Primo voto all’ARS per Controcorrente: sorprendente accordo con la maggioranza. Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Sport.
Cosa sta succedendo

L’esordio ufficiale del gruppo Controcorrente si è tradotto in un evento che rimarrà impresso negli annali della storia parlamentare siciliana per ragioni diametralmente opposte alle intenzioni dei suoi fondatori.
Durante la prima votazione in assoluto affrontata come gruppo parlamentare costituito, l’intera compagine ha commesso un clamoroso autogol politico e procedurale: chiamati a esprimersi su un delicatissimo disegno di legge (il Ddl Stralcio III) riguardante i fondi per il contrasto al “caro-voli”, i quattro deputati di Controcorrente hanno espresso voto favorevole, allineandosi inaspettatamente alla maggioranza di governo e contravvenendo alla linea di astensione rigorosamente concordata dal resto dell’opposizione.
L’aspetto che ha trasformato un mero errore di calcolo in un vero e proprio psicodramma politico è stata la tempistica della reazione. Solo a votazione ormai conclusa e regolarmente registrata a verbale, con un ritardo di circa trenta minuti, l’onorevole La Vardera ha preso la parola per tentare una disperata retromarcia, definendo l’accaduto un “mero errore materiale” e dichiarando che la reale intenzione del gruppo fosse l’astensione.
Un proverbio antico recita che “chi ben comincia è alla metà dell’opera”; per chi inizia il proprio percorso parlamentare votando per errore a favore dell’avversario politico che ha giurato di contrastare, non esiste probabilmente alcuna saggezza popolare adeguata a descrivere il cortocircuito comunicativo generato.
L’incidente del voto disvela una profonda e allarmante discrepanza tra l’immagine esterna che Controcorrente desidera proiettare — quella di un movimento iper-competente, vigile, inflessibile e tecnologicamente avanzato — e la sua reale tenuta operativa e procedurale all’interno dell’Aula di Palazzo dei Normanni.
Il cortocircuito logico e politico di Controcorrente si è consumato su un terreno legislativo di altissima sensibilità sociale ed economica: l’approvazione del Ddl Stralcio 1030 (comunemente noto come Stralcio III), un testo normativo partorito dal travagliato iter della Terza Commissione Attività Produttive, presieduta dal deputato Gaspare Vitrano. Il fulcro dell’intero provvedimento — e motivo esclusivo per cui l’Aula era stata convocata d’urgenza — era costituito da un emendamento governativo finalizzato a garantire la proroga degli sconti sui biglietti aerei per i residenti in Sicilia. Questa misura rappresenta, di fatto, l’iniziativa bandiera dell’amministrazione Schifani nel contrasto al cosiddetto “caro-voli”, un tema che tocca profondamente la quotidianità di centinaia di migliaia di cittadini siciliani.
L’emendamento tecnico presentato in extremis dal governo regionale, infatti, non stanziava alcuna liquidità aggiuntiva, non immetteva “soldi freschi” per rifinanziare una misura palesemente strutturale e altamente dispendiosa. Al contrario, la norma si limitava a effettuare una complessa operazione di ingegneria contabile: lo split (la suddivisione e rimodulazione) dei capitoli di spesa del bilancio regionale già preesistenti.
Come candidamente ammesso nell’emiciclo dall’assessore regionale alle Infrastrutture e ai Trasporti, Alessandro Aricò, questa operazione di spacchettamento amministrativo serviva unicamente a garantire la copertura finanziaria temporanea per un lasso di tempo estremamente ristretto: ulteriori due mesi, consentendo di trascinare l’iniziativa fino a settembre 2026. Spostando in modo flessibile le risorse interne tra i vari capitoli — alcuni vincolati ai rimborsi diretti ai cittadini, altri destinati alla liquidazione delle spettanze per le compagnie aeree convenzionate (una spesa annua stimata in oltre 20 milioni di euro complessivi) — la giunta tentava di arginare l’emergenza immediata dell’esaurimento fondi in piena stagione estiva.
L’assessore Aricò non ha nascosto la realtà dei fatti: per concludere regolarmente l’anno di esercizio 2026 senza interrompere il servizio ai cittadini, sarebbero stati necessari ulteriori 7 milioni di euro. Questo deficit strutturale derivava da un mancato allineamento tra la richiesta originaria del dipartimento (che necessitava di circa 35 milioni di euro annui per coprire il reale fabbisogno generato dall’altissima adesione dei siciliani) e l’allocazione finale approvata in giunta, che si era fermata a 28 milioni, creando un buco programmatico evidente fin dall’inizio.
