Agrigento – Enel pronta al taglio di personale della centrale, a rischio sicurezza e occupazione. Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Politica.
Cosa sta succedendo

Preambolo: Se fosse per Enel la centrale Vigata di Porto Empedocle potrebbe chiudere questa mattina stessa. Ma siccome i soldi per bonificare l’area sono decisamente tanti e tale impegno finanziario non è alle viste dell’azienda energetica, ecco che la “via di mezzo” considerata più percorribile è quella del ridimensionamento dell’impianto, sia dal punto di vista infrastrutturale, che sotto quello dell’organico. Se sul fronte infrastrutturale lo smantellamento di una vasca e di una delle due ciminiere, in corso da alcune settimane, gli effetti saranno positivi dal punto di vista estetico e ambientale, diversa, molto diversa è la questione della sicurezza e della ricaduta occupazionale sul territorio. A Porto Empedocle, nello storico impianto della zona Cannelle lavorano 27 persone che Enel intende ridurre a 11. Coloro i quali non lavorerebbero più nella cittadina marinara sarebbero distaccati in altre sedi, come avvenne alcuni anni fa nello stabilimento dell’Italcementi, anticamera della chiusura definitiva del polo industriale di via Vincenzella. Questo è quanto è stato detto ieri pomeriggio nel corso di una, a tratti, surreale riunione tra azienda, sindacati ed Rsu, nel corso della quale sono emerse tutte le criticità che qualcuno vorrebbe tenere sotto la sabbia di Marinella. Oltre al taglio delle unità da 27 a 11, ci sarebbe una corposa ricaduta negativa sull’indotto, con riduzione del numero dei lavoratori da 25 a 20 unità. Ma cosa comporterebbe questa riduzione drastica di organico? L’esplosione – termine non usato a caso – di un allarme sicurezza, oltre che occupazionale. Una esplosione rispetto alla quale i sindacalisti presenti alla riunione di ieri hanno espresso totale opposizione e richieste di ulteriori approfondimenti per scongiurare tale scenario.
Aumento del carico di lavoro e rischio stress: La riduzione delle risorse attive rischia di determinare un incremento ingiustificato dei carichi di lavoro e dei ritmi operativi sulle risorse rimanenti. Ciò potrebbe influire negativamente sulla salute psicofisica dei lavoratori, incrementando il rischio da stress lavoro-correlato.
Gestione delle emergenze e presidio del sito: Sebbene la centrale sia uscita dai disposti del D.Lgs. 105/2015 e abbia dismesso l’unità PE1, restano attivi impianti complessi e rilevanti (es. unità turbogas PE3, impianti ITAR, Serbatoio K2 con residuo O.C. impompabile, DEMI e ausiliari). Una forza lavoro ridotta a sole 20 unità complessive potrebbe compromettere la fluidità e l’efficacia della composizione delle squadre di emergenza (principale h24 e ausiliaria), nonché i tempi di reazione in caso di anomalia.
Vigilanza sulle ditte appaltatrici: Un minor numero di lavoratori diretti riduce la capacità di supervisione, cooperazione e coordinamento quotidiano sulle imprese appaltatrici mediamente presenti nel sito (circa 18 dipendenti esterni continuativi), aumentando il rischio interferenziale. Si rischia il caos, l’anarchia che, quando si tratta di sicurezza su un sito a così alto rischio, è situazione assolutamente intollerabile.
In sostanza, in caso di soluzione di guasto o anomalia la faccenda si complicherebbe, per non parlare di incidente, ipotesi che – se si verificasse – potrebbe causare una reazione a catena terrificante, con effetti diretti a iniziare dalle abitazioni lungo la via Crispi, il centro storico, fino alla zona alta della città, dove esiste una sottostazione. Un disastro che al confronto, i detrattori del rigassificatore non immaginano nemmeno nelle loro ipotesi più catastrofiste. Dal punto di vista occupazionale la faccenda è scottante, anche se il posto di lavoro e lo stipendio dei lavoratori distaccati non è in discussione anzi, potrebbe sortire un leggero ritocco dello stipendio, per addolcire la pillola. Non tutti i lavoratori sono empedoclini, ce ne sono di Raffadali, Favara e altri comuni limitrofi, ai quali verrebbe chiesto di spostarsi per ultimare gli anni prima della pensione. La “supposta” rimarrebbe agli empedoclini, sottoforma di una centrale dimezzata nel corpo e nell’anima, con una minore copertura delle fasce orarie, dei rischi e della gestione di eventuali emergenze. Il caso dunque, sfiorato nei giorni scorsi dalla politica locale, non pò rimanere ancora nel limbo per altro tempo. Occorre aprire un tavolo di confronto – uno dei tanti tavoli istituzionali apparecchiati da queste parti – per garantire due cose: la sicurezza pubblica a Porto Empedocle e la certezza dei posti di lavoro per chi rimarrà a operare in una centrale diventata, anno dopo anno, quasi un peso, dopo anni di ruolo strategico nel panorama energetico nazionale.
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Fonte: Report Sicilia
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