Agrigento – Teatro Pirandello, il Cda si dimette e accusa: «Nessuna interlocuzione con l’amministrazione». Sodano adesso ha tutto nelle sue mani. Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Politica.
Cosa sta succedendo

AGRIGENTO – Altro che semplici dimissioni anticipate. Quella che arriva dal Consiglio di amministrazione della Fondazione Teatro Luigi Pirandello è una vera rottura istituzionale con la nuova amministrazione comunale.
Dopo le dimissioni di Andrea Cirino, presentate il 23 luglio, lasciano anche il presidente Alessandro Patti e i consiglieri Pino Miccichè e Gaetano Airò, anticipando di circa tre mesi la naturale scadenza del mandato, prevista per la fine di novembre 2026.
Ma questa volta c’è un documento che consente di capire molto meglio cosa sia accaduto.
La lettera di dimissioni è stata indirizzata al sindaco Michele Sodano e trasmessa per conoscenza alla direttrice generale Alessandra Fiaccabrino. E dalle motivazioni riportate emerge un quadro politicamente pesante: il Cda sostiene, in sostanza, di non essere stato messo nelle condizioni di continuare a programmare l’attività della Fondazione a causa della mancata interlocuzione con la nuova amministrazione.
il teatro aveva già la stagione 2026-2027, ma servivano decisioni
Il punto è proprio questo.
Il cartellone della stagione teatrale 2026-2027 era già stato presentato nella tarda primavera, ma un cartellone non cammina da solo.
Bisogna organizzare la campagna abbonamenti, promuovere gli spettacoli, programmare l’utilizzo della struttura, rispondere alle richieste provenienti da soggetti esterni e mettere in moto quella macchina amministrativa e organizzativa necessaria affinché una stagione teatrale possa realmente partire.
Secondo quanto emerge dalla lettera, invece, il Cda avrebbe atteso indicazioni dall’amministrazione senza riceverle.
E allora la domanda diventa inevitabile:
perché non si è parlato con un Consiglio di amministrazione ancora formalmente in carica?
Si poteva non condividerne le scelte.
Si poteva decidere di sostituirlo alla scadenza.
Si poteva persino comunicare immediatamente la volontà politica di procedere in un’altra direzione.
Ma un Teatro non può essere lasciato sospeso nell’attesa che la politica decida chi dovrà occuparne le poltrone.
personale, addetto stampa e incarichi: i problemi rimasti sul tavolo
Nella ricostruzione resa pubblica emergono anche questioni molto concrete.
Dal primo luglio la Fondazione sarebbe priva dell’addetto stampa istituzionale e negli anni si sarebbe progressivamente ridotto anche il personale comunale distaccato presso il Teatro, con la conseguente necessità di ricorrere a professionalità esterne e quindi con maggiori costi di gestione.
Il Cda aveva inoltre predisposto un avviso per acquisire manifestazioni di interesse finalizzate al reperimento delle figure professionali necessarie.
Ma proprio per non assumere decisioni che potessero vincolare la nuova amministrazione, avrebbe scelto di fermarsi e aspettare.
Le indicazioni, secondo la ricostruzione dei dimissionari, non sarebbero però arrivate.
Ed è forse questo il passaggio politicamente più interessante.
Perché chi oggi lascia sostiene, sostanzialmente, di avere evitato di mettere la nuova amministrazione davanti al fatto compiuto.
Una forma di quel garbo istituzionale che, secondo il Cda, non avrebbe trovato dall’altra parte una corrispondente interlocuzione.
persino una commissione bipartisan rimasta senza risposta
C’è poi un particolare che merita attenzione.
Per affrontare il problema degli incarichi necessari alla prosecuzione delle attività, il Cda avrebbe proposto addirittura la costituzione di una commissione bipartisan, proprio per individuare una soluzione condivisa e sottrarre le scelte al sospetto della contrapposizione politica.
Anche questa proposta, secondo quanto riportato, sarebbe rimasta senza seguito.
Se le cose stanno così, la vicenda cambia prospettiva.
Non siamo più soltanto davanti a un Cda arrivato quasi alla fine del proprio mandato che decide di anticipare l’uscita.
Siamo davanti a un organismo che afferma di avere cercato un confronto con la nuova amministrazione senza riuscire a ottenerlo e che, davanti all’impossibilità di continuare a prendere decisioni senza conoscere gli indirizzi politici del nuovo governo cittadino, decide di farsi da parte.
e poi sono arrivate le parole durissime di sodano
Su questo clima già evidentemente deteriorato sono piombate nei giorni scorsi le dichiarazioni del sindaco.
