Arsenale sbalorditivo per le cosche: il Pm svela la mafia di Villaseta e Porto Empedocle. Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Cronaca.
Cosa sta succedendo

La ricostruzione dell’attività criminale della mafia di Villaseta e Porto Empedocle fatta in udienza dai pubblici ministeri nell’ambito del processo che vede alla sbarra, tra gli altri, James Burgio, Pietro Capraro e Gaetano Licata è tranciante e gravida di preoccupazioni. I rappresentanti dell’accusa non usano mezzi termini: la mafia di Villaseta e Porto Empedocle oltre ad essere attualmente pericolosa ha a disposizione di uno spaventoso arsenale che non è stato ancora sequestrato. E spiegano al meglio le loro conclusioni: “Il richiamo al rispetto della basilare regola di Cosa nostra secondo cui il prestigio criminale dei sodali in posizione apicale va preservato e riconosciuto anche a seguito del loro stato detentivo, induceva Capraro e Licata ad assecondare la richiesta del Burgio raggiungendo un accordo che veniva così riassunto al Burgio dall’altro esponente di vertice del sodalizio, l’imputato Prestia Salvatore (cognato del capo della famiglia mafiosa di Porto Empedocle Messina Fabrizio):
– per le piazze di spaccio di Agrigento, Terrana avrebbe operato assieme a Trupia Alessandro (nipote di Licata Gaetano) utilizzando lo stupefacente dalla famiglia di Agrigento-Villaseta;
– su Porto Empedocle Terrana avrebbe invece utilizzato e smerciato lo stupefacente fornito dal gruppo guidato da Burgio e Prestia (“x altri parti noi”).
Che i due gruppi (quello facente capo e Burgio e Prestia e quello facente capo a Capraro e Licata) avessero deciso concordemente di operare in piena sinergia come un vero e proprio cartello emergeva in termini parimenti chiari da un’ulteriore vicenda che anche in questo caso vedeva l’intervento del Burgio nei confronti degli uomini d ‘onore villasetani in difesa di un pregiudicato, Alfano Bruno, a lui vicino.
Al buon esito della “negoziazione” – che il Burgio curava personalmente con i villasetani onde assicurare l’incolumità dell’Alfano – era infatti lo stesso Burgio a rivolgersi nei confronti dell’Alfano in termini oltremodo evocativi dell’appartenenza ad un unico contesto associativo: “cammina per come devi camminare e se capitano situazioni piglia parte a loro come se sono io … io sono loro loro sono io … e tu devi essere pure per loro ... non buttare questa ultima possibilità a moddu a l ‘acqua perke non perdoniamo chi sbaglia paga … se u caso c’è di ammare gente per loro stesso vai tranquillo che per te ci sono loro sono presenti semu tutti presenti … “.
Il sodalizio così venutosi a creare dalla sinergia dei gruppi criminali trovava ulteriori e parimenti emblematiche conferme nella ripetuta collaborazione all’esecuzione di atti intimidatori mediante predisposizione di uomini, armi e mezzi comuni funzionali al perseguimento dei comuni obiettivi associativi, primo tra tutti quello di accaparrarsi il totale controllo del traffico di sostanza stupefacente nei territori di Agrigento e Porto Empedocle.
La potenza criminale dello spregiudicato sodalizio così formato, oltre a trarre forza dall’appartenenza a Cosa nostra del Capraro e del Licata e dalla rivendicata autorizzazione del Burgio ad operare in nome e nell’ interesse del capo mafia MassiminoAntonio, trovava ulteriore vigore nell’accertata disponibilità di uno sbalorditivo arsenale, composto anche da armi da guerra, che veniva puntualmente utilizzato per la commissione delle plurime azioni ritorsive realizzate ai danni di debitori insolventi e/o di spacciatori concorrenti restii a sottomettersi e tutte dettagliatamente elencate in rubrica e ricostruite nelle informative in atti così come nelle pagine che seguono.
