Agrigento – Non abbiamo paura: Dalle campagne social ai messaggi, adesso consegniamo tutto ai legali e valuteremo l’inoltro a Prefettura, Questura e Procura. Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Politica.
Cosa sta succedendo

Editoriale di Giuseppe Di Rosa
C’è un momento nel quale bisogna smettere di considerare ogni episodio come un fatto isolato e cominciare a mettere tutto in fila. Per Report Sicilia e per il sottoscritto quel momento è arrivato.
Prima gli attacchi pubblici.
Poi le campagne social.
Poi gli insulti e i tentativi di delegittimazione.
Poi le reazioni quando Report Sicilia ha cominciato a chiedere atti, determine, graduatorie, ordini di servizio e spiegazioni su ciò che accade dentro il Comune di Agrigento.
Poi persino qualcuno che, già prima delle elezioni, mi avrebbe detto chiaramente che avrebbe fatto di tutto – lui in testa – perché io non riuscissi a ottenere l’iscrizione all’Albo dei giornalisti.
E adesso siamo arrivati ai messaggi privati.
Una dipendente comunale, dopo un nostro articolo, mi scrive:
«Ricordati che IO non ho nulla da temere ma sei tu e il tuo giornale che rischi di brutto».
Io non stabilirò pubblicamente se queste parole costituiscano una minaccia.
Non spetta a me.
Non attribuirò intenzioni che non posso dimostrare.
Ma una cosa è certa:
non faremo finta di nulla.
Conserveremo tutto.
Metteremo in fila gli episodi.
Consegneremo la documentazione ai nostri legali.
E dopo la loro valutazione decideremo quali iniziative assumere, compresa l’eventuale trasmissione dell’intero quadro alla Prefettura, alla Questura e alla Procura della Repubblica di Agrigento, affinché ciascuna autorità, per le proprie competenze, possa valutare quanto sta accadendo.
Una cosa, però, deve essere chiara fin dall’inizio.
Non abbiamo paura.
Questa storia non nasce oggi
Chi segue Report Sicilia sa che questa storia viene da lontano.
Un passaggio importante risale al 25 febbraio 2026, durante la presentazione della candidatura a sindaco di Michele Sodano.
Il nostro giornalista Elio Di Bella pose una domanda politica.
Una domanda.
Ismaele La Vardera reagì pubblicamente chiedendo se quella domanda fosse stata «commissionata da un candidato sindaco», collegandola alla mia posizione di editore e candidato e mettendo così pubblicamente in discussione l’autonomia professionale del nostro giornalista.
Da quel momento qualcosa è cambiato.
E lo abbiamo raccontato negli articoli pubblicati successivamente.
La cosa paradossale è che Report Sicilia aveva raccontato anche le battaglie di La Vardera.
Quando ritenevamo che facesse qualcosa di utile, lo scrivevamo.
Quando sollevava questioni che consideravamo di interesse pubblico, gli davamo spazio.
Poi è arrivata una domanda scomoda.
E progressivamente il problema non sembrava essere più ciò che Report Sicilia pubblicava.
Il problema diventava Report Sicilia.
E soprattutto Giuseppe Di Rosa.
Quando non si riesce a contestare l’atto, si attacca chi lo pubblica
Da allora abbiamo visto ripetersi uno schema che ormai conosciamo bene.
Report Sicilia pubblica una determina?
Si parla di Giuseppe Di Rosa.
Pubblichiamo un disservizio?
Si parla delle elezioni.
Pubblichiamo una graduatoria?
Si tira fuori la mia storia politica.
Chiediamo un ordine di servizio?
Si attacca chi ha fatto la domanda.
Il documento passa in secondo piano.
Non si contesta più ciò che è scritto nell’atto. Si tenta di delegittimare chi lo ha pubblicato.
È un sistema semplice.
Se riesci a trasformare il giornalista nel problema, forse puoi evitare di rispondere alla domanda.
Ma c’è qualcosa che questo sistema non riesce a cancellare.
Gli atti.
Una determina rimane una determina.
Una graduatoria rimane una graduatoria.