Michele Sodano, smentendo le indiscrezioni sui possibili nuovi componenti del Cda, aveva annunciato un «rinnovamento profondo» della governance, sostenendo la necessità di liberare le istituzioni cittadine dalle «logiche della spartizione politica» e assicurando che gli incarichi sarebbero stati attribuiti sulla base di merito, competenze e qualità professionali. Aveva inoltre fatto riferimento a chi avrebbe considerato questi luoghi come un «terreno di rendita».
Parole legittime per un sindaco che vuole imprimere una propria linea politica.
Ma parole enormemente pesanti se pronunciate mentre il Cda precedente era ancora formalmente in carica.
Non possiamo stabilire che siano state quelle dichiarazioni a provocare le dimissioni.
Adesso, però, sappiamo che quelle parole sono arrivate dentro un rapporto che era già compromesso dalla mancata interlocuzione denunciata dal Cda.
E questo rende l’intera vicenda ancora più significativa.
adesso sodano non ha più alibi
A questo punto il sindaco ha ottenuto esattamente ciò che chiedeva: campo libero.
Non dovrà aspettare novembre.
Non dovrà convivere con un Cda ereditato dalla precedente amministrazione.
Non dovrà spiegare perché non riesce a imprimere il proprio indirizzo alla Fondazione.
Patti, Miccichè e Airò hanno lasciato.
Adesso il Teatro Pirandello è politicamente nelle mani della nuova amministrazione.
Ed è proprio adesso che comincia la verifica più importante.
Sodano ha parlato di fine delle spartizioni?
Lo dimostri con le nomine.
Ha parlato di merito?
Pubblicizzi criteri e curriculum.
Ha parlato di competenze?
Scelga le migliori competenze disponibili, anche se appartengono a persone che non lo hanno sostenuto e che magari politicamente non gli sono vicine.
Perché sarebbe troppo facile definire «spartizione» ciò che hanno fatto gli altri e chiamare «rinnovamento» la distribuzione degli stessi incarichi ai propri.
report sicilia guarderà soprattutto una cosa: chi arriverà adesso
Noi non abbiamo alcun interesse a difendere il vecchio Cda.
E non abbiamo alcun interesse a bocciare preventivamente quello nuovo.
Vogliamo semplicemente vedere cosa accadrà.
Vogliamo conoscere i nomi.
Vogliamo leggere i curriculum.
Vogliamo capire quali rapporti politici, associativi e professionali abbiano gli eventuali nominati.
E soprattutto vogliamo verificare se dopo Agrigento Capitale italiana della Cultura 2025, con il sistema di associazioni, progetti, finanziamenti e protagonisti che ha caratterizzato quella stagione, il Teatro Pirandello diventerà davvero un luogo aperto alle migliori professionalità oppure finirà dentro un nuovo circuito politico-culturale vicino all’amministrazione.
Perché il problema non è sostituire Patti, Miccichè e Airò.
Il problema è con chi vengono sostituiti e perché.
intanto ci sono una stagione e una macchina da far ripartire
C’è infine un aspetto che dovrebbe interessare più delle polemiche.
La stagione 2026-2027 è stata presentata, ma bisogna farla partire.
Ci sono gli abbonamenti da promuovere, le richieste di utilizzo della struttura da gestire, le professionalità necessarie da individuare e i rapporti con le scuole da programmare, compresi PCTO e matinée. Ci sono inoltre attività già consolidate, come le visite teatralizzate affidate a Marco Savatteri, che necessitano di programmazione.
Il tempo, quindi, non è infinito.
Ed è qui che le dimissioni diventano una responsabilità enorme per chi resta.
Il vecchio Cda ha consegnato le chiavi politiche della Fondazione alla nuova amministrazione con tre mesi di anticipo.
Da questo momento Sodano non potrà più raccontare cosa non funzionava prima. Dovrà far funzionare ciò che c’è adesso.
E soprattutto dovrà dimostrare che quelle parole sulla fine delle «spartizioni politiche» non erano soltanto un modo per delegittimare chi lo aveva preceduto.
Perché il vero esame comincia ora.
Se arriveranno i migliori, indipendentemente dalle appartenenze, sarà cambiamento.
Se arriveranno amici, sostenitori e persone riconducibili al nuovo sistema politico e associativo, allora sarà soltanto cambiato il nome della spartizione.
E questa volta saranno gli atti a parlare.
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Fonte: Report Sicilia
News Agrigento continua a seguire la vicenda e fornirà aggiornamenti in tempo reale.

