Agrigento – Acqua nelle piscine e non nelle case, l’accusa di don Pontillo. Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Attualità.
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Qualche giorno fa don Giuseppe Pontillo, attualmente Direttore dell’Ufficio Beni Culturali Ecclesiastici e dell’Ufficio pastorale del turismo sul tema della sete a Maddalusa e non solo a Maddalusa ha detto la sua su Facebook. E lo ha detto correndo il suo pensiero con una foto tratta dai social, raffigurante una luccicante autobotte al bordo di una piscina in corso di riempimento. “Di fronte all’emergenza idrica, destinare l’acqua delle autobotti al riempimento delle piscine private (gebbie nobili) mentre case di prima residenza o residenza necessaria con bambini, anziani, ammalati allettati e persone con disabilità rimangono senza il minimo rifornimento essenziale rappresenta un’aperta ferita all’etica e alla morale cristiana. Dal punto di vista della dottrina sociale e dei valori evangelici, il bene comune e l’attenzione agli ultimi (i “piccoli”, i fragili, i soffrenti) costituiscono il criterio fondamentale su cui si misura la giustizia di una comunità. Sostituire il diritto primario alla vita, alla salute e alla dignità umana con il privilegio del superfluo è un atto di profonda insensibilità sociale”.
Continua don Pontillo: “Questa sproporzione contrasta direttamente con i principi stabiliti dalla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani e risoluzione delle, 64/292 approvata il 28 luglio 2010, che riconosce l’accesso all’acqua potabile sicura e ai servizi igienico-sanitari come un diritto umano fondamentale e inalienabile, indispensabile per il pieno godimento della vita e di tutti i diritti umani. Quando una risorsa vitale diventa un bene di lusso accessibile a pochi a scapito dei bisogni primari dei più vulnerabili, non ci troviamo solo di fronte a una gestione inefficiente, ma a una vera e propria crisi di responsabilità etica e civica. La priorità assoluta di qualsiasi comunità coesa deve rimanere la tutela della dignità della persona”. Non a Maddalusa però, dove da 4 mesi la gente viene tenuta a secco volutamente dallo Stato, per costringere i residenti di case “sospettate” di abusivismo a lasciarle. Chi ha la piscina però l’acqua ce l’ha. Nei giorni scorsi uno degli autobottisti ha pianto davanti i microfoni della stampa locale, dichiarandosi in grande difficoltà quando deve andare a rifornire un utente per riempirgli la piscina, mentre magari chi abita nei dintorni non ha acqua per lavarsi. Ma a giudicare dalla scarsa presenza di cittadini oggi davanti al municipio, va bene così e chiunque, può dedicarsi alle supercazzole sparate su gente spesso indifferente.
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Fonte: Report Sicilia
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