Una fotografia rimane una fotografia.
Un ordine di servizio, se esiste, può essere mostrato.
E un messaggio scritto rimane scritto.
Noi abbiamo cominciato a guardare dentro il Palazzo
Negli ultimi mesi Report Sicilia ha intensificato l’attenzione sugli atti del Comune.
Determine.
Delibere.
Graduatorie.
Affidamenti.
Incarichi.
Procedure.
Spese.
Utilizzo del personale.
Ordini di servizio.
Non perché abbiamo qualcosa contro i dipendenti comunali.
È esattamente il contrario.
La stragrande maggioranza dei dipendenti del Comune svolge il proprio lavoro e non ha nulla a che vedere con le vicende sulle quali poniamo domande.
Proprio per rispetto di queste persone, però, se emergono anomalie, privilegi, omissioni o situazioni che meritano un approfondimento, devono essere verificate.
Qualcuno potrebbe cominciare a sentire il nostro fiato sul collo.
Ma chi lavora correttamente non dovrebbe avere nulla da temere.
Le eventuali “porcherie” che possono annidarsi dentro un Palazzo pubblico non le stabiliremo sulla base delle chiacchiere.
Le cercheremo negli atti.
E se troveremo fatti documentabili li pubblicheremo.
Il caso dell’agente della Polizia Locale
Uno degli episodi sui quali abbiamo posto domande riguarda un appartenente alla Polizia Locale utilizzato come autista del sindaco.
Abbiamo chiesto di conoscere in forza di quale disposizione o ordine di servizio svolgesse quelle funzioni.
E abbiamo posto un’altra questione: l’utilizzo dell’autovettura del Corpo mentre l’agente risultava in abiti civili.
Due aspetti.
Due domande.
Esiste l’ordine di servizio?
Esiste la disposizione che disciplina quell’utilizzo?
Se esistono, pubblicateli.
La discussione finisce lì.
Non serve attaccare Report Sicilia.
Non serve attaccare Giuseppe Di Rosa.
Non servono messaggi.
Serve un documento.
Anche quanto ricevuto e accaduto attorno a questa vicenda sarà sottoposto ai nostri legali affinché possa essere valutato nel suo contesto.
Poi arrivano i 106 differenziali retributivi
Arriviamo all’ultimo articolo.
Report Sicilia pubblica le graduatorie relative ai 106 differenziali retributivi del Comune di Agrigento.
Cosa abbiamo fatto?
Nulla di straordinario.
Abbiamo pubblicato delle graduatorie e abbiamo fatto delle domande.
Non le abbiamo compilate noi.
Non abbiamo scelto i beneficiari.
Non abbiamo scritto che i 106 dipendenti non avessero diritto al riconoscimento.
Non abbiamo dichiarato illegittima la procedura.
Non abbiamo emesso sentenze.
Abbiamo pubblicato documenti e posto domande.
E l’attuale Amministrazione non c’entra con quelle graduatorie
Questo è il punto che rende ancora più incomprensibili determinate reazioni.
L’attuale Amministrazione comunale non ha nulla a che vedere con la formazione di quelle graduatorie.
Non abbiamo attribuito al sindaco Sodano o alla sua Giunta responsabilità per la loro predisposizione.
Abbiamo chiesto una cosa completamente diversa.
Proprio perché l’Amministrazione attuale non le ha predisposte, le abbiamo chiesto di approfondire alcuni passaggi.
Chiedere agli uffici.
Controllare gli atti.
Verificare se determinate situazioni siano state correttamente considerate.
Accertare se eventuali procedimenti disciplinari che avrebbero dovuto essere avviati siano stati effettivamente avviati e se possano avere avuto rilevanza sulle procedure, nel rispetto naturalmente delle norme e della riservatezza.
Non abbiamo chiesto condanne.
Abbiamo chiesto controlli.
Ed è proprio qui che cade l’asino.
Se è tutto regolare, un controllo dovrebbe tranquillizzare tutti
Se tutte le posizioni sono perfettamente regolari, perché dovrebbe preoccupare un approfondimento?
