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Agrigento – Caso Crosta, La Vardera annuncia un’indagine interna. Ma per capire basta guardare documenti, fotografie e video di Report Sicilia

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Agrigento – Caso Crosta, La Vardera annuncia un’indagine interna. Ma per capire basta guardare documenti, fotografie e video di Report Sicilia. Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Politica.

Cosa sta succedendo

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Il leader di Controcorrente dice di voler “vederci chiaro”, ma le immagini mostrano che tra il 2021 e il 2026 l’immobile è stato trasformato con nuovi lavori. Crosta lo definiva un “rudere”, mentre si presenta come una villa su due livelli. Dove sono permessi, autorizzazioni, SCIA e documenti dell’impresa?

Ismaele La Vardera ha finalmente preso posizione sul caso della casa del vicesindaco Giovanni Crosta. Lo ha fatto oggi, durante gli Stati generali di Controcorrente organizzati all’Hotel Kaos di Agrigento, annunciando un’indagine interna al movimento, una lettera inviata al proprio dirigente e una richiesta di verifica trasmessa alla Regione Siciliana.

«Vogliamo vederci chiaro», ha dichiarato La Vardera.

Ma per cominciare a vedere con chiarezza non servono indagini misteriose né tempi indefiniti. Basta leggere gli articoli pubblicati da Report Sicilia, guardare le fotografie storiche, confrontare le immagini relative ai diversi anni e osservare i video realizzati nell’area.

Il punto che La Vardera deve affrontare non riguarda soltanto l’origine dell’immobile o una vecchia domanda di sanatoria. Riguarda anche ciò che sarebbe avvenuto molto più recentemente, quando Crosta non era un inconsapevole erede di una situazione risalente nel tempo, ma proprietario dell’immobile e protagonista diretto degli interventi eseguiti.

Tra il 2021 e il 2026 l’immobile è cambiato

Le immagini raccolte e confrontate da Report Sicilia mostrano che tra il 2021 e il 2026 la struttura e gli spazi esterni sono stati oggetto di lavori e trasformazioni.

Si distinguono pavimentazioni, scale, recinzioni, sistemazioni esterne e ulteriori opere che non apparivano nelle immagini precedenti. Non si tratta, dunque, soltanto di discutere un abuso originariamente realizzato da altri e successivamente entrato nella disponibilità di Crosta.

La questione è un’altra: quali lavori ha fatto eseguire Giovanni Crosta tra il 2021 e il 2026 e sulla base di quali titoli?

Se, come emerge dalla documentazione in nostro possesso, l’immobile ricade entro la fascia dei 150 metri dalla battigia ed è interessato da una situazione di abusivismo e insanabilità, ogni ulteriore intervento avrebbe richiesto verifiche, titoli e autorizzazioni specifiche.

Crosta deve quindi rendere pubblici:

  • eventuali permessi di costruire;
  • SCIA o CILA presentate al Comune;
  • autorizzazioni paesaggistiche;
  • nulla osta della Soprintendenza;
  • comunicazioni di inizio e fine lavori;
  • nominativi del progettista, del direttore dei lavori e dell’impresa;
  • fatture relative agli interventi;
  • documentazione sulla sicurezza del cantiere;
  • atti riguardanti lo smaltimento dei materiali prodotti.

Se questi documenti esistono, vengano pubblicati immediatamente. Se non esistono, allora ci troveremmo davanti a lavori eseguiti abusivamente su un immobile già abusivo.

Non un “rudere”, ma una villa su due livelli

Crosta aveva provato a presentare l’immobile come un “rudere”, non residenziale e non abitato.

Le immagini raccontano altro.

Quello che viene mostrato non appare come un rudere abbandonato, ma come una villa articolata su due livelli, dotata di spazi esterni sistemati e utilizzata negli anni per incontri familiari e festività estive.

Le fotografie dei Ferragosto 2022, 2023 e 2024 documentano la presenza del vicesindaco, dei suoi familiari e degli ospiti. Gli spazi risultano arredati e predisposti per essere vissuti. Le immagini storiche, confrontate nel tempo, mostrano inoltre l’evoluzione delle opere esterne.

La definizione di “rudere” è dunque smentita dalla documentazione fotografica.

La Vardera non deve credere a Report Sicilia sulla parola. Deve semplicemente guardare le immagini e confrontarle anno per anno. Poi deve chiedere a Crosta di indicare, per ogni opera visibile, il relativo titolo autorizzativo.

Chi ha eseguito quei lavori?

Esiste poi una questione che finora nessuno ha affrontato: quale impresa ha lavorato nell’immobile?

Se tra il 2021 e il 2026 sono state realizzate pavimentazioni, scale, recinzioni e altre trasformazioni, qualcuno deve averle materialmente eseguite.

La Vardera, nella sua indagine interna, chieda quindi a Crosta:

  • quale impresa abbia effettuato i lavori;
  • quando sia stato aperto il cantiere;
  • chi ne abbia assunto la direzione;
  • quali autorizzazioni siano state ottenute;
  • se siano state emesse regolari fatture;
  • se siano stati rispettati gli obblighi sulla sicurezza;
  • dove siano stati conferiti gli eventuali materiali di risulta.

