Agrigento – Più insultano Report Sicilia, più dimostrano di non riuscire a smentirlo: Dalle parolacce alle querele, il metodo della “nuova” politica sembra già vecchio. Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Politica.
Cosa sta succedendo

La casa del vicesindaco presenta abusi edilizi? Si attacca il giornale che pubblica la vicenda. La Vardera insulta un agrigentino? Gli insulti vengono riversati contro chi racconta l’episodio. Il sindaco mantiene al massimo consentito dalla legge le indennità proprie, della Giunta e del presidente del Consiglio? La colpa sarebbe ancora di Report Sicilia che rende pubblici gli atti. E quando non bastano gli attacchi social, arrivano le querele. Ma le parolacce e gli avvocati non sostituiscono le smentite: per contestare le nostre notizie servono documenti.
AGRIGENTO – Da dove arrivano gli insulti ormai quotidianamente rivolti a Report Sicilia? Perché ogni articolo riguardante il sindaco Michele Sodano, la sua amministrazione, il movimento Controcorrente o Ismaele La Vardera viene seguito da aggressioni personali contro il giornale e il suo editore?
La risposta potrebbe essere molto più semplice di quanto qualcuno voglia far credere: Report Sicilia viene attaccato perché non si riesce a smentire ciò che pubblica.
Non vengono contestati gli atti.
Non vengono mostrati documenti capaci di dimostrare che le notizie siano false.
Non si entra quasi mai nel merito delle questioni sollevate.
Si preferisce spostare l’attenzione sull’editore Giuseppe Di Rosa. Si parla della campagna elettorale, del risultato delle elezioni, di presunto rancore e di fantomatiche vendette personali. Poi arrivano gli insulti e, quando neppure le parolacce sembrano sufficienti, vengono annunciate le querele.
Eppure la questione rimane semplicissima: le notizie pubblicate da Report Sicilia sono vere oppure false?
Perché se sono false devono essere smentite con i documenti. Se invece non si riesce a smentirle, insultare il giornale serve soltanto a evitare il confronto con i fatti.
Più ci insultano, più dimostrano di non avere argomenti
Una critica può essere dura, aspra e persino spietata. Fa parte del confronto pubblico e Report Sicilia non ha mai preteso di essere sottratto alle critiche.
Qui, però, accade qualcosa di diverso.
Sotto gli articoli non si discute del contenuto delle determine, delle cifre pubblicate, degli immobili abusivi, dell’emergenza idrica o delle decisioni dell’amministrazione. L’obiettivo diventa quasi sempre screditare il giornale e attaccare personalmente il suo editore.
“Di Rosa ha perso le elezioni”.
“È rancore”.
“È ancora in campagna elettorale”.
“Si deve vergognare”.
E poi offese, insinuazioni e giudizi personali che nulla hanno a che vedere con le notizie pubblicate.
Ma le elezioni non cambiano il contenuto di una determina. Il risultato elettorale di Giuseppe Di Rosa non modifica la distanza di una casa dalla battigia. Una presunta antipatia verso il giornale non riduce le indennità degli amministratori e non porta l’acqua nelle case di Maddalusa.
Più si insiste con gli attacchi personali, più si dimostra di non possedere argomenti con i quali contestare il contenuto degli articoli.
Il caso Crosta: invece dei documenti arrivano gli attacchi
Il caso dell’immobile del vicesindaco Giovanni Crosta è l’esempio più recente.
Report Sicilia ha pubblicato una vicenda precisa, costruita sulla base della documentazione acquisita, delle misurazioni effettuate e delle dichiarazioni rese dallo stesso interessato.
Abbiamo posto domande sulla regolarità urbanistica dell’edificio, sulla sua collocazione entro la fascia dei 150 metri dalla battigia, sulle parti che potrebbero risultare insanabili, sull’eventuale concessione in sanatoria, sul necessario nulla osta paesaggistico, sull’approvvigionamento idrico e sul sistema di smaltimento delle acque reflue.
Crosta ha riconosciuto pubblicamente l’origine abusiva dell’immobile, spiegando che sarebbe stato realizzato dal padre e successivamente ereditato. Ha inoltre fatto riferimento a una richiesta di sanatoria.
A quel punto sarebbe stato semplicissimo chiudere la discussione.
Sarebbe bastato pubblicare la concessione in sanatoria, qualora già rilasciata, insieme al nulla osta della Soprintendenza, ai titoli edilizi e agli altri documenti capaci di dimostrare la piena regolarità dell’immobile.