Una verifica dovrebbe rappresentare una garanzia innanzitutto per chi ha ottenuto legittimamente il differenziale.
Servirebbe a eliminare ogni dubbio.
A tutelare i beneficiari.
A dare risposte a chi ritiene di essere stato penalizzato.
E consentirebbe all’attuale Amministrazione, che non ha predisposto quelle graduatorie, di fare chiarezza su quanto avvenuto.
Perché allora tanto nervosismo?
E intanto qualcosa si starebbe già muovendo
Nelle ore successive alla pubblicazione del nostro articolo siamo venuti a conoscenza di un elemento che rende quelle domande ancora più attuali.
Secondo informazioni giunte alla nostra redazione, singoli dipendenti comunali e ambienti sindacali si starebbero muovendo per verificare alcune posizioni e valutare eventuali contestazioni o impugnazioni.
Aspetteremo gli atti.
Non trasformeremo informazioni in sentenze.
Ma se queste iniziative dovessero concretizzarsi, significherebbe almeno una cosa:
non eravamo soltanto noi a ritenere che alcuni passaggi meritassero un approfondimento.
Forse, ancora una volta, ci avevamo visto giusto nel fare determinate domande.
Non significa che qualcuno abbia commesso un illecito.
Non significa che le graduatorie siano illegittime.
Significa semplicemente che era giusto accendere un riflettore.
Ed è dopo quell’articolo che arriva il messaggio
Dopo la pubblicazione dell’articolo ricevo alcuni messaggi WhatsApp da una dipendente del Comune.
Non ne pubblichiamo, almeno per il momento, l’identità.
Nella conversazione vengono espresse considerazioni personali e politiche nei miei confronti.
Tra queste:
«La politica ha inaridito il tuo animo».
E ancora:
«dimenticando cosa significa essere uomo».
Opinioni.
Pesanti, ma opinioni.
Poi arriva una frase diversa:
«Ricordati che IO non ho nulla da temere ma sei tu e il tuo giornale che rischi di brutto».
E qui il livello, almeno per noi, cambia.
Cosa significa che io e Report Sicilia «rischiamo di brutto»?
Non lo so.
E proprio perché non lo so non intendo inventarlo.
Non dirò che quella frase costituisce certamente una minaccia.
Non attribuirò a chi l’ha scritta intenzioni che non posso conoscere.
Saranno altri a valutarla.
Ma non posso neppure fare finta di non averla ricevuta.
Cosa dovrebbe rischiare Giuseppe Di Rosa?
Cosa dovrebbe rischiare Report Sicilia?
Perché?
Per avere pubblicato delle graduatorie?
Per avere posto domande?
Per avere chiesto all’Amministrazione di approfondire?
Sono interrogativi che porteremo nelle sedi opportune.
La mia storia politica? Non ho mai nascosto nulla
Nei messaggi viene tirata in ballo anche la mia storia politica.
Parliamone.
Non ho mai nascosto nulla.
Ho raccontato pubblicamente le mie scelte, compresa quella vicenda durata appena mezza giornata relativa a un accordo politico che non avevo cercato ma avevo accettato sulla base di determinate condizioni e dal quale mi sono tirato fuori quando ho compreso che quelle condizioni non esistevano più.
Chi vuole considerarlo un errore è libero di farlo.
Chi vuole criticarmi politicamente lo faccia.
Sono sempre stato disponibile al confronto.
Ma la domanda rimane:
cosa c’entra la politica di Giuseppe Di Rosa con una graduatoria comunale?
Nulla.
Se Report Sicilia pubblica una graduatoria e qualcuno risponde parlando delle mie elezioni, la graduatoria rimane lì.
Se chiediamo un ordine di servizio e qualcuno mi attacca politicamente, l’ordine di servizio continua a dover essere mostrato.
Se pubblichiamo una determina e qualcuno mi insulta, la determina non cambia contenuto.
La mia storia politica non cancella gli atti.
E c’è dell’altro: io non sono ancora giornalista
C’è poi un’altra cosa che fino ad oggi non avevo voluto mettere al centro del dibattito.
Ma quando si decide di ricostruire un quadro bisogna raccontare tutto.
