Agrigento – Appalto Mosella, Triassi si difende davanti al gip: depositata una memoria per respingere tutte le accuse. Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Attualità.
Cosa sta succedendo
Proseguono gli interrogatori preventivi nell’ambito dell’inchiesta della Procura di Agrigento sull’appalto da 3,2 milioni di euro destinato ai lavori di riqualificazione della strada Mosella. Tra gli indagati c’è anche l’ingegnere Gaspare Triassi, che ha scelto di affidare la propria difesa a una memoria depositata davanti al giudice per le indagini preliminari Giuseppe Miceli.
Il funzionario comunale, per il quale i magistrati hanno richiesto la misura interdittiva del divieto temporaneo di esercitare la professione, respinge ogni contestazione e sostiene di non aver avuto alcun ruolo nel presunto sistema che, secondo l’accusa, avrebbe condizionato l’affidamento dell’appalto.
Triassi nega in particolare di essere stato a conoscenza della presunta gestione occulta della società Andiva. Secondo la Procura, infatti, dietro l’impresa avrebbero continuato a operare gli imprenditori Antonino Milioti e Dino Caramazza, mentre Giovanna “Vania” Palillo avrebbe ricoperto il ruolo di rappresentante solo formale. Una ricostruzione che la difesa definisce priva di fondamento nei confronti del funzionario.
Nella memoria vengono inoltre richiamate alcune intercettazioni che, secondo il legale, dimostrerebbero come Triassi avesse rapporti esclusivamente con Palillo, senza essere a conoscenza dei presunti interessi riconducibili agli altri indagati.
La difesa contesta anche l’accusa relativa all’aumento del computo metrico dei lavori, che secondo gli investigatori avrebbe comportato un aggravio di circa 400 mila euro a favore della società. Per l’ingegnere, infatti, tali attività non rientravano tra le competenze del responsabile unico del procedimento.
Nel corso delle perquisizioni effettuate dagli investigatori erano stati sequestrati 31 mila euro in contanti nell’abitazione di Triassi. Il professionista ha spiegato che si trattava di risparmi personali e della famiglia, circostanza ritenuta sufficiente dalla Procura per disporre la restituzione della somma.
Gli interrogatori davanti al gip Miceli proseguiranno anche nei prossimi giorni. Al termine della fase degli interrogatori, il giudice sarà chiamato a decidere sulle richieste di misure cautelari avanzate dalla Procura nei confronti di tutti gli indagati coinvolti nell’inchiesta.
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Fonte: Sicilia24h
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