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Comune respinge richiesta di riavvicinamento: manca trasparenza nelle motivazioni

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Un lavoratore del Comune di Agrigento invoca l’urgenza familiare per restare ad Agrigento ma  l’amministrazione sceglie di opporsi senza che però dall’atto emerga la ragione concreta del diniego.

Andiamo ai fatti: un agente di polizia locale chiede al giudice del lavoro di poter restare ad Agrigento per ricongiungersi al proprio nucleo familiare.

Il Comune, anziché accogliere la domanda, decide di costituirsi in giudizio per resistere.

È un braccio di ferro spiacevole, perché contrappone l’organizzazione di un ente alla vita privata di un suo lavoratore.

Ma è anche un caso che merita di essere letto con equilibrio: il Comune ha il pieno diritto di difendersi, e la richiesta del dipendente non è un automatismo.

Il problema, semmai, è un altro — e sta tutto in ciò che l’atto non dice.

L’agente ha chiesto, invocando un’«eccezionale urgenza» legata alla «necessità del riavvicinamento al proprio nucleo familiare», un decreto inaudita altera parte — cioè un provvedimento d’urgenza emesso senza prima sentire l’amministrazione — che ordini al Comune di disporre il rinnovo dell’assegnazione temporanea per un ulteriore biennio.

Il Comune ha risposto con una determinazione sindacale del 26 giugno 2026 (registrata al n. 70), proposta dal Settore I – Affari generali e legali, con cui autorizza la propria costituzione in giudizio ritenendo «infondate le domande spiegate».

L’ordinanza non cita la norma su cui si fonda la richiesta del dipendente.

Per la natura della domanda — un’assegnazione temporanea tra due amministrazioni motivata dal riavvicinamento familiare — l’istituto più plausibilmente in gioco è quello dell’art. 42-bis del d.lgs. 151/2001, pensato per consentire al genitore con figli fino a tre anni di età di avvicinarsi alla sede dove lavora l’altro genitore. È una ricostruzione, non un dato certo: l’atto pubblicato non specifica né la base normativa né le concrete condizioni familiari dell’agente. Costituirsi in giudizio è una scelta del tutto legittima. Nessun ente è tenuto a subire passivamente un ricorso, tanto più quando il dipendente chiede un provvedimento d’urgenza senza contraddittorio preventivo. E l’opposizione può essere fondata.

Ed è qui che il provvedimento mostra il fianco.

Così come pubblicato, è povero nella motivazione sostanziale: si limita a ritenere «infondate le domande» senza spiegare perché. Carenza di organico? Assenza del posto disponibile? Superamento del tetto dei tre anni? Mancato assenso da parte del Comune dove  il dipendente è di ruolo? Esigenze specifiche del comando di polizia locale? Nulla di tutto questo emerge dal testo.

Il Sindaco Michele Sodano è stato proclamato l’11 giugno 2026; la determinazione è del 26 giugno — circa due settimane dopo l’insediamento, in coincidenza con la prima seduta del nuovo consiglio. Il ricorso, però, era stato notificato il 5 giugno, sei giorni prima della proclamazione: la lite è ereditata, la scelta di resistere ricade sul nuovo mandato.

Nel programma Sodano la trasparenza è un punto fermo: c’è uno «sportello trasparenza amministrativa» per accedere agli atti e «comprendere le decisioni pubbliche, riducendo opacità e sfiducia», la «garanzia di tempi di accesso agli atti» e perfino un difensore civico pensato per «ridurre i contenziosi».

Il contrasto con un atto che dice che il Comune resiste ma non perché è netto.

Non sempre le scelte del Comune di Agrigento sinora sono stata presentate in tutta la loro trasparenza.

È stata promessa discontinuità e pertanto ci auguriamo che questa promsessa verrà mantenuta anche sul versante delle motivazioni che le determine, le ordinanze i vari atti  che leggiamo nell’albo pretorio devono evidenziare ed illustrare sempre e meglio.

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Fonte: Report Sicilia

News Agrigento continua a seguire la vicenda e fornirà aggiornamenti in tempo reale.

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