Agrigento – ZEN e Maddalusa, La Vardera e l’acqua a due velocità: «È un diritto fondamentale», ma al cittadino Agrigentino dice «si vergogni». Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Politica.
Cosa sta succedendo

Caro onorevole Ismaele La Vardera, oggi vogliamo partire da Palermo.
Da un quartiere che lei conosce molto meglio di Maddalusa: lo ZEN.
E non siamo noi a dirlo.
È stato lei stesso a raccontare pubblicamente:
«Quando ero piccolo anche io ho vissuto qualche anno allo ZEN».
Una parte della sua infanzia, dunque, trascorsa in un quartiere che per decenni è stato simbolo delle contraddizioni urbanistiche e sociali di Palermo.
E proprio allo ZEN esiste da anni una questione enorme che riguarda l’acqua.
Una vicenda che lei conosce, tanto da averla portata anche all’Assemblea regionale siciliana.
Per questo, dopo aver letto ciò che ha scritto a un cittadino di Maddalusa, vogliamo porle una domanda molto semplice:
l’acqua è un diritto fondamentale allo ZEN e smette di esserlo quando arriviamo a Maddalusa?
La storia infinita della rete idrica dello ZEN
La vicenda viene da lontano.
Lo ZEN 2 è uno dei grandi insediamenti di edilizia residenziale pubblica di Palermo e la sua storia urbanistica è segnata da ritardi, incompiute e problemi che si trascinano da decenni.
Negli atti parlamentari degli anni Novanta troviamo già riferimenti alle opere di urbanizzazione dello ZEN 2.
Strade.
Rete fognaria.
Pubblica illuminazione.
Gas.
E naturalmente rete idrica.
Opere che risultavano ultimate e consegnate al Comune di Palermo.
Era il 1994.
Sono trascorsi più di trent’anni.
Eppure nel 2026 il problema dell’acqua allo ZEN non soltanto esiste ancora, ma presenta aspetti che hanno dell’incredibile.
Amap: 1,5 milioni di metri cubi d’acqua all’anno, ma niente contatori nei padiglioni
Nel gennaio 2026 l’amministratore unico di Amap, Giovanni Sciortino, partecipa a un incontro nella chiesa di San Filippo Neri.
E rende pubblici numeri impressionanti.
Secondo quanto dichiarato dal vertice della società, Amap immette ogni anno nella rete dello ZEN 2 circa un milione e mezzo di metri cubi d’acqua.
Eppure nei padiglioni non ci sarebbero i normali contatori.
Amap quantifica il mancato introito in circa 5 milioni di euro ogni anno.
Non basta.
Secondo quanto spiegato dallo stesso Sciortino, la società non potrebbe normalmente intervenire sulla rete interna in caso di guasto perché quella rete non sarebbe nella propria disponibilità patrimoniale.
E non sarebbe neppure possibile stipulare normali contratti individuali con gli utenti.
Ricapitoliamo.
Palermo, anno 2026.
Un milione e mezzo di metri cubi d’acqua immessi ogni anno.
Niente normali contatori nei padiglioni.
Contratti che non vengono stipulati.
Milioni di euro che, secondo Amap, non vengono incassati.
Una rete sulla quale la stessa società che immette l’acqua sostiene di non poter intervenire normalmente.
Una situazione trascinatasi per decenni.
Dal Comune arriva però un’altra versione: «Non è colpa degli abitanti»
Ma noi vogliamo raccontare tutto.
Perché dal Comune di Palermo è arrivata anche una posizione differente.
La consigliera comunale Mariangela Di Gangi ha contestato la ricostruzione di Amap, sostenendo che non si possa scaricare sugli abitanti la responsabilità della situazione.
Secondo questa posizione, infatti, non spetta certamente ai residenti realizzare le infrastrutture necessarie per consentire l’installazione dei contatori.
Il problema sarebbe anche conseguenza del mancato accordo fra gli enti competenti.
Ed è una considerazione che condividiamo almeno nel principio.
Perché un cittadino non può diventare automaticamente responsabile di trent’anni di omissioni, ritardi, conflitti di competenze e fallimenti amministrativi.
Vale allo ZEN.