Io non sono ancora giornalista iscritto all’Albo come professionista o pubblicista: sono un praticante.
Sono inoltre l’editore di Report Sicilia.
La testata ha una propria direzione responsabile ed è diretta dalla dottoressa Marianna La Barbera, giornalista professionista.
Sono ruoli diversi ed è importante chiarirlo.
Lo è ancora di più per ciò che sto per raccontare.
Prima delle elezioni qualcuno aveva già messo nel mirino la mia iscrizione all’Albo
Già prima delle elezioni, infatti, un giornalista mi disse personalmente e in maniera chiara che avrebbero fatto di tutto – lui in testa – perché io non riuscissi a ottenere l’iscrizione all’Albo dei giornalisti.
Sono parole che, per quanto mi riguarda, ricordo bene perché furono rivolte direttamente a me.
Fino ad oggi non avevo ritenuto necessario trasformare quell’episodio in un caso pubblico.
Adesso, però, mentre mettiamo in fila tutto ciò che è accaduto e sta accadendo, ritengo corretto raccontare anche questo.
Una cosa è criticare ciò che scrivo.
Una cosa è contestare le mie idee politiche.
Una cosa è non condividere la linea editoriale di Report Sicilia.
Altra cosa è dire a un praticante che si farà di tutto affinché non riesca a ottenere l’iscrizione all’Albo.
Io non chiedo favori all’Ordine. Chiedo soltanto che valgano le regole
Su questo voglio essere ancora più chiaro.
Non pretendo favori.
Non voglio scorciatoie.
Non chiedo che qualcuno chiuda un occhio.
Seguirò il percorso previsto e saranno esclusivamente gli organismi competenti a stabilire se possiedo i requisiti necessari per l’iscrizione.
Se li possiedo, mi aspetto che valgano le regole.
Se non li possiedo, saranno gli organismi competenti a stabilirlo.
Punto.
Quello che non posso accettare è che qualcuno possa anche soltanto pensare che il futuro professionale di una persona possa dipendere dalla simpatia o dall’antipatia nei suoi confronti, dalle sue opinioni politiche o dal fatto che la testata della quale è editore pubblichi articoli scomodi.
L’Albo non appartiene a Giuseppe Di Rosa. Ma non appartiene neppure a nessun singolo giornalista.
Esistono regole.
E quelle regole devono valere per tutti.
Anche questo episodio sarà riferito ai nostri legali
Riferirò quindi ai nostri legali anche questo episodio.
Con il nome della persona.
Con le circostanze nelle quali quelle parole mi furono rivolte.
Con il periodo.
Con tutti gli elementi dei quali dispongo.
Saranno loro a stabilire se abbia una qualche rilevanza e se debba essere portato all’attenzione di altri organismi, comprese eventualmente le istituzioni professionali competenti.
Ancora una volta non saremo noi a formulare sentenze.
Metteremo sul tavolo i fatti.
Non abbiamo paura delle querele e neppure delle intimidazioni
Forse qualcuno pensa che la parola “querela” sia sufficiente a farci arretrare.
Si sbaglia.
Chi ritiene di essere stato diffamato ha tutto il diritto di rivolgersi all’autorità giudiziaria.
Noi ci difenderemo.
Non abbiamo paura delle denunce che riteniamo infondate o utilizzate con finalità intimidatoria.
Non abbiamo paura delle campagne social.
Non abbiamo paura degli insulti.
Non abbiamo paura degli attacchi personali.
E non abbiamo paura neppure delle intimidazioni, palesi o eventualmente travestite da altro, verbali o affidate a messaggi.
Ma non avere paura non significa sottovalutare.
Significa documentare.
Conservare.
E rivolgersi alle sedi competenti.
Adesso metteremo tutto in fila
Non affermiamo che tutti questi episodi siano collegati.
Sarebbe scorretto farlo senza prove.
Non sappiamo se esista una regia comune e non sosteniamo che esista.
Proprio per questo raccoglieremo tutto.
Gli articoli.
I video.
Gli screenshot.
I messaggi.
