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Agrigento – Aica contro Confcommercio, ma la replica apre il caso politico: Chi ha dato alla presidente Nobile il mandato di decidere che «non si torna indietro»?

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Agrigento – Aica contro Confcommercio, ma la replica apre il caso politico: Chi ha dato alla presidente Nobile il mandato di decidere che «non si torna indietro»?. Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Sport.

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⏱️Tempo di lettura: 8 min

AGRIGENTO – Prima Confcommercio denuncia imprese in ginocchio, strutture ricettive e pubblici esercizi in difficoltà e persino attività costrette ad abbassare le saracinesche per la mancanza d’acqua.

Adesso arriva la replica di Aica.

Ma invece di chiudere il caso, la risposta dell’Azienda Idrica Comuni Agrigentini apre una questione politica ancora più grande.

Perché nella nota diffusa dai vertici aziendali c’è una frase che merita di essere letta con grandissima attenzione:

«Per l’Azienda Idrica Comuni Agrigentini non è possibile tornare indietro rispetto al percorso intrapreso».

E allora Report Sicilia pone una domanda semplicissima:

chi ha deciso che non si torna indietro?

La presidente Danila Nobile?

Il Consiglio di amministrazione?

L’Assemblea dei sindaci soci?

L’Ati?

Esiste un atto di indirizzo?

Esiste una deliberazione?

Perché Aica non appartiene alla presidente.

Aica appartiene ai Comuni.

Aica: problemi risolti in via Atenea

La replica nasce dalla durissima presa di posizione del presidente della delegazione comunale di Confcommercio Agrigento, Francesco Picarella, che aveva denunciato le conseguenze della crisi idrica sulle imprese.

Aica sostiene che, dopo le interlocuzioni avviate con Picarella, sarebbero state risolte le criticità che avevano interessato alcune utenze di via Atenea.

L’Azienda invita quindi a evitare «semplificazioni» e sostiene che i problemi non interessino omogeneamente l’intera provincia.

Fin qui una normale replica.

Poi però Aica entra nel merito del sistema delle autobotti.

Ed è qui che la questione cambia completamente.

Aica punta il dito contro gli autobottisti agrigentini

Secondo Aica, a Sciacca il sistema avrebbe retto anche grazie alla collaborazione degli operatori privati del trasporto idrico che si sarebbero adeguati alle nuove regole.

Ad Agrigento, invece, alcuni operatori avrebbero scelto di interrompere il servizio anziché adeguarsi.

Aica sostiene inoltre che tornare al precedente sistema significherebbe affidarsi a un modello privo di un quadro sufficientemente regolato e verificabile, con problemi potenziali di sicurezza, tracciabilità e tutela della salute pubblica. La posizione è coerente con l’avviso attraverso il quale AICA ha imposto agli autotrasportatori requisiti sanitari, tecnici e di legalità, compresi HACCP, registrazioni sanitarie, idoneità dei mezzi e white list.

Ma attenzione.

Nessuno può seriamente sostenere che l’acqua destinata al consumo umano non debba essere controllata.

Il problema è un altro.

Il problema è capire se, per raggiungere quell’obiettivo sacrosanto, sia stato costruito un sistema che nei fatti ha ridotto la capacità dei cittadini di procurarsi acqua quando il servizio ordinario non riesce a garantirla.

Perché alla fine il risultato si misura dai rubinetti.

E se il sistema è perfettamente regolamentato ma il cittadino rimane senz’acqua, evidentemente qualcosa deve essere corretto.

«Non possiamo tornare indietro». Presidente Nobile, chi le ha dato questo mandato?

Ed eccoci al passaggio politicamente più delicato.

Aica afferma categoricamente che «non è possibile tornare indietro rispetto al percorso intrapreso».

Ma chi ha stabilito l’irreversibilità di questa scelta?

Perché qui non stiamo discutendo della gestione privata di un’azienda appartenente alla presidente.

Stiamo parlando di una società interamente pubblica, partecipata dai Comuni.

E allora vogliamo vedere l’atto.

Quale Assemblea dei soci ha deciso che questo modello non può essere modificato?

