Agrigento – Caso Crosta, gli alleati di Sodano restano in silenzio: Cosa non si fa per una poltrona. Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Politica.
Cosa sta succedendo

Il caso è ormai nazionale, sono arrivate persino Le Iene e MOW ha rilanciato l’inchiesta di Report Sicilia. Eppure Partito Democratico, Casa Riformista, Movimento 5 Stelle e gli altri sostenitori del sindaco non trovano una parola. La Vardera attacca, ma adesso servono conseguenze concrete
Adesso non possono più dire di non sapere.
Il caso dell’immobile di contrada Zingarello riconducibile al vicesindaco Giovanni Crosta è stato documentato da Report Sicilia, trasmesso attraverso PEC alle autorità competenti, ripreso dalla stampa nazionale ed è finito persino davanti alle telecamere de Le Iene.
MOW ha attribuito espressamente a Report Sicilia l’inchiesta e ha raccontato il duro confronto scoppiato all’Hotel Kaos tra Ismaele La Vardera e il sindaco Michele Sodano. Secondo la testata, La Vardera avrebbe rivolto al primo cittadino parole inequivocabili:
«Ti è presa la poltronite. Ho sbagliato a credere in te».
Eppure, mentre il caso diventa nazionale e Sodano viene incalzato pubblicamente, gran parte dei suoi alleati continua a tacere.
Dove sono il Partito Democratico e Casa Riformista?
La coalizione che ha presentato Michele Sodano alle elezioni comunali era formata ufficialmente da Controcorrente, Partito Democratico-Agrigento in movimento e Casa Riformista. Al ballottaggio si è aggiunto anche il sostegno del Movimento 5 Stelle e di altre componenti del fronte progressista.
Giuseppe Di Rosa li ha chiamati pubblicamente in causa uno dopo l’altro. Ma, fatta eccezione per le dichiarazioni di La Vardera, dagli altri alleati non è arrivata una presa di posizione politica proporzionata alla gravità della vicenda.
Dove sono i dirigenti del Partito Democratico?
Cosa pensano i consiglieri comunali Giampiero Carta e Sandro Fanara, eletti nella lista del PD che sosteneva Sodano?
Ritengono compatibile la permanenza di Crosta nella carica di vicesindaco e l’esercizio delle deleghe alla Polizia municipale, alla trasparenza, all’anticorruzione e al patrimonio mentre il Comune è chiamato a verificare l’immobile del quale lo stesso amministratore è comproprietario?
E Casa Riformista, espressione dell’area riformista e di Italia Viva, non sente il dovere di dire una parola? La rappresentanza politica che ha contribuito alla candidatura e all’elezione di Sodano considera normale che una questione del genere venga affrontata soltanto dopo l’arrivo delle televisioni nazionali?
Il silenzio non può essere spacciato per prudenza all’infinito.
E il Movimento 5 Stelle?
C’è poi il Movimento 5 Stelle, che al ballottaggio ha appoggiato Michele Sodano.
Per anni il Movimento ha fatto della legalità, della trasparenza, dell’intransigenza morale e della lotta agli abusi i propri vessilli. Possibile che davanti a un caso simile non abbia nulla da chiedere al sindaco che ha sostenuto?
La domanda non è se Crosta debba essere condannato senza accertamenti. Nessuno lo ha chiesto. La domanda è se possa continuare a esercitare deleghe direttamente collegate agli uffici e agli organi che dovrebbero compiere le verifiche.
Su questo non serve attendere una sentenza. È una valutazione di opportunità politica e istituzionale.
Gli esponenti del Movimento 5 Stelle devono dire chiaramente se condividano la condotta attendista di Sodano oppure se chiedano la sospensione delle deleghe di Crosta fino alla conclusione degli accertamenti.
Tacere significa lasciare il sindaco libero di non decidere.
Il fronte progressista esiste soltanto quando bisogna conquistare Palazzo dei Giganti?
Anche le altre componenti del fronte progressista chiamate da Di Rosa a esprimersi devono uscire dall’ambiguità.
Dove sono Alleanza Verdi e Sinistra, Europa Verde e gli ambientalisti che intervengono, giustamente, quando si parla di vincoli, territorio e abusivismo?
Le regole valgono allo stesso modo per tutti oppure diventano improvvisamente più difficili da interpretare quando il caso riguarda il vicesindaco dell’amministrazione sostenuta dal proprio schieramento?
