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La Vardera promette da Agrigento la “Sicilia che cambieremo”, ma Crosta e Donegani mostrano il vero volto di Controcorrente?

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La Vardera promette da Agrigento la “Sicilia che cambieremo”, ma Crosta e Donegani mostrano il vero volto di Controcorrente?. Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Politica.

Cosa sta succedendo

⏱️Tempo di lettura: 16 min

Il Vicesindaco conferma la domanda di sanatoria pendente dal 1985 per l’immobile di Zingarello e lo definisce disabitato. Report Sicilia conserva però testimonianze e fotografie che ne documenterebbero l’utilizzo estivo. Alla Scala dei Turchi restano le relazioni che hanno preoccupato il sindaco Alessandro Mallia. Gli articoli trasmessi a Procura, prefetto e segretario generale del Comune

«Vi raccontiamo come sarà la Sicilia che cambieremo». È lo slogan scelto da Controcorrente per i suoi Stati generali, in programma ad Agrigento il 5 e 6 settembre.

Ismaele La Vardera presenta l’appuntamento come l’inizio di una nuova stagione politica destinata a partire proprio dalla città dei Templi. Sul palco sono annunciati esponenti politici nazionali e regionali. Fuori dal palco, però, restano aperte due vicende riguardanti altrettanti uomini di primo piano del suo movimento.

La prima coinvolge Giovanni Crosta, vicesindaco di Agrigento, dirigente ed esponente di Controcorrente. Crosta è titolare di deleghe particolarmente delicate: affari legali e generali, trasparenza e anticorruzione, Polizia municipale e sicurezza stradale, fiere e mercati, rapporti con il Consiglio comunale, patrimonio, tributi e personale.

La seconda riguarda Miguel Donegani, ex deputato regionale ed esponente di Controcorrente, coinvolto nella discussione avvenuta alla Scala dei Turchi con alcuni operatori impegnati nella tutela e nella gestione degli accessi al sito.

Le due vicende sono differenti e non devono essere sovrapposte. Entrambe, però, pongono una domanda politica alla quale La Vardera non può sottrarsi: qual è il cambiamento promesso da Controcorrente e quale rigore il movimento intende applicare ai propri rappresentanti?

L’immobile di Crosta a Zingarello

Report Sicilia ha sollevato una questione documentata riguardante un immobile situato in contrada Zingarello, nel territorio comunale di Agrigento.

Secondo le risultanze catastali esaminate dalla redazione, il bene risulta intestato per metà a Giovanni Crosta e per l’altra metà alla sorella. La documentazione individua la proprietà al foglio 180, particella 95, con unità immobiliari al piano terra e al primo piano.

Le immagini cartografiche e le misurazioni in nostro possesso collocherebbero il fabbricato a circa 96 metri dalla battigia, dunque all’interno della fascia dei 150 metri dalla costa.

La distanza dovrà essere verificata attraverso un accertamento tecnico ufficiale, ma il dato rende inevitabile un approfondimento sulla disciplina urbanistica applicabile.

Crosta, replicando pubblicamente al nostro articolo, ha confermato alcuni elementi fondamentali. Ha dichiarato che l’immobile sarebbe stato completato dal padre nei primi anni Ottanta, che dal 1985 penderebbe una domanda di sanatoria e che successivamente la proprietà sarebbe stata ereditata da lui e dalla sorella.

Il vicesindaco ha inoltre sostenuto di non avere commesso personalmente alcun abuso, ricordando che all’epoca aveva undici anni.

Nessuno ha mai affermato che Giovanni Crosta, quando era minorenne, abbia materialmente costruito l’immobile. Insistere su questo argomento significa spostare l’attenzione dal vero problema.

La questione posta da Report Sicilia non riguarda la responsabilità di un bambino per opere eventualmente eseguite dal padre. Riguarda la condizione urbanistica attuale di una proprietà appartenente anche al vicesindaco di Agrigento.

