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Agrigento, Di Rosa incalza Sodano sui rifiuti: «Basta generalizzazioni, istituiamo gli ispettori ambientali»

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Agrigento, Di Rosa incalza Sodano sui rifiuti: «Basta generalizzazioni, istituiamo gli ispettori ambientali». Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Politica.

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L’ex candidato sindaco, che al primo turno ha raccolto 3.546 voti rappresentando circa il 12% dei votanti, interviene dopo le parole del primo cittadino su discariche e “sabotatori”. Sul tavolo una proposta concreta: ispettori ambientali volontari, verifica dei costi delle fototrappole e pubblicazione dei dati sulle sanzioni. E torna la polemica sul paragone con la comunità senegalese

AGRIGENTO – Quella di Giuseppe Di Rosa non è soltanto la replica alle ultime dichiarazioni del sindaco Michele Sodano sui rifiuti. È una nota politica articolata che mette insieme responsabilità dei cittadini, funzionamento del servizio, controlli, costi sostenuti dal Comune e una proposta operativa già avanzata durante la campagna elettorale: la costituzione di un gruppo di ispettori ambientali.

E c’è un dato politico dal quale partire. Di Rosa non interviene soltanto nella qualità di presidente del movimento civico “Mani Libere” o di cittadino che da anni denuncia criticità amministrative. Alle ultime elezioni comunali è stato candidato alla carica di sindaco e al primo turno ha ottenuto 3.546 voti, pari a circa il 12% dei votanti.

Un consenso che, pur non avendogli consentito di raggiungere il ballottaggio, rappresenta una fetta non trascurabile dell’elettorato agrigentino. Ed è anche da questa posizione che oggi Di Rosa chiede all’amministrazione Sodano di prendere in considerazione una proposta che faceva parte del suo programma elettorale.

Sodano: «Agrigento non è una discarica»

A innescare il nuovo confronto sono state le dichiarazioni del sindaco.

Sodano, affrontando contemporaneamente le emergenze legate ad acqua, energia elettrica e rifiuti, ha riconosciuto che nella giornata odierna si registrano ritardi nella raccolta in diversi punti della città, assicurando il recupero del servizio.

Ma il primo cittadino ha utilizzato parole particolarmente dure anche contro chi abbandona i rifiuti, parlando di «sabotatori» che si sentirebbero ancora liberi di distruggere la bellezza della città e di «concittadini irrispettosi».

Il messaggio è netto: «Agrigento non è una discarica».

Su questo Di Rosa non contesta affatto il sindaco. Anzi.

«Gli incivili esistono – scrive – e vanno individuati e sanzionati senza alcuna pietà amministrativa. Ma hanno un nome e un cognome. Troviamoli».

Il punto della sua contestazione è un altro: evitare che dalla sacrosanta condanna di chi abbandona illegalmente i rifiuti si passi alla generalizzazione delle responsabilità sull’intera cittadinanza agrigentina.

Di Rosa riapre il caso della comunità senegalese

Ed è qui che la vicenda si collega alla polemica dei giorni scorsi.

Di Rosa ricorda infatti le precedenti dichiarazioni dell’assessore all’Ambiente Giuseppe Riccobene, che aveva indicato la comunità senegalese quale esempio positivo sul fronte dell’integrazione e della corretta raccolta differenziata.

Nessuno, evidentemente, può contestare la scelta di valorizzare una comunità o dei cittadini che rispettano le regole.

Secondo Di Rosa, però, il modo in cui quel confronto era stato proposto aveva finito per produrre un effetto opposto: portare una comunità a modello e lasciare implicitamente sul banco degli imputati gli agrigentini, compresi quelli che abitano nelle zone invase dai rifiuti e che con quegli abbandoni potrebbero non avere nulla a che fare.

«Benissimo valorizzare chi rispetta le regole, senegalese, agrigentino o proveniente da qualsiasi parte del mondo», precisa Di Rosa. Ma quel paragone, sostiene, avrebbe finito per «mortificare tanti agrigentini che vivono nelle zone sommerse dai rifiuti».

Una distinzione importante: la civiltà non ha nazionalità e l’inciviltà neppure.

Poi è arrivata la determina: 11 discariche abusive accertate

Di Rosa lega la propria posizione anche a un elemento documentale.

Dopo il suo cosiddetto “video verità” è infatti arrivata la determinazione dirigenziale n. 2444 dell’11 agosto, richiamata nella nota stampa.

