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Comune di Agrigento, 106 differenziali retributivi e i procedimenti che non sarebbero mai partiti: Trasparenza per tutti o per pochi?

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Comune di Agrigento, 106 differenziali retributivi e i procedimenti che non sarebbero mai partiti: Trasparenza per tutti o per pochi?. Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Politica.

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⏱️Tempo di lettura: 10 min

Le graduatorie sono pubbliche, ma adesso servono altre risposte. Tra il personale ci sarebbero dipendenti per i quali avrebbero dovuto essere valutati o avviati procedimenti disciplinari. Perché non sarebbe accaduto? E torna il caso Di Giovanni, il “Tano gnam gnam” delle intercettazioni. Al sindaco Sodano chiediamo di acquisire gli atti e, se necessario, portarli in Procura. Come dovrebbe fare anche per Villa del Sole.

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GRaduatorie+differenziale+retributivo+Area+Funzionari+ed+E.Q.+omissis

GRaduatoria+differenziale+retributivo+Area+Operatori+omissis

Le carte, quando vengono pubblicate, hanno il pregio di far nascere domande alle quali la politica e l’amministrazione non possono rispondere con un post sui social.

Questa volta parliamo delle graduatorie del Comune di Agrigento relative al differenziale retributivo per l’anno 2024, suddivise nelle diverse aree del personale.

Documenti ufficiali, nomi, punteggi e beneficiari.

Nell’area degli Istruttori la graduatoria arriva a 215 dipendenti e stabilisce che acquisiscono il differenziale retributivo i primi 64 classificati.

Per gli Operatori Esperti il beneficio spetta ai primi 18 classificati. Altri 18 sono previsti nell’area degli Operatori. Infine, nell’area dei Funzionari e dell’Elevata Qualificazione, acquisiscono il differenziale i primi 6 collocati in graduatoria.

Fanno 106 differenziali retributivi complessivamente.

Fin qui i documenti.

Ma è proprio da questi documenti che nasce una questione molto più delicata.

Tra quei dipendenti c’è chi avrebbe dovuto avere un procedimento disciplinare?

È questa la domanda che Report Sicilia pone pubblicamente.

Secondo informazioni in nostro possesso e che chiediamo all’Amministrazione di verificare attraverso gli atti, tra il personale comunale interessato dalle graduatorie vi sarebbero anche soggetti rispetto ai quali avrebbero dovuto essere valutati o avviati procedimenti disciplinari.

E invece?

Sarebbero ancora lì, dentro il sistema di valutazione, come se nulla fosse successo.

Attenzione: le graduatorie pubblicate non riportano informazioni sui procedimenti disciplinari e quindi, da sole, non consentono di affermare chi dovesse essere sottoposto a procedimento, se questo sia stato avviato o quale dovesse esserne l’esito.

Ed è precisamente per questo che chiediamo al Comune di rispondere.

Perché se esistono fatti che avrebbero dovuto determinare l’avvio di un procedimento, bisogna sapere se quel procedimento sia stato aperto, quando, da chi e con quale esito.

E se non è stato aperto, bisogna spiegare perché.

Questa è trasparenza?

Questo è rispetto delle norme?

La domanda più scomoda: perché nessuno avrebbe proceduto?

C’è poi una domanda ancora più delicata.

Perché?

Perché eventuali procedimenti che avrebbero dovuto essere avviati non sarebbero partiti?

Per semplice inerzia amministrativa?

Per dimenticanza?

Per una diversa valutazione giuridica dei fatti?

Oppure c’è dell’altro?

Noi non possiamo affermarlo senza avere gli atti e proprio per questo chiediamo che siano messi sul tavolo.

Ma una domanda, politicamente e giornalisticamente, possiamo porla:

non è che qualcuno ha paura che facendo parlare certe persone possa venire fuori il finimondo?

Non è che aprendo determinati fascicoli possano saltare fuori altri fatti, altre responsabilità, altri nomi e magari qualche “altarino” che è molto più conveniente lasciare coperto?

È una domanda.

E a una domanda così pesante si risponde in un solo modo: con i documenti.

E le valutazioni economiche?

C’è un ulteriore aspetto che merita chiarimento.

Il differenziale retributivo non è una medaglia simbolica. Ha una conseguenza economica.

Pertanto bisogna verificare se eventuali vicende disciplinari abbiano avuto, o avrebbero dovuto avere, effetti sulla posizione e sulla valutazione dei dipendenti interessati.

Non stiamo sostenendo che l’esistenza di una segnalazione determini automaticamente l’esclusione da una progressione economica. Sarebbe una conclusione che le sole graduatorie non consentono.

Stiamo chiedendo qualcosa di molto più semplice: sono state applicate tutte le regole previste e sono state applicate allo stesso modo per tutti?