Una domanda del 1985 non è una sanatoria concessa

Crosta ha richiamato una domanda presentata ai sensi della legge n. 47 del 1985. Ma una richiesta di condono pendente, anche se risalente a oltre quarant’anni fa, non equivale a un provvedimento definitivo di sanatoria.

Le domande sono precise: la pratica è stata accolta oppure no? Per quale ragione risulterebbe ancora pendente? Sono stati acquisiti tutti i pareri necessari? Esiste il nulla osta relativo al vincolo costiero? Soprattutto, l’immobile può essere legalmente sanato?

Se, come dichiarato dallo stesso Crosta, la costruzione fu completata nei primi anni Ottanta e se una misurazione ufficiale confermerà la distanza di circa 96 metri dalla battigia, diventa centrale la legge regionale siciliana n. 78 del 1976.

La Corte costituzionale, con la sentenza n. 72 del 2025, ha chiarito la portata generale del vincolo di inedificabilità nella fascia costiera a partire dall’entrata in vigore della legge regionale, indipendentemente dal suo successivo recepimento negli strumenti urbanistici comunali.

L’applicabilità del divieto al caso concreto e l’esistenza di eventuali eccezioni devono essere accertate dagli uffici e dalle autorità competenti attraverso l’esame dei titoli, delle date effettive di realizzazione e dell’intera documentazione urbanistica.

Crosta può comunque eliminare ogni dubbio rendendo pubblico il provvedimento definitivo di sanatoria, il titolo edilizio o il nulla osta relativo al vincolo costiero. Se nel frattempo ne è entrato in possesso, lo mostri.

Dire che una domanda è stata presentata nel 1985 non dimostra che sia stata accolta né che possa esserlo.

Ed è proprio questo l’aspetto più grave della replica: tentando di difendersi, Crosta ha confermato l’esistenza di una domanda di sanatoria pendente da oltre quarant’anni per una costruzione che egli stesso colloca nei primi anni Ottanta.

Crosta definisce la casa disabitata, ma le testimonianze raccontano altro

Nella propria replica Crosta ha affermato che l’immobile sarebbe disabitato e privo di utenza idrica.

Report Sicilia, tuttavia, ha raccolto diverse testimonianze secondo le quali la casa non sarebbe mai rimasta completamente inutilizzata, almeno durante il periodo estivo.

Più persone riferiscono che Crosta avrebbe frequentato l’immobile negli anni e che sarebbe stato solito utilizzarlo anche nel periodo di Ferragosto, invitandovi amici e conoscenti per trascorrere insieme momenti di festa.

La redazione non dispone soltanto di racconti. Conserva anche materiale fotografico che documenterebbe la frequentazione estiva della casa e la presenza di persone all’interno dell’immobile o nelle aree di pertinenza.

Le fotografie non saranno pubblicate per tutelare la riservatezza delle persone estranee alla vicenda eventualmente ritratte. Saranno però conservate e, se necessario, consegnate alle autorità competenti insieme alle testimonianze e agli altri documenti raccolti.

Crosta deve quindi chiarire che cosa intenda esattamente quando definisce la casa «disabitata».

Vuole dire che nessuno vi ha stabilito la propria residenza anagrafica? Che non viene occupata continuativamente per tutto l’anno? Oppure sostiene che l’immobile non sia mai stato utilizzato neppure durante il periodo estivo?

Sono circostanze profondamente differenti. Una casa può essere priva di residenti anagrafici ed essere contemporaneamente frequentata durante l’estate, nei fine settimana o in occasione di feste e ricorrenze.

Se le testimonianze e le fotografie raccolte troveranno conferma, la definizione di casa disabitata fornita dal vicesindaco risulterebbe quantomeno incompleta.

Chi forniva l’acqua e dove finivano le acque reflue?

Crosta ha negato che esista una corrente utenza idrica. Prendiamo atto della sua dichiarazione e non affermiamo, senza una certificazione del gestore, che oggi sia attivo un contratto di fornitura.

