Agrigento – Via Graceffo, prima la minaccia di chiudere l’acqua e poi le rassicurazioni: AICA non può terrorizzare le famiglie e cambiare versione. Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Politica.
Cosa sta succedendo

La lettera firmata dal responsabile del procedimento Filippo Mangione e dal direttore generale Francesco Fiorino prospettava «l’immediata cessazione della fornitura». Oggi AICA sostiene che non vi sarebbero conseguenze automatiche. La presidente Danila Nobile chiarisca: quale delle due versioni vale?
Quello compiuto da AICA nei confronti dei residenti di via Graceffo è un modo di amministrare inaccettabile.
Prima si invia alle famiglie una lettera ufficiale nella quale si stabilisce un termine «perentorio» di quindici giorni e si prospetta «l’immediata cessazione della fornitura idrica». Poi, quando arrivano le memorie degli avvocati, le proteste e gli articoli di Report Sicilia, si diffonde un comunicato per spiegare che quella richiesta avrebbe soltanto carattere istruttorio e non produrrebbe automaticamente conseguenze sulle utenze.
No, così non funziona.
Non si può mettere paura a famiglie, anziani e persone fragili minacciando di chiudere l’acqua e, successivamente, tentare di ridimensionare tutto attraverso un comunicato stampa dal tono rassicurante.
Quello provocato dalla lettera del 13 agosto è stato un vero allarme sociale. Non è nato da ricostruzioni giornalistiche, ma dalle parole scelte, scritte e sottoscritte dai vertici amministrativi di AICA.
La minaccia è scritta nero su bianco
La comunicazione inviata ai residenti è firmata dal responsabile del procedimento, dottor Filippo Mangione, e dal direttore generale, ingegnere Francesco Fiorino.
Il documento non parla di una semplice raccolta di informazioni.
AICA dichiara che la documentazione viene richiesta per assumere le proprie determinazioni «in ordine al mantenimento o alla cessazione della fornitura idrica» e concede ai destinatari un termine definito espressamente «perentorio».
Poi arriva l’avvertimento:
«In caso di mancato riscontro nel termine sopraindicato, ovvero di documentazione insufficiente o inidonea a comprovare la regolarità urbanistico-edilizia dell’immobile, questa Azienda si riserva di procedere all’immediata cessazione della fornitura idrica».
Le parole hanno un significato.
«Termine perentorio», «immediata cessazione» e «mantenimento o cessazione della fornitura» non sono espressioni neutre. Non sono formule tranquillizzanti. Comunicano a chi le riceve che potrebbe ritrovarsi da un momento all’altro senz’acqua.
Chi ha scritto e firmato questa lettera non poteva ignorare quale effetto avrebbe prodotto su persone che abitano in quelle case da decenni.
Non si gioca con la paura delle famiglie
Una pubblica amministrazione deve informare i cittadini con chiarezza, equilibrio e proporzione. Non può prospettare una conseguenza devastante come l’immediata interruzione dell’acqua e poi sostenere che si trattava soltanto dell’avvio di un’istruttoria.
Dietro quelle utenze non esistono soltanto fascicoli, particelle catastali e numeri di contratto. Esistono persone.
Esiste un’anziana di 85 anni che vive nella propria casa da oltre quarant’anni. Esistono famiglie con bambini, disabili e soggetti fragili. Esistono cittadini che hanno ricevuto per decenni l’acqua dai diversi gestori, pagando regolarmente bollette e accettando volture formalmente registrate.
Inviare a queste persone una lettera che prospetta l’immediata cessazione del servizio significa gettarle nell’angoscia.
Se oggi AICA sostiene che nessuna decisione era stata anticipata, allora deve spiegare perché abbia utilizzato parole tanto categoriche e intimidatorie.
Fiorino e Mangione rispondano della lettera firmata
Il direttore generale Francesco Fiorino e il responsabile del procedimento Filippo Mangione non possono nascondersi dietro il comunicato dell’Ufficio stampa.
Sono loro ad avere sottoscritto la lettera del 13 agosto. Devono quindi spiegare:
- su quale parere legale sia stata fondata la prospettata applicazione dell’articolo 48 alle utenze storiche;
- perché sia stato imposto un termine perentorio di quindici giorni;
- perché sia stata prospettata l’immediata cessazione della fornitura;
- se siano state preventivamente valutate le condizioni delle persone fragili;
- se sia stato calcolato il rischio di ricorsi e richieste di risarcimento;
- perché la distinzione tra vecchi contratti e nuovi allacci compaia soltanto nel comunicato successivo;
- se la lettera del 13 agosto sia ancora pienamente efficace.