Le comunicazioni ricevute.
Gli episodi che riteniamo significativi.
La loro successione temporale.
Le circostanze nelle quali si sono verificati.
Tutto sarà consegnato ai nostri legali.
Saranno loro a valutare ciò che ha rilevanza e ciò che non ne ha.
Poi valuteremo Prefettura, Questura e Procura
Dopo la valutazione dei legali prenderemo in considerazione la trasmissione della documentazione alla Prefettura, alla Questura e alla Procura della Repubblica di Agrigento.
Non per chiedere privilegi.
Non per chiedere protezioni sulla base di supposizioni.
E soprattutto non per chiedere alle autorità di condividere la nostra lettura.
Diremo semplicemente:
questi sono i fatti. Questi sono i messaggi. Questa è la cronologia. Valutate voi.
Se non vi sarà nulla di rilevante, saranno gli organi competenti a stabilirlo.
Se invece qualcosa meriterà un approfondimento, avranno la documentazione per farlo.
Non vogliamo trovarci domani, qualora dovesse verificarsi qualche altro episodio, a chiederci perché non abbiamo segnalato oggi ciò che stava accadendo.
Non avere paura non significa essere incoscienti.
E adesso un appunto anche alla stampa
C’è però qualcosa che voglio dire anche ai colleghi.
Senza vittimismo.
Senza chiedere solidarietà personale.
Il silenzio della stampa davanti a episodi di questo genere rischia oggettivamente di fare il gioco di chi punta sull’isolamento di chi parla.
Non chiedo ai colleghi di condividere la linea editoriale di Report Sicilia.
Non chiedo loro di condividere le opinioni di Giuseppe Di Rosa.
Non chiedo nemmeno che stabiliscano che abbiamo ragione.
Chiedo di guardare i fatti.
Un giornale pubblica atti.
Fa domande.
Subisce campagne di delegittimazione.
Il suo editore viene attaccato personalmente.
Un praticante riferisce che un giornalista gli avrebbe detto, già prima delle elezioni, che avrebbe fatto di tutto perché non ottenesse l’iscrizione all’Albo.
E adesso una dipendente comunale scrive all’editore:
«Tu e il tuo giornale rischi di brutto».
È materia sulla quale il mondo dell’informazione dovrebbe interrogarsi?
Secondo me sì.
L’isolamento è uno strumento potentissimo
Il meccanismo è antico.
Prima si delegittima chi parla.
Poi si attacca la persona invece della notizia.
Poi si tenta di ridicolizzarla.
Poi arrivano gli insulti.
Poi le pressioni.
Poi magari qualcosa di più.
E intorno si crea il silenzio.
Alla fine chi continua a parlare deve apparire solo.
Ed è proprio questo il punto sul quale la stampa dovrebbe riflettere.
Oggi può accadere a Report Sicilia.
Domani può accadere a qualsiasi cronista che decida di pubblicare qualcosa che dà fastidio a qualcuno.
La libertà di informazione non dovrebbe diventare importante soltanto quando viene toccato qualcuno che ci è simpatico.
Vale per tutti.
Anche per chi non condivide le nostre idee.
Ma chi pensa di isolarci ha sbagliato i conti
Perché c’è qualcosa che qualcuno continua a sottovalutare.
Report Sicilia non è solo.
Abbiamo i nostri lettori.
Migliaia di persone che ogni giorno aprono il giornale.
Cittadini che ci inviano fotografie.
Video.
Determine.
Segnalazioni.
Documenti.
Informazioni.
Persone che magari non condividono una sola parola delle mie opinioni politiche ma continuano a leggere Report Sicilia perché vogliono conoscere ciò che accade.
Sono loro la nostra forza.
Ed è grazie a loro che continueremo ad andare avanti.
A testa alta.
Ai nostri lettori diciamo grazie
Non abbiamo bisogno di eserciti social.
Non vogliamo tifoserie.
Non chiediamo a nessuno di insultare chi ci critica.
Vogliamo lettori.
Cittadini capaci di ragionare.
Persone che leggano i documenti.
Persone che ci contestino quando ritengono che sbagliamo.
