Agrigento senz’acqua, Aica dà la colpa alle minori forniture di Siciliacque. Ma allora pubblichi i numeri: Quanto compra e quanto sta pagando oggi?. Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Politica.
Cosa sta succedendo

AGRIGENTO – Agrigento continua a fare i conti con una carenza idrica che ormai non può più essere raccontata come una successione occasionale di guasti, slittamenti e turnazioni.
Rubinetti a secco, turni rinviati, quantità d’acqua insufficienti e cittadini costretti continuamente a organizzare la propria vita sulla base di un calendario che troppo spesso non viene rispettato.
E adesso c’è anche chi ha deciso di rivolgersi direttamente alla magistratura.
Come raccontato da AgrigentoNotizie, Simone Di Cesare, agrigentino che torna in città per trascorrere le vacanze estive, dopo quattro turni contestati nell’arco di appena undici giorni ha presentato un esposto alla Procura della Repubblica, alla Prefettura e al Comune di Agrigento.
Il caso riguarda la zona di via Manzoni.
Secondo quanto denunciato dal cittadino, i turni di distribuzione sarebbero passati da tre a due alla settimana e, durante agosto, diverse erogazioni programmate sarebbero saltate o slittate senza un’adeguata informazione agli utenti.
Le date indicate sono 4, 7, 10 e 14 agosto.
Una vicenda alla quale Aica ha replicato fornendo la propria ricostruzione.
Ed è proprio la risposta del gestore, però, ad aprire interrogativi persino più importanti del singolo caso di via Manzoni.
Aica: chiesti 155 litri al secondo, ne sarebbero arrivati 145
Aica respinge l’ipotesi di negligenza e sostiene che le difficoltà nella distribuzione siano legate anche alla quantità di risorsa disponibile nel serbatoio Forche.
Il gestore afferma di avere chiesto a Siciliacque, già il 23 e il 29 luglio, un aumento della portata.
Per agosto Aica avrebbe richiesto 155 litri al secondo, ricevendone invece 145.
Dieci litri al secondo in meno.
Sul 4 agosto Aica conferma lo slittamento al giorno successivo, sostenendo che l’erogazione sia poi avvenuta regolarmente.
Sul 7 agosto le ricostruzioni divergono: Di Cesare sostiene che il turno sia saltato, mentre Aica afferma che i propri sistemi registrano l’apertura dell’erogazione alle ore 12.
Il turno del 10 sarebbe stato invece recuperato l’11.
Per il 14 agosto Aica indica come causa il guasto elettrico che aveva interessato il giorno precedente il campo pozzi Grattavole di Sciacca, conseguenza delle forti precipitazioni.
Dal 15 agosto, secondo il gestore, le turnazioni sarebbero tornate regolari.
Benissimo.
Ma proprio questa spiegazione impone adesso di andare oltre.
Presidente Nobile, quanta acqua arriva realmente da Siciliacque?
Se Aica sostiene pubblicamente che una parte dei disservizi deriva dalla minore quantità d’acqua ricevuta da Siciliacque, allora i cittadini hanno diritto di conoscere tutti i numeri.
Report Sicilia rivolge quindi una domanda precisa alla presidente di Aica Danila Nobile:
quanta acqua viene richiesta ogni giorno a Siciliacque e quanta ne viene effettivamente consegnata?
Non soltanto il dato relativo a via Manzoni.
Vogliamo conoscere il quadro complessivo.
Aica renda pubblici, possibilmente con un prospetto facilmente consultabile, i quantitativi richiesti e quelli effettivamente consegnati da Siciliacque negli ultimi mesi.
E soprattutto chiarisca un altro punto:
se esistono decurtazioni rispetto ai quantitativi richiesti, per quale motivo avvengono?
Problemi di disponibilità della risorsa?
Problemi tecnici?
Guasti?
Limiti infrastrutturali?
Oppure esistono anche ragioni economiche nei rapporti tra Aica e Siciliacque?
Non facciamo supposizioni.
Chiediamo i documenti.
Il vecchio debito con Siciliacque e il prestito regionale
La domanda diventa ancora più importante considerando la situazione economica accumulata da Aica nei confronti di Siciliacque.
Parliamo di un’esposizione di oltre 23 milioni di euro relativa al debito pregresso, sulla quale è intervenuta la Regione Siciliana attraverso un’anticipazione finanziaria destinata proprio a consentire ad Aica di affrontare quella massa debitoria.