La realizzazione di siffatte azioni intimidatorie mediante l’uso di armi da guerra è avvenuta con continuità e sino al 18 giugno ultimo scorso, allorquando le acquisizioni investigative di cui si darà dettagliatamente conto nelle pagine che seguono, documentavano l’ennesimo attentato questa volta ai danni di un’ attività commerciale
sita in via Gramsci di Porto Empedocle.
Le immagini6 registrate in occasione dell’evento delittuoso rendono superfluo qualunque commento circa la brutale ferocia e la totale indifferenza per la salvaguardia dell’incolumità di alcuno.
L’eclatante episodio risulta oltremodo dimostrativo di come la spregiudicatezza del gruppo criminale abbia raggiunto un punto di non ritorno giacché l’attentato avveniva in una zona residenziale, ad alta densità abitativa e la raffica di colpi esplosi era tale che taluni di essi raggiungevano un condominio posto a ridosso dell’esercizio commerciale.
Peraltro, l’azione criminosa si è consumata in condizioni spazio temporali (zona residenziale e orario non notturno di una giornata estiva) del tutto compatibile con la numerosa presenza di persone all’ esterno delle loro abitazioni o anche solo affacciate alle finestre.
In pratica, soltanto per una mera fortunata coincidenza lo spregiudicato utilizzo di armi da guerra non ha cagionato una vera e propria strage, con il ferimento e la morte indiscriminata di ignari ed inermi cittadini, in balia di cotanta bieca efferatezza.
Anche in questo caso le immagini rassegnate dalla P.G. documentano in termini oggettivi la straordinaria protervia e pericolosità dell’azione delittuosa attuata, ancora una volta, con un’arma da guerra.
Allo stato sono in corso di accertamento le esatte ragioni che hanno condotto alla realizzazione di un atto di intimidazione così efferato, anche tenuto conto che sino ad oggi la persona offesa non ha fornito in denuncia (il cui verbale è agli atti) alcun elemento chiarificatore o comunque utile a tal fine ( “Tengo a precisare che non abbiamo avuto questioni con alcuno, che non abbiamo litigato con alcuna persona e negli ultimi giorni tra gli avventori del panificio non abbiamo visto nessuna persona particolare, tutto è andato avanti normalmente. Questa circostanza ci lascia sorpresi e scioccati “.
Del resto, va da sé che in ragione della straordinaria portata aggressiva dell’azione criminosa – evidentemente suscettibile di ingenerare un più che fondato e comprensibile timore di azioni ritorsive in caso di collaborazione con l’Autorità Giudiziaria – soltanto una volta tratti in arresto gli autori del reato, si procederà all’escussione delle vittime e di ulteriori soggetti che possano fornire ulteriori elementi di interesse.
Onde consentire di cogliere appieno l’ esatta dimensione dell’arsenale in argomento si ritiene necessario riportare l’ analisi al riguardo effettuata dai Carabinieri del RONI del Comando Provinciale di Agrigento sui contenuti della copia forense del cellulare sequestrato al detenuto Burgio il 17 dicembre 2024: Analizzando la cartella “Files & media” vengono individuate numerose immagini/video di rilievo investigativo raffiguranti armi comuni da sparo ma anche armi d ‘assalto come fucile AK-47 (kalanshicov) e mitraglietta Skorpion con relativo munizionamento.
Una simile acquisizione investigativa, peraltro, è l’ennesima conferma dell’incessante capacità di Cosa nostra agrigentina di mantenere una difficilmente eguagliabile disponibilità di armi anche da guerra, ove solo si consideri che già il 21 dicembre 2024, in occasione di attività di perquisizione effettuate a seguito del provvedimento di Fermo eseguito da questo Ufficio in data 17 dicembre 2024 (in atti e più volte richiamato) era
stato rinvenuto un ulteriore arsenale ( custodito da Mandracchia Alessandro, allo stato imputato nell’ambito del proc. nr 3183/2022 RGNR md 21) ed in particolare: due cartucce cal. 7,62, una pistola mitragliatrice MB mod. 1943, una pistola a tamburo marca Taurus, cal. 38 spc./357, con matricole castello e tamburo punzonate, un revolver Smith & Wesson cal. 38 spc. un Revolver privo di marca e matricola, una pistola mono-colpo ( cd. Penna-pistola) cal. 22, una granata mod. “M75”, con spoletta inserita e non ancora attivata; due caricatori vuoti per pistola mitragliatrice; un caricatore per pistola mitragliatrice completo di venti cartucce cal. 9×19 parabellum; un caricatore per pistola mitragliatrice da quaranta cartucce, con inseriti ventotto cartucce cal. 9×19 parabellum; diciannove cartucce cal. 22; sessantatré cartucce cal. 9×19 parabellum; trentasette cartucce cal. 38 special; due cartucce calibro 7,65; quaranta cartucce calibro 9×19.
La spregiudicatezza dell’associazione criminale in esame trovava poi ulteriore espressione nella preoccupante pretesa degli imputati di intimidire, mediante minaccia, un rappresentante della classe forense al fine di controllarne la strategia difensiva assicurandosi che questa non si rivelasse pregiudizievole per gli interessi dell’ intero gruppo criminale. Il legale, individuato dalla polizia giudiziaria nell’avvocato Carmelita Danile, veniva infatti ritenuta responsabile di avere “osato ” richiedere al proprio assistito (il citato) Alfano Bruno dei chiarimenti circa le ragioni della detenzione di un’arma in forza della quale egli era stato tratto in arresto dalla Procura della Repubblica presso ilTribunale di Agrigento. Sebbene una simile richiesta risultasse con evidenza volta ad acquisire nient’altro che informazioni utili alla predisposizione di una quanto più consapevole ed efficace strategia difensiva nell’ interesse dello stesso Alfano, quest’ultimo riferiva l’ accaduto al detenuto Burgio James il quale prontamente richiedeva l’intervento del sodale Capraro Pietro, capo della famiglia di Villaseta ed anch’egli difeso giustappunto dallo stesso avvocato Danile, che risulta essere tuttora il suo difensore.
La risposta del Capraro al Burgio non richiede ulteriori commenti: “comunque avvocato ora ci penso io. Cifazzo cusire bocca subito.Domani dico se può venire a trovarmi “.
Infine, a conferma dell’attualità e della pericolosità del sodalizio, si rileva che in sede di esecuzione del decreto di fermo emesso da questo Ufficio di Procura, in data 10 luglio 2025, nella disponibilità dell’imputato Lombardo Salvatore è stato rinvenuto un mitragliatore AK-47 (arma da guerra), nonché un impressionante quantitativo di munizioni di diverso calibro (anche da guerra) e polvere da sparo. Va da sé che l’accertata disponibilità di oltre 5 chilogrammi di polvere da sparo e di migliaia di proiettili riferibili, per il loro diverso calibro, ad una molteplicità di armi di diversa natura e specie, costituisce plastico riscontro dell’attuale esistenza di un arsenale tuttora fruibile dai complici allo stato non identificati per la commissione di ulteriori atti intimidatori e/o ritorsivi. Si segnala infatti che allo stato, nonostante le approfondite attività di perquisizione poste in essere dalla P.G. procedente, non sono state rinvenute le numerose armi documentate nel corso delle investigazioni e certamente in possesso del sodalizio, ad eccezione del predetto kalashnikov (come contestato al capo 32).
Tale dato rende palese la disponibilità da parte dell’associazione di una struttura logistica vasta, capace di rinnovarsi continuamente a fronte delle esigenze contingenti, in grado di avvalersi di molteplici luoghi (in corso di individuazione) ove occultare armi, droga e i proventi dell’ attività illecita.
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Fonte: Grandangolo Agrigento
News Agrigento continua a seguire la vicenda e fornirà aggiornamenti in tempo reale.