È in questo esatto contesto di fragilità contabile conclamata e di altissima pressione politica e mediatica che l’Aula di Sala d’Ercole è stata chiamata a esprimersi. Il Ddl Stralcio III rappresentava l’unico testo superstite di un pacchetto normativo ben più vasto e controverso. La maggioranza governativa, consapevole delle proprie crepe interne, aveva infatti dovuto stralciare e rinviare riforme divisibili (come le norme relative ai consiglieri supplenti, al terzo mandato dei sindaci o alle deroghe al divieto di assunzione nelle società partecipate), temendo di incorrere nei letali agguati dei “franchi tiratori” qualora l’opposizione avesse richiesto lo scrutinio segreto.
Rimaneva sul tavolo solo l’emendamento al caro-voli.
La Sottile Linea dell’Astensione Tattica
Di fronte a questo scenario, il blocco compatto delle opposizioni storiche — Partito Democratico, Movimento Cinque Stelle e Sud chiama Nord — ha optato dopo lunghe consultazioni per una strategia d’Aula ben precisa e calibrata: l’astensione.
Nel diritto e nella complessa prassi parlamentare, l’astensione collettiva su un provvedimento di chiara utilità sociale assume un significato politico e tattico inequivocabile, posizionandosi in uno spazio neutrale ma altamente espressivo.
L’opposizione era intrappolata in un paradosso.
Da un lato, non poteva permettersi il lusso di votare contro la proroga degli sconti sui voli; un’azione simile si sarebbe tradotta in un autentico suicidio politico e mediatico. Bloccare o rallentare l’erogazione dei fondi destinati ad alleviare il salasso economico per i residenti siciliani avrebbe fornito alla maggioranza di Schifani l’alibi e il pretesto perfetto per addossare l’eventuale fallimento della misura unicamente alle forze progressiste, accusandole di insensibilità verso i bisogni dell’isola.
Dall’altro lato, un voto apertamente favorevole avrebbe rappresentato una inaccettabile sanatoria politica e un avallo incondizionato alla gestione finanziaria caotica e raffazzonata del governo regionale.
Avrebbe significato avallare l’artificio contabile dello split dei capitoli di bilancio e ignorare il conclamato deficit di 7 milioni di euro che incombeva sull’ultimo trimestre dell’anno. L’astensione, disciplinata dai regolamenti come una mancata espressione di voto favorevole o contrario pur concorrendo alla formazione del quorum strutturale (la validità della seduta), si configurava dunque come il punto di caduta perfetto: una scelta non ostruzionistica nei confronti dei diritti dei cittadini siciliani, ma politicamente distante e critica verso le palesi inefficienze contabili dell’esecutivo Schifani.
Il Voto Favorevole e l’Autogol di Controcorrente
Al momento cruciale della chiama nominale elettronica, mentre il blocco del centrosinistra e dei cinquestelle premeva il tasto dell’astensione, i quattro deputati del neocostituito gruppo Controcorrente (La Vardera, Marano, Gilistro e De Leo) hanno premuto il pulsante verde, esprimendo collettivamente e simultaneamente un voto favorevole. Questo atto formale, immediatamente registrato dal sistema elettronico e iscritto a verbale ufficiale, li ha di fatto allineati, nel loro primo voto come gruppo, alla maggioranza di centrodestra.
Mesi prima, La Vardera aveva rivendicato la paternità dell’idea del fondo contro il caro-voli, sostenendo di aver depositato per primo un disegno di legge in materia e accusando il Presidente della Regione di aver “rubato” la sua iniziativa per rivenderla mediaticamente come un successo della maggioranza.
Votando a favore dell’artificio contabile governativo, Controcorrente non ha semplicemente rotto il fronte tattico dell’opposizione progressista, frammentandone la compattezza; ha validato, politicamente e proceduralmente, il modus operandi dell’esecutivo, abdicando in quel preciso istante alla funzione critica e di controllo che costituisce la ragion d’essere stessa di una forza di minoranza antisistema.
Il fatto che tutti e quattro i deputati abbiano commesso il medesimo, simultaneo “errore materiale” senza che nessuno sollevasse l’anomalia in tempo utile suggerisce un’impreparazione procedurale disarmante.
Il voto favorevole di Controcorrente non ha potuto essere cancellato né modificato: è rimasto scolpito in modo indelebile negli atti ufficiali della Regione, consegnando formalmente e storicamente al governo Schifani un inaspettato supporto da parte di chi aveva giurato di combatterlo. La smentita tardiva di La Vardera è rimasta a verbale unicamente come umiliante nota a margine, a futura memoria dell’incapacità operativa del gruppo.
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Fonte: Report Sicilia
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