E, caro La Vardera, dovrebbe valere anche a Maddalusa.
Poi arriva la vicenda della presunta rete idrica parallela
Nel febbraio scorso il quadro diventa ancora più inquietante.
Le cronache raccontano l’esistenza allo ZEN 2 di una presunta rete idrica abusiva parallela, con allacci, autoclavi e cisterne attraverso le quali sarebbe stata gestita la distribuzione dell’acqua.
Le notizie arrivano a descrivere possibili interessi criminali e un sistema nel quale alcune famiglie avrebbero dovuto pagare per ottenere l’acqua.
Saranno magistratura e forze dell’ordine, naturalmente, ad accertare fatti e responsabilità.
Ma la domanda politica resta gigantesca:
come è stato possibile lasciare per decenni un servizio pubblico essenziale in condizioni tali da consentire persino la nascita di un sistema parallelo?
E sapete chi interviene sulla questione?
Proprio Ismaele La Vardera.
La Vardera porta lo ZEN all’ARS
Il deputato regionale presenta l’interrogazione numero 2801 sulla presunta gestione mafiosa del servizio idrico dello ZEN 2.
Fa bene.
Se qualcuno controlla illegalmente l’accesso all’acqua di un quartiere, la politica deve intervenire.
Ma nell’atto parlamentare La Vardera scrive soprattutto una frase.
Una frase sacrosanta.
Una frase che noi di Report Sicilia sottoscriviamo parola per parola:
«L’accesso all’acqua potabile costituisce un diritto fondamentale della persona e un servizio pubblico essenziale».
Perfetto.
È esattamente ciò che sosteniamo da mesi.
Ed è esattamente da questa frase che nasce questo editoriale.
Poi La Vardera arriva a Maddalusa
Lasciamo Palermo.
Arriviamo ad Agrigento.
Maddalusa.
Qui La Vardera arriva politicamente soltanto di recente.
E diciamolo chiaramente: Maddalusa La Vardera non la conosce come conosce lo ZEN.
Fino a poche settimane prima dell’esplosione mediatica dell’emergenza idrica non aveva mostrato alcuna particolare conoscenza pubblica di quel territorio.
Noi Maddalusa la conosciamo.
Conosciamo le strade interessate.
Conosciamo la storia del problema.
Conosciamo le diverse situazioni.
La Vardera, ancora oggi, dovrebbe dimostrare di conoscere persino quali siano esattamente le strade coinvolte nell’emergenza e le differenti condizioni urbanistiche presenti.
E questo non sarebbe neppure un problema.
Nessuno può conoscere ogni strada della Sicilia.
Il problema nasce quando chi non conosce approfonditamente un territorio comincia a giudicare personalmente chi ci vive.
Maddalusa non è una parola da mettere dentro un video
Maddalusa non è una location.
Non è una scenografia per una diretta Facebook.
Non è una parola da utilizzare davanti alle telecamere.
È un territorio complesso.
Ci sono strade differenti.
Ci sono immobili costruiti in epoche differenti.
Ci sono situazioni urbanistiche differenti.
Ci sono pratiche di sanatoria.
Ci sono vincoli.
Ci sono famiglie che hanno acquistato.
Famiglie che hanno ereditato.
Persone che vivono lì da decenni.
E soprattutto ci sono esseri umani.
Liquidare tutto con una parola — abusivi — significa non conoscere Maddalusa.
Poi un cittadino critica Sodano
Ed eccoci all’episodio che ha dato origine a questa riflessione.
Toto Di Betta interviene sotto un post della pagina di La Vardera e ControCorrente.
Non attacca gratuitamente La Vardera.
Attacca politicamente Michele Sodano, sindaco di Agrigento e uomo politicamente sostenuto proprio da ControCorrente.
Il cittadino scrive:
«Il sindaco di Agrigento non rappresenta i suoi elettori e non rappresenta Agrigento, ha lasciato Maddalusa al suo destino, 2000 persone senza acqua da 106 giorni».
Poi ripete più volte:
«Vergogna».
A quel punto interviene personalmente Ismaele La Vardera.
E scrive:
«Si vergogni lei ad essersi fatto la casa abusiva».
E qui, caro onorevole, si apre un problema enorme.