Quando?

Con quale deliberazione?

Come hanno votato i sindaci?

Quale posizione ha assunto il Comune di Agrigento?

Se l’Assemblea ha dato questo indirizzo, allora siano i sindaci a dirlo pubblicamente ai cittadini.

Se invece questo indirizzo non esiste, bisogna comprendere sulla base di quale competenza la governance aziendale possa presentare come politicamente irreversibile una scelta che incide in maniera così pesante sulle modalità di approvvigionamento idrico della popolazione.

Non chiamiamolo monopolio senza gli atti. Ma una domanda va posta: quali alternative sono rimaste al cittadino?

Aica rivendica giustamente la natura pubblica dell’acqua.

Ma “acqua pubblica” non può diventare sinonimo di cittadino obbligato a dipendere esclusivamente da un sistema che, quando non funziona, non gli consente concretamente di trovare un’alternativa adeguata.

Ed è questo il punto sul quale chiediamo chiarezza.

Quali possibilità legali ha oggi un cittadino agrigentino che rimane senz’acqua?

Quanti operatori sono attualmente autorizzati e operativi?

Quante autobotti possono effettivamente servire Agrigento?

Quante richieste vengono evase?

In quanto tempo?

Quante restano inevase?

Questi numeri permetterebbero di capire se il nuovo sistema abbia migliorato il servizio oppure abbia creato un collo di bottiglia.

Intanto un cittadino presenta un esposto per i turni saltati

La replica a Confcommercio arriva mentre emerge il caso di Simone Di Cesare, che ha presentato un esposto alla Procura, alla Prefettura e al Comune dopo avere contestato quattro turni di distribuzione nella zona di via Manzoni tra il 4 e il 14 agosto.

Aica ha replicato sostenendo che alcuni turni siano stati semplicemente posticipati e spiegando soprattutto di avere richiesto a Siciliacque 155 litri al secondo, ricevendone 145.

Ed allora torniamo alla domanda che Report Sicilia ha già posto.

Perché Siciliacque sta consegnando meno acqua di quella richiesta?

A gennaio era Aica a denunciare il rischio di riduzione delle forniture per i debiti

Qui esiste un precedente che oggi diventa impossibile ignorare.

Il 13 gennaio 2026 la presidente Nobile denunciava pubblicamente una situazione gravissima nei rapporti con Siciliacque.

Secondo quanto riportato dalla TGR Rai Sicilia, Siciliacque chiedeva il pagamento di circa 27 milioni di euro e veniva paventata una riduzione delle forniture fino al pagamento del debito, circostanza contestata duramente da Aica.

Dunque oggi la domanda è inevitabile.

I 145 litri al secondo rispetto ai 155 richiesti dipendono esclusivamente dalla disponibilità della risorsa oppure esiste ancora qualche collegamento con i rapporti economici tra Siciliacque e Aica?

Non lo affermiamo.

Lo chiediamo.

E Aica può cancellare qualsiasi dubbio pubblicando quantitativi, fatture e pagamenti.

Il vecchio debito viene affrontato con i soldi della Regione. Ma le fatture nuove vengono pagate?

C’è poi l’altro interrogativo già sollevato da Report Sicilia.

Il debito pregresso nei confronti di Siciliacque viene affrontato anche attraverso l’anticipazione regionale.

Ma quell’anticipazione dovrà essere restituita.

Nel frattempo, però, l’acqua continua ad essere acquistata.

Aica sta pagando regolarmente le forniture correnti del 2026?

Quanto ha fatturato Siciliacque dal primo gennaio?

Quanto ha pagato Aica?

Quanto deve ancora?

Esistono fatture scadute?

Questa sarebbe trasparenza.

Non servono comunicati contro chi protesta.

Servono numeri.

E poi c’è Maddalusa: dov’è l’Assemblea dei sindaci?

Ma la questione che rende ancora più pesante la dichiarazione secondo cui «non si torna indietro» è quella di Maddalusa.

Perché lì il sistema delle autobotti non è una discussione teorica.