Soldi che, è bene ricordarlo, non rappresentano un regalo.
L’anticipazione regionale dovrà essere restituita negli anni da Aica.
E da dove arrivano principalmente le risorse di Aica?
Dalle tariffe del servizio idrico.
Cioè dai cittadini.
Ed allora la questione diventa ancora più delicata.
Perché molti cittadini quell’acqua l’hanno già pagata attraverso le proprie bollette, mentre adesso il gestore pubblico deve affrontare un debito milionario verso il proprio fornitore e restituire nel tempo l’anticipazione ricevuta dalla Regione.
Ma mentre paghiamo il vecchio debito, Aica sta pagando l’acqua di oggi?
Questa è forse la domanda più importante.
Mentre attraverso il finanziamento regionale si sta affrontando il debito accumulato con Siciliacque, Aica sta pagando regolarmente le forniture correnti?
Quanto ha fatturato Siciliacque ad Aica dal primo gennaio 2026 ad oggi?
Quanto è stato effettivamente pagato?
Esistono fatture correnti scadute?
Qual è oggi l’esposizione complessiva di Aica nei confronti di Siciliacque, distinguendo chiaramente debito pregresso e debito corrente?
E soprattutto:
le minori quantità d’acqua consegnate hanno mai avuto qualche collegamento con la situazione finanziaria e debitoria di Aica?
Se non esiste alcun collegamento, sarà semplicissimo chiarirlo.
Si pubblichino fatture, pagamenti e quantitativi.
E i sindaci soci di Aica cosa stanno facendo?
Ma arrivati a questo punto non possiamo continuare a rivolgere tutte le domande soltanto alla presidente Nobile.
Perché Aica appartiene ai Comuni.
E quei Comuni sono rappresentati dai sindaci.
Esiste un’Assemblea dei soci che esercita funzioni di indirizzo e controllo e rispetto alla quale il Consiglio di amministrazione non può essere considerato un organismo completamente autonomo rispetto alla proprietà pubblica.
Ed allora bisogna chiedersi:
i sindaci sono pienamente consapevoli delle decisioni che vengono assunte da Aica?
Quali delle scelte più importanti adottate dalla governance sono passate dall’Assemblea?
Quali indirizzi sono stati impartiti dai soci?
Quali decisioni significative sono state preventivamente discusse?
E quali, invece, sono state assunte direttamente dal CdA o dalla presidente?
Non vogliamo stabilire percentuali senza esaminare gli atti uno per uno.
Vogliamo però capire se la presidente Nobile stia esercitando esclusivamente le competenze attribuite al CdA oppure se, su alcune materie, sia stato occupato uno spazio decisionale che appartiene ai sindaci soci e all’Assemblea.
E se così fosse, la domanda diventerebbe inevitabile:
i sindaci non se ne sono accorti oppure gli fa comodo lasciare che sia Aica ad assumersi pubblicamente tutte le responsabilità?
Quando bisogna nominare il CdA i sindaci ci sono. Quando manca l’acqua dove sono?
Questo è il paradosso.
I sindaci esercitano le proprie prerogative quando bisogna scegliere la governance.
Partecipano all’Assemblea.
Nominano.
Votano.
Approvano gli atti di loro competenza.
Ma quando l’acqua non arriva nelle case, improvvisamente sembra che Aica sia diventata un’entità lontanissima dai Comuni.
Non è così.
Aica è dei Comuni.
E se Aica non riesce a garantire adeguatamente il servizio, i sindaci soci non possono limitarsi a osservare.
Devono esercitare il controllo che compete loro.
Devono chiedere i numeri.
Devono pretendere spiegazioni.
Devono assumere indirizzi.
E devono risponderne politicamente ai propri cittadini.
Poi c’è Maddalusa: il silenzio dei sindaci è di una gravità inaudita
E c’è una vicenda che rende ancora più incomprensibile questo silenzio: Maddalusa.
Da oltre cento giorni Report Sicilia racconta la situazione di cittadini che vivono in una zona urbanisticamente problematica e che si sono ritrovati senza la possibilità ordinaria di approvvigionarsi d’acqua.
Abbiamo ripetuto fino alla nausea una cosa semplicissima.
Qui non si sta chiedendo di sanare un immobile abusivo.
Non si sta chiedendo di cancellare un vincolo.
Non si sta chiedendo di trasformare ciò che è illegittimo in legittimo.
Si sta parlando dell’acqua da garantire alle persone.