Invece dei documenti sono arrivati gli attacchi contro Report Sicilia.
Ma insultare il giornale non modifica la situazione urbanistica dell’edificio. Non sposta la battigia, non sostituisce una sanatoria e non equivale a un’autorizzazione paesaggistica.
Due immobili abusivi, due pesi e due misure
La contraddizione diventa ancora più evidente confrontando il caso Crosta con quanto accaduto a un cittadino di Maddalusa.
Quando Toto Di Betta ha criticato il sindaco Michele Sodano per avere lasciato migliaia di persone senz’acqua, Ismaele La Vardera gli ha risposto pubblicamente:
«Si vergogni lei ad essersi fatto la casa abusiva».
Report Sicilia ha documentato quella frase e ha posto alcune domande: su quali documenti La Vardera fondava un’affermazione tanto pesante? Conosceva la situazione urbanistica personale del cittadino? Aveva visto concessioni, pratiche edilizie, richieste di sanatoria o provvedimenti definitivi?
Quel cittadino non stava insultando La Vardera. Stava contestando politicamente il sindaco Sodano per l’emergenza idrica di Maddalusa.
La risposta del deputato non riguardò l’acqua, i tempi necessari per risolvere il problema o le responsabilità dell’amministrazione. Riguardò la presunta casa abusiva del cittadino, al quale venne detto di vergognarsi.
Poi è emerso il caso dell’immobile del vicesindaco Crosta, esponente di primo piano dell’amministrazione Sodano e dirigente di Controcorrente. Lo stesso Crosta ha ammesso l’origine abusiva della costruzione, sostenendo di averla ereditata.
A quel punto, però, il metro di giudizio sembra improvvisamente cambiare.
Al cittadino che critica Sodano si dice: «Si vergogni lei ad essersi fatto la casa abusiva».
Quando l’abuso riguarda il vicesindaco di Sodano, invece, gli attacchi vengono rivolti contro Report Sicilia che pubblica la vicenda e chiede di vedere gli atti.
Perché il cittadino dovrebbe vergognarsi mentre il vicesindaco dovrebbe essere protetto dalle domande del giornale?
L’abusivismo è un marchio morale soltanto quando riguarda chi critica il sindaco? Diventa invece una vicenda ereditaria della quale non rispondere politicamente quando interessa un dirigente di Controcorrente?
Sono domande legittime. E non possono essere cancellate insultando chi le pone.
La Vardera offende un agrigentino? Si attacca chi lo racconta
Anche questo episodio conferma uno schema ormai riconoscibile.
La Vardera rivolge parole pesantissime a un cittadino agrigentino. Report Sicilia pubblica la schermata e pone domande politiche.
A quel punto l’attenzione viene immediatamente spostata.
Non si discute più delle parole pronunciate dal deputato.
Non ci si domanda se un rappresentante delle istituzioni possa rivolgersi in quel modo a un cittadino che reclama un bene essenziale.
Non si chiede a La Vardera di spiegare su quali documenti abbia fondato l’accusa.
Si attacca Report Sicilia.
Il problema, ancora una volta, non sarebbe ciò che è accaduto, ma il fatto che il giornale abbia deciso di raccontarlo.
Le indennità rimangono al massimo? La colpa sarebbe del giornale
Lo stesso copione si è ripetuto con le indennità del sindaco, degli assessori e del presidente del Consiglio comunale.
Report Sicilia non ha inventato cifre. Ha letto e pubblicato atti amministrativi, raccontando che le indennità erano state mantenute nella misura massima consentita dalla legge.
Si tratta di una scelta legittima.
Ma una decisione legittima può essere altrettanto legittimamente resa pubblica e sottoposta alla valutazione politica dei cittadini.
Anche in quel caso, invece di discutere della scelta, sono arrivati gli insulti.
Le domande erano e rimangono elementari: le cifre pubblicate sono corrette oppure no? Il sindaco e la Giunta hanno rinunciato a una parte delle somme o hanno deciso di mantenerle integralmente? L’indennità del presidente del Consiglio è stata fissata nella misura massima consentita?
Se le cifre sono sbagliate, basta pubblicare quelle corrette.
Se sono esatte, non si comprende perché il giornale debba essere aggredito per averle rese note.
Pubblicare una determina non è rancore. È informazione.
Gli esempi ormai sono decine
Potremmo continuare a lungo.