Report Sicilia, inoltre, non ha mai scritto che Aica fornisca attualmente all’immobile di Crosta sia il servizio idrico sia quello fognario.

L’eventuale assenza odierna di un’utenza, però, non dimostra che la casa sia sempre rimasta priva d’acqua né che non sia stata utilizzata negli anni.

Se l’immobile veniva frequentato durante le estati e in occasione del Ferragosto, come riferiscono le testimonianze raccolte, è legittimo domandare come venisse approvvigionato.

Esisteva in passato un’utenza idrica? A chi era intestata? Era presente un contatore? L’acqua arrivava dalla condotta pubblica, da un pozzo, attraverso autobotti o mediante un collegamento con un’altra proprietà?

E soprattutto: dove venivano convogliate le acque reflue?

La casa è collegata alla rete fognaria? In caso contrario, dispone di una fossa Imhoff, di un impianto autonomo o di un altro sistema regolarmente autorizzato? Dove sono i titoli, le autorizzazioni allo scarico e la documentazione relativa alla manutenzione e allo smaltimento?

Non sosteniamo che ogni sistema diverso dalla rete fognaria sia automaticamente illegale. Affermiamo però che le acque reflue non possono essere scaricate liberamente: il loro smaltimento deve rispettare la normativa ambientale ed essere sorretto dalle autorizzazioni eventualmente necessarie.

Uno scarico non autorizzato potrebbe determinare conseguenze amministrative e, nelle ipotesi previste dalla legge, anche penali.

Non sarà Report Sicilia a stabilire se sia esistito un allaccio o dove siano finite le acque nere. Saranno Crosta, Aica e gli uffici competenti a doverlo documentare alle autorità attraverso atti ufficiali.

Crosta dovrà produrre quanto in suo possesso. Aica, per quanto di propria competenza e nel rispetto delle richieste provenienti dalle autorità, dovrà fornire l’eventuale storico delle utenze, degli allacci idrici e fognari, dei contatori e delle relative intestazioni riconducibili all’immobile. Il Comune e gli altri uffici competenti dovranno invece verificare l’esistenza e la regolarità di eventuali sistemi autonomi di trattamento e scarico.

La domanda rimane semplice: se la casa veniva utilizzata, da dove arrivava l’acqua e dove venivano scaricate le acque reflue?

“Macchina del fango”? Noi disponiamo di documenti, fotografie e testimonianze

Crosta ha definito il lavoro di Report Sicilia una «macchina del fango» e ha dichiarato di avere querelato Giuseppe Di Rosa, editore del giornale e firmatario degli articoli.

Attendiamo di ricevere formalmente la querela annunciata. Sarà quella una delle sedi nelle quali produrremo la documentazione catastale e cartografica, le fotografie e le testimonianze raccolte, chiedendo che ogni circostanza venga verificata.

Una querela non trasforma una domanda di condono in una sanatoria concessa. Non modifica la distanza dell’immobile dalla battigia e non risponde alle domande sulla sua condizione urbanistica, sul suo utilizzo, sull’approvvigionamento idrico e sullo smaltimento delle acque reflue.

Report Sicilia racconta fatti di interesse pubblico, formula domande e distingue quanto risulta documentalmente da ciò che deve essere verificato dalle autorità.

Definire tutto questo “fango” non costituisce una risposta nel merito.

La dichiarazione di Giuseppe Di Rosa

Sulla vicenda interviene direttamente Giuseppe Di Rosa:

«Caro avvocato Crosta, non avendo ancora ricevuto alcuna notifica della querela da lei annunciata, darò mandato ai miei legali di valutare ogni iniziativa a tutela della mia persona e del giornale. Non pensi di potermi intimidire: rimango in attesa della querela per portare nelle sedi competenti tutta la documentazione in nostro possesso. Non indietreggio di un centimetro».