Sul caso Crosta non è più sufficiente parlare genericamente di legalità. Bisogna dire se un amministratore titolare delle deleghe alla Polizia municipale, alla trasparenza, all’anticorruzione e al patrimonio possa rimanere pienamente in carica mentre sono richiesti controlli sull’immobile di cui è comproprietario.
È una domanda semplice. Eppure quasi nessuno risponde.
La Vardera ha parlato: ora deve passare dalle parole ai fatti
Ismaele La Vardera, a differenza degli altri, ha preso posizione. Ha annunciato verifiche interne e ha dichiarato che, se l’irregolarità fosse accertata, Crosta dovrebbe essere il primo ad abbattere quanto non risulta legittimo.
Dopo l’arrivo de Le Iene avrebbe persino accusato Sodano di “poltronite”.
Parole forti, certamente. Ma ora occorrono conseguenze politiche altrettanto chiare.
Crosta è un dirigente ed esponente di Controcorrente. È stato indicato come assessore e vicesindaco nella squadra di Sodano. Il movimento non può limitarsi a chiedere chiarimenti come se fosse una forza di opposizione estranea all’amministrazione.
Se Controcorrente ritiene che esista un problema di opportunità politica, deve chiedere formalmente la sospensione delle deleghe. Se invece ritiene che Crosta possa rimanere al proprio posto, deve assumersi apertamente la responsabilità di quella scelta.
Non è più il momento delle formule intermedie.
Tutti garantisti, ma soltanto quando conviene
Report Sicilia non ha mai chiesto una condanna anticipata di Crosta. Ha chiesto controlli, documenti e risposte.
Abbiamo chiesto di conoscere:
- quali parti dell’immobile risultino effettivamente sanate;
- quali porzioni restino prive di titolo;
- quali lavori siano stati eseguiti negli ultimi cinque anni;
- chi li abbia commissionati, pagati e realizzati;
- quali autorizzazioni edilizie e paesaggistiche siano state rilasciate;
- se sia già stato disposto un sopralluogo;
- quale organo sia stato incaricato dei controlli;
- se Crosta abbia rinunciato a ogni interferenza sulle strutture riconducibili alle proprie deleghe.
Non una di queste domande ha ricevuto finora una risposta documentale completa.
Davanti a tutto questo, gli alleati di Sodano sembrano avere scoperto improvvisamente il garantismo. Un garantismo politico a corrente alternata, che spesso scompare quando l’interessato appartiene allo schieramento avversario e ricompare quando bisogna proteggere un componente della propria Giunta.
Cosa non si fa per una poltrona
La sensazione è che nessuno voglia mettere realmente in discussione l’equilibrio sul quale si regge l’amministrazione Sodano.
Il sindaco dispone di una rappresentanza consiliare estremamente ridotta: appena cinque consiglieri contro i diciannove dell’area avversaria. Ogni assessore, ogni delega e ogni accordo politico diventano quindi indispensabili per tenere insieme una coalizione fragile.
Ed ecco che tutti attendono, nessuno domanda, nessuno pretende una sospensione cautelativa delle deleghe. Come se il valore della trasparenza potesse essere messo in pausa per non disturbare gli equilibri della Giunta.
Cosa non si fa per una poltrona.
Ma il silenzio, quando i fatti e le domande sono ormai conosciuti da tutti, diventa esso stesso una posizione politica. PD, Casa Riformista, Movimento 5 Stelle, forze ambientaliste e rappresentanti del fronte progressista devono decidere se stare dalla parte della trasparenza oppure dalla parte della convenienza.
Adesso ognuno ci metta la faccia
Report Sicilia continuerà a chiedere documenti e accertamenti senza farsi intimidire dagli insulti e dagli annunci di querela.
Ma da oggi chiederemo una risposta individuale anche a tutti coloro che hanno sostenuto Sodano:
Partito Democratico, Casa Riformista, Movimento 5 Stelle, Alleanza Verdi e Sinistra, Europa Verde e Controcorrente.
Ognuno dica pubblicamente se Crosta possa continuare a esercitare tutte le proprie deleghe durante gli accertamenti. Ognuno spieghi se abbia chiesto al sindaco di acquisire gli atti e disporre un sopralluogo. Ognuno chiarisca se la trasparenza promessa agli agrigentini sia un principio oppure soltanto uno slogan elettorale.
Perché ormai il caso è chiaro a tutti.
Se gli alleati continueranno a non parlare, gli agrigentini avranno il diritto di concludere che il silenzio serva soltanto a difendere la Giunta, gli accordi e le poltrone.
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Fonte: Report Sicilia
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