Report Sicilia parla dell’emergenza idrica di Maddalusa? Diventa un giornale “contro” l’amministrazione.
Pubblica gli atti riguardanti la TARI? Sarebbe mosso dal risentimento elettorale.
Chiede conto delle decisioni di AICA? Farebbe opposizione politica.
Domanda quando gli agenti della Polizia locale impegnati in compiti diversi torneranno ai servizi istituzionali? Attaccherebbe il sindaco.
Solleva dubbi su spese, determine, incarichi o ritardi amministrativi? Ogni domanda viene trasformata in una presunta vendetta personale.
Gli esempi sono ormai decine, ma lo schema non cambia mai: si evita il merito, si attacca l’editore e si tenta di screditare il giornale.
Quasi mai, però, arriva una smentita accompagnata da documenti.
Tutto parte dal 25 febbraio
Per comprendere l’origine di questa offensiva contro Report Sicilia bisogna tornare al 25 febbraio 2026, giorno della presentazione della candidatura di Michele Sodano a sindaco di Agrigento.
Durante quella conferenza stampa, il giornalista Elio Di Bella rivolse una domanda politica assolutamente legittima sugli equilibri dell’area progressista.
La Vardera, anziché limitarsi a rispondere, chiese pubblicamente se quella domanda fosse stata “commissionata” da un candidato sindaco, riferendosi all’editore Giuseppe Di Rosa.
Quell’episodio segnò uno spartiacque.
Prima di quel momento Report Sicilia aveva raccontato e rilanciato numerose battaglie di La Vardera. Gli aveva dato spazio quando riteneva che le sue iniziative fossero meritevoli di attenzione. Lo aveva sostenuto pubblicamente nelle battaglie contro il malaffare e aveva manifestato solidarietà per la condizione nella quale era costretto a vivere sotto scorta.
Prima Report Sicilia andava bene.
Andava bene quando pubblicava le denunce di La Vardera.
Andava bene quando raccontava le sue iniziative.
Andava bene quando gli offriva visibilità.
Poi Giuseppe Di Rosa è diventato candidato sindaco, La Vardera ha scelto Michele Sodano e Report Sicilia ha continuato a fare domande.
Da quel momento il giornale è diventato improvvisamente “il problema”.
La cronologia è pubblica ed è stata ricostruita nel nostro precedente articolo: “La guerra di La Vardera a Report Sicilia parte da lontano: quel video del 25 febbraio spiega molto di ciò che accade oggi”.
Un giornale che La Vardera non può “gestire”
La Vardera è anche un giornalista. Conosce bene il mondo dell’informazione e, naturalmente, può avere rapporti professionali e personali con colleghi, direttori, conduttori e responsabili di testate e trasmissioni locali e nazionali.
Report Sicilia, però, è un giornale libero.
Non può essere gestito, indirizzato o condizionato attraverso conoscenze professionali. Non decide cosa pubblicare sulla base della convenienza di un deputato, di un sindaco, di un assessore o di un movimento politico.
Non considera intoccabile nessuno.
E forse è proprio questa indipendenza a dare fastidio.
Non pretendiamo di conoscere le intenzioni personali di La Vardera. Registriamo però una successione di episodi pubblici e una coincidenza temporale evidente: fino a quando Report Sicilia raccontava le sue battaglie, il giornale veniva apprezzato; quando ha cominciato a porre domande sul progetto politico sostenuto dal deputato, è iniziata la delegittimazione.
Quando non riescono a smentire la notizia, annunciano una querela
C’è poi un altro elemento che rende il quadro ancora più preoccupante.
Quando gli insulti non bastano e non si trovano documenti capaci di smentire Report Sicilia, arriva l’annuncio della querela.
Sia chiaro: rivolgersi alla magistratura è un diritto di chiunque ritenga di essere stato diffamato. Report Sicilia non teme i tribunali e risponderà sempre del proprio lavoro nelle sedi competenti, mostrando gli atti, le fonti e i documenti sui quali sono state costruite le notizie.
Ma una querela, e ancora meno il suo annuncio sui social, non rappresenta una smentita.
Non dimostra che una casa sia regolare.
Non sostituisce una concessione in sanatoria.
Non cancella una determina.
Non modifica l’importo di un’indennità.
Non fa sparire parole pronunciate o scritte pubblicamente.
Se Crosta ritiene falsa la nostra ricostruzione, non deve aspettare un processo per mostrare i documenti. È vicesindaco e detiene deleghe delicatissime, tra le quali trasparenza e anticorruzione, patrimonio, Polizia locale, affari legali e personale.
Prima ancora dell’eventuale responsabilità giudiziaria esiste quindi una responsabilità politica e istituzionale.
L’uomo pubblico ha il dovere di essere trasparente. Deve mostrare tutta la documentazione e deve farlo in fretta. Lo deve ai cittadini, non soltanto a Report Sicilia.
Anche questa è una pratica della vecchia politica
L’aspetto più paradossale è che questo metodo venga utilizzato proprio da chi sostiene di rappresentare una politica nuova, rivoluzionaria e diversa da quella del passato.
Per decenni abbiamo visto esponenti della vecchia politica reagire alle inchieste giornalistiche sempre nello stesso modo: prima screditare il giornale, poi attaccare personalmente il giornalista e infine annunciare una querela, possibilmente con grande clamore mediatico.
Oggi chi prometteva di cambiare quel sistema sembra ricorrere agli stessi strumenti.
Dov’è la differenza?
La politica nuova dovrebbe rispondere con la trasparenza. Dovrebbe pubblicare spontaneamente gli atti, accettare il controllo della stampa e spiegare le proprie decisioni.
Non dovrebbe trasformare ogni domanda scomoda in un’offesa, ogni articolo documentato in una “macchina del fango” e ogni richiesta di chiarimento in una questione da affidare agli avvocati.
Usare la querela come risposta politica significa riproporre esattamente il metodo della vecchia politica che si sosteneva di voler combattere.
La Vardera ha costruito una parte importante della propria notorietà inseguendo politici, ponendo domande scomode, mostrando documenti, pubblicando video e chiedendo conto di comportamenti ritenuti discutibili.
Perché ciò che è legittimo quando lo fa La Vardera dovrebbe diventare diffamazione quando lo fa Report Sicilia?
Perché un deputato può contestare il presidente della Regione, mentre un giornale non potrebbe controllare il sindaco di Agrigento?
Perché Controcorrente può chiedere trasparenza agli altri, ma quando la trasparenza viene chiesta a un proprio dirigente arrivano insulti e querele?
Le querele non ci fermeranno
Report Sicilia non si lascerà intimidire.
Ogni eventuale querela sarà affrontata con serenità, depositando gli atti, indicando le fonti e ricostruendo davanti all’autorità giudiziaria tutto ciò che è stato pubblicato.
Se qualcuno pensa di ottenere attraverso una querela il silenzio che non è riuscito a ottenere con gli insulti, ha sbagliato giornale.
Continueremo a fare domande.
Continueremo a pubblicare determine, documenti, cifre e fatti.
Continueremo a chiedere conto delle decisioni del sindaco Sodano, del vicesindaco Crosta, della Giunta, di Controcorrente, di La Vardera e di chiunque eserciti un potere pubblico.
I politici cambiano. Le maggioranze cambiano. I movimenti cambiano. Ma il compito di un giornale libero resta sempre lo stesso: controllare il potere, qualunque colore abbia.
Ci smentiscano con i documenti, non con le parolacce
La nostra posizione rimane semplicissima.
Se abbiamo scritto qualcosa di falso, ci smentiscano.
Se l’immobile del vicesindaco è pienamente regolare, Crosta mostri la sanatoria concessa, il nulla osta della Soprintendenza e tutti i titoli necessari.
Se le cifre sulle indennità sono sbagliate, il Comune pubblichi quelle corrette.
Se abbiamo attribuito a La Vardera parole che non ha scritto, venga mostrata la conversazione originale.
Se una determina è stata interpretata male, ci venga indicato esattamente dove si trova l’errore.
Report Sicilia è pronto a pubblicare ogni rettifica documentata e, se necessario, a correggere qualsiasi inesattezza. È il dovere di un giornale serio.
Ma gli insulti non sono rettifiche.
Le parolacce non sono documenti.
Le aggressioni personali non cancellano le determine.
Le querele non sostituiscono le smentite.
Più ci insultano senza riuscire a contestare nel merito ciò che pubblichiamo, più confermano la solidità delle nostre domande.
Finora abbiamo visto molti attacchi, moltissime offese e diversi annunci di querela.
La smentita documentata, invece, non è ancora arrivata.
Fino a quel momento gli insulti resteranno soltanto rumore.
I documenti, invece, continueranno a parlare.
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Fonte: Report Sicilia
News Agrigento continua a seguire la vicenda e fornirà aggiornamenti in tempo reale.