E allora dove sono i sindaci soci?
Hanno discusso il caso Maddalusa nell’Assemblea di Aica?
È stato impartito un indirizzo?
Condividono la linea adottata?
Sono stati chiamati ad esprimersi?
Oppure una questione tanto delicata è stata lasciata esclusivamente alla gestione aziendale?
Chi ha deciso la linea su Maddalusa?
Questa domanda merita finalmente una risposta documentale.
Chi ha deciso che a Maddalusa il servizio dovesse essere gestito in questo modo?
La presidente Nobile?
Il CdA?
La struttura amministrativa di Aica?
L’Assemblea dei sindaci?
L’Ati?
Esiste una deliberazione?
Esiste un verbale?
Esiste un atto di indirizzo?
Lo si renda pubblico.
Perché se la scelta deriva da un indirizzo dei soci, allora i sindaci devono assumersene pubblicamente la responsabilità politica.
Se invece l’Assemblea non ha mai deliberato nulla su una questione tanto importante, allora i sindaci dovrebbero spiegare perché abbiano consentito che la situazione arrivasse fino a questo punto senza intervenire.
Il loro silenzio su Maddalusa è ormai di una gravità inaudita.
E Agrigento? Sodano non è uno spettatore
Naturalmente tra quei sindaci c’è anche il primo cittadino di Agrigento Michele Sodano.
Il sindaco non può considerare Aica qualcosa di estraneo all’amministrazione comunale.
Agrigento è socio del gestore.
Sodano rappresenta la città nelle sedi istituzionali competenti.
E dunque dovrebbe spiegare agli agrigentini cosa abbia fatto concretamente.
Ha chiesto una convocazione dell’Assemblea?
Ha posto formalmente il problema della carenza idrica della città?
Ha chiesto conto delle quantità acquistate da Siciliacque?
Ha chiesto di conoscere lo stato dei pagamenti correnti?
Ha chiesto un intervento specifico per Maddalusa?
Ha presentato una proposta?
Ha votato un atto?
Basta pubblicarlo.
E sui requisiti della presidente resta ancora una questione aperta
C’è infine un’altra vicenda sulla quale Report Sicilia ha già posto domande.
Danila Nobile è stata nominata presidente di Aica a seguito della procedura avviata dai sindaci soci.
Noi abbiamo contestato il possesso dei requisiti richiesti dall’avviso utilizzato per individuare i componenti della governance.
E anche qui la soluzione è semplicissima.
Si rendano pubblici tutti gli atti utilizzati per verificare i requisiti della presidente al momento della nomina.
Perché se i requisiti c’erano, saranno i documenti a dimostrarlo.
Ma anche questa è una responsabilità che riguarda i sindaci.
Sono loro ad avere scelto la governance.
E sono sempre loro che oggi devono esercitare il controllo sulla società che hanno affidato a quella governance.
Un cittadino denuncia. Aica risponde. Adesso rispondano anche i sindaci
Alla fine torniamo da dove siamo partiti.
Da un cittadino che torna ad Agrigento per le vacanze e, invece di godersi la propria città, si ritrova a contare i turni dell’acqua.
Quattro date contestate in undici giorni.
Un esposto alla Procura, alla Prefettura e al Comune.
Aica replica e chiama in causa anche i minori quantitativi ricevuti da Siciliacque.
Adesso, però, non bastano più le spiegazioni sul singolo turno.
Vogliamo conoscere l’intera filiera.
Quanta acqua chiede Aica.
Quanta ne riceve.
Perché ne riceve eventualmente meno.
Quanto la paga.
Se sta pagando regolarmente le forniture correnti.
Quanto deve ancora a Siciliacque.
Quali decisioni sono state assunte dal CdA.
Quali sono passate dall’Assemblea.
Quali indirizzi hanno impartito i sindaci.
E soprattutto cosa stanno facendo quegli stessi sindaci davanti alla crisi idrica e al caso Maddalusa.
Perché i cittadini continuano a pagare.
Aica continua ad amministrare.
I sindaci continuano ad essere i rappresentanti dei Comuni proprietari.
Ma l’acqua, troppo spesso, continua a non arrivare.
E a questo punto la domanda non è più soltanto perché manchi l’acqua.
La domanda è:
chi sta realmente governando Aica e chi si assume la responsabilità di quello che sta accadendo?
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Fonte: Report Sicilia
News Agrigento continua a seguire la vicenda e fornirà aggiornamenti in tempo reale.