«Noi possediamo documenti, testimonianze e fotografie. Diverse persone ci hanno riferito che quella casa sarebbe stata utilizzata durante le estati e che lei vi avrebbe trascorso anche il Ferragosto insieme ad amici e conoscenti. Le immagini non saranno pubblicate per proteggere le persone estranee alla vicenda, ma saranno conservate e, se necessario, consegnate alle autorità».

«Lei può chiarire tutto mostrando il provvedimento definitivo di sanatoria e il nulla osta necessario per un immobile che, secondo le misurazioni in nostro possesso, si troverebbe a circa 96 metri dalla battigia. Dica inoltre come la casa sia stata rifornita d’acqua negli anni e dove siano state smaltite le acque reflue».

«Lei deve dimettersi. È il vicesindaco di Agrigento e possiede le deleghe alla trasparenza, all’anticorruzione e alla Polizia municipale. È il referente politico di uno dei settori chiamati anche a vigilare sull’abusivismo. Non può pretendere il rispetto delle regole dai cittadini senza dimostrare per primo che la propria posizione sia pienamente compatibile con l’incarico ricoperto».

Le deleghe rendono la vicenda politicamente insostenibile

Crosta non è un assessore qualsiasi. È il vicesindaco e possiede deleghe che rendono questa vicenda particolarmente rilevante sul piano politico e istituzionale.

La Polizia municipale esercita le proprie funzioni secondo la legge e con autonomia operativa. Crosta, però, rimane il referente politico del settore all’interno della giunta.

Come può mantenere quella delega mentre deve ancora chiarire definitivamente la condizione urbanistica di un immobile del quale è comproprietario?

Come può conservare la delega alla trasparenza senza rendere pubblici gli atti che potrebbero eliminare ogni dubbio?

Come può occuparsi politicamente di patrimonio e anticorruzione mentre una pratica riguardante una sua proprietà risulterebbe pendente da oltre quarant’anni?

Non stiamo pronunciando sentenze penali né attribuendo a Crosta responsabilità personali per opere realizzate quando era minorenne. Stiamo ponendo una questione di opportunità istituzionale.

In assenza della produzione di un titolo definitivo capace di dimostrare la regolarità o la sanabilità dell’immobile, la permanenza di Crosta nella carica di vicesindaco e il mantenimento di deleghe tanto delicate appaiono politicamente insostenibili.

Per Report Sicilia, le dimissioni sono inevitabili.

Scala dei Turchi: la posizione di Donegani e le relazioni degli operatori

Alla vicenda Crosta si aggiunge il caso che ha coinvolto Miguel Donegani alla Scala dei Turchi.

Donegani ha respinto integralmente la prima ricostruzione pubblicata da Report Sicilia. Ha affermato di trovarsi in acqua con familiari e amici, di non avere avuto intenzione di raggiungere la Scala dei Turchi o di aggirare i controlli e di non avere pronunciato minacce o la frase relativa alla “fine di Mondello”.

Ha sostenuto di avere contestato il comportamento di una volontaria e ha definito civile il successivo confronto telefonico con il sindaco. Nella propria nota ha attribuito le scuse a un altro volontario e alla vigilessa, non direttamente al primo cittadino, e ha prospettato un’azione legale.

Il sindaco di Realmonte, Alessandro Mallia, è successivamente intervenuto in una videointervista rilasciata a Report Sicilia.

Mallia ha spiegato che, secondo quanto riportato nelle prime relazioni degli operatori, Donegani si sarebbe trovato all’interno di un’area interdetta e avrebbe dovuto rispettare il richiamo della volontaria. Il sindaco non ha attribuito automaticamente all’ex deputato l’intenzione di entrare nel sito aggirando i controlli.

Mallia ha inoltre chiarito che i volontari appartengono a un’associazione di Protezione civile convenzionata con il Comune e che svolgono legittimamente attività di vigilanza, primo soccorso e antincendio.

«L’attività del volontario è legittima», ha affermato.

