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Agrigento – Caso Guardia Medica di Favara, la voce fuori dal coro di Miriam Indelicato

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Agrigento – Caso Guardia Medica di Favara, la voce fuori dal coro di Miriam Indelicato. Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Politica.

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Di fronte alle polemiche sulla chiusura parziale del presidio di Continuità Assistenziale a Favara, la dottoressa Miriam Indelicato ( attuale consigliere comunale) interviene con un post affidato ai social per fare chiarezza tecnica e deontologica, spogliandosi della veste politica. Indelicato analizza le criticità strutturali del servizio, distingue le reali emergenze dai disagi logistici e denuncia le condizioni insostenibili in cui operano i medici di oggi, tra burnout e carenza di sicurezza. Un’analisi approfondita che sposta il focus sulle responsabilità storiche dei tagli alla sanità indicando la strada inevitabile di una riorganizzazione territoriale.

Di seguito il post in versione integrale 

“Oggi sto leggendo comunicati di ogni tipo, scritti da chi non ha la benché minima idea di come funzioni il servizio territoriale di Continuità Assistenziale, quello che un tempo tutti chiamavamo “guardia medica”. Da medico in specializzazione, che lavora in questo servizio dal mese successivo alla laurea sento il dovere di fare chiarezza, parlando oggi unicamente da medico e non da consigliere comunale, con la forza di chi questo sistema lo vive ogni giorno sulla propria pelle.

La frase, commentata da molti cittadini, secondo cui la chiusura temporanea di una guardia medica equivale a “rischiare di morire” è non solo demagogica, ma tecnicamente del tutto inesatta. Il medico di continuità assistenziale non gestisce le emergenze tempo-dipendenti o i codici rossi salvavita; non ne ha i mezzi, gli strumenti diagnostici, né le competenze specifiche che spettano per legge e percorso formativo ai medici urgentisti e rianimatori. Se c’è un’emergenza reale si va in ospedale o si chiama il 118, e confondere questi due piani dimostra una profonda assenza di educazione sanitaria che purtroppo anche la politica locale troppo spesso cavalca per raccogliere consensi facili, anziché spiegare la realtà ai cittadini.

La verità è che i medici di guardia non sono dipendenti pubblici reperibili all’infinito, ma liberi professionisti convenzionati che garantiscono un monte ore prestabilito, solitamente di 24 ore settimanali. Se fino ad oggi un presidio come quello di Favara non ha mostrato falle, è stato solo grazie al senso del dovere dei singoli colleghi, titolari e non, che hanno accettato turni extra pur di tappare i buchi, sacrificando feste, affetti e riposo, spesso per riuscire a mantenersi dignitosamente durante gli anni di specializzazione. Oggi però si scoperchia un vaso di Pandora che l’introduzione del ruolo unico e le nuove disposizioni hanno soltanto anticipato. Questo passaggio richiede che tutto il sistema venga profondamente riassettato, costringendoci a essere coscienti che, molto probabilmente, diversi presidi verranno inevitabilmente accorpati per poter razionalizzare le forze e garantire un servizio reale, sicuro ed efficiente a tutte le comunità, sulla pelle dei medici tanto quanto su quella dei cittadini.

In ultimo, concedetemi uno sfogo: il burnout è una realtà concreta. Dopo soli tre anni passati a correre tra la specializzazione, i turni diurni e le notti in guardia, vi assicuro che il corpo fisicamente cede. A questo si aggiunge la paura concreta di molti medici di passare le notti da soli in presidi isolati e non protetti, esposti a continue aggressioni verbali e – come leggiamo sempre più spesso sui giornali – purtroppo anche fisiche. Molti colleghi oggi preferiscono legittimamente guadagnare meno pur di avere una qualità di vita dignitosa e sicura.

Invece di fare populismo e cercare colpevoli di comodo, dovremmo fare tutti indistintamente un esame di coscienza per i vent’anni di complice silenzio di fronte ai continui tagli alla sanità pubblica, eseguiti da qualsiasi schieramento politico, sia esso di destra o di sinistra. E se vogliamo realmente indignarci oggi, è giusto chiarire che il vero scandalo è sapere che in Pronto Soccorso a volte c’è solo un medico in turno, che i concorsi vanno deserti e che le borse per i medici d’urgenza rimangono vuote, perché nessuno è più attratto da un lavoro disumano dove si va in corsia a lottare e a subire violenza anziché a curare e chi ne paga le conseguenze come sempre sono i cittadini onesti che non meritano i continui disservizi che sono presenti nella sanità pubblica .

In conclusione, nessun allarmismo. Se in una situazione emergenziale un presidio resta chiuso una notte e si chiede all’utenza di fare pochi chilometri per raggiungere il comune vicino – sia esso Agrigento, Comitini o un altro – per un mal di schiena, un mal di gola, un mal d’orecchio o una prescrizione indifferibile (perché è proprio questo il corretto uso della Continuità Assistenziale), si sta parlando di un disagio logistico, non della violazione del diritto alla salute. Si lavori per superare questa complessa fase transitoria – cosa che si sta già facendo, dato che quasi tutti i turni saranno coperti da reperibili – e si accetti la necessità di riorganizzare i presidi sul territorio; ma si impari anche, a non vessare chi sta in prima linea, magari se l’ambiente tornerà a essere sereno e sicuro, più medici daranno la propria disponibilità e si potrà tornare a garantire stabilmente il presidio in ogni comune.”

L’articolo Caso Guardia Medica di Favara, la voce fuori dal coro di Miriam Indelicato proviene da Sicilia ON Press.

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Fonte: Sicilia On Press

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