Agrigento – Caso Crosta, dimissioni inevitabili: Casa quasi tutta abusiva, ma chi le fornisce l’acqua e dove finiscono le acque nere?. Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Sport.
Cosa sta succedendo

La vicenda non può più essere liquidata come un’indiscrezione, una voce raccolta per strada o un attacco politico. Report Sicilia è in possesso di documenti che consentono di ricostruire l’intestazione, la consistenza, l’ubicazione e la collocazione dell’immobile di contrada Zingarello riconducibile al vicesindaco di Agrigento, Giovanni Crosta.
Gli atti non saranno pubblicati. La redazione li conserverà integralmente, tutelando i dati personali delle persone che non ricoprono incarichi pubblici. Il loro contenuto, limitatamente agli aspetti di interesse pubblico, può e deve però essere raccontato.
Dalle visure catastali risulta che Giovanni Crosta è comproprietario al 50 per cento dell’immobile insieme a una sua familiare strettissima. La casa è abitata da una persona appartenente al suo ristretto ambito familiare. Non si tratta, dunque, di un bene lontano, estraneo o soltanto genericamente riconducibile al vicesindaco.
Dalla ricostruzione documentale effettuata da Report Sicilia emergerebbe che soltanto una parte limitata della costruzione risulta sanata. La parte largamente prevalente dell’immobile, invece, ricadrebbe in una condizione di abusività e insanabilità.
Non stiamo parlando di una veranda, di una tettoia o di una difformità marginale. La questione riguarderebbe la quasi totalità dell’immobile.
Adesso devono essere chiariti altri due aspetti fondamentali: chi fornisce l’acqua alla casa e dove vengono scaricate le acque nere?
Crosta non è soltanto il comproprietario dell’abitazione. È vicesindaco, dirigente ed esponente di primo piano di Controcorrente e assessore con delega alla Polizia municipale, alla trasparenza e anticorruzione, al patrimonio e agli affari legali.
La sua permanenza nella giunta Sodano non è più politicamente sostenibile. Giovanni Crosta deve dimettersi immediatamente.
Cosa dimostrano gli atti
È necessario essere precisi. Le visure catastali non certificano la regolarità urbanistica di un edificio e non dimostrano, da sole, l’esistenza di un abuso. L’accatastamento identifica e classifica un bene soprattutto ai fini fiscali, ma non sostituisce il permesso di costruire, una concessione edilizia o un provvedimento di sanatoria.
I documenti catastali acquisiti da Report Sicilia dimostrano però alcuni dati oggettivi:
- l’ubicazione dell’immobile in contrada Zingarello;
- la comproprietà di Giovanni Crosta per la quota del 50 per cento;
- la presenza di più unità sulla particella interessata;
- la destinazione abitativa;
- la consistenza catastale;
- la vicinanza del fabbricato alla costa.
La documentazione riporta, tra l’altro, due unità abitative classificate nella categoria catastale A/3. Una presenta una superficie di 87 metri quadrati; l’altra una superficie totale di 121 metri quadrati, 111 dei quali al netto delle aree scoperte.
La cartografia acquisita colloca inoltre il fabbricato a una distanza indicativa di circa 96,5 metri dalla costa.
È dal confronto tra questi dati, la consistenza effettiva della costruzione, la parte interessata dalla sanatoria e la disciplina regionale sulla fascia costiera che emerge la questione urbanistica affrontata da Report Sicilia.
Il vincolo dei 150 metri dalla battigia
L’immobile si trova, secondo la misurazione cartografica acquisita, a meno di cento metri dalla costa e quindi all’interno della fascia dei 150 metri dalla battigia.
In Sicilia l’articolo 15 della legge regionale numero 78 del 1976 ha introdotto in questa fascia un vincolo di inedificabilità assoluta.
La Corte costituzionale, con la sentenza numero 72 del 2025, ha chiarito che tale divieto si applica anche ai privati fin dall’entrata in vigore della legge regionale del 1976. Corte costituzionale
La giurisprudenza amministrativa ha ribadito che gli abusi realizzati entro i 150 metri dalla battigia dopo l’entrata in vigore del vincolo non sono sanabili, salvo specifiche eccezioni previste dalla legge. Tra queste assumono rilievo le opere iniziate prima dell’entrata in vigore della legge regionale e le cui strutture essenziali siano state completate entro il 31 dicembre 1976. Giustizia amministrativa
La sola vicinanza al mare non basta, quindi, per dichiarare automaticamente abusivo un edificio. Devono essere verificati i titoli edilizi e l’epoca di realizzazione di ciascuna opera.