Non è sufficiente sostenere oggi che ogni situazione verrà valutata singolarmente. Questo avrebbe dovuto essere chiarito nella comunicazione inviata ai residenti, non dopo che le famiglie erano state costrette a rivolgersi agli avvocati per difendersi.
E la presidente Danila Nobile dov’era?
La lettera non porta la firma della presidente Danila Nobile, ma questo non la esonera dalle proprie responsabilità istituzionali.
Danila Nobile presiede AICA. Deve spiegare se conoscesse preventivamente il contenuto delle comunicazioni inviate ai residenti, se condividesse quella linea e se abbia autorizzato o avallato l’impostazione adottata dagli uffici.
Se non ne era a conoscenza, il fatto sarebbe comunque gravissimo: significherebbe che un procedimento capace di produrre conseguenze sociali enormi sarebbe stato avviato senza un adeguato controllo della presidenza.
Se invece ne era informata, deve assumersi la responsabilità politica e istituzionale di una comunicazione che ha seminato paura tra le famiglie di via Graceffo.
Non si può presiedere un’Azienda pubblica soltanto quando bisogna diffondere comunicati rassicuranti. Bisogna rispondere anche degli atti che portano la firma dei propri dirigenti.
Il comunicato di oggi non cancella l’atto del 13 agosto
AICA oggi afferma che la richiesta dei documenti:
«non determina automaticamente conseguenze sulla continuità delle forniture esistenti».
Ma la lettera avvertiva che, in caso di mancata risposta o di documentazione giudicata insufficiente, l’Azienda si riservava di procedere «all’immediata cessazione».
Le due formulazioni non raccontano la stessa cosa.
Nel primo documento viene prospettata una conseguenza immediata. Nel secondo si cerca di tranquillizzare i cittadini spiegando che non esisterebbero automatismi.
Allora AICA dica apertamente se ha cambiato linea dopo le contestazioni legali e dopo la denuncia pubblica di Report Sicilia. Non ci sarebbe nulla di male nel riconoscere un errore e correggerlo. Sarebbe invece molto grave tentare di far credere che la lettera del 13 agosto non contenesse ciò che tutti possono leggere.
Serve una revoca o una rettifica formale
Un comunicato stampa non modifica un procedimento amministrativo.
Se AICA intende davvero escludere l’interruzione automatica delle utenze storiche, deve inviare immediatamente una nuova comunicazione formale a tutti i destinatari della precedente lettera.
Deve precisare che:
- il termine di quindici giorni non comporterà alcun distacco automatico;
- nessuna fornitura sarà interrotta durante l’istruttoria;
- saranno valutate separatamente le utenze storiche e le nuove richieste di allaccio;
- saranno considerate le date di attivazione dei contratti e delle successive volture;
- verranno tutelate le persone fragili;
- ogni eventuale decisione sarà individuale, motivata e preceduta da un autentico contraddittorio.
In assenza di una rettifica formale, per i residenti continuerà a valere la comunicazione ricevuta il 13 agosto, non il comunicato consegnato ai giornali.
Non è questo il modo di gestire un servizio pubblico essenziale
L’acqua non è uno strumento di pressione. Non può essere utilizzata per costringere famiglie spaventate a dimostrare in quindici giorni la storia urbanistica di immobili costruiti decenni fa.
Se esistono abusi edilizi, intervengano gli organi competenti con gli strumenti previsti dalla legge. Se devono essere eseguite demolizioni, si assumano le relative determinazioni. Ma non si può trasformare il gestore idrico in un organismo che rende inabitabili le case chiudendo i rubinetti.
Fiorino e Mangione devono rispondere delle parole contenute nell’atto che hanno firmato. Danila Nobile deve rispondere della linea seguita dall’Azienda che presiede.
Le famiglie di via Graceffo meritano rispetto, non lettere intimidatorie seguite da comunicati rassicuranti. Prima AICA ha seminato paura; adesso non può pensare di cancellare tutto con poche righe dell’Ufficio stampa.
O rettifica formalmente la lettera del 13 agosto, oppure il comunicato dell’8 settembre rimane soltanto un tentativo tardivo di attenuare la gravità di quanto era stato scritto e notificato ai cittadini.
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Fonte: Report Sicilia
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