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Agrigento – Parco Icori, il nostro sopralluogo dopo l’incendio: Il danno c’è. E adesso riemerge anche il progetto finanziato per farlo rinascere

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Agrigento – Parco Icori, il nostro sopralluogo dopo l’incendio: Il danno c’è. E adesso riemerge anche il progetto finanziato per farlo rinascere. Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Politica.

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⏱️Tempo di lettura: 11 min

AGRIGENTO – Il Parco Icori non è stato completamente distrutto dall’incendio, ed è certamente una buona notizia. Ma dire che non ci siano danni sarebbe altrettanto sbagliato. I danni ci sono, sono visibili e le immagini realizzate ieri da Report Sicilia, anche dall’alto, li documentano senza bisogno di troppe interpretazioni.

 

Siamo tornati al Parco dell’Addolorata dopo l’incendio che aveva fatto temere il peggio.

Lo abbiamo percorso e soprattutto lo abbiamo sorvolato con il drone.

Le fotografie e il video che pubblichiamo mostrano contemporaneamente due realtà.

Da una parte esistono ancora ampie porzioni verdi e alberature che fortunatamente sono state risparmiate dalle fiamme.

Dall’altra si vedono chiaramente ampie fasce annerite, terreno bruciato, alberi e vegetazione investiti dal fuoco, chiome completamente secche e numerose piante evidentemente danneggiate.

In alcune immagini il percorso seguito dalle fiamme è perfettamente riconoscibile.

Si vede il nero del terreno.

Si vedono alberi che hanno perso completamente la vegetazione.

Si vedono interi gruppi di piante diventati marroni dopo il passaggio del fuoco.

E nelle aree più urbanizzate del Parco le nostre fotografie mostrano anche palme con evidenti segni dell’incendio, oltre a degrado, vegetazione secca, rifiuti e spazi che certamente non restituiscono l’immagine di un grande parco urbano pienamente fruibile.

Insomma, la catastrofe totale fortunatamente non c’è stata.

Ma il danno c’è.

Ed è proprio da qui che vogliamo partire.

Dopo l’incendio Sodano aveva rassicurato: «Abbiamo scongiurato una catastrofe»

Dopo il rogo il sindaco Michele Sodano aveva effettuato un sopralluogo.

«Fortunatamente la situazione non è disastrosa come avevamo temuto. Abbiamo scongiurato una catastrofe», aveva dichiarato.

Ed effettivamente le immagini realizzate oggi confermano una parte importante di quelle parole: il Parco non è stato cancellato dalle fiamme.

Una quantità considerevole di vegetazione è sopravvissuta.

Ma le stesse immagini mostrano altrettanto chiaramente che il fuoco è penetrato in diverse zone e ha lasciato conseguenze che adesso dovranno essere valutate tecnicamente.

Quanti alberi sono irrimediabilmente compromessi?

Quanti potranno riprendersi?

Quante piante dovranno essere abbattute perché ormai morte o potenzialmente pericolose?

Qual è l’esatta superficie percorsa dalle fiamme?

Quale intervento di messa in sicurezza sarà necessario?

E soprattutto: chi si occuperà adesso del recupero e della successiva manutenzione?

È su questo che dovrebbe concentrarsi l’amministrazione.

Perché il vero problema del Parco Icori non nasce con l’incendio.

L’incendio, semmai, ha riportato violentemente alla luce una storia molto più lunga.

Perché questo Parco doveva essere già rinato

Ed è qui che la nostra visita di oggi ci ha spinto ad andare indietro negli anni.

Perché mentre guardavamo dall’alto il Parco, le zone verdi sopravvissute e quelle attraversate dal fuoco, ci siamo posti una domanda:

ma non avevamo già finanziato la rinascita di questo luogo?

La risposta è sì.

Esiste un progetto che si chiamava significativamente:

“Nuovo Teatro Addolorata”.

A presentarlo fu l’associazione TTT – Tierra, Techo, Trabajo APS.

Nel novembre del 2023 la Regione Siciliana concesse al progetto un finanziamento massimo di 69.904 euro, nell’ambito del Fondo nazionale per le Politiche Giovanili.

Non stiamo quindi parlando di ricordi o racconti.

Esistono gli atti.

Ed esiste anche la rendicontazione finale.