Nel caso in esame, tuttavia, la ricostruzione documentale distingue una parte limitata interessata dalla sanatoria dalla parte largamente prevalente che, per collocazione, consistenza ed epoca di realizzazione, non risulterebbe sanabile.
Perché non pubblichiamo i documenti
Report Sicilia ha deciso di non pubblicare le visure, le immagini cartografiche e gli altri atti acquisiti.
Non renderemo pubblici codici fiscali, dati catastali completi, generalità di familiari, indirizzi precisi o altri elementi capaci di esporre persone estranee alla vita politica.
Questo non significa che i documenti non esistano.
Gli atti saranno conservati dalla redazione e messi a disposizione delle autorità competenti, insieme agli articoli pubblicati sulla vicenda.
A Giovanni Crosta viene riconosciuto pieno diritto di replica. Il vicesindaco può produrre i titoli edilizi, la sanatoria, le planimetrie assentite e qualsiasi documento capace di dimostrare la regolarità dell’intera costruzione.
Servono atti, non dichiarazioni generiche. Non bastano gli attacchi al giornale o i commenti dei sostenitori sui social.
Chi fornisce l’acqua alla casa di Crosta?
Nei precedenti articoli abbiamo riferito che l’immobile è servito dall’acqua. Adesso occorre stabilire con precisione da dove provenga quella fornitura.
Il gestore del servizio idrico integrato ad Agrigento è AICA, che gestisce acquedotto, fognatura e depurazione. Nel 2025 AICA ha inoltre avviato lavori per il completamento e l’ottimizzazione della rete idrica a servizio di Cannatello e Zingarello. AICA
La presenza della rete nella zona, però, non dimostra automaticamente che la specifica casa sia regolarmente allacciata.
Occorre accertare:
- se esista un contratto con AICA;
- a chi sia intestato;
- quando sia stato sottoscritto;
- quale unità immobiliare sia servita;
- quali titoli edilizi siano stati indicati;
- se sia stata dichiarata una domanda di sanatoria;
- se l’allaccio riguardi la sola parte sanata oppure l’intera costruzione;
- se la fornitura sia precedente o successiva alle opere contestate;
- se l’acqua provenga, invece, da un pozzo, da una cisterna o da un altro sistema autonomo.
L’articolo 48 del Dpr 380 del 2001 vieta alle aziende erogatrici di fornire servizi alle opere prive di permesso quando ricorrono le condizioni indicate dalla norma.
Il richiedente deve comunicare gli estremi del titolo edilizio o della domanda di sanatoria. Il gestore è inoltre tenuto a trasmettere al sindaco le richieste di allaccio con l’indicazione dei titoli dichiarati. Normattiva
La presenza dell’acqua non sana l’abuso, ma obbliga a ricostruire la storia della fornitura e dei documenti utilizzati per ottenerla o mantenerla.
E le acque nere dove finiscono?
La seconda questione riguarda lo smaltimento dei reflui.
Dove scarica le acque nere la casa di contrada Zingarello? È collegata alla fognatura pubblica? Esiste un’autorizzazione all’allaccio? Oppure utilizza una fossa Imhoff, una vasca a tenuta o un altro sistema autonomo?
La domanda è ancora più rilevante per la vicinanza dell’immobile al mare.
Nel 2025 è stata completata e consegnata la nuova rete fognaria delle zone di Cannatello e Zingarello. L’esistenza dell’infrastruttura nella zona, però, non dimostra che la specifica abitazione sia stata regolarmente allacciata. Teleacras
Se la casa è collegata alla fognatura, devono essere prodotti gli atti relativi all’allaccio e deve essere chiarito a quali unità immobiliari esso si riferisca.
Se, invece, viene utilizzato un sistema autonomo, occorre verificare:
- la tipologia dell’impianto;
- la sua autorizzazione;
- la conformità alle norme igienico-sanitarie e ambientali;
- la manutenzione effettuata;
- lo svuotamento periodico;
- la destinazione dei fanghi;
- l’assenza di dispersioni nel terreno;
- l’assenza di qualsiasi recapito verso il mare.
Non stiamo affermando che esista uno scarico irregolare. Stiamo chiedendo che venga accertata la destinazione delle acque nere di un immobile situato a meno di cento metri dalla costa e interessato da una rilevante questione urbanistica.
A Maddalusa niente acqua, a Zingarello bisogna chiarire tutto
Il confronto con Maddalusa rimane politicamente inevitabile.