Perché questa dovrebbe essere la vera trasparenza.

Non soltanto pubblicare la graduatoria finale, ma consentire di comprendere se il procedimento che ha portato a quella graduatoria sia stato immune da omissioni, disparità di trattamento o situazioni rimaste inspiegabilmente nel cassetto.

Poi c’è Di Giovanni, il “Tano gnam gnam” delle intercettazioni

Ed è qui che torna inevitabilmente alla memoria un’altra vicenda sulla quale da tempo chiediamo chiarezza: quella del dirigente Di Giovanni.

Facciamo immediatamente una precisazione perché su queste cose bisogna essere rigorosi.

L’espressione “Tano gnam gnam” non è stata inventata da Report Sicilia e non è un nomignolo attribuito dal nostro giornale al dirigente.

È, secondo quanto riportato nei verbali delle intercettazioni della vicenda giudiziaria alla quale facciamo riferimento, il modo con il quale chi avrebbe consegnato le presunte mazzette lo apostrofava, utilizzando quell’espressione per sbeffeggiarlo.

Ed è proprio la gravità del contesto dal quale emergerebbe quell’espressione a rendere ancora più necessaria una domanda.

Sul piano disciplinare interno al Comune che cosa è stato fatto?

È stato aperto un procedimento?

Se non è stato aperto, perché?

Chi avrebbe dovuto attivarlo?

Quali atti giudiziari sono stati acquisiti dal Comune?

Quali valutazioni sono state effettuate?

Qualcuno ha formalmente stabilito che non esistessero i presupposti per procedere?

E, in questo caso, dov’è l’atto?

Sono domande alle quali è possibile rispondere facilmente, se tutto è stato fatto secondo le regole.

Basta pubblicare gli atti.

Di Giovanni non compare nelle quattro graduatorie: diciamolo chiaramente

Per evitare qualsiasi equivoco va precisato che il nome Di Giovanni non compare nelle quattro graduatorie dei differenziali retributivi che abbiamo esaminato.

Il suo caso viene richiamato per un’altra ragione.

Perché il tema che poniamo è quello del funzionamento del sistema disciplinare interno del Comune di Agrigento.

Se esistono situazioni nelle quali un procedimento avrebbe dovuto essere quantomeno valutato e questo non sarebbe accaduto, allora il problema non riguarda più il singolo dipendente.

Riguarda l’Ente.

Riguarda chi doveva vigilare.

Riguarda chi doveva procedere.

E riguarda inevitabilmente anche chi oggi amministra Palazzo dei Giganti.

Sindaco Sodano, questa volta si informi

Sappiamo che probabilmente il sindaco Michele Sodano non sa neppure nel dettaglio di cosa stiamo scrivendo.

Ma questo non può diventare un alibi.

Anzi.

È proprio per questo che lo invitiamo pubblicamente a informarsi.

Sul caso Maddalusa il sindaco ha spiegato di avere consultato esperti e autorevoli interlocutori per comprendere cosa fosse giuridicamente possibile fare.

Benissimo.

Lo faccia anche adesso.

Interroghi i suoi uffici.

Interroghi chi gli fornisce informazioni.

Interroghi i suoi consulenti.

Se per Maddalusa sono stati necessari grandi luminari, li convochi nuovamente.

Faccia acquisire tutte le segnalazioni disciplinari degli ultimi anni e verifichi quali abbiano determinato l’apertura di un procedimento e quali invece siano rimaste ferme.

Faccia verificare perché.

Faccia controllare se eventuali procedimenti non avviati avrebbero potuto incidere sulle valutazioni del personale e, conseguentemente, sull’attribuzione di benefici economici.

E faccia la stessa cosa sul caso Di Giovanni.

Sindaco, prenda le carte e le porti in Procura

Se dalle verifiche dovessero emergere anomalie, omissioni o comportamenti che potrebbero avere rilevanza diversa da quella esclusivamente amministrativa, il sindaco faccia una cosa molto semplice:

prenda le carte e le porti in Procura.

Non deve condannare nessuno.

Non deve sostituirsi ai magistrati.

Non deve fare processi.

Deve semplicemente tutelare l’Ente che rappresenta.

Perché il Comune non appartiene al sindaco, ai dirigenti, ai dipendenti o ai partiti.

Appartiene agli agrigentini.

E quando c’è il dubbio che le regole possano non essere state applicate allo stesso modo per tutti, il primo cittadino dovrebbe essere il primo a pretendere chiarezza.

E già che c’è, faccia lo stesso con Villa del Sole

E visto che stiamo parlando di atti, controlli e responsabilità, torniamo ancora una volta su Villa del Sole.

Anche lì da tempo chiediamo che venga ricostruita integralmente la vicenda amministrativa.