69.904 euro finanziati, 48.491,68 effettivamente riconosciuti

Su questo vogliamo essere estremamente precisi.

Il progetto venne ammesso a finanziamento per 69.904 euro.

Ma non significa che siano stati spesi tutti.

La Regione erogò inizialmente un’anticipazione del 70%, pari a 48.932,80 euro.

Alla conclusione del progetto, dopo la rendicontazione presentata dall’associazione, la spesa definitivamente riconosciuta risultò pari a:

48.491,68 euro.

La differenza di 441,12 euro rispetto all’anticipazione ricevuta venne restituita dall’associazione.

La restante parte dell’importo originariamente impegnato, pari a 21.412,32 euro, venne invece disimpegnata.

Quindi la cifra corretta sulla quale ragionare non è 69.904 euro.

Quello era il finanziamento massimo concesso.

La cifra effettivamente riconosciuta dalla Regione per il progetto è 48.491,68 euro.

Quasi cinquantamila euro di denaro pubblico.

E cosa doveva fare quel progetto?

Questo è il punto che diventa particolarmente interessante osservando oggi le condizioni del Parco.

Il progetto non veniva presentato come una semplice manifestazione.

Non era soltanto una festa.

Non erano soltanto incontri culturali.

La ricostruzione pubblica dell’esperienza parlava dell’obiettivo di rendere il Parco Icori uno spazio vivibile e usufruibile dai cittadini di tutte le età.

Veniva raccontato un percorso di partecipazione, progettazione e intervento sull’area.

E venivano indicate attività concrete.

Pulizia del Parco.

Laboratori.

Attività per bambini.

Yoga.

Giardinaggio.

Interventi artistici.

Piantumazioni.

Furono indicati cipressi, ulivi e oleandri.

E veniva raccontata anche la realizzazione di tavoli e casette in legno attraverso laboratori di autocostruzione.

Insomma, il progetto aveva un obiettivo che oggi suona incredibilmente familiare:

far vivere il Parco e restituirlo alla città.

Ed allora la domanda è inevitabile.

Se erano stati spesi quasi 50 mila euro per farlo rinascere, perché siamo nuovamente al punto di partenza?

Questo è il vero tema.

Non stiamo sostenendo che i soldi siano stati utilizzati illegittimamente.

La Regione ha approvato la rendicontazione per 48.491,68 euro e noi riportiamo esattamente ciò che emerge dagli atti.

Il problema che poniamo è un altro.

Quel progetto ha raggiunto il risultato che si proponeva?

Se la finalità era rendere il Parco vivibile e fruibile, perché oggi siamo nuovamente qui a parlare della necessità di recuperarlo e restituirlo alla città?

Cosa è rimasto di quella esperienza?

Dove sono i tavoli?

Dove sono le casette?

In quali condizioni si trovano?

Che fine hanno fatto le piantumazioni?

Quali interventi erano permanenti e quali temporanei?

Quale parte del Parco venne effettivamente recuperata?

Chi avrebbe dovuto occuparsi successivamente della manutenzione?

Esisteva una convenzione con il Comune?

E soprattutto, terminato il finanziamento, chi avrebbe dovuto impedire che il Parco tornasse progressivamente nelle condizioni che documentiamo oggi?

Perché un progetto può essere perfettamente rendicontato dal punto di vista economico e allo stesso tempo non riuscire a produrre nel tempo il cambiamento che si proponeva.

Ed è precisamente questo che oggi vogliamo capire.

Il fallimento non è necessariamente contabile: è il risultato che oggi abbiamo davanti agli occhi

Bisogna distinguere le cose.

Se la Regione ha riconosciuto le spese, non abbiamo elementi per contestare la rendicontazione.

Quando parliamo di fallimento, quindi, non stiamo parlando di irregolarità finanziarie.

Parliamo del risultato.

Un progetto nato per contribuire a rendere il Parco vivibile e fruibile non ha evidentemente risolto il problema strutturale dell’area.

Perché oggi il Parco ha ancora bisogno di essere recuperato.

Oggi si parla nuovamente di restituirlo alla città.

Oggi bisogna nuovamente pensare a manutenzione, sicurezza, pulizia e fruibilità.

E adesso, dopo l’incendio, bisognerà aggiungere anche il recupero delle aree percorse dalle fiamme.

Questo è il fallimento che la politica dovrebbe avere il coraggio di analizzare.

