte le condizioni necessarie per arrivare alla definitiva aggiudicazione e sottoscrivere il maxi contratto dei rifiuti di Agrigento?
Se la risposta degli atti sarà sì, la procedura potrà seguire il percorso previsto dalla legge.
Se invece la risposta sarà no, la partita cambierà completamente.
E immediatamente dietro RisAm, pronta a diventare protagonista della nuova fase della procedura previa verifica di tutti i requisiti, c’è l’ATI agrigentina Iseda-SEA-Traina.
Questa volta saranno gli atti, e non le indiscrezioni, a stabilire chi gestirà i rifiuti di Agrigento per i prossimi anni.
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Fonte: Report Sicilia
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