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Agrigento – Fondazione Pirandello, il “cambiamento” di Sodano: Presidente Lo Iacono e Vicepresidente Giulio Cinque, nominato da Schifani e indicato in quota Forza Italia

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Agrigento – Fondazione Pirandello, il “cambiamento” di Sodano: Presidente Lo Iacono e Vicepresidente Giulio Cinque, nominato da Schifani e indicato in quota Forza Italia. Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Sport.

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⏱️Tempo di lettura: 7 min

il nuovo cda della fondazione teatro pirandello

Dal “basta lottizzazioni politiche” alla vicepresidenza affidata all’unico componente rimasto del vecchio CdA. Cinque era stato nominato dal presidente della Regione Renato Schifani ed è indicato dalla stampa come espressione di Forza Italia. E allora una domanda è inevitabile: dov’è finita la rivoluzione annunciata?

AGRIGENTO – Il cambiamento.

Quello vero.

Quello annunciato.

Quello che doveva finalmente liberare la Fondazione Teatro Luigi Pirandello dalle vecchie logiche politiche.

Michele Sodano era stato chiarissimo appena pochi giorni fa, presentando i quattro componenti da lui scelti per il nuovo Consiglio di amministrazione:

“Basta lottizzazioni politiche”.

Parole pesanti.

Talmente pesanti che inevitabilmente stabilivano una cesura tra un “prima”, che il sindaco sembrava ricondurre alle vecchie spartizioni, e un “dopo”, rappresentato dai suoi quattro “top player”.

Oggi finalmente il nuovo CdA si è riunito.

Presidente è stato eletto il musicista Osvaldo Lo Iacono.

Vicepresidente?

Giulio Cinque.

E qui il racconto del grande cambiamento comincia a diventare decisamente più interessante.

Giulio Cinque non arriva con il nuovo corso: c’era già

Partiamo dai fatti, perché sono quelli che contano.

Giulio Cinque non è stato nominato da Michele Sodano.

Non appartiene ai quattro componenti scelti dal sindaco.

Cinque sedeva già nel precedente Consiglio di amministrazione della Fondazione Teatro Pirandello.

La sua nomina risale al governo regionale guidato da Renato Schifani.

Fu infatti proprio il presidente della Regione a designarlo quale componente del CdA, come previsto dallo Statuto della Fondazione. La notizia venne pubblicata all’epoca anche da Grandangolo, che ricordava inoltre come Cinque fosse già da anni impegnato in politica.

E quando nei mesi scorsi si cominciava a parlare dell’azzeramento della vecchia governance, un punto era già chiaro: Cinque sarebbe rimasto, proprio perché la sua nomina non dipendeva dal Comune di Agrigento ma dalla Regione Siciliana.

Fin qui niente di strano.

Lo Statuto lo prevede.

Ma politicamente qualcosa da raccontare c’è.

Eccome.

l’unico sopravvissuto al vecchio CdA oggi diventa vicepresidente

Facciamo memoria.

Andrea Cirino si dimette.

Alessandro Patti esce.

Gaetano Airò esce.

Giuseppe Miccichè esce.

Arrivano i quattro nuovi componenti.

Sodano presenta il nuovo corso e dice basta alle lottizzazioni politiche.

Poi il CdA si riunisce e l’unico componente proveniente dalla precedente governance non soltanto rimane al proprio posto, ma viene eletto vicepresidente.

Giulio Cinque.

Il rappresentante nominato dalla Regione.

L’uomo designato da Renato Schifani.

E indicato oggi dalla stessa stampa locale come espressione del presidente della Regione “in quota Forza Italia”.

La domanda, dunque, non riguarda la legittimità dell’elezione.

È perfettamente legittima.

La domanda è politica:

ma non dovevano essere finite le logiche politiche?

e la stampa lo colloca nell’area di Riccardo Gallo

C’è poi un altro elemento che ad Agrigento difficilmente passa inosservato.

Alcune ricostruzioni giornalistiche hanno collocato Giulio Cinque nella componente di Forza Italia riconducibile all’onorevole Riccardo Gallo.

Una ricostruzione pubblicata nei giorni della presentazione del nuovo CdA descriveva il vecchio Consiglio indicando espressamente Cinque come nominato dalla Regione, in quota Forza Italia e riferibile alla componente Gallo.

Noi manteniamo distinti i fatti dalle valutazioni.

Il fatto documentato è che Cinque fu nominato dal presidente della Regione Renato Schifani.

Il suo posizionamento nell’area Gallo è una ricostruzione politica pubblicata dalla stampa, non un decreto nel quale Schifani abbia scritto “quota Gallo”.

Ma ad Agrigento il significato politico della vicenda è difficile da ignorare.

Soprattutto dopo le parole utilizzate dallo stesso Sodano.

“la politica non c’entra niente”

E arriva persino un’altra dichiarazione interessante.

A spiegare l’elezione di Lo Iacono alla presidenza è stato proprio Giulio Cinque.

Secondo quanto riportato oggi da AgrigentoOggi, il criterio sarebbe stato quello della presenza fisica sul territorio: Lo Iacono e Cinque risiedono ad Agrigento mentre gli altri tre componenti vivono fuori città.

Cinque precisa:

“La politica non c’entra niente”.

E aggiunge che non ci sarebbe stata alcuna valutazione politica.

Benissimo.

Ne prendiamo atto.

Ma proprio perché la politica non c’entra niente, possiamo fare una domanda?

Come mai ogni volta che si parla di nomine bisogna precisare che la politica non c’entra?

Forse perché la politica, almeno nella provenienza delle nomine, esiste eccome?

Cinque non è arrivato nel CdA attraverso un concorso pubblico.

È il componente che lo Statuto attribuisce alla designazione del presidente della Regione.

E Schifani è il presidente della Regione ed esponente di Forza Italia.

Questo non rende Cinque meno competente.

Ma neppure possiamo cancellare con una frase l’origine istituzionale e politica della sua designazione.

Sodano aveva detto: “non poteva essere uno spazio di lottizzazione politica”

Torniamo alle parole del sindaco.

Presentando il nuovo CdA, Sodano aveva dichiarato:

“Il Consiglio d’amministrazione del Pirandello non poteva essere uno spazio di lottizzazione politica”.

Aveva quindi presentato Lo Iacono, Silvia Giambrone, Giuseppe Innocente e Maricetta Lombardo come quattro personalità scelte sulla base delle competenze, arrivando a definirle “top player”.

Report Sicilia non mette in discussione i loro curricula.

Il problema è un altro.

Se costruisci politicamente il nuovo CdA contrapponendolo alle “lottizzazioni politiche” del passato, devi poi accettare che qualcuno osservi cosa succede realmente quando quell’organismo si insedia.

Ed è successo questo:

presidente uno dei quattro nominati da Sodano; vicepresidente il componente nominato da Schifani, già presente nel vecchio CdA e indicato in quota Forza Italia.

Questi sono i fatti.

Poi ciascuno può chiamarli come vuole.

prima la gratuità, adesso la politica

E la vicenda assume un sapore ancora più particolare se ricordiamo ciò che Report Sicilia ha scoperto nei giorni scorsi.

Ci era stata presentata come elemento qualificante anche la gratuità del nuovo CdA.

Poi siamo andati a leggere lo Statuto vigente.

Quello approvato nel 2021.

E abbiamo scoperto che l’articolo 7, comma 8, stabilisce espressamente:

“La nomina dei componenti del CDA è a titolo gratuito”.

Quindi anche quella non era una novità introdotta da Sodano.

Era già la regola.

Il vecchio CdA era gratuito.

Il nuovo è gratuito.

Adesso scopriamo che neppure la cesura con la precedente governance è totale.

Perché uno dei componenti del vecchio CdA resta e diventa addirittura vicepresidente.

E non è uno dei quattro scelti da Sodano.

È quello designato dalla Regione guidata da Schifani.

il “nuovo” Pirandello comincia con un pezzo del vecchio

Non c’è nulla di illegittimo.

Ripetiamolo per evitare le solite distrazioni.

Il problema non è la legittimità.

Il problema è la coerenza politica del racconto.

Se Sodano avesse semplicemente detto:

“Nomino quattro professionisti e lavoreranno insieme al componente regionale già presente”,

non ci sarebbe stato nulla da osservare.

Ma Sodano ha scelto parole molto più impegnative.

“Basta lottizzazioni politiche”.

“Quattro top player”.

“Nuova fase”.

E allora oggi è inevitabile confrontare quelle parole con il risultato.

La nuova fase della Fondazione parte con Osvaldo Lo Iacono presidente e con Giulio Cinque vicepresidente, nominato da Schifani, indicato in quota Forza Italia e già componente della governance che si voleva superare.

Questo non è un giudizio.

È una fotografia.

ma il vero cambiamento quale sarebbe?

Ed allora chiediamolo al sindaco Michele Sodano.

Dov’è, esattamente, la discontinuità?

Non nella gratuità, perché era già prevista dallo Statuto.

Non nell’azzeramento completo del vecchio CdA, perché Cinque è rimasto.

Non nella scomparsa di qualsiasi espressione politica, perché il vicepresidente è il componente nominato direttamente dal presidente della Regione ed è pubblicamente indicato come espressione di Forza Italia.

Magari il cambiamento arriverà nei risultati.

Ce lo auguriamo.

Ma allora sarebbe stato meglio aspettare i risultati prima di annunciare la rivoluzione.

adesso arriva la partita vera: direttore generale e direzione artistica

E attenzione, perché la storia non finisce qui.

Adesso arriveranno le scelte probabilmente più delicate.

AgrigentoOggi riferisce che la direttrice generale Alessandra Fiaccabrino è in scadenza a novembre, mentre per la direttrice artistica Roberta Torre la conferma viene indicata al momento come l’ipotesi più probabile.

Ed è lì che comprenderemo ancora meglio cosa significhi il “nuovo corso”.

Perché la rivoluzione annunciata sulla Fondazione Pirandello, pezzo dopo pezzo, rischia di assomigliare sempre di più a qualcosa di molto diverso.

Cambiano quattro componenti.

Rimane il rappresentante regionale del vecchio CdA.

E viene eletto vicepresidente.

La direttrice artistica potrebbe essere confermata.

La posizione della direttrice generale deve ancora essere decisa.

Tutto perfettamente possibile e legittimo.

Ma allora, forse, sarebbe opportuno utilizzare meno la parola “cambiamento” e aspettare di vedere cosa cambierà davvero.

Perché ad Agrigento ormai abbiamo imparato una cosa:

le rivoluzioni si annunciano facilmente.

Poi arrivano le nomine.

Ed è proprio lì che comincia la politica.

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Fonte: Report Sicilia

News Agrigento continua a seguire la vicenda e fornirà aggiornamenti in tempo reale.

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