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Agrigento – A Maddalusa i cani bevono tutti, le persone solo se “fragili”: il paradosso che umilia Maddalusa e la dignità umana

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Agrigento – A Maddalusa i cani bevono tutti, le persone solo se “fragili”: il paradosso che umilia Maddalusa e la dignità umana. Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Politica.

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Per mesi ci siamo sentiti ripetere che il problema era complicato, che c’erano vincoli, norme, competenze, carte, perimetrazioni, uffici e responsabilità che si rincorrevano senza mai arrivare a una soluzione. Nel frattempo, però, a Maddalusa quasi duemila persone hanno continuato a vivere senza la cosa più semplice e indispensabile: l’acqua.

Non stiamo parlando di un’opera pubblica da inaugurare. Non stiamo discutendo di una pista ciclabile, di una piazza o di un marciapiede.

Parliamo del diritto di bere, cucinare, lavarsi, vivere. Il vertice in Prefettura ha cambiato tutto.

L’assessore regionale Francesco Colianni, il prefetto di Agrigento e il capo della Protezione civile regionale Salvo Cocina hanno indicato con chiarezza la strada. Il Comune di Agrigento dovrà affrontare e risolvere questa emergenza. E la Regione ha già garantito supporto tecnico, logistico ed economico. Tradotto: non esistono più alibi.

Il sindaco Michele Sodano si trova davanti al primo vero banco di prova della sua amministrazione. Non può permettersi di sbagliare. Perché qui non si misura il consenso politico, ma la capacità di uno Stato di garantire un diritto essenziale ai propri cittadini. L’ipotesi di distribuire l’acqua soltanto alle famiglie con soggetti fragili lascia profondamente perplessi. E perchè no, anche profondamente indignati.

I bambini da zero a cinque anni, gli anziani e le persone allettate meritano certamente una tutela prioritaria. Nessuno lo mette in discussione. E gli altri?

Un padre di famiglia che lavora ogni giorno non ha forse bisogno di acqua? Una madre che deve cucinare e lavare i propri figli è forse meno degna? Un giovane, un pensionato, una coppia senza bambini devono forse convivere con la sete e con condizioni igieniche inaccettabili? L’acqua non può essere distribuita secondo una graduatoria della dignità umana. O si trova una soluzione per tutti oppure il problema resterà aperto, soprattutto in queste giornate di così grande caldo davvero asfissiante.

C’è poi un’altra questione che la politica continua a evitare: la gigantesca perimetrazione del Parco Archeologico della Valle dei Templi. Un tema che da anni viene indicato come uno dei principali ostacoli alla regolarizzazione di interi quartieri.

Se quella perimetrazione oggi impedisce perfino di garantire servizi essenziali ai cittadini, allora è doveroso aprire una riflessione seria, senza tabù e senza paura. Le leggi servono a tutelare il territorio, non a condannare migliaia di persone a vivere senza acqua. Una perimetrazione abnorme redatta tanti anni addietro; certo il Parco Archeologico della Valle dei Templi è un patrimonio da tutelare, ma la sua perimetrazione va ripensata. Un’estensione così vasta, che comprende quartieri come Maddalusa, Villaggio Peruzzo e Villaggio Mosè, continua a suscitare interrogativi sul rapporto tra tutela del patrimonio e sviluppo del territorio. Se questi vincoli finiscono per ostacolare servizi essenziali e la normale crescita della città, è legittimo chiedere una revisione dei confini. Proteggere la Valle dei Templi non può significare penalizzare intere comunità che con il Tempio della Concordia non hanno un collegamento diretto e nulla a che vedere. È il momento di aprire un confronto serio e coraggioso per trovare un equilibrio tra conservazione e diritti dei cittadini.

E poi c’è quell’immagine che ha fatto discutere.

In una struttura che ospita cani nella stessa zona l’acqua è arrivata. È giusto che gli animali vengano tutelati e abbiano tutto ciò di cui hanno bisogno. Ma è inevitabile che molti cittadini si chiedano come sia possibile garantire l’approvvigionamento idrico a una struttura e non riuscire a fare altrettanto per tutte le famiglie del quartiere. È una domanda che le istituzioni non possono ignorare.

Adesso il tempo delle riunioni è finito. Sono finite anche le giustificazioni. Pare che questa amministrazione si stia girando troppe volte sulle “colpe” delle precedenti amministrazioni e questo non funziona assolutamente. In campagna elettorale si erano professati come i nuovi Messia, pronti a chiudere con il passato e guardare avanti, vista la professionalità elevata di ogni singolo assessore con a capo il sindaco Michele Sodano. Purtroppo oggi stiamo assistendo alla solita litania: “Ah, le amministrazioni precedenti!!!” No, dispiace, ma così non va proprio. Del resto l’assessore Giuseppe Riccobene in una intervista aveva limpidamente dichiarato: “Prima le persone, poi tutto il resto…” Speriamo non abbia scambiato i cani con le persone…

E non vogliamo aggiungere altro (come ad esempio chi è il presidente dell’associazione che gestisce il canile) perchè poi gli invasati dicono che siamo cattivi.

Il Comune ha ricevuto un mandato preciso e ha ottenuto la disponibilità della Regione a collaborare. Tocca al sindaco dimostrare che Agrigento sa ancora essere una città capace di mettere al primo posto i diritti delle persone. Perché un sindaco si giudica soprattutto quando deve affrontare le emergenze vere.

E questa è una di quelle che non consentono errori. Se anche stavolta si dovesse fallire, non sarebbe una sconfitta politica. Sarebbe il fallimento delle istituzioni davanti al bisogno più elementare dell’essere umano.

E una città civile non può permetterselo.

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Fonte: Sicilia24h

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