Chi ha autorizzato cosa?

Quando?

Con quali pareri?

Con quali responsabilità?

Perché un’opera finanziata con fondi PNRR sarebbe stata avviata senza che, secondo quanto abbiamo più volte denunciato, fosse già presente il necessario nulla osta della Soprintendenza?

Anche lì la soluzione è semplice.

Sindaco Sodano, prenda il fascicolo di Villa del Sole e lo porti in Procura.

Se tutto è perfettamente regolare, meglio per tutti.

Ma saranno gli atti e gli organi competenti a stabilirlo.

106 differenziali e una questione che non può essere liquidata

Torniamo allora al punto di partenza.

Le carte dicono che acquisiscono il differenziale retributivo 64 Istruttori, 18 Operatori Esperti, 18 Operatori e 6 Funzionari/Elevate Qualificazioni: complessivamente 106 dipendenti.
Non contestiamo quei 106 nomi in quanto tali.

Chiediamo qualcosa di diverso e molto più importante.

Il percorso che ha portato a quelle valutazioni è stato completamente regolare?

Tra il personale interessato vi sono persone rispetto alle quali esistevano fatti che avrebbero dovuto comportare almeno l’avvio o la valutazione di un procedimento disciplinare?

Se sì, i procedimenti sono stati aperti?

Se non sono stati aperti, chi ha deciso di non farlo?

E perché?

Trasparenza significa rispondere, non nascondersi

Non vorremmo che alla fine il problema fosse proprio questo.

Che qualcuno preferisca non aprire determinate porte perché non sa cosa potrebbe trovarci dietro.

O, peggio ancora, perché lo sa perfettamente.

Noi non possiamo affermarlo.

Ma possiamo e dobbiamo chiederlo.

Perché quando si amministrano soldi pubblici, quando si attribuiscono benefici economici e quando si gestiscono procedimenti che riguardano dipendenti pubblici, non possono esistere figli e figliastri.

Le norme valgono per tutti.

O almeno dovrebbero.

Adesso il sindaco Michele Sodano ha un’occasione molto semplice per dimostrarlo: faccia acquisire gli atti, faccia verificare ogni posizione e renda pubbliche le risposte che possono essere rese pubbliche nel rispetto della legge.

E se dalle carte dovesse emergere qualcosa che va oltre la competenza amministrativa, non perda tempo.

Procura della Repubblica.

Per i procedimenti disciplinari.

Per il caso Di Giovanni.

E per Villa del Sole.

Poi vedremo se dietro quelle porte non c’era davvero nulla.

O se qualcuno aveva ottimi motivi per sperare che rimanessero chiuse.

E un’ultima cosa ai dipendenti che compaiono nelle graduatorie

Un ultimo pensiero vogliamo rivolgerlo direttamente ai signori e alle signore che compaiono nelle graduatorie pubblicate dal Comune.

Se non avete nulla da temere, non avete alcun motivo di sentirvi chiamati in causa.

Report Sicilia sta facendo informazione su atti pubblici, pubblicati dall’Amministrazione comunale, e sta ponendo domande sull’applicazione delle regole e sull’eventuale mancato avvio di procedimenti disciplinari. Non stiamo sostenendo che tutti coloro che compaiono nelle graduatorie abbiano commesso irregolarità. Sarebbe assurdo e, soprattutto, non è ciò che emerge dai documenti.

Ma c’è un principio sul quale non intendiamo arretrare di un millimetro: un atto pubblico può essere letto, analizzato, commentato e sottoposto all’attenzione dei cittadini e degli organi competenti.

Perciò evitiamo la solita litania contro il giornale, contro chi scrive o contro chi “osa” pubblicare nomi che sono già contenuti negli atti ufficiali dell’Ente.

Se la propria posizione è perfettamente regolare, la trasparenza dovrebbe essere una garanzia, non un fastidio.

Se invece dà fastidio che i cittadini leggano ciò che il Comune stesso ha reso pubblico, se dà fastidio che un giornale incroci gli atti e faccia domande, allora è inevitabile chiedersi perché tanta insofferenza verso la trasparenza.

Chi non ha nulla da nascondere non dovrebbe temere una domanda.

Dovrebbe semmai pretendere insieme a noi che venga fatta piena chiarezza, proprio per distinguere chi ha sempre rispettato le regole da chi, eventualmente, non lo ha fatto.

Perché la trasparenza non danneggia le persone corrette: le tutela.

E se qualcuno considera pericoloso persino che la gente legga ciò che è già pubblico, allora la domanda sorge spontanea:

che cosa teme possa venire fuori?

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Fonte: Report Sicilia

News Agrigento continua a seguire la vicenda e fornirà aggiornamenti in tempo reale.

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