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Agrigento, Cappello: «La guerra tra poveri è cominciata. Sugli abusi insanabili bisogna contarsi e cercare soluzioni»

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Agrigento, Cappello: «La guerra tra poveri è cominciata. Sugli abusi insanabili bisogna contarsi e cercare soluzioni». Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Politica.

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La vicenda delle utenze idriche di via Graceffo, qualora fosse confermata nei termini finora emersi, potrebbe rappresentare soltanto l’inizio di una tensione sociale destinata a estendersi ben oltre Maddalusa.

A lanciare l’allarme è l’avvocato Pierluigi Cappello, rappresentante provinciale del Codacons, che già alcune settimane fa aveva invitato a evitare quella che aveva definito una possibile «guerra tra poveri».

«Novello Cassandra non fui preso in grande considerazione – scrive Cappello – ma la vicenda di via Graceffo, se confermata, mi sta dando ragione».

L’avvocato interviene innanzitutto sulla posizione di coloro che dispongono da tempo di un regolare contratto di fornitura idrica. Secondo Cappello, quelle utenze non potrebbero essere interrotte senza conseguenze: qualora ciò accadesse, invita gli interessati a rivolgersi immediatamente alla magistratura e a scegliere un legale capace di tutelarne gli interessi.

Si tratta di una valutazione giuridica espressa dal rappresentante del Codacons, che dovrà naturalmente essere verificata caso per caso sulla base dei contratti, degli atti amministrativi e delle ragioni eventualmente poste a fondamento dei distacchi.

Ma il cuore del suo intervento è soprattutto politico e sociale. Cappello chiede che Agrigento smetta di rinviare una ricognizione complessiva dell’abusivismo edilizio e che il problema non venga confinato esclusivamente a Maddalusa.

«Occorre contarsi – sostiene – contare gli abusivi senza possibilità di sanare i loro abusi e affrontare la questione. Non si può più procrastinare. La bomba sociale è pronta a esplodere e, se esplodesse, sarebbero dolori immani».

Il punto sollevato è delicato: quanti sono realmente, nell’intero territorio comunale, gli immobili colpiti da abusi non sanabili? Quanti risultano stabilmente abitati? Quanti costituiscono la prima e unica casa di intere famiglie? Quanti sono serviti da anni da acqua, energia elettrica, fognatura e altri servizi pubblici? E, soprattutto, quali conseguenze sociali produrrebbe un’applicazione improvvisa e generalizzata delle misure più rigorose?

Sono domande alle quali il Comune, gli enti competenti e la politica non possono più rispondere attraverso slogan o contrapposizioni ideologiche.

Cappello invita a prendere atto di una situazione maturata nel corso di decenni, rispetto alla quale individua una responsabilità collettiva: quella degli amministratori e dei politici che avrebbero cercato consenso, degli organi di controllo che avrebbero lasciato fare, dei cittadini che si sarebbero voltati dall’altra parte e persino della magistratura, quando le indagini non sarebbero state svolte con la necessaria tempestività.

«Bisogna fare i conti con un passato ormai remoto, del quale tutti, ma proprio tutti, nessuno escluso, siamo responsabili», afferma.

Non è un invito a cancellare la legalità né a trasformare automaticamente ogni abuso in un diritto acquisito. È, piuttosto, la richiesta di quantificare finalmente il fenomeno, distinguere le diverse situazioni e valutare tutte le soluzioni giuridicamente percorribili, senza pregiudizi e senza trattare migliaia di persone come semplici numeri.

La proposta è quella di «tirare una linea», calcolare il danno prodotto da ogni possibile scelta e individuare la soluzione che si avvicini maggiormente allo zero, inteso come il minor danno complessivo per la città, per il territorio e per le famiglie coinvolte.

L’intervento di Cappello pone dunque una questione che Report Sicilia solleva da tempo: Maddalusa non può diventare il recinto dentro il quale confinare tutto l’abusivismo di Agrigento. Se si vuole davvero applicare un principio, quello stesso principio deve valere in modo uniforme in ogni quartiere e nei confronti di chiunque.

Prima che la “guerra tra poveri” diventi irreversibile, occorrono una ricognizione trasparente, dati ufficiali, responsabilità chiare e un confronto serio tra Comune, Regione, autorità competenti, professionisti e cittadini. Continuare a rinviare significherebbe soltanto lasciare accesa la miccia di quella bomba sociale che oggi lo stesso rappresentante provinciale del Codacons denuncia pubblicamente.

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Fonte: Report Sicilia

News Agrigento continua a seguire la vicenda e fornirà aggiornamenti in tempo reale.

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