Agrigento – Giù la maschera: chi ha paura dei giornalisti ha paura della verità. Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Politica.
Cosa sta succedendo
Adesso basta.
Quello che è accaduto al collega Domenico Vecchio supera ampiamente il limite della normale polemica politica. Un giornalista scrive che, dopo quattro mesi, per l’amministrazione Sodano è arrivato il momento di smettere di vivere di annunci e cominciare a produrre risultati, e una parte della tifoseria politica insorge.
Non una risposta nel merito. Non un elenco di risultati. Non una replica documentata. Attacchi, vili e volgarissimi.
È questa la concezione della democrazia di certa gente? Il giornalista va bene soltanto quando applaude? La libertà di stampa è sacra soltanto quando racconta ciò che fa comodo? Se è così, mettiamolo nero su bianco: non siamo davanti a sostenitori della politica. Siamo davanti a sostenitori del consenso a prescindere. E questa è una cosa che dovrebbe fare paura.
Domenico Vecchio ha semplicemente fatto il suo mestiere. Ha posto una domanda scomoda: dopo quattro mesi, dove sono i risultati? Domanda legittima. Domanda necessaria. Domanda alla quale un’amministrazione seria dovrebbe rispondere con i fatti. Perché la politica non si difende aggredendo il giornalista. La politica si difende governando.
Se Vecchio ha torto, lo si dimostri. Si prendano uno per uno i provvedimenti adottati, le opere avviate, i problemi risolti, gli impegni mantenuti. Si portino documenti, numeri e risultati. Questa sarebbe una risposta. Il resto è soltanto nervosismo. E quando il potere — o chi gli gira attorno — perde la pazienza davanti a una critica, viene spontaneo chiedersi perché.
Forse perché quella domanda ha colpito nel segno? Forse perché qualcuno si era illuso che dopo la campagna elettorale fosse arrivato il tempo degli applausi permanenti? Si sbagliava. Il giornalismo non è un ufficio stampa della politica. Non è una claque. Non è una curva da stadio.
E chi pretende giornalisti obbedienti ha semplicemente sbagliato mestiere, città e soprattutto epoca. Ad Agrigento non abbiamo bisogno di censori del pensiero, di guardiani del consenso e di improvvisati tribunali sociali pronti a massacrare chiunque osi dissentire. E sono sempre gli stessi, gli invasati, il lerciume. Adesso non pubblichiamo i nomi, ma più avanti vi dimostreremo, carte alle mani, che sono sempre gli stessi con tanto di nomi e cognomi.
Abbiamo bisogno esattamente dell’opposto: giornalisti liberi, amministratori capaci di rispondere e cittadini in grado di giudicare. Per questo a Domenico Vecchio va tutta la nostra solidarietà.
E a chi lo ha attaccato diciamo una cosa semplicissima: potete insultare quanto volete, potete indignarvi, potete organizzare le vostre crociate sui social. Ma un articolo non si cancella con gli insulti. Una critica non si zittisce con la rabbia. E la libertà di stampa non si mette al guinzaglio. Mai.
Perché il giorno in cui un giornalista dovrà domandarsi se può scrivere una cosa sgradita al potente di turno, quel giorno non avremo più informazione. Avremo propaganda. E noi, a quella propaganda, non intendiamo inchinarci. Che piaccia o non piaccia. La stampa deve essere libera. Il giornalista deve poter disturbare. E chi governa deve imparare a rispondere.
Con una sola arma: i fatti.
Tutto il resto è soltanto paura travestita da arroganza.
Gentaglia allo stato puro…
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Fonte: Sicilia24h
News Agrigento continua a seguire la vicenda e fornirà aggiornamenti in tempo reale.