Secondo quanto riferito dal sindaco sulla base della relazione dell’agente presente, Donegani avrebbe inoltre invitato alcuni turisti in attesa a non pagare il biglietto, sostenendo che la Scala dei Turchi fosse libera.

Mallia non ha assistito personalmente a questa scena: ha riferito il contenuto della documentazione redatta dagli operatori, ancora oggetto di valutazione.

Mallia: «Le relazioni mi destano tanta preoccupazione»

Alessandro Mallia ha confermato di avere parlato telefonicamente con Donegani dopo essere stato contattato dall’agente della Polizia municipale presente sul posto.

Quanto alle presunte scuse personali, il sindaco ha precisato:

«Io non mi sono scusato con Donegani. Non avevo motivo di scusarmi con Donegani».

La dichiarazione non smentisce automaticamente quanto affermato da Donegani sulle eventuali scuse attribuite a un volontario e alla vigilessa. Chiarisce però che Mallia non ritiene di avere assunto personalmente una posizione di scuse nei confronti dell’ex deputato.

Il sindaco ha inoltre invitato Donegani a rendere pubblico il video che avrebbe registrato, affinché possa essere confrontato con le relazioni degli operatori.

Il passaggio più rilevante dell’intervista rimane quello relativo agli accertamenti in corso:

«Sto leggendo la relazione e quello che c’è scritto, sinceramente, mi desta tanta preoccupazione».

La documentazione è all’esame della Polizia municipale e dell’ufficio legale del Comune. Mallia non ha annunciato una denuncia già depositata, ma ha confermato che gli uffici stanno valutando quanto accaduto.

Rimane da chiarire anche la data esatta dell’episodio: nell’introduzione della videointervista è stato indicato sabato 22 agosto, mentre Donegani lo ha collocato lunedì 24 agosto.

La frase sulla presunta “fine di Mondello”, negata da Donegani, non è stata confermata esplicitamente dal sindaco e non può quindi essere presentata come un fatto già accertato.

Le versioni devono essere confrontate con le relazioni, l’eventuale video e gli altri riscontri disponibili.

La Vardera ha chiesto spiegazioni ai propri uomini?

Ismaele La Vardera non può limitarsi a presentare gli Stati generali di Controcorrente e ignorare le questioni riguardanti i suoi dirigenti.

Ha chiesto a Giovanni Crosta di produrre il provvedimento definitivo di sanatoria e il nulla osta relativo al vincolo costiero?

Ritiene compatibile la permanenza di Crosta nella carica di vicesindaco e il mantenimento delle deleghe alla trasparenza, all’anticorruzione e alla Polizia municipale?

Ha chiesto chiarimenti sulle testimonianze e sulle fotografie che documenterebbero l’utilizzo estivo della casa?

Ha parlato con Donegani di quanto accaduto alla Scala dei Turchi? Ha letto le dichiarazioni del sindaco Alessandro Mallia? Ha chiesto al proprio esponente di mettere a disposizione l’eventuale video registrato?

Oppure Controcorrente ritiene sufficiente rispondere alle notizie annunciando querele contro il giornale che le pubblica?

È questa la “Sicilia che cambieremo”?

Il 5 e 6 settembre Controcorrente porterà ad Agrigento i suoi Stati generali. Crosta sarà presumibilmente presente nella doppia veste di esponente del movimento e vicesindaco della città ospitante.

Mentre La Vardera promette una nuova Sicilia, uno dei suoi dirigenti deve chiarire la condizione di un immobile costruito, secondo la sua stessa ricostruzione, nei primi anni Ottanta, collocato secondo le nostre misurazioni a circa 96 metri dalla battigia e interessato da una domanda di sanatoria ancora pendente.

Crosta definisce la casa disabitata, ma Report Sicilia conserva testimonianze e fotografie che ne documenterebbero l’utilizzo nel periodo estivo, anche in occasione del Ferragosto.