Da mesi circa duemila residenti vivono una condizione insostenibile. Intere famiglie pagano i tributi, acquistano l’acqua, attendono le autobotti e si sentono ripetere che le irregolarità urbanistiche presenti nell’area impedirebbero la normalizzazione del servizio.
A Zingarello, invece, la casa riconducibile al vicesindaco, la cui quasi totalità risulterebbe abusiva e non sanabile, dispone dell’acqua.
Adesso occorre stabilire chi gliela fornisca, sulla base di quali titoli e attraverso quale allaccio. Allo stesso modo, bisogna sapere dove vengano smaltiti i reflui prodotti dall’abitazione.
Le situazioni di Maddalusa e Zingarello non possono essere automaticamente sovrapposte, ma la differenza impone risposte pubbliche.
L’acqua e le regole non possono dipendere dal nome del proprietario o dall’incarico politico ricoperto.
Crosta ha la delega alla Polizia municipale
Giovanni Crosta non è soltanto comproprietario dell’immobile. È la seconda carica politica del Comune e possiede deleghe direttamente collegate ai settori che potrebbero essere chiamati a effettuare le verifiche.
Il sindaco Michele Sodano gli ha affidato:
- affari legali e generali;
- trasparenza e anticorruzione;
- Polizia municipale e sicurezza stradale;
- fiere e mercati;
- rapporti con il Consiglio comunale;
- patrimonio;
- tributi;
- personale.
Le deleghe sono riportate sulla pagina istituzionale del Comune di Agrigento.
La Polizia locale svolge attività di vigilanza urbanistico-edilizia, sopralluoghi e accertamenti e, nei casi previsti, esercita funzioni di polizia giudiziaria nel contrasto all’abusivismo.
Le attività operative spettano al comandante, ai dirigenti e agli agenti e non possono dipendere dalla volontà politica dell’assessore. Ma rimane un dato politicamente insostenibile: il referente della Polizia municipale è lo stesso vicesindaco comproprietario dell’immobile da verificare.
Crosta è anche assessore alla trasparenza e anticorruzione, mentre è Report Sicilia a chiedere trasparenza sulla sua proprietà.
Ha la delega al patrimonio, settore che può essere coinvolto nelle procedure relative agli immobili abusivi, comprese eventuali acquisizioni conseguenti all’inottemperanza alle ordinanze.
Ha infine la delega agli affari legali, sebbene dalla vicenda possano derivare procedimenti amministrativi e contenziosi.
Una semplice astensione non sarebbe più sufficiente. La sovrapposizione riguarda troppe funzioni politiche concentrate nella stessa persona.
Le dimissioni sono inevitabili
Report Sicilia non emette sentenze e non attribuisce responsabilità penali. Queste possono essere accertate soltanto dalla magistratura.
La richiesta di dimissioni è politica e istituzionale.
Crosta è contemporaneamente vicesindaco, assessore alla Polizia municipale, alla trasparenza e anticorruzione, al patrimonio e agli affari legali e comproprietario di una casa sulla quale emerge una situazione urbanistica incompatibile con la serenità e la credibilità necessarie per continuare a esercitare quelle deleghe.
Anche qualora le opere fossero state materialmente realizzate da altri o prima dell’acquisizione della sua quota, rimarrebbero la comproprietà attuale, l’utilizzo familiare dell’immobile e il potenziale conflitto con i settori affidati alla sua responsabilità politica.
Le dimissioni non rappresenterebbero un’ammissione di responsabilità giudiziaria. Sarebbero il minimo atto necessario per proteggere l’autonomia degli uffici e la credibilità del Comune.
Giovanni Crosta deve lasciare immediatamente l’incarico di vicesindaco e tutte le deleghe.
Sodano deve revocarlo se non si dimette
La responsabilità politica investe direttamente anche il sindaco Michele Sodano.
È stato Sodano a nominare Crosta vicesindaco e ad affidargli deleghe così delicate. Adesso deve assumere una decisione netta.
Se Crosta non presenterà spontaneamente le dimissioni, il sindaco dovrà revocargli l’incarico.
Non è accettabile che la seconda carica della città continui a detenere la responsabilità politica della Polizia municipale, della trasparenza e anticorruzione, del patrimonio e degli affari legali mentre gli uffici competenti potrebbero essere chiamati a effettuare controlli sulla sua proprietà.
Il silenzio di Sodano non sarebbe neutralità. Diventerebbe una scelta politica precisa: mantenere Crosta nella giunta nonostante la gravità della vicenda.
La Vardera deve prendere posizione sul proprio dirigente
Il caso riguarda direttamente anche Ismaele La Vardera.
Crosta non è un assessore tecnico estraneo a Controcorrente. È un dirigente ed esponente di primo piano del movimento, il primo eletto della lista ad Agrigento con 524 preferenze e uno degli uomini sui quali La Vardera ha costruito la propria presenza politica nella città. AgrigentoOggi
Dopo la vittoria di Sodano, La Vardera ha rivendicato Agrigento come un modello amministrativo da esportare e come uno dei punti di partenza dell’azione di governo di Controcorrente. ANSA
La Vardera ha costruito la propria azione pubblica sulle denunce, sulla trasparenza, sul contrasto ai privilegi e sull’intransigenza verso le irregolarità contestate agli avversari.
Adesso deve applicare gli stessi principi al proprio dirigente.
Chiederà le dimissioni di Crosta? Lo sospenderà dagli incarichi interni a Controcorrente? Pretenderà la pubblicazione dei titoli edilizi e dei documenti relativi all’approvvigionamento idrico e allo smaltimento delle acque nere?
Oppure la legalità di Controcorrente vale soltanto quando riguarda gli altri?
Agli Stati generali con il caso Crosta
Il 5 e 6 settembre Controcorrente terrà ad Agrigento i propri Stati generali. Lo slogan scelto è: “Vi raccontiamo come sarà la Sicilia che cambieremo”.
Giovanni Crosta dovrebbe essere presente come dirigente del movimento, vicesindaco e rappresentante dell’amministrazione Sodano.
Ma arriverebbe all’appuntamento anche come il vicesindaco comproprietario di una casa quasi interamente abusiva e non sanabile, ma dotata d’acqua senza che sia stato ancora chiarito pubblicamente chi la fornisca e dove vengano scaricate le acque nere.
Prima di raccontare alla Sicilia il cambiamento promesso, Controcorrente deve spiegare ciò che accade nella città che già amministra.
La Vardera deve assumere una posizione prima degli Stati generali. Crosta non può essere presentato come espressione della nuova classe dirigente senza che venga affrontata questa vicenda.
Tutti gli articoli saranno inviati alle autorità
Tutti gli articoli pubblicati da Report Sicilia sul caso Crosta saranno trasmessi, insieme alla documentazione conservata dalla redazione, al procuratore della Repubblica di Agrigento, al prefetto e al segretario generale del Comune.
La trasmissione non equivale all’affermazione di responsabilità penali già accertate. Serve a portare formalmente la vicenda all’attenzione delle istituzioni, affinché ciascuna possa svolgere le verifiche rientranti nelle proprie competenze.
Nel dossier saranno evidenziati:
- la comproprietà dell’immobile in capo al vicesindaco;
- la sua collocazione a circa 96,5 metri dalla costa;
- la sanatoria che riguarderebbe soltanto una parte limitata;
- la presunta insanabilità della parte largamente prevalente;
- l’origine ancora da accertare della fornitura idrica;
- il sistema di smaltimento delle acque nere;
- le deleghe detenute da Crosta;
- la necessità di garantire la piena indipendenza degli uffici e della Polizia locale.
Gli atti non saranno pubblicati, ma saranno conservati e messi a disposizione delle autorità.
Crosta si dimetta, Sodano lo revochi, La Vardera scelga
La permanenza di Giovanni Crosta nella giunta Sodano non è più sostenibile.
Non si può essere contemporaneamente vicesindaco, assessore alla Polizia municipale, alla trasparenza e anticorruzione, al patrimonio e agli affari legali e comproprietario di un immobile quasi interamente abusivo e non sanabile sul quale gli stessi settori comunali potrebbero essere chiamati a intervenire.
Crosta deve dimettersi immediatamente. Se non lo farà, Michele Sodano dovrà revocargli l’incarico.
Ismaele La Vardera deve chiarire se intenda difendere il proprio dirigente o i principi di legalità e trasparenza sui quali ha costruito Controcorrente.
Non sono ammesse mezze risposte. Non bastano il silenzio, gli slogan o gli attacchi contro il giornale che ha scoperto la vicenda.
Le carte sono conservate. Gli articoli e la documentazione saranno trasmessi al procuratore, al prefetto e al segretario generale del Comune.
Adesso Crosta, Sodano e La Vardera devono assumersi le proprie responsabilità politiche. Le dimissioni del vicesindaco non sono più una possibilità: sono diventate inevitabili.
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Fonte: Report Sicilia
News Agrigento continua a seguire la vicenda e fornirà aggiornamenti in tempo reale.

