Agrigento – AICA, addio alle gare aperte? A Montevago appalto con procedura negoziata: Solo quattro offerte e imprese agrigentine sempre più costrette a cercare lavoro fuori provincia. Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Politica.
Cosa sta succedendo

Le opere per la sorgente San Nicola aggiudicate alla ZAB Costruzioni di Favara per 347 mila euro. L’intervento serve il Comune amministrato dalla deputata regionale Margherita La Rocca Ruvolo. Intanto cresce il peso della politica dentro AICA e si restringe lo spazio per la libera concorrenza
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Le gare aperte sembrano essere progressivamente scomparse anche da AICA, mentre le imprese agrigentine, per trovare occasioni di lavoro e partecipare a procedure realmente accessibili, sono sempre più spesso costrette a guardare fuori provincia.
L’ultimo caso riguarda l’appalto per le opere di captazione della sorgente San Nicola e di adduzione al serbatoio comunale di contrada Luni, a servizio del Comune di Montevago.
L’importo posto a base di gara era pari a 532.115,54 euro, oltre a 5.996,87 euro per gli oneri della sicurezza. AICA ha però scelto una procedura negoziata, con il criterio del solo prezzo, alla quale risultano pervenute appena quattro offerte. L’appalto è stato aggiudicato alla ZAB Costruzioni S.r.l. di Favara per 347.098,89 euro oltre IVA.
La piattaforma telematica di AICA conferma che non si è trattato di una procedura aperta, accessibile indistintamente a tutte le imprese in possesso dei requisiti, ma di una procedura negoziata.
Un’impresa agrigentina si aggiudica l’appalto, ma il problema resta
Va chiarito subito che la ZAB Costruzioni è un’impresa con sede a Favara, attiva da anni nel settore delle costruzioni stradali e delle infrastrutture. Non è dunque l’identità dell’aggiudicatario a costituire il punto della questione.
Il problema è il sistema utilizzato.
Quando una stazione appaltante ricorre sistematicamente alle procedure negoziate, l’accesso alla gara dipende dalla preventiva selezione o dall’invito degli operatori economici. Le imprese che non vengono individuate o invitate, pur avendo esperienza, personale e requisiti, restano fuori prima ancora di poter presentare un’offerta.
Ecco perché non basta rilevare che, in questo caso, abbia vinto un’impresa agrigentina. La vera domanda è: quante altre aziende del territorio avrebbero potuto partecipare, ma non ne hanno avuto concretamente la possibilità?
Dove sono finite le procedure aperte?
AICA gestisce un servizio pubblico essenziale, sostenuto dalle tariffe pagate dai cittadini e da ingenti finanziamenti pubblici. Per questa ragione dovrebbe garantire il massimo livello possibile di trasparenza, concorrenza e partecipazione.
Eppure, scorrendo le procedure più recenti, sembra consolidarsi un modello fondato sulle gare negoziate, sugli inviti e su un numero limitato di concorrenti.
Una scelta che può essere consentita dalla normativa entro determinati importi e condizioni, ma che non deve diventare la regola politica e amministrativa dell’azienda.
La legge consente la procedura negoziata. Non obbliga, però, AICA a rinunciare alle procedure aperte quando una maggiore partecipazione può assicurare più concorrenza, trasparenza e opportunità per il tessuto imprenditoriale locale.
Il nodo, dunque, non è soltanto la legittimità formale degli atti. È l’opportunità di una gestione che sembra restringere sempre di più la platea dei possibili concorrenti.
Imprese agrigentine costrette a emigrare per lavorare
Il paradosso è evidente.
La provincia di Agrigento dispone di numerose aziende qualificate nel settore delle reti idriche, delle condotte, degli scavi e delle infrastrutture. Imprese che occupano lavoratori, pagano tasse e producono ricchezza sul territorio.
Eppure molte di queste, non trovando spazio nelle procedure bandite dagli enti locali e dalle società pubbliche della provincia, sono costrette a partecipare a gare a Palermo, Caltanissetta, Trapani, Ragusa o anche fuori dalla Sicilia.
Le aziende agrigentine devono quindi sostenere maggiori costi organizzativi e logistici per cercare altrove quei lavori che vengono realizzati a pochi chilometri dalle loro sedi.
Non si chiede alcun privilegio territoriale, che sarebbe illegittimo. Si chiede, al contrario, una competizione vera: bandi pubblici, procedure aperte e la possibilità per tutte le imprese qualificate di presentare un’offerta.
Montevago e il peso politico della sindaca-deputata
L’opera riguarda Montevago, Comune amministrato da Margherita La Rocca Ruvolo, che è contemporaneamente sindaca e deputata regionale.
Una doppia funzione istituzionale che le garantisce inevitabilmente un peso politico rilevante nei rapporti con la Regione, la Protezione Civile, l’ATI e la stessa AICA.
L’intervento sulla sorgente San Nicola era stato inserito tra quelli prioritari per il contrasto alla crisi idrica e punta a migliorare l’approvvigionamento del territorio. I lavori, secondo quanto reso pubblico, dovrebbero essere completati in circa cento giorni.
Nessuno contesta l’utilità dell’opera. Montevago ha diritto all’acqua esattamente come ogni altro Comune della provincia.
Ciò che deve essere chiarito è se tutti i territori ricevano la stessa attenzione e se, nelle decisioni di AICA, contino esclusivamente le priorità tecniche oppure anche la capacità politica degli amministratori di ottenere finanziamenti, accelerazioni e interventi.
Il peso della politica in AICA cresce sempre di più
AICA avrebbe dovuto rappresentare la società pubblica dei Comuni e dei cittadini. Sempre più spesso, però, appare come il luogo nel quale si incrociano equilibri politici, rapporti tra sindaci, rappresentanze regionali e decisioni che non sempre risultano facilmente comprensibili dall’esterno.
A Montevago si finanzia e si avvia un’opera importante. In altre zone della provincia intere comunità attendono da mesi interventi sulle reti, nuovi allacci, riparazioni e soluzioni contro la carenza d’acqua.
La differenza dipende soltanto dalla maturità dei progetti e dalle priorità tecniche oppure conta anche il peso politico di chi amministra il Comune interessato?
È una domanda legittima, alla quale AICA dovrebbe rispondere pubblicando un quadro completo degli interventi programmati, dei criteri di priorità, delle somme assegnate a ciascun Comune e delle procedure di gara utilizzate.
AICA pubblichi l’elenco delle imprese invitate
Per sgombrare il campo da qualsiasi dubbio, AICA dovrebbe rendere immediatamente conoscibili:
- il criterio con cui sono state selezionate le imprese invitate;
- il numero complessivo degli operatori presenti nell’elenco di riferimento;
- i nomi delle imprese invitate alla procedura;
- la rotazione applicata negli ultimi affidamenti;
- il numero delle procedure aperte e negoziate bandite negli ultimi anni;
- la distribuzione territoriale delle imprese invitate e aggiudicatarie.
La trasparenza non può fermarsi alla pubblicazione dell’esito finale. Deve consentire di comprendere come si è arrivati alla scelta dei concorrenti.
Perché un appalto può anche essere formalmente regolare, ma una società pubblica deve fare qualcosa in più: dimostrare che tutti gli operatori qualificati abbiano avuto una reale possibilità di concorrere.
Le imprese agrigentine non chiedono scorciatoie. Chiedono che le porte delle gare pubbliche non vengano chiuse prima ancora che possano presentare un’offerta.
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Fonte: Report Sicilia
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