È diventato un problema che riguarda persone rimaste per mesi in enormi difficoltà nell’approvvigionamento idrico.

E allora chiediamo ancora:

chi ha stabilito la linea adottata da Aica su Maddalusa?

La presidente?

Il CdA?

L’Assemblea dei soci?

L’Ati?

Quale sindaco ha votato?

Dove sono i verbali?

Il silenzio dei sindaci su Maddalusa è diventato di una gravità inaudita.

Perché quando bisogna scegliere gli amministratori di Aica l’Assemblea esiste eccome.

Il nuovo CdA presieduto da Danila Nobile è stato infatti nominato proprio dall’Assemblea dei sindaci nel luglio 2025.

E Sodano cosa aspetta?

Ed eccoci al sindaco di Agrigento Michele Sodano.

Dopo quanto sta accadendo, quale posizione intende assumere negli organismi che governano il servizio idrico?

Se persino il deputato regionale Ismaele La Vardera, politicamente vicino all’attuale amministrazione cittadina, nell’intervista richiamata ieri ha individuato in Aica uno dei nodi centrali del problema idrico, allora la contraddizione diventa evidente.

Sodano condivide quella valutazione?

Se sì, perché non porta formalmente la questione davanti agli altri sindaci dell’Ati e davanti ai soci di Aica?

Perché non chiede una verifica immediata della gestione?

E se ritiene che la governance abbia prodotto più problemi che soluzioni, perché non propone agli organi competenti di valutarne la permanenza?

Non basta dire che Aica non funziona.

Il sindaco di Agrigento oggi ha un ruolo istituzionale che gli consente di assumere iniziative.

Le assuma.

E resta il caso dei requisiti di Danila Nobile

C’è infine una storia che Report Sicilia conosce bene.

Quando Danila Nobile venne scelta per il nuovo CdA, questa testata sollevò dubbi sul possesso dei requisiti previsti dall’avviso.

Report Sicilia pubblicò successivamente curricula e verbale dell’Assemblea, evidenziando come fosse intervenuto l’allora sindaco di Agrigento Francesco Miccichè, sostenendo la coerenza dei requisiti e la possibilità per i sindaci di procedere alla valutazione politica. La nomina venne poi approvata dall’Assemblea.

È importante formulare correttamente il punto: la mancanza dei requisiti è stata una contestazione di Report Sicilia, mentre l’Assemblea dei sindaci ritenne evidentemente di poter procedere alla nomina.

Ma proprio per questo oggi quella scelta torna politicamente nelle mani dei sindaci.

L’hanno nominata loro.

Sono loro i soci.

E sono loro che devono valutare i risultati della governance.

Presidente Nobile, il problema non è chi critica. Il problema è l’acqua

Nella propria replica Aica invita organizzazioni datoriali, politica, sindacati e istituzioni ad assumere un atteggiamento «costruttivo e collaborativo» e a non alimentare contrapposizioni.

Ma la critica non può essere considerata il problema.

Confcommercio denuncia imprese in difficoltà.

Un cittadino presenta un esposto.

Maddalusa vive da mesi un’emergenza.

Aica stessa ammette di ricevere da Siciliacque meno acqua di quella richiesta.

E adesso l’azienda sostiene che sul modello intrapreso «non è possibile tornare indietro».

Benissimo.

Allora mostri gli atti.

Mostri i risultati.

Mostri quante autobotti operavano prima e quante operano oggi.

Mostri quanti cittadini venivano serviti prima e quanti vengono serviti oggi.

Mostri quanta acqua arriva da Siciliacque.

Mostri quanto viene pagato.

E soprattutto i sindaci dicano se condividono questa gestione.

Perché Aica è pubblica.

Ma pubblico significa dei cittadini, non sottratto alle domande dei cittadini.

E se davvero la governance attuale sta producendo più danni che benefici, non spetta ai cittadini sostituirla.

Spetta ai sindaci assumersi la responsabilità politica di farlo.

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Fonte: Report Sicilia

News Agrigento continua a seguire la vicenda e fornirà aggiornamenti in tempo reale.

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