Secondo quanto riportato nel documento, a seguito delle segnalazioni ricevute sono state effettuate verifiche dalla Polizia Locale – Nucleo Ambientale e dal Direttore Operativo che hanno portato all’accertamento di 11 discariche abusive.

Le aree indicate sono via Alletto, via Barone, via Gioeni, via Belguardo, via Gallo/Giambertoni, via Neve – ex Salita Cognata –, Piano Sanzo, vicolo Bombace, via Maddalusa, piazzale Ugo La Malfa e via Universo.

E questo, secondo Di Rosa, modifica almeno in parte il quadro della discussione.

Perché una cosa è il singolo sacchetto abbandonato dall’incivile; altra cosa è arrivare alla formazione di discariche per le quali lo stesso Comune ritiene necessario un intervento straordinario.

La determina, ricorda Di Rosa, parla infatti della necessità di intervenire con urgenza anche per evitare il rischio di incendi, ripristinare le condizioni igienico-sanitarie e tutelare il decoro urbano.

Altri 6.191 euro per rimuovere i rifiuti

Per gli interventi straordinari sulle undici discariche viene indicata nella nota una spesa complessiva di 6.191,67 euro IVA compresa, con affidamento alla RTI ISEDA-SEA.

Ed è proprio su questo punto che il ragionamento di Di Rosa prova a superare la contrapposizione tra due tesi che, in realtà, possono essere entrambe vere.

Da una parte ci sono cittadini incivili che abbandonano rifiuti e che devono essere identificati e sanzionati.

Dall’altra esiste una macchina pubblica che deve controllare, prevenire, raccogliere e intervenire prima che un accumulo si trasformi in una discarica a cielo aperto.

«Esistono due problemi che vanno affrontati contemporaneamente – sostiene Di Rosa –: l’inciviltà di alcuni e l’organizzazione del servizio e dei controlli da parte di chi amministra».

La provocazione a Sodano: «Anche qualche incivile probabilmente avrà votato lei»

Nella nota non manca una provocazione politica.

Di Rosa si rivolge direttamente a Sodano ricordandogli che gli incivili sono comunque cittadini e che, statisticamente e politicamente, potrebbero trovarsi anche fra coloro che hanno sostenuto l’attuale sindaco alle urne.

«Probabilmente tra quegli “incivili” che lei giustamente condanna ci sarà persino qualcuno che alle ultime elezioni ha votato lei. E allora?», scrive.

Naturalmente non si tratta di sostenere che gli elettori del sindaco siano responsabili degli abbandoni, ma esattamente del contrario: il voto non può essere un criterio attraverso il quale dividere cittadini virtuosi e cittadini incivili.

Le regole devono valere per tutti.

Ed è lo stesso Di Rosa a chiarire il senso della provocazione: «Un sindaco non deve dividere la città tra chi lo ha votato e chi non lo ha fatto, né tra comunità da portare ad esempio e agrigentini ai quali attribuire genericamente le responsabilità».

«Sono aumentate le sanzioni? Pubblicate i numeri»

C’è poi un’altra questione concreta.

Sodano sostiene che l’amministrazione abbia incrementato i controlli e che sia aumentato significativamente il numero delle persone sanzionate.

Di Rosa non contesta l’affermazione, ma chiede che venga accompagnata dai numeri.

Quante sanzioni sono state elevate dall’insediamento dell’amministrazione? Quante riguardano abbandoni di rifiuti? Quanti trasgressori sono stati individuati attraverso le fototrappole e quanti attraverso controlli sul territorio? Quanti responsabili delle discariche sono stati identificati? E, soprattutto, quante delle somme contestate sono state effettivamente riscosse?

«Non è polemica. È trasparenza. Se il sistema funziona, sarò il primo a riconoscerlo», scrive Di Rosa.

Una richiesta sulla quale difficilmente si può dissentire: se i controlli stanno producendo risultati, renderli pubblici consentirebbe anche di dare maggiore forza al messaggio dell’amministrazione contro gli abbandoni.

Il cuore della proposta: gli ispettori ambientali

Ma il passaggio politicamente più interessante della nota riguarda ciò che Di Rosa propone di fare.

Sodano ha invitato i cittadini a essere vigili e a controllare ciò che accade nelle proprie zone.