Ma lei sa dove abita quel signore?
Cominciamo dalla cosa più elementare.
La Vardera sa quale sia l’immobile del cittadino al quale ha risposto?
Lo ha individuato?
Ha visto la concessione edilizia?
Ha verificato se esiste una domanda di sanatoria?
Sa quando è stato costruito?
Sa chi lo ha costruito?
Sa se il cittadino lo abbia acquistato o ereditato?
Sa quale sia l’esatta situazione amministrativa?
E soprattutto:
come fa a scrivere «essersi fatto la casa abusiva»?
Perché quella frase non afferma semplicemente che un immobile sarebbe abusivo.
Attribuisce direttamente alla persona persino la realizzazione dell’abuso.
Su quali elementi?
Noi non lo sappiamo.
E proprio per questo glielo chiediamo.
Prima conoscere, poi sentenziare
Questo è il problema.
La Vardera dello ZEN conosce la storia.
Ci ha vissuto.
Ne conosce le contraddizioni.
Sa che dietro la parola ZEN esistono migliaia di persone diverse.
Sa che non si può prendere un intero quartiere e trasformarlo in un’unica categoria.
Quando parla dello ZEN distingue giustamente fra criminalità e cittadini.
Fra rete abusiva e diritto delle persone.
Fra illegalità da reprimere e acqua da garantire.
Perché?
Perché conosce quel territorio.
A Maddalusa, invece, sembra essere bastato arrivare davanti alle telecamere per diventare improvvisamente esperti di una vicenda urbanistica che attraversa decenni.
No.
Prima si studia.
Poi si verifica.
E soltanto dopo si sentenzia.
Allo ZEN l’illegalità non cancella il diritto all’acqua
Torniamo quindi alla frase scritta da La Vardera nella sua interrogazione parlamentare.
«L’accesso all’acqua potabile costituisce un diritto fondamentale della persona».
Allo ZEN esistono problemi enormi.
Esistono occupazioni irregolari.
Esistono controversie sulla rete.
Sono state denunciate presunte derivazioni abusive.
È stata raccontata persino l’esistenza di un sistema parallelo sul quale La Vardera ha chiesto accertamenti.
Eppure nessuno dice:
chiudiamo l’acqua a tutto lo ZEN fino a quando ogni singola irregolarità non sarà risolta.
Perché sarebbe assurdo.
La legalità si ripristina perseguendo chi commette reati, eliminando gli allacci abusivi, installando contatori, regolarizzando i rapporti contrattuali e intervenendo sulle occupazioni illegittime secondo la legge.
Non togliendo l’acqua alle persone.
E La Vardera lo sa talmente bene da averlo scritto in un atto parlamentare.
Perché a Maddalusa dovrebbe valere un principio diverso?
Ed eccoci alla domanda alla quale pretendiamo una risposta.
Perché a Maddalusa dovrebbe essere diverso?
Una casa abusiva diventa forse legale se arriva un’autobotte?
No.
Una tanica d’acqua costituisce una sanatoria edilizia?
No.
Portare acqua a un anziano impedisce allo Stato di demolire un immobile se esistono i presupposti di legge?
No.
Consentire a un bambino di lavarsi sana una costruzione?
Ovviamente no.
Allora di cosa stiamo parlando?
La casa è una cosa.
La persona è un’altra.
Una casa può essere abusiva. Un essere umano no
Lo ripeteremo fino a quando sarà necessario.
Una casa può essere abusiva.
Un muro può essere abusivo.
Una veranda può essere abusiva.
Un allaccio può essere abusivo.
Una costruzione può essere abusiva.
Una persona non è abusiva.
L’acqua serve alla persona.
Non alla particella catastale.
Non alla concessione.
Non alla domanda di condono.
Serve per bere.
Per cucinare.
Per lavarsi.
Per utilizzare un bagno.
E questo principio non può cambiare in funzione del Comune nel quale ci troviamo o del sindaco che viene criticato.
Perché il cittadino stava criticando Sodano
Ed è questo l’aspetto politico che non può essere ignorato.
Toto Di Betta stava criticando Michele Sodano.
Non è un dettaglio.
Sodano è stato sostenuto politicamente da La Vardera e da ControCorrente.