Alla Scala dei Turchi, intanto, un altro esponente di Controcorrente è coinvolto in una vicenda sulla quale esistono versioni contrapposte e relazioni che il sindaco Alessandro Mallia ha definito preoccupanti.

È questo il cambiamento?

La politica nuova non si misura attraverso gli slogan, i palchi o il numero degli ospiti nazionali. Si misura nella capacità di applicare ai propri uomini lo stesso rigore invocato contro gli avversari.

La Vardera deve scegliere se difendere i propri dirigenti a prescindere oppure pretendere da loro chiarezza e responsabilità. Anche il silenzio, ormai, rappresenterebbe una risposta.

Gli articoli trasmessi alle autorità: il segretario generale valuti immediatamente la posizione di Crosta

Proprio per la delicatezza del ruolo ricoperto da Giovanni Crosta nella giunta comunale di Agrigento, Report Sicilia non si è limitato alla pubblicazione giornalistica.

Gli articoli già pubblicati, compreso il presente approfondimento, sono stati trasmessi alla Procura della Repubblica di Agrigento, a Sua Eccellenza il prefetto di Agrigento e al segretario generale del Comune, affinché ciascuna autorità possa compiere le valutazioni di propria competenza.

Non chiediamo condanne preventive né intendiamo sostituirci agli organi preposti. Chiediamo verifiche formali e tempestive sulla condizione urbanistica dell’immobile, sull’esito della domanda di sanatoria, sull’eventuale esistenza dei necessari nulla osta, sull’approvvigionamento idrico, sullo smaltimento delle acque reflue e sulla compatibilità istituzionale della posizione di Crosta con le deleghe ricoperte.

Il segretario generale del Comune, ricevuti gli atti, dovrebbe esaminare immediatamente la vicenda e rappresentare al vicesindaco tutte le possibili conseguenze amministrative e istituzionali.

Sul piano politico, dinanzi a una questione così delicata e direttamente collegata alle deleghe alla trasparenza, all’anticorruzione e alla Polizia municipale, dovrebbe consigliargli senza esitazioni di rassegnare le dimissioni, almeno fino al completo chiarimento della posizione dell’immobile.

Crosta è il referente politico di un settore chiamato anche a vigilare sull’abusivismo edilizio. Non può continuare a esercitare serenamente quella funzione mentre rimangono aperti interrogativi tanto rilevanti su una proprietà a lui intestata.

Le dimissioni non rappresenterebbero una condanna, ma un atto di responsabilità istituzionale e di rispetto verso il Comune, gli uffici, la Polizia municipale e tutti i cittadini sottoposti ai controlli.

Anche quanti sui social stanno attaccando Report Sicilia o Giuseppe Di Rosa sembrano non avere compreso la gravità di ciò che lo stesso Crosta ha ammesso nella propria replica.

È stato il vicesindaco a confermare l’esistenza dell’immobile, la comproprietà, la costruzione nei primi anni Ottanta e la domanda di sanatoria pendente dal 1985. Non sono invenzioni del giornale: sono elementi dichiarati direttamente dall’interessato.

Invece di aggredire chi pone domande documentate, i sostenitori di Crosta dovrebbero chiedergli di mostrare il provvedimento definitivo di sanatoria e il nulla osta relativo al vincolo costiero.

Gli insulti sui social non cancellano gli atti, non concludono una pratica di condono e non rendono sanabile ciò che eventualmente non può esserlo. E non rispondono neppure all’ultima, inevitabile domanda: se quella casa veniva utilizzata, da dove arrivava l’acqua e dove finivano le acque reflue?

Se Crosta possiede tutti i titoli e le autorizzazioni necessari, li produca alle autorità. Se non può farlo, tragga immediatamente le conseguenze politiche e si dimetta.

Alla posizione di Legambiente, rappresentata all’interno della giunta Sodano, Report Sicilia dedicherà un approfondimento separato.

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Fonte: Report Sicilia

News Agrigento continua a seguire la vicenda e fornirà aggiornamenti in tempo reale.

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