Di Rosa prende il sindaco in parola:

se chiediamo ai cittadini di vigilare, perché non trasformare questa disponibilità in una struttura organizzata?

Da qui il rilancio di una proposta contenuta nel programma elettorale di Di Rosa: istituire ad Agrigento un gruppo di ispettori e guardie ambientali, adeguatamente formati, eventualmente organizzati attraverso un’associazione di volontariato di Protezione Civile e comunque nel rispetto delle competenze attribuite dalla normativa alla Polizia Locale.

Non nuove assunzioni e, nelle intenzioni del proponente, neppure un nuovo apparato burocratico.

L’idea è utilizzare volontari formati, riconoscendo esclusivamente i rimborsi consentiti, per garantire una presenza più capillare nei quartieri, osservare il territorio, segnalare tempestivamente gli abbandoni e collaborare con gli organi competenti.

Una sorta di presidio ambientale diffuso, naturalmente da costruire giuridicamente e amministrativamente con gli uffici comunali.

E quei circa 150 mila euro per le fototrappole?

C’è anche il tema economico.

Di Rosa chiede di verificare la spesa sostenuta negli ultimi anni per le fototrappole che, secondo i dati in suo possesso, ammonterebbe complessivamente a circa 150 mila euro.

Ma non chiede semplicemente di spegnere le telecamere e utilizzare quei soldi altrove.

La proposta è più articolata: verificare attraverso determine e fatture quanto è stato effettivamente speso, quanti apparecchi sono stati utilizzati, quante sanzioni hanno prodotto e quanto è stato riscosso. Soltanto dopo sarebbe possibile effettuare una valutazione seria sul rapporto tra costi e risultati.

La formula suggerita è quella dell’integrazione: tecnologia più presenza umana.

La fototrappola sorveglia un punto determinato; un presidio ambientale può invece muoversi sul territorio, intercettare nuovi fenomeni e segnalare rapidamente dove spostare anche gli strumenti tecnologici.

Di Rosa e quel 12% che non può essere considerato politicamente invisibile

C’è infine una questione politica che va oltre i rifiuti.

Giuseppe Di Rosa ha perso le elezioni e oggi non amministra la città. Questo è il dato democratico.

Ma allo stesso modo esiste un altro dato democratico: 3.546 agrigentini hanno scelto il suo nome al primo turno, circa il 12% dei votanti.

Quei voti non attribuiscono a Di Rosa alcun potere amministrativo, ma rappresentano comunque una parte della città.

Ed è proprio per questo che le proposte provenienti da chi oggi si trova fuori dall’amministrazione non dovrebbero essere giudicate sulla base della loro provenienza politica, ma sulla loro utilità.

Se il progetto degli ispettori ambientali è irrealizzabile, l’amministrazione spieghi perché.

Se presenta problemi normativi, venga corretto.

Se invece può funzionare, lo si realizzi.

Di Rosa, del resto, nella sua nota elimina preventivamente anche il problema della paternità politica della proposta:

«Prendete il progetto degli ispettori ambientali. Studiamolo con gli uffici, adeguiamolo alle norme e realizziamolo. Non voglio medaglie, targhe o riconoscimenti di paternità».

Tre responsabilità che non possono diventare tre alibi

La sintesi dell’intera nota probabilmente è racchiusa in tre frasi:

«Gli incivili devono pagare. Chi amministra deve controllare. Chi gestisce il servizio deve raccogliere».

Tre responsabilità differenti.

L’inciviltà del cittadino non può diventare l’alibi per un servizio inefficiente. Un eventuale disservizio non può giustificare chi getta un materasso per strada. E la difficoltà dei controlli non può trasformarsi nella rassegnazione davanti alla nascita continua di nuove discariche.

Sodano ha concluso il proprio intervento con «Passo dopo passo».

Di Rosa gli risponde indicando quello che, secondo lui, dovrebbe essere uno dei prossimi:

istituire gli ispettori ambientali.

La proposta è sul tavolo. E arriva da una forza civica che, pur essendo oggi all’opposizione e fuori dal Consiglio comunale, al primo turno ha rappresentato circa il 12% degli agrigentini recatisi alle urne.

Adesso la questione non è stabilire chi abbia avuto per primo l’idea.

La questione è molto più semplice: può essere utile ad Agrigento?

Se la risposta è sì, sarebbe difficile spiegare perché non provarci.

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Fonte: Report Sicilia

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