E persone che continuino a segnalarci ciò che accade.
A loro diciamo:
grazie.
Perché qualsiasi tentativo di isolamento si infrange ogni giorno contro le persone che continuano a leggere, segnalare e chiedere approfondimenti.
Continueremo a guardare dentro il Palazzo
E quindi sia chiaro.
Continueremo.
Dentro il Comune.
Fuori dal Comune.
Nelle determine.
Nelle delibere.
Nelle graduatorie.
Negli affidamenti.
Negli incarichi.
Negli ordini di servizio.
Nei procedimenti.
Nelle spese.
Ovunque vi siano denaro pubblico, funzioni pubbliche e diritti dei cittadini.
Chi lavora correttamente non ha nulla da temere da Report Sicilia.
Chi è sicuro della correttezza del proprio operato dovrebbe essere il primo a volere trasparenza.
Chi invece ritiene che una domanda non debba essere fatta deve spiegare perché.
Non attaccare chi la fa.
Non ci fermeremo
La nostra prudenza sarà verificare una notizia due volte.
La nostra prudenza sarà conservare i documenti.
La nostra prudenza sarà distinguere un sospetto da un fatto.
La nostra prudenza sarà utilizzare il condizionale quando qualcosa non è ancora accertato.
La nostra prudenza sarà dare diritto di replica.
Ma prudenza non significa paura.
E soprattutto non significa autocensura.
Se arriveranno altri messaggi, li conserveremo.
Se arriveranno querele, ci difenderemo.
Se qualcuno dimostrerà che abbiamo sbagliato, rettificheremo.
Se qualcuno ci porterà un documento che smentisce ciò che abbiamo scritto, lo pubblicheremo.
Ma se troveremo altri documenti che pongono altre domande, faremo altre domande.
Io resto qui. E Report Sicilia anche
Chiudo personalmente.
Sono Giuseppe Di Rosa.
Sono l’editore di Report Sicilia.
Sono un praticante giornalista e seguirò il mio percorso secondo le regole, indipendentemente da chi possa desiderare che io arrivi o non arrivi all’iscrizione all’Albo.
Report Sicilia ha un direttore responsabile, la dottoressa Marianna La Barbera, giornalista professionista, e continuerà a fare informazione secondo la propria linea editoriale.
Ho fatto politica.
Ho commesso certamente errori.
Ho affrontato campagne elettorali, sconfitte, polemiche, attacchi e denunce.
E sono ancora qui.
Non ho paura.
Non è una provocazione.
Non è una sfida a qualcuno.
È semplicemente una constatazione.
E proprio perché non ho paura non ho bisogno di fare l’eroe.
Se qualcuno mi scrive che io e il mio giornale «rischiamo di brutto», conservo il messaggio e lo consegno ai legali.
Se qualcuno sostiene che farà di tutto perché non possa ottenere l’iscrizione all’Albo, riferisco anche questo ai legali e saranno loro a dirmi cosa farne.
Se qualcuno mi querela, mi difendo.
Se qualcuno mi insulta, continuo a scrivere.
Se qualcuno tenta di isolarci, continueremo a camminare insieme ai nostri lettori.
A testa alta.
Perché domani Report Sicilia sarà ancora qui.
A leggere atti.
A cercare documenti.
A fare domande.
A pubblicare ciò che riteniamo di interesse pubblico.
E probabilmente a dare ancora fastidio a qualcuno.
Non ci fermeremo.
Non perché pensiamo di avere sempre ragione.
Non perché ci consideriamo migliori degli altri.
Ma perché una città nella quale chi fa informazione comincia a chiedersi se sia meglio non pubblicare una notizia per paura delle conseguenze è una città nella quale l’informazione ha già perso.
Noi quella sconfitta non abbiamo alcuna intenzione di accettarla.
E finché i nostri lettori continueranno a camminare con noi, Report Sicilia continuerà ad andare avanti.
Senza paura. A testa alta. E con gli atti in mano.
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Fonte: Report Sicilia
News Agrigento continua a seguire la vicenda e fornirà aggiornamenti in tempo reale.