E tra pochi giorni sarà anche tra gli speaker degli Stati generali di ControCorrente ad Agrigento.
Dunque il rapporto politico è evidente e rivendicato.
Ed è proprio mentre un cittadino attacca Sodano sul caso Maddalusa che interviene La Vardera e gli risponde:
«Si vergogni lei ad essersi fatto la casa abusiva».
È legittimo allora chiedere:
se quel cittadino avesse attaccato un sindaco politicamente avversario, avrebbe ricevuto la stessa risposta?
Non possiamo conoscere la risposta.
Può darcela La Vardera.
E qui torniamo allo ZEN della sua infanzia
C’è infine un interrogativo personale e politico che vogliamo rivolgere direttamente a La Vardera.
Lei stesso ha raccontato:
«Quando ero piccolo anche io ho vissuto qualche anno allo ZEN».
Immaginiamo quel bambino.
Immaginiamo che qualcuno fosse arrivato nel quartiere e, davanti ai problemi dell’acqua, gli avesse detto:
prima di chiedere di bere dobbiamo controllare la situazione amministrativa della casa nella quale vivi.
Prima dobbiamo verificare gli allacci.
Prima dobbiamo stabilire se chi occupa l’alloggio abbia tutti i titoli.
Prima dobbiamo risolvere trent’anni di problemi urbanistici.
Poi parleremo dell’acqua.
Quel bambino avrebbe avuto meno diritto all’acqua?
La risposta l’ha già data La Vardera adulto.
No.
Perché ha scritto all’ARS che l’acqua è un «diritto fondamentale della persona».
Onorevole La Vardera, allora scelga quale principio vale
Questa volta non le chiediamo di scoprire un problema.
Lo ZEN lo conosce.
Dell’acqua dello ZEN si è occupato.
Ha persino presentato un’interrogazione parlamentare.
Quindi le chiediamo soltanto coerenza.
L’acqua è un diritto fondamentale della persona?
Se la risposta è sì, allora lo è allo ZEN e a Maddalusa.
A Palermo e ad Agrigento.
Per chi vota La Vardera e per chi critica Sodano.
Per chi vive in un immobile regolare e per chi vive in un immobile sul quale lo Stato deve ancora fare chiarezza o applicare la legge.
La legalità non si discute.
Se una casa è insanabile, si proceda secondo legge.
Se un allaccio è abusivo, si elimini.
Se qualcuno ha commesso un reato, ne risponda.
Ma la sete non può diventare una pena accessoria dell’abusivismo edilizio.
Prima di dire «si vergogni», impari a conoscere Maddalusa
E allora chiudiamo con una domanda ancora più semplice.
Onorevole La Vardera, sa indicarci quali sono le strade di Maddalusa direttamente interessate da questa emergenza?
Sa distinguere le diverse zone?
Conosce le differenti situazioni urbanistiche?
Conosce la storia delle pratiche?
Conosce personalmente la posizione dell’uomo al quale ha scritto che si sarebbe «fatto la casa abusiva»?
Se conosce tutto questo, lo spieghi pubblicamente.
Se non lo conosce, allora forse prima di dire a un cittadino «si vergogni» sarebbe opportuno studiare Maddalusa almeno quanto conosce lo ZEN.
Perché arrivare in un quartiere con una telecamera è facile.
Conoscerlo è un’altra cosa.
Amministrarne e risolverne i problemi è ancora più difficile.
E soprattutto i diritti fondamentali non possono essere utilizzati a corrente alternata.
Allo ZEN l’acqua è un diritto fondamentale della persona.
Lo ha scritto Ismaele La Vardera.
Noi gli chiediamo soltanto:
perché quella stessa persona, quando vive a Maddalusa e critica Michele Sodano, dovrebbe prima vergognarsi e poi avere sete?
Per noi la risposta è chiarissima.
Non deve farlo.
La casa, se abusiva, sarà giudicata e trattata secondo la legge.
La persona continuerà ad avere diritto all’acqua.
Allo ZEN.
A Maddalusa.
Ovunque.
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Fonte: Report Sicilia
News Agrigento continua a seguire la vicenda e fornirà aggiornamenti in tempo reale.

