Bagnini per le spiagge libere di Agrigento: domanda all’ultimo minuto e attesa per la gara. Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Sport.
Cosa sta succedendo

Il 20 giugno 2026, con la stagione balneare ormai aperta e i primi ombrelloni già piantati da settimane, il Comune di Agrigento ha firmato la prenotazione di spesa per il servizio di vigilanza e salvataggio lungo il litorale. Un atto dovuto, su un servizio per giunta obbligatorio per legge dal 1998. Ma è la data, più che il contenuto, a raccontare la storia: perché quel servizio, alla fine di giugno, non solo non era partito, ma deve ancora andare in gara.
La misura regionale: 800 mila euro, regole chiare e una scadenza secca
La cornice è un contributo straordinario della Regione Siciliana per il 2026, autorizzato dal comma 18 dell’articolo 11 della legge regionale 5 gennaio 2026, n. 1. Le modalità operative non sono però arrivate con la legge di gennaio: sono state fissate dalla circolare assessoriale n. 4, prot. 5583, datata 1° aprile 2026, a firma dell’Assessorato delle Autonomie Locali e della Funzione Pubblica. È da quella data che i Comuni hanno avuto in mano criteri, modello di istanza e tempistiche.
Lo stanziamento complessivo, comunicato dal governo regionale ai primi di aprile, è di 800 mila euro per tutta la Sicilia, a copertura del 50% delle spese ammissibili — sostanzialmente gli oneri retributivi dei bagnini, fino a un massimo di 600 metri lineari di spiaggia per Comune. Le regole del servizio discendono dalla storica legge regionale 17 del 1998: presenza quotidiana dalle 9 alle 19, almeno due bagnini brevettati ogni 150 metri, per un periodo non inferiore a 60 e non superiore a 120 giorni, da collocare tra il 1° maggio e il 30 settembre.
Due elementi della circolare meritano di essere tenuti a mente, perché pesano su tutto il resto. Il primo: le istanze andavano trasmesse via PEC entro e non oltre il 15 maggio 2026, «a pena di esclusione». Il secondo, decisivo: il contributo viene assegnato in rigoroso ordine cronologico di arrivo della PEC, fino a esaurimento dello stanziamento, e ai Comuni che restano fuori non viene inviata alcuna comunicazione.
La cronologia agrigentina: tutto schiacciato sugli ultimi due giorni utili
Letta su questo sfondo, la sequenza degli atti agrigentini parla da sola. La Giunta comunale ha deliberato di chiedere il contributo con la delibera n. 67 del 14 maggio. L’istanza è partita verso Palermo con nota prot. 35403 del 15 maggio: l’ultimo giorno utile. La prenotazione della spesa — l’atto qui in esame, determinazione n. 1928 — è arrivata soltanto il 20 giugno, per un importo complessivo di 84.053,44 euro IVA compresa (83.000 sul capitolo 7108 e 1.053,44 sul 7113), a copertura di 60 giorni di servizio sul tratto che va da zona Caos a contrada Zingarello.
Va detto con precisione, perché è il punto su cui un’accusa frettolosa scivolerebbe: rispetto alla scadenza regionale Agrigento non è formalmente in ritardo. Ha presentato la domanda il 15 maggio, dentro il termine. Il problema è un altro, ed è doppio: da un lato il Comune si è mosso all’ultimo secondo su una misura nota e pubblica da metà aprile; dall’altro, e soprattutto, la vera lentezza è a valle dell’istanza.
Il “click day” giocato sul fotofinish
Qui sta il nodo che rende l’ultimo giorno non un dettaglio burocratico ma una scelta rischiosa. Poiché il contributo si assegna in ordine cronologico di arrivo della PEC e fino a quando i fondi durano, presentare la domanda il 15 maggio significa mettersi in fondo alla fila, nel momento in cui lo stanziamento da 800 mila euro potrebbe essere già stato in larga parte impegnato dai Comuni più solleciti. E poiché chi resta escluso non riceve avviso, il rischio è di scoprirlo tardi, o di non saperlo affatto fino alla mancata erogazione.
L’atto del 20 giugno impegna i capitoli del bilancio comunale, non certifica l’ammissione al contributo regionale: il rimborso del 50% resta, allo stato degli atti disponibili, condizionato e non confermato.
Altrove i bagnini erano già in agenda da settimane
Milazzo per esempio ha approvato in Giunta l’istituzione del proprio servizio il 24 aprile
Anche ammettendo che il contributo arrivi, resta lo scoglio più concreto. Tra la prenotazione di spesa e il primo bagnino effettivamente in postazione c’è di mezzo una gara d’appalto da bandire, aggiudicare e contrattualizzare, più i tempi materiali di avvio del servizio. Al 24 giugno quella gara, stando agli atti, deve ancora partire. Tradotto: l’effettivo presidio delle spiagge libere agrigentine rischia di slittare in piena estate, quando per legge la finestra utile va dal 1° maggio al 30 settembre e il servizio deve durare almeno 60 giorni consecutivi. Ogni settimana persa è una settimana di costa libera senza sorveglianza nel cuore della stagione — e, dettaglio non secondario, sono rimborsabili soltanto le spese relative ai periodi successivi alla presentazione della domanda.
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Fonte: Report Sicilia
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