Se l’impresa ha operato senza un titolo edilizio valido, si sarebbe lavorato abusivamente su un immobile già abusivo. Non sarebbe quindi sufficiente liquidare la vicenda come una situazione ereditata dal passato.

Si tratterebbe di interventi recenti, eseguiti quando l’immobile era nella disponibilità dello stesso Crosta.

La vera domanda: Crosta ha continuato l’abuso?

Questo è il punto politico e amministrativo sul quale La Vardera deve pronunciarsi.

Il vicesindaco non può limitarsi a dire che una parte dell’immobile sarebbe stata sanata o che la costruzione esisteva già. Deve chiarire se, tra il 2021 e il 2026, abbia commissionato o realizzato ulteriori lavori e deve mostrare i titoli che li avrebbero autorizzati.

Se quei titoli non esistono, Crosta non sarebbe soltanto il proprietario di un immobile con una precedente storia abusiva: avrebbe personalmente proseguito e aggravato quella situazione mediante nuovi interventi.

È questo che rende la vicenda politicamente incompatibile con le deleghe esercitate dal vicesindaco, tra le quali trasparenza, anticorruzione, affari legali, patrimonio e Polizia municipale.

Chi amministra la legalità degli altri deve essere il primo a documentare la legalità dei propri comportamenti.

La Vardera sapeva già che qualcosa non tornava

La Vardera ha dichiarato di avere inviato cinque giorni fa una richiesta di verifica alla Regione. Se è così, significa che riteneva già necessario approfondire la situazione.

Eppure, appena due giorni fa, ringraziava pubblicamente Crosta e definiva Report Sicilia “spalatore di fango seriale”:

«Grazie Giovanni, la chiarezza in questi casi è d’obbligo per chi come noi non fa sconti a nessuno. Anche questa volta gli Agrigentini avranno conferme degli spalatori di fango seriali».

Se aveva già domandato una verifica, perché attaccare il giornale che aveva reso necessario quell’accertamento?

Perché assicurare pubblicamente fiducia a Crosta prima di ricevere le risposte? Perché non aspettare la conclusione delle verifiche? Perché non chiedere immediatamente al vicesindaco di pubblicare tutti i titoli?

La Vardera oggi sostiene che «la coerenza non è qualcosa che si vende al supermercato». Ha ragione. Ma la coerenza non si dimostra annunciando un’indagine interna dopo avere insultato chi ha scoperto il caso.

L’indagine interna non basta

Controcorrente non possiede alcun potere pubblico per verificare la regolarità urbanistica e paesaggistica dell’immobile. Un partito non può sostituirsi al Comune, alla Soprintendenza, alla Regione o agli organi investigativi.

Per questo l’indagine interna può avere soltanto un valore politico. Può servire a stabilire se Crosta abbia raccontato al movimento tutta la verità e se possa continuare a rappresentarlo.

Gli accertamenti effettivi devono invece verificare:

  • la distanza esatta dell’immobile dalla battigia;
  • la consistenza originaria della costruzione;
  • quali parti siano state eventualmente sanate;
  • quali opere risultino insanabili;
  • quali interventi siano stati eseguiti tra il 2021 e il 2026;
  • l’esistenza di permessi e autorizzazioni;
  • l’identità dell’impresa esecutrice;
  • la regolarità amministrativa e fiscale dei lavori;
  • l’eventuale utilizzo dell’immobile e dei relativi servizi.

Report Sicilia ha già inviato una PEC al Comune di Agrigento, al sindaco, al segretario generale, alla Soprintendenza e al Nucleo ambientale dei Carabinieri, chiedendo controlli immediati.

La “nuova era” cominci dalla pubblicazione degli atti

Gli Stati generali di Controcorrente vengono presentati come “l’inizio di una nuova era”. Allora questa nuova era cominci con la pubblicazione dei documenti.

La Vardera renda pubblica la richiesta inviata alla Regione. Crosta mostri i titoli relativi all’immobile e a ogni singolo lavoro eseguito. Il Comune e la Soprintendenza chiariscano quali opere siano autorizzate e quali debbano essere demolite.

Non servono dichiarazioni generiche sulla fiducia personale. Non basta dire che si vuole “vederci chiaro”. Gli elementi per formulare domande precise sono già tutti negli articoli, nelle fotografie e nei video pubblicati da Report Sicilia.

La Vardera guardi quelle immagini. Vedrà una struttura su due livelli, non il “rudere” raccontato da Crosta. Vedrà i lavori realizzati nel corso degli anni. A quel punto dovrà chiedere al proprio vicesindaco una cosa molto semplice: dove sono i permessi?

Se non verranno esibiti, la conclusione politica sarà inevitabile: tra il 2021 e il 2026 Giovanni Crosta avrebbe continuato personalmente l’attività edilizia abusiva su una casa già abusiva, avvalendosi di un’impresa che avrebbe operato senza i necessari titoli.

In quel caso non basterebbe più “avere fiducia”. Servirebbero le dimissioni del vicesindaco, gli accertamenti sull’impresa e i provvedimenti amministrativi previsti dalla legge.

Solo così Controcorrente potrà dimostrare di essere davvero controcorrente. Altrimenti il suo nome continuerà a essere smentito dai fatti.

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Fonte: Report Sicilia

News Agrigento continua a seguire la vicenda e fornirà aggiornamenti in tempo reale.

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