Non necessariamente il fallimento di un’associazione.

Ma il fallimento di un modello nel quale si finanzia un progetto, si organizzano iniziative, si celebra una rinascita e poi, terminato il progetto, manca quella continuità capace di trasformare un intervento temporaneo in un risultato stabile per la città.

E attenzione: alcuni protagonisti di allora oggi governano o rappresentano la città

Ed è proprio qui che questa storia smette definitivamente di essere soltanto una vicenda del passato.

Perché alcuni protagonisti di quella stagione sono ancora oggi protagonisti della vita pubblica agrigentina.

In Consiglio comunale siede oggi anche una consigliera riconducibile a quella esperienza progettuale.

E poi c’è il sindaco Michele Sodano.

Sodano non ha scoperto il Parco Icori dopo l’incendio.

Lo conosceva.

Conosceva quel mondo associativo.

Partecipava alle iniziative organizzate attorno al Parco.

Era presente a quella stagione nella quale associazioni e cittadini provavano a far rinascere l’Addolorata.

E c’è un’immagine che molti ricordano e che racconta meglio di tante ricostruzioni la sua presenza:

Michele Sodano con una chitarra durante una di quelle iniziative.

E sia chiaro: non c’è assolutamente nulla di negativo nell’avere partecipato a una festa o nell’aver suonato una chitarra.

Il punto è esattamente l’opposto.

Quella fotografia dimostra quanto l’attuale sindaco conosca da vicino questa storia.

Lui c’era.

Ed oggi è lui ad amministrare Agrigento.

Ieri chiedevano alla politica di recuperare il Parco. Oggi sono anche loro la politica

Ed è questo il passaggio che rende la vicenda particolarmente interessante.

Ieri associazioni, cittadini e attivisti chiedevano alle amministrazioni di intervenire.

Organizzavano eventi.

Presentavano progetti.

Ottenevano finanziamenti.

Provavano a restituire vita al Parco.

Oggi una rappresentante di quell’esperienza siede in Consiglio comunale.

E Michele Sodano è diventato sindaco.

Oggi non devono più soltanto chiedere alla politica di intervenire.

Oggi possono intervenire.

E proprio per questo hanno anche la possibilità di spiegare agli agrigentini cosa funzionò e cosa invece non funzionò di quella esperienza.

Perché dopo quasi 50 mila euro siamo ancora qui?

È una domanda che non dovrebbe infastidire nessuno.

Al contrario.

Chi ha partecipato a quel progetto dovrebbe essere il primo ad avere interesse a rispondere.

La Regione ha riconosciuto 48.491,68 euro di spesa.

Bene.

Adesso raccontiamo il resto.

Cosa venne realizzato?

Quanto durò?

Cosa è ancora presente?

Cosa è stato distrutto?

Cosa è stato vandalizzato?

Cosa è stato abbandonato?

Cosa richiedeva manutenzione?

Chi doveva garantirla?

E soprattutto: perché quella esperienza non è riuscita a produrre una fruibilità stabile del Parco?

Perché se oggi il sindaco torna a parlare della necessità di costruire una collaborazione tra amministrazione, associazioni e cittadini per far vivere Icori, non possiamo fingere che questa formula non sia già stata sperimentata.

È stata sperimentata.

Ed è stata anche finanziata.

Le immagini di oggi raccontano anche questo fallimento

Guardatele bene, le fotografie che pubblichiamo.

Non mostrano soltanto il passaggio del fuoco.

Mostrano anche un luogo dalle enormi potenzialità che Agrigento non è riuscita a trasformare stabilmente in ciò che avrebbe potuto essere.

Nelle immagini aeree vediamo ancora un patrimonio verde straordinario.

Vediamo il mare sullo sfondo.

Vediamo un’area che, se realmente recuperata, potrebbe diventare uno dei più importanti polmoni verdi e luoghi di aggregazione della città.

Ma vediamo anche le ferite.

Vegetazione bruciata.

Alberi danneggiati.

Palme investite dalle fiamme.

Spazi degradati.

Rifiuti.

Erbacce.

Strutture che necessitano di attenzione.

Ed allora forse l’incendio può diventare anche l’occasione per smetterla con le rinascite temporanee.

Questa volta non basta un’altra festa

Il Parco Icori non ha bisogno semplicemente di un altro evento.

Non ha bisogno dell’ennesima fotografia.

Non ha bisogno di una nuova giornata nella quale tutti arrivano, puliscono, piantano qualche albero, organizzano una manifestazione e poi se ne vanno.

Ha bisogno di un progetto stabile.

Ha bisogno di manutenzione.

Ha bisogno di responsabilità precise.

Ha bisogno di sapere chi lo gestisce il giorno dopo l’inaugurazione.

E soprattutto ha bisogno di una cosa che ad Agrigento troppo spesso manca:

continuità.

Perché spendere soldi per recuperare un luogo e poi non garantire che quel recupero duri significa condannarsi a spendere altri soldi qualche anno dopo per recuperarlo nuovamente.

Sodano apra il fascicolo del “Nuovo Teatro Addolorata”

Ecco allora una proposta concreta.

Il sindaco Michele Sodano, proprio perché conosce quella storia e alcuni dei suoi protagonisti, faccia pubblicare tutti gli atti relativi al progetto “Nuovo Teatro Addolorata”.

Non soltanto il decreto regionale.

Il progetto integrale.

Il quadro economico.

La relazione conclusiva.

Le spese rendicontate.

Le fotografie degli interventi.

L’elenco delle strutture eventualmente realizzate.

Le piantumazioni.

Le autorizzazioni comunali.

Le eventuali convenzioni.

Gli obblighi delle associazioni.

Gli eventuali obblighi del Comune.

E soprattutto chiarisca chi avrebbe dovuto garantire la manutenzione di quanto realizzato una volta terminato il finanziamento.

Questa sì sarebbe trasparenza.

E consentirebbe anche di stabilire correttamente le responsabilità.

Perché magari scopriremo che il progetto aveva una durata limitata e che successivamente spettava al Comune intervenire.

Oppure che alcune strutture erano temporanee.

Oppure che parte di quanto realizzato è stato vandalizzato.

Oppure ancora che determinati interventi non erano destinati a rimanere.

Non dobbiamo inventarlo.

Basta pubblicare gli atti.

E poi guardiamo nuovamente quelle fotografie

Alla fine torniamo al punto dal quale siamo partiti.

Al nostro sopralluogo di oggi.

Al drone che sale sopra il Parco.

Alle immagini che mostrano il verde ancora vivo e, pochi metri più avanti, il marrone e il nero lasciati dall’incendio.

Fortunatamente non è stata la catastrofe totale inizialmente temuta.

Ma il danno c’è.

E adesso deve essere quantificato.

Bisogna verificare le condizioni degli alberi.

Bisogna mettere in sicurezza ciò che rappresenta un pericolo.

Bisogna ripulire.

Bisogna recuperare.

Ma soprattutto bisogna decidere una volta per tutte cosa Agrigento vuole fare del Parco Icori.

Perché questa volta non possiamo permetterci di ricominciare da zero.

C’è già stato un progetto.

C’è già stato un finanziamento pubblico.

Ci sono già stati quasi 48.500 euro di spese riconosciute.

Ci sono già state associazioni.

Ci sono già state iniziative.

Ci sono già state feste.

C’era già Michele Sodano, allora con la chitarra e oggi con la fascia da sindaco.

E oggi c’è anche in Consiglio comunale chi rappresenta quella stagione progettuale.

Perfetto.

Allora nessuno meglio di loro può aiutare Agrigento a rispondere alla domanda più semplice:

cosa è rimasto di quella rinascita?

E soprattutto:

cosa faremo questa volta perché, tra qualche anno, non ci ritroviamo ancora una volta a finanziare la prossima “rinascita” dello stesso Parco?

L’incendio ha ferito Icori.

Le nostre immagini di oggi lo dimostrano.

Fortunatamente non lo ha cancellato.

Adesso però non cancelliamo neppure la memoria di ciò che è stato già fatto, finanziato e promesso.

Perché il Parco Icori non ha bisogno dell’ennesimo anno zero.

Ha bisogno di recupero, trasparenza, manutenzione e continuità.

E questa volta chi ieri partecipava alle feste e ai progetti ha anche la responsabilità istituzionale per provare a farlo davvero.

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Fonte: Report Sicilia

News Agrigento continua a seguire la vicenda e fornirà aggiornamenti in tempo reale.

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