Sicilia: 61,5 milioni per comunità energetiche, ma Agrigento resta esclusa. Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Politica.
Cosa sta succedendo

L’esito istruttorio dell’Azione 2.2.2 del PR FESR 2021-2027, pubblicato l’8 giugno 2026, racconta la distanza fra l’ambizione regionale e la realtà del territorio: un fondo per le comunità energetiche, due sole candidature valide, entrambe dell’area etnea. La provincia di Agrigento è del tutto assente.
C’era una volta un bando ambizioso. Anzi, c’è ancora, perché la sua coda burocratica si è chiusa soltanto in questi giorni e il risultato, ora che è nero su bianco, ha il sapore dell’occasione mancata. La Regione Siciliana aveva messo sul piatto quasi 61,5 milioni di euro per far nascere e crescere le Comunità Energetiche Rinnovabili (CER) insieme ai Comuni dell’Isola. Alla fine della prima istruttoria, le candidature giudicate ammissibili in tutta la Sicilia sono state due. Nessuna in provincia di Agrigento.
La promessa: 61,5 milioni e l’obiettivo di 150 comunità energetiche
L’intervento rientra nell’Azione 2.2.2 del Programma Regionale FESR Sicilia 2021-2027, dedicata a “favorire la nascita di comunità energetiche” nell’ambito della priorità “Una Sicilia più verde”. L’avviso pubblico — relativo alla cosiddetta componente non territorializzata dell’Azione — è stato approvato con il D.D.G. n. 564 del 28 febbraio 2025 e pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale della Regione Siciliana n. 13 del 14 marzo 2025, poi integrato (D.D.G. n. 998 del 24 aprile 2025) e prorogato nei termini (D.D.G. n. 1845 del 7 agosto 2025), con scadenza definitiva fissata alle 24 del 30 settembre 2025.
Il meccanismo era, sulla carta, generoso: un contributo a fondo perduto fino al 40% delle spese ammissibili, con un tetto di 420.000 euro per ciascuna comunità, destinato alla progettazione e realizzazione di impianti alimentati da fonti rinnovabili e alle relative opere di connessione, al servizio di CER già costituite e partecipate da almeno un Comune siciliano.
Le dichiarazioni di accompagnamento erano all’altezza delle cifre. Il presidente della Regione aveva parlato di un programma che pone la Sicilia all’avanguardia nazionale; l’assessore all’Energia aveva indicato un traguardo netto: arrivare a 150 comunità energetiche attive in Sicilia entro la fine del programma, partendo dalla constatazione che a fine 2024 in tutta Italia se ne contavano appena 46. L’idea di fondo è di quelle che funzionano nei convegni: meno bollette, più autoconsumo, decarbonizzazione dei servizi pubblici, contrasto alla povertà energetica, ritorni economici per i Comuni.
L’esito: due CER ammesse, entrambe ai piedi dell’Etna
Poi è arrivata l’istruttoria. L’8 giugno 2026 il Dipartimento regionale dell’Energia ha pubblicato sul portale EuroInfoSicilia il D.D.G. n. 499 del 24 marzo 2026, di “approvazione esiti istruttoria di ricevibilità/ammissibilità”: l’atto che stabilisce quali domande accedono alla fase di valutazione e quali no.
L’Allegato A — l’elenco delle operazioni ammesse alla valutazione — contiene due soli soggetti proponenti:
- l’Associazione Comunità Energetica Rinnovabile CER Etna ETS, con un contributo richiesto di 377.924 euro, esito “ricevibile/ammissibile”;
- l’Associazione Comunità Energetica Rinnovabile CER Stella Aragona, anch’essa con 377.924 euro e identico esito.
L’Allegato B, quello delle operazioni non ammesse, è vuoto: nessuna esclusione, semplicemente perché non c’era quasi nulla da escludere.
Fanno effetto le proporzioni. A fronte di un plafond di 61,5 milioni, il totale richiesto dalle due uniche istanze ammesse sfiora i 756 mila euro: poco più dell’1% delle risorse disponibili. Il decreto è firmato dall’architetto Rosaria Calagna, dirigente del Servizio 4 del Dipartimento, e dal dirigente generale Carmelo Frittitta.
La CER Stella Aragona ETS opera nell’area etnea, in provincia di Catania: coinvolge i cittadini di Belpasso, Camporotondo Etneo e Piano Tavola, è iscritta al Registro Unico del Terzo Settore con numero REA di Catania e, nei repertori nazionali delle comunità energetiche, è censita tra quelle catanesi. “Stella Aragona” è un toponimo del Belpassese, non il paese agrigentino. Anche la CER Etna ETS, com’è evidente già dal nome, gravita sullo stesso territorio.
Il risultato, per il nostro territorio, è inequivocabile: nessun Comune della provincia di Agrigento — capoluogo compreso — figura tra le operazioni ammesse alla fase di valutazione di questo bando. La parte non territorializzata dell’Azione 2.2.2, quella dei 61,5 milioni a fondo perduto, si è chiusa con la provincia di Agrigento che resta a guardare.
Perché è andata così
Le ragioni sono almeno due. La prima è strutturale e riguarda tutta la Sicilia: l’avviso premiava le comunità già costituite e con un Comune socio. Alla scadenza dell’autunno 2025 ce n’erano pochissime in grado di presentare un progetto pronto; il fondo, semplicemente, ha trovato il deserto. È la fotografia impietosa della distanza fra l’obiettivo dichiarato — 150 comunità — e un tessuto che, sul versante “Comune + CER costituita”, muoveva ancora i primi passi.
La seconda riguarda la provincia di Agrigento da vicino. Il capoluogo non è rimasto fermo sul fronte energetico — nella primavera 2025 ha aderito, per esempio, all’avviso ministeriale “CSE 2025” per l’efficientamento di edifici pubblici come lo Stadio Esseneto, la palestra “Ugo La Malfa” e la Biblioteca comunale — ma quello è un capitolo diverso: efficienza energetica del patrimonio pubblico, non una comunità energetica con i cittadini. Sul terreno specifico delle CER, la città non risulta aver costituito né aderito ad alcuna comunità in tempo utile per il bando regionale.
Eppure il modello, in provincia, ha cominciato a camminare: da aprile 2026 la CER Sicilia ETS, con il supporto di Enel, ha attivato una configurazione territoriale che interessa porzioni dei territori di Canicattì, Naro e Racalmuto. Segno che, quando l’organizzazione c’è, l’Agrigentino sa salire sul treno. Solo che ad Agrigento città il treno, per ora, è passato a vuoto.
Cosa resta da giocare
Il capitolo FESR non è l’unico tavolo. Resta aperto il canale PNRR-GSE, che però riserva il contributo a fondo perduto ai Comuni fino a 50.000 abitanti — soglia che Agrigento, con circa 55.000 residenti, supera, pur restando accessibile la tariffa incentivante del GSE sull’energia condivisa. E la normativa nazionale ha riaperto finestre con scadenze nel corso del 2026.
La domanda, allora, è politica prima che tecnica : i Comuni della provincia di Agrigento intendono dotarsi finalmente di una comunità energetica, costruendo la rete fra cittadini, parrocchie, scuole, imprese e patrimonio pubblico che gli altri territori stanno mettendo in piedi? Perché i 61,5 milioni di ieri sono il segnale di quanto si può perdere restando alla finestra — e di quanto, con un minimo di programmazione, si potrebbe ancora intercettare domani.
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Fonte